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Madre Agostina Francesca Gonella

Testimoni

Fossano, Cuneo, 24 giugno 1837 - Torino, 6 gennaio 1911


L’onomastico di Madre Agostina Francesca Gonella dell’agosto 1886, quando ormai erano trascorsi trent’anni di collaborazione tra lei e il beato Francesco, fu l’occasione per quest’ultimo di manifestarle, attraverso una lettera, parole di viva riconoscenza: “Domani festa di S. Giovanna canteremo tutti osanna alla brava Superiora che da tanti anni e con tante fatiche e con tante contrarietà, note solo a Dio, incombe al bene delle anime colla gioventù che abbiamo in educazione o ricovero. […] E lei dal suo piissimo cuore, pure attinga un fervorino per me, onde io mi renda pur degno di Dio, e con una migliore condotta dia a Lei meno dispiaceri e maggior conforto”.
Giovanna Gonella era nata a Fossano il 24 giugno 1837, ebbe un fratello e una sorella che sarà poi Suora di Carità. Dopo la morte di papà Emanuele, quando era piccola, mamma Margherita (Oreglia) affidò la sua educazione alle Cappuccine di Mondovì (dette le “Avagnine”). Fece la comunione già a 7 anni, cosa rara a quei tempi, a 17 anni, col consenso del confessore, fece voto di castità.  Vivendo presso le suore poté frequentare la Scuola Normale di Mondovì ed ebbe così un’ottima istruzione, conseguendo nel 1861 la Patente Magistrale. Le compagne la stimavano perché era obbediente e con un forte senso del dovere, ne ricordavano a distanza di tempo modestia e umiltà. Fu nominata maestra a Roaschia, in piccolo borgo della Valle Gesso, dove insegnò per tre anni. Nel 1865 dovette piangere la morte improvvisa della mamma che non poté assistere sul letto di morte. Il destino l’avrebbe poi condotta a Torino, dove era vacante un posto da insegnante presso l’Istituto delle Orsoline di via Cernaia. Si trasferì nell’antica capitale sabauda nel 1866 ed entrò in contatto con le realtà femminili di una grande città, l’opera venne però poi chiusa. Nuovamente in cerca d’impiego, fu presentata a Francesco Faà di Bruno dal vescovo di Alba, mons. Galetti, che ben ne conosceva le qualità. Il beato Francesco la nominò nel 1868 Segretaria del Conservatorio di S. Zita, da poco fondato, ma non trascorse molto tempo che la nominò Direttrice. L’Opera era in piena espansione, nel volgere di pochi anni la “cittadella della carità femminile” avrebbe compreso un pensionato per donne di “civil condizione”, classi per la formazione di giovani insegnanti, un pensionato per sacerdoti, un liceo, una biblioteca mutua circolante e una tipografia gestita da donne, una vera innovazione sociale. Nel 1864 era iniziata la costruzione della chiesa dedicata a Nostra Signora del Suffragio, ma si dovettero sospendere i lavori per mancanza di fondi. Scrisse il Berteu sulla Gonella: “Ma distaccata dagli onori, ben poco le importava del titolo e dell’autorità di Direttrice; si studiò invece di diventare madre, per affetto, a tutte le persone che venivano, con la nuova carica, affidate alle sue cure”. Consapevole della responsabilità che le era stata affidata, fin dai primi tempi si diede un Regolamento di vita – datato 1869 – che scrisse di proprio pugno. In esso leggiamo: “…al sonno darò il meno possibile…assisterò sempre alle orazioni della Comunità…farò visita quotidiana al SS. Sacramento…non tralascerò il Rosario…ogni venerdì dell’anno sarò fedele alla pratica della Via Crucis…ciascun sabato, per amore di Maria Ss. digiunerò, o farò una mortificazione…sarò assidua alla confessione settimanale e alla Comunione quotidiana, se mi sarà concessa…”. Prese inoltre l’impegno della meditazione, dell’esame di coscienza e della lettura spirituale quotidiana. Mensilmente avrebbe seguito il Ritiro in preparazione della buona morte, una volta l’anno gli Esercizi Spirituali. Promise inoltre: “Di abbandonarmi pienamente nelle mani di Dio, la cui volontà voglio seguire appuntino a costo della vita stessa”. Dopo un’ampia meditazione sul “valore” della croce e dei patimenti, strada per perseguire la perfezione (santità), concluse nel medesimo scritto: “Coraggio, adunque, o anima mia avanti, avanti che, coll’aiuto di Dio, vi giungerai. Il premio non si dà a chi ben cominciò, ma a chi riportò la vittoria, a chi perseverò fedele sino alla morte nel combattere; dunque, agire, patire e morire per la gloria di Dio e la salute del prossimo”. Incarnò in questo il motto della sua Congregazione: “Agire, pregare, soffrire”. Fu sempre devota alla Madonna, a S. Giuseppe e a S. Francesco, essendo terziaria francescana.
