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Pierre Le Gouvello de Kériolet Sacerdote

Testimoni

Auray, Francia, 14 luglio 1602 - Pluneret, Francia, 8 ottobre 1660


Nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1624, una bella signora appare a Yvon Nicolazic, un contadino laborioso, retto e assennato che vive nella frazione di Keranna, nei pressi di Auray, nel sud della Bretagna (Francia). Yvon, che ha circa trent’anni, è un uomo pio che recita il suo Rosario ogni giorno. La bella signora gli rivela : « Non temere… io sono Anna, Madre di Maria. Di’ al tuo rettore (cioè al parroco) che, nel pezzo di terra chiamato il Bocenno, c’è stata nel passato una cappella dedicata al mio nome… Desidero che venga ricostruita al più presto e che tu te ne prenda cura, perché Dio vuole che io vi sia onorata. » Il 7 marzo seguente, Nicolazic scopre nel campo indicato una statua di Sant’Anna, il che conferma l’autenticità dell’apparizione.
In occasione di questa, sant’Anna non ha fatto sentire nessun appello alla penitenza o alla conversione. Dodici anni dopo, tuttavia, nel 1636, mostrerà il suo potere d’intercessione ottenendo la conversione di un gentiluomo del paese noto per la sua vita dissoluta, malfattore temuto, che si faceva beffe dei miracoli che lei operava e della credulità dei pellegrini attratti in folla da quelle meraviglie. Questo gentiluomo, Pierre Le Gouvello de Kériolet, era nato ad Auray il 14 luglio 1602. Ultimo e unico figlio maschio di una famiglia di quattro figli, trascorre gli anni della sua gioventù presso il castello di Kerlois, nel comune di Pluvigner. Il giovane Pierre mostra tendenze viziose : figlio ribelle e allievo indocile, non prende gusto ad altro che ai giochi, alle brutalità, ai piaceri sensuali. Né l’amore, né il timore hanno presa su di lui. I suoi genitori lo iscrivono al collegio dei Gesuiti a Rennes. L’istituto non ha un convitto per allievi interni : l’adolescente è esposto ai pericoli di una libertà quasi completa. Conduce allora una vita disordinata, ricorre al furto per soddisfare le sue passioni e recluta una banda di mascalzoni con cui si dà al brigantaggio contro gli altri allievi. Per debolezza, i suoi sfortunati genitori pagano i suoi debiti, senza tuttavia cessare di scrivergli per richiamarlo al dovere. Ma egli rimane sordo ai loro buoni consigli.
Di ritorno a Kerlois, Pierre, non sapendo praticamente più come provvedere alle sue folli spese, sottrae a genitori una somma ingente : colto in flagrante, si dà alla fuga. Ha ventidue anni e parte per Costantinopoli con l’intenzione di diventare musulmano. Circostanze provvidenziali lo fermano per strada : in una foresta della Germania, viene assalito da briganti. Di fronte a un tale pericolo, la sua fede di Bretone si risveglia : promette un pellegrinaggio a Notre-Dame-de-Liesse, vicino a Laon. Ma, appena scampato, come per miracolo, alla morte, trascura la sua promessa e prosegue il suo viaggio senza poter, tuttavia, andare oltre l’Ungheria. Ritornato a Parigi, si dà alla dissolutezza e alla stregoneria.
 
Un’immensa fortuna
Quando decide di tornare in Bretagna, Pierre è più che mai dominato dalla violenza. È posseduto dalla passione del duello : provoca le persone senza motivo, per il piacere di battersi con loro. Il suo umore battagliero lo spinge ben presto in un altro campo : si arruola come soldato e prende parte alla guerra che oppone l’Italia alla Germania. Ma, ribelle alla disciplina militare, abbandona la divisa un anno appena dopo il suo arruolamento. Nello stesso periodo, suo padre muore, lasciando un’ingente eredità. Pierre, che teme certe difficoltà con i suoi coeredi, diventa allora ugonotto (protestante) per ottenere dai suoi, tramite ricatto, grossi privilegi sull’eredità, in cambio del suo ritorno alla Chiesa cattolica. La sua empietà si compiace in questo gioco sacrilego, ed egli acquisisce in questo modo un’immensa fortuna. Qualche tempo dopo, aspira a diventare magistrato nel Parlamento di Bretagna. Ne compra l’incarico, ma è necessario superare un esame prima di esercitarlo. Kériolet cerca invano di schivare la prova. Tuttavia, grazie alla sua intelligenza, raggiunge alla meno peggio i suoi scopi, e lui, che meriterebbe di essere giudicato, viene ammesso a giudicare gli altri, con grande scandalo delle persone oneste. In realtà, semina ovunque la discordia inasprendo le querele, fino ad arrivare al punto di sistemare gli affari con la spada.
Nella speranza che le sue funzioni importanti finiranno con il farlo un po’ rinsavire, la sua famiglia cerca di farlo sposare ; ma lui preferisce continuare la sua vita scandalosa. Eppure, sa dar prova di bontà nei confronti dei poveri e non rifiuta mai loro l’elemosina. Tuttavia, confesserà : « facevo spesso l’elemosina ai poveri e avevo compassione delle loro miserie, ma assolutamente non per amore di Dio né della Santa Vergine, perché non volevo sentirne parlare… Quando un povero mi diceva : “Prego Dio che ve ne renda merito”, oppure : “Dirò il mio rosario per voi”, gli rispondevo che non mi parlasse affatto di questo, e che non sapevo che cosa farmene delle sue Ave Maria ». In modo veramente paradossale, Pierre rimane segretamente fedele alla recita quotidiana di un’Ave Maria, un po’ per routine forse, a causa, probabilmente, di una promessa fatta a sua madre. La Madre di Misericordia non dimenticherà un omaggio pur così lieve.
 
Un misterioso maleficio
Una notte del 1635, Pierre è profondamente turbato da una visione dell’inferno : vede il posto che gli è riservato se continua a disprezzare la giustizia divina. Presto si confessa, dà tutti i segni di una sincera contrizione, fugge i luoghi di dissolutezza e frequenta solo più le chiese. Trascorre due mesi come postulante presso la Certosa di Auray. Ma, appena ammesso al noviziato, viene ripreso dalle passioni impure, lascia il monastero e diventa peggiore di prima. In quel periodo, si sente molto parlare, in Francia e in Europa, degli eventi di Loudun, nel Poitou. Dal 1632, le suore orsoline della città, vittime di un maleficio, sono possedute dal demonio. Tutte saranno liberate, ad una ad una, dopo molti esorcismi che si concluderanno nel 1638. Padre Surin (1600-1665), gesuita, egli stesso a lungo gravemente tormentato dal demonio, testimonierà : « Sarebbe necessario scrivere un libro intero, se si volessero raccontare tutti i grandi beni che Dio ha tratto da questa possessione, per la Sua gloria e la salvezza delle anime. »
Nei primissimi anni del 1636, Kériolet, accompagnato da due compagni di libertinaggio, parte per Loudun. Il loro progetto è quello di rapire una giovane ragazza ugonotta della cui bellezza è giunta loro la fama. La sera del loro arrivo, Pierre, che non crede più né a Dio né al diavolo, entra per curiosità nella chiesa di Santa Croce, dove un religioso esorcizza una donna posseduta. Per quattro giorni, egli assiste agli esorcismi, che lo impressionano. Il quinto giorno, egli stesso viene attaccato dal demonio che lo interpella attraverso la voce di una donna posseduta : « Ma guarda ! quel Dio che tu disprezzi da tanti anni ! Oh, malvagio ! Credevo proprio di possederti e di portarti all’inferno, quando tu facesti a Notre-Dame-de-Liesse quel voto che non hai mai adempiuto. Ingrato e indegno dei benefici della Vergine ! » Il demonio gli rivela allora molti altri fatti della sua vita e aggiunge : « Bestemmiatore e ateo ! È possibile che un tale uomo riceva misericordia ? » Colpito da queste rivelazioni folgoranti, Pierre viene scosso da cima a fondo. Chiede : « Puoi dirmi perché sono uscito dai Certosini ? – Dio, risponde il diavolo attraverso la donna posseduta, non poteva sopportare un uomo così impuro in una casa tanto santa ! »
Toccato in modo stupefacente dalla grazia, Kériolet è vinto : confessa pubblicamente le sue colpe, poi si confessa sacramentalmente. Il giorno dopo, 6 gennaio, non lo si riconosce più : beffardo e altezzoso ancora il giorno prima, ora sta umilmente prosternato come il pubblicano del Vangelo. Il diavolo, che il Padre esorcizza, riconosce tuttavia Pietro e s’infuria : « È in un tale stato che, se continua, sarà così in alto in paradiso come sarebbe stato in basso nell’inferno con noi. – Chi dunque, dopo Dio, opera in modo così potente per la sua salvezza ? chiede il Padre. – È la Vergine Maria, la grande amica di quest’uomo. Ce l’ha proprio messa tutta per toglierlo dalle sue immondezze. » Poi, rivolgendosi a Pierre : « La tua misura era colma, ma tu hai avuto un po’ di devozione per lei. »
 
Un capitolo molto importante
La Chiesa afferma l’esistenza del demonio, la sua azione sulla creazione, e insegna con quali mezzi si possa combatterlo. Il santo papa Paolo VI diceva : « Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere l’esistenza del demonio ; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente pure lui, come ogni creatura, origine da Dio ; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni… Sarebbe questo sul demonio e sull’influsso ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è… Oggi si preferisce mostrarsi forti e spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, salvo poi prestar fede a tante gratuite ubbie magiche o popolari, o peggio aprire la propria anima – la propria anima battezzata, visitata tante volte dalla presenza eucaristica e abitata dallo Spirito Santo ! – alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni ideologiche degli errori di moda, fessure queste attraverso le quali il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità. Non è detto che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica ; ma è pur vero che chi non vigila con certo rigore morale sopra se stesso si espone all’influsso del mysterium iniquitatis a cui san Paolo si riferisce (2Ts, 3-12) e che rende problematica l’alternativa della nostra salvezza » (Udienza del 15 novembre 1972).
Credere nell’esistenza del demonio non basta, bisogna conoscere le sue astuzie per combatterlo bene nella sequela di Cristo. Sant’Ignazio di Loyola, erede dell’esperienza dei Padri del deserto e dei maestri spirituali, dà a questo scopo delle regole molto istruttive di discernimento : il comportamento del Maligno « è quello di un seduttore : chiede il segreto e non teme nulla quanto il fatto di venir scoperto… Quando il nemico della natura umana vuole ingannare un’anima giusta con le sue astuzie e i suoi artifici, desidera, vuole che essa lo ascolti e che mantenga il segreto. Ma se quest’anima rivela tutto a un confessore illuminato, o a un’altra persona spirituale che conosca gli inganni e le astuzie del nemico, egli ne riceve un grande dispiacere ; perché sa che tutta la sua malizia rimarrà impotente, dal momento in cui i suoi tentativi verranno scoperti e portati alla luce… Infine, egli si comporta come un condottiero che vuole conquistare una piazzaforte dove spera di fare un ricco bottino. Pianta il suo campo, considera le forze e la disposizione di quel luogo fortificato e lo attacca dal lato più debole. Questo vale anche per il nemico della natura umana. Si aggira incessantemente intorno a noi ; esamina da tutti i lati ognuna delle nostre virtù teologali, cardinali e morali, e quando ha scoperto in noi il punto più debole e meno provvisto delle armi della salvezza, è di lì che ci attacca e che cerca di riportare su di noi una piena vittoria » (Esercizi spirituali, nn. 326-327).
 
Più austero di un monaco
Pierre de Kériolet ha trentaquattro anni ; inizia una vita nuova e parte a piedi in pellegrinaggio per Notre-Dame-de-Liesse, per riparare la sua omissione sacrilega del 1624 e ringraziare la Madre delle Misericordie per la sua protezione. Per la strada, distribuisce tutto il denaro che ha su di sé e scambia i suoi begli abiti con gli stracci del primo mendicante che incontra. Questo pellegrinaggio accresce il suo zelo. È l’inizio di una lunga serie di peregrinazioni durante le quali Pierre manifesta la sua fede e il suo pentimento. In secondo luogo, si reca a La Sainte-Baume, in Provenza, e vi chiede a santa Maddalena il dono delle lacrime della penitenza, nonché una parte del suo amore per Gesù Cristo.
Di ritorno in Bretagna, Pierre diventa ben presto tanto celebre per le sue penitenze quanto lo era stato fino ad allora per i suoi disordini. Ritirato nel suo castello di Kerlois, conduce una vita più austera di quella di un monaco, dividendo il suo tempo tra la preghiera, lo studio e la meditazione ; il pane e l’acqua sono il suo cibo abituale. Vestito da povero, dorme la maggior parte del tempo completamente vestito su una sedia, senza altro cuscino che il tavolo o qualche libro. I religiosi e i mendicanti sono i suoi unici ospiti, le cose di Dio, il suo unico sostentamento. Le ricchezze che erano servite come alimento alle passioni di Kériolet alimentano ora la sua carità senza limiti. Sant’Anna ha un ruolo importante in questa distribuzione liberale, tanto più che, undici anni dopo le apparizioni, il pellegrinaggio di Auray è in piena espansione. Pierre favorisce anche con le sue offerte gli ospedali della cittadina e anticipa addirittura il denaro necessario per costruire un ospedale a Keranna. Infine, pronuncia nelle mani del suo confessore un voto di povertà con il quale abbandona il godimento dei suoi beni ai poveri e agli ammalati, riservandosene solo l’amministrazione. Vende il suo incarico di consigliere al Parlamento ; avrebbe volentieri donato dietro nessun compenso questa dignità, ma preferisce trarne tutto il possibile vantaggio a favore dei poveri.
Toccati dalla sua vita fervente e dalla sua abnegazione, alcuni amici lo incoraggiano a ricevere il sacerdozio. Niente era più lontano dal suo pensiero. La sua prima reazione è quella di tirarsi indietro, pieno di spavento, di fronte a un ministero di cui angeli stessi non sono degni : la sua vita passata non è forse un ostacolo insormontabile ? Tuttavia, il suo Padre spirituale gli chiede di prepararsi agli Ordini sacri. Pierre si sottomette tremante. Dopo sei mesi, riceve la tonsura e gli Ordini minori. Il 7 marzo 1637, viene ordinato diacono ; il 28 marzo seguente, nella cattedrale di Vannes gremita, monsignor de Rosmadec lo ordina sacerdote. Al momento di ricevere l’unzione delle mani, Pierre è tentato di ritirarle, a tal punto le considera indegne del sacramento, dopo che sono state contaminata da così tante infamie e persino da omicidi. Il vescovo lo incoraggia ricordandogli che sono state lavate nel Sangue dell’Uomo-Dio. L’impossibile è diventato realtà : il bandito di Kerlois è diventato prete di Gesù Cristo ! Mai la misericordia divina era apparsa ai fedeli così con tanto fulgore.
 
Ecco forse Nostro Signore !
Il castello di Pierre diventa un vero e proprio ospedale per i poveri. Vedendo Cristo in ognuno di loro, ne ospita fino a centocinquanta al giorno, senza contare i vagabondi che ricorrono a lui. Il maniero non può più bastare per alloggiarli tutti, ed egli organizza un grande dormitorio in un edificio vicino chiamato l’aranciera. Non contento di nutrire e di ospitare sotto il suo tetto tutti questi miseri, egli fornisce loro anche di che vestirsi. « Ogni povero che ricevevo, lo consideravo come Gesù Cristo, dichiarerà. Se ne incontravo di molto malati, erano loro che abbracciavo più volentieri, pensando dentro di me : forse, ecco Nostro Signore. Richiamavo alla mia memoria quello che era accaduto a san Martino, a san Francesco e ad altri santi. » Il suo cuore trabocca di misericordia e di compassione per i più deboli : li considera come suoi fratelli e suoi figli e vive con loro come in una famiglia. Dolce e servizievole con tutti, cerca di non scoraggiarli mai, salvo riprendere quelli che disturbano l’ordine della casa. Una vasta cappella, dedicata alla Madonna della Misericordia e situata nei pressi di Kerlois, acquistata dai suoi genitori poco dopo la sua nascita, accoglie ogni giorno un gran numero di poveri per i quali padre de Kériolet offre il Santo Sacrificio con grande fervore. Lì, in ginocchio e immobile, spesso con le braccia in croce, trascorre lunghe ore in preghiera. Ogni venerdì, medita la Passione del Salvatore.
Tuttavia, Pierre riprende i suoi pellegrinaggi, marce faticose che sono una delle forme della sua penitenza, senza per questo trascurare i suoi poveri, che affida a preti amici. Vedendo passare questo povero prete, vestito con una tonaca consunta, il viso smunto, gli occhi bassi, con un rosario in mano, senza bisaccia o bastone da viaggio, molti dicono con stupore : « Ecco dunque quel diavolo di Kériolet ! » E si ammira la sua conversione. Afflitto dalla gotta e dai piedi lacerati, non fa meno di dieci leghe (40 km) al giorno, mendicando il suo pane. La sera, dorme sulla nuda terra, spesso all’aria aperta