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Servo di Dio Carlo Amirante Sacerdote

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Soverato, Catanzaro, 3 novembre 1852 - Napoli, 20 gennaio 1934

E’ stato un sacerdote encomiabile per il suo zelo apostolico e per esercizio delle virtù. Chi lo ricorda dice che era un uomo di “una mitezza sconvolgente e una pazienza a tutta prova”. Vent’anni dopo l’ordinazione sacerdotale s’iscrisse al Terz’ordine dei Servi di Maria



Carlo Amirante nacque il 3 novembre 1852 a Soverato in provincia di Catanzaro. Suo padre Saverio era il prefetto di Catanzaro, e sua madre si chiamava Rosalia Glialmas.
Carlo venne educato secondo i principi cristiani dell’epoca, e da giovane pensava di intraprendere la carriera militare.
Frequentò le scuole della Nunziatella a Napoli e poi a Torino, dove, oltre a conseguire la laurea in lettere e in ingegneria, divenne ufficiale degli artiglieri con il grado di tenente.
Aveva diciott’anni, quando nel 1970, Carlo Amirante fu mandato all’assalto di Porta Pia a Roma. Durante l’evento a causa di una scheggia che gli attraversò la gola, riportò una grave ferita, che non gli lese la carotide.  Fu portato nell’ospedale da campo allestito nei pressi di Villa Torlonia, dove ebbe modo di pensare a quella scomunica per quanti avevano partecipato a quell’azione di guerra.
Una volta guarito, Carlo Amirante chiese udienza a papa Pio IX e quando gli chiese l’assoluzione per la su partecipazione il pontefice lo rassicurò dicendogli che aveva semplicemente obbedito agli ordini ricevuti.
Dopo questa esperienza, alla vigilia della promozione a capitano, decise di lasciare la carriera militare e di tornare a casa sua a Salerno, con il desiderio di incontrare una ragazza per potersi sposare. Ma quella non sarebbe stata la sua strada.
Dopo la morte dei suoi genitori accompagnato da uno zio colonnello, si recò poi a Napoli dal cardinal Sisto Riario Sforza, per esporgli il suo desiderio di diventare sacerdote. Il prelato, compiaciuto ma anche prudente, e lo esortò a pensarci e a ritornare da lui dopo quindici giorni.
Nel frattempo, Carlo che pensava di entrare dai Camilliani, fu consigliato a entrare nel clero secolare.
Presa la decisione, considerati l’età e gli studi compiuti dall’Amirante, il cardinale gli condonò due anni sul corso regolare per il sacerdozio e il giorno 22 dicembre 1877 don Carlo fu consacrato sacerdote.
Dall’ordinazione sacerdotale all’iscrizione al Terz’Ordine dei Servi di Maria passeranno vent’anni durante i quali si dimostrò un sacerdote encomiabile per il suo zelo apostolico e per esercizio delle sue virtù. Chi lo ricorda dice che era un uomo di “una mitezza sconvolgente e una pazienza a tutta prova”.
Don Carlo fu un collaboratore del giornale «La libertà», membro del circolo per gli interessi cattolici di Napoli, insegnante di lettere, fu incaricato di insegnare sia al collegio ‘cinese’ divenuto in seguito Istituto orientale, sia alle scuole normali Pimentel Fonseca.
Egli conobbe il beato Bartolo Longo (1841-1926), la beata Maria Maddalena Starace (1845-1921), la beata Rosa Gattorno (1831-1900) e la serva di Dio Maria Anna Landi (1861-1931).
Don Carlo dopo aver conosciuto Rosa Gattorno, in occasione della fondazione di una sua comunità a Cercola, fu colpito dalla santità di vita della fondatrice, tanto che con lei insistette per dare vita ad un ramo maschile delle Figlie di Sant’Anna. Quando don Carlo andò a Roma e la sua salute andò peggiorando a causa delle emottisi, la Gattorno lo curò, tenendolo per vario tempo a casa sua.
Rimessosi in salute, don Amirante ritornò a Napoli dove riprese la sua attività scolastica, le sue visite agli ammalati negli ospedali. Quando divenne l’assistente spirituale presso le Cliniche universitarie, non ebbe mai il timore di affrontare i divieti dei primari massoni, che interdicevano ai preti l’ingresso nel nosocomio, impedendo loro l’esercizio del ministero sacerdotale.
Nella sua abituale assistenza agli infermi, pur essendo povero, per quanto poteva aiutava economicamente gli ammalati per affrontare le loro cure.
Nel 1883, dopo il terremoto che distrusse quasi interamente Casamicciola, Don Carlo fu tra i primi soccorritori pronto ad estrarre dalle macerie i morti e i bambini sopravvissuti, che condusse a Napoli e con l’aiuto della duchessa Ravaschieri, furono ospitati nei locali messi a disposizione dalla pia benefattrice, facendo nascere la «Casa Ravaschieri» per l’educazione dei fanciulli.
Memorabile è stata la sua dedizione ai colerosi in occasione dell’epidemia del 1884. Tra i diversi incarichi ricevuti, ci fu anche quello di esorcista della diocesi di Napoli.
Per ben 46 anni fu assistente spirituale dell’istituzione fondata serva di Dio Anna Maria Landi. E anche quando chiese di essere sollevato da quell’incarico i vari arcivescovi insistettero affinché rimanesse al suo posto fino a quando la cecità ormai avanzata non gli consentì di continuare fisicamente in quell’esperienza.
Sacerdote umile, non accettò la sua elezione a vescovo.  
Don Carlo Amirante morì, in concetto di santità, il giorno 20 gennaio 1934 e fu sepolto nel cimitero di Poggioreale.
Dopo vent’anni, la sua salma fu traslata nella chiesa dei Servi di Maria di San Pietro a Maiella.
Il 20 dicembre 1954 iniziò il processo informativo diocesano per la beatificazione di don Carlo Amirante. Il decreto sugli scritti venne emesso il 11 novembre 1959, mentre l’introduzione della causa porta la data del 19 luglio 1980.
Dopo la stesura del decreto non culto del 2 ottobre 1981 si è svolto un supplemento d’indagine presso il tribunale ecclesiastico di Napoli, che si concluse il 13 febbraio 1987.
 


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2022-04-29

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