Nell’Epistolario del beato Francesco, di recente pubblicazione, sono assai preziose le lettere del 1876 scritte alla Gonella da Roma, nei difficili mesi, per via dei contrasti con l’arcivescovo Gastaldi, che precedettero la sua ordinazione sacerdotale. Provano l’indiscusso e profondo legame di stima e fiducia tra i due. Le prime, datate agosto, contengono notizie dell’arrivo nella Città Eterna e istruzioni pratiche sulla conduzione del Conservatorio di S. Zita. In una missiva il Beato chiese che gli venissero spediti alcuni numeri de Il cuor di Maria. In un’altra troviamo una bella confidenza: “Finora sto bene. Imparo solo che cosa sia la nostalgia. Dopo 18 anni di vita attiva in mezzo sempre a gente, ora mi trovo nel silenzio d’una cella vivendo all’apostolica. Ciò mi avvicina l’idea del sepolcro e mi fa temere ognor più di me stesso. Preghi il Signore che mi conforti ed illumini. Intanto studio il più che posso”.  Nei giorni seguenti le trasmette una lettera da recapitare con urgenza a don Bosco, uno dei principali sostenitori dell’ordinazione sacerdotale insieme all’oratoriano Felice Carpignano, mentre in un’altra comunica che ha ottenuto d’incontrare il papa: “…Avrei tanto caro che al momento dell’udienza dal S. Padre la Comunità pregasse per me ed anche per Lui. Telegraferò l’ora con queste parole ‘l’affare si fa a tal ora’. Ella saprà che vuol dire. Raduni la Comunità in Chiesa e faccia dire almeno un Rosario”. Faà fa anche un cenno a una precedente missiva della Gonella, grande tormento gli causavano alcune sue parole, pareva quasi che la donna avesse il pensiero di lasciare il Conservatorio. Nelle settimane seguenti il beato Francesco da costantemente ragguagli su quanto succede a Roma e disposizioni sulla conduzione dell’Opera. In una lettera ebbe parole di “tenero” rimprovero: “La consolazione ch’Ella prova, come scrive, a ricevere lettere, da me, è pur mia nel ricevere le sue, perché mi pare di rivivere costì. Il perché, pensando alla mia come alla sua soddisfazione, credo d’essere stato io più generoso nello scrivere che non lei”. Il 30 agosto le scrisse: “Lunedì mattina alle 9 1/2 (se ne ricordi) prenderò gli esami dei 4 minori. Faccia dire una messa alla Consolata a quell’ora”. Suor Gonella fece da tramite anche per una lettera da consegnare al p. Felice Carpignano, indirizzata all’arcivescovo Gastaldi per il tanto sospirato assenso del presule all’ordinazione. Francesco aggiorna quasi quotidianamente sulle tappe che l’avvicinano al sacerdozio: il suddiaconato, la tonsura, gli ordini minori. Dà inoltre, con regolarità, istruzioni, come fa col canonico Berteu, per l’imminente apertura della Chiesa del Suffragio. Il 18 settembre le può finalmente annunciare che il papa si è pronunciato: il 22 ottobre sarà ordinato sacerdote. Qualche giorno dopo le scrisse di mandare un’offerta a don Bosco “per il triduo che gli ha chiesto”. Faà di Bruno segue con la mente e il cuore tutto quello che succede a Torino. Puntuali sono le sue indicazioni: per l’inaugurazione della Chiesa, il vescovo di Ivrea pontificherà il 1° novembre e lui potrà celebrare la Messa della sera. Con lettera datata 28 ottobre comunica l’ora di arrivo del treno a Torino e le chiede di andare a prenderlo in stazione. I giorni a seguire saranno ricchi di grandi emozioni.
Giovanna Gonella fu riferimento, durante le assenze del b. Francesco da Torino, anche negli anni a venire. L’Opera di S. Zita era in costante crescita quando però giunse, l’inaspettato quanto doloro giorno in cui il “Padre Fondatore” chiuse gli occhi su questa terra, il 27 marzo 1888. Ci fu un vuoto incolmabile anche nell’animo e nel cuore della Gonella, alla quale per testamento il Beato lasciò “tutta la mobilia esistente nelle mie camere di studio e da letto”.
Giovanna Gonella divenne suora Minima soltanto dopo la morte del Fondatore e sarà la prima Superiora Generale. Il 16 luglio 1881 si tenne la vestizione delle prime suore, tra queste non ci fu lei perché non si sentiva pronta, diremmo per eccesso d’umiltà, venendo comunque così supportata dal suo confessore p. Carpignano. Fu poi il canonico Berteu che insistette perché facesse la professione religiosa: divenne Agostina Francesca, ma non volle essere esentata dai due anni di noviziato e per la professione solenne aspettò il 1891. Continuò ad essere punto di riferimento per tutta l’Opera che a vario titolo contava duecento tra religiose, pensionanti e alunne. Col tempo di molte era diventata la confidente, aiutata in questo da una buona memoria. Sovente era intenta in ufficio a quadrare i conti, compito tanto arduo quanto fondamentale, nonostante il passare degli anni e il venir meno delle forze.
La sera del 2 gennaio 1911, febbricitante da giorni, andò a letto prima del solito. L’assenza in comunità, così inusuale, gettò tutte nello sgomento. I giorni seguenti partecipò a molte funzioni, alternando il riposo forzato su un seggiolone o a letto. Il medico diagnosticò una polmonite, Madre Gonella era ormai molto debole, ma ricevette comunque visite da numerosi sacerdoti. Il giorno dell’Epifania, mentre in chiesa tutta la comunità si alternava in preghiera, volle recitare l’Atto di abbandono in Dio del Cafasso, poi ci fu il commiato personale con le suore. A mezzogiorno, al suono delle campane di quel maestoso campanile che aveva visto costruire, recitò ancora l’Angelus, poi poco dopo spirò. Fu sepolta nella tomba privata del Congregazione del Cimitero Generale di Torino, accanto al Fondatore. Berteu, per anni testimone delle sue virtù, volle l’anno seguente pubblicare una sua semplice, ma preziosa biografia.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2022-05-03

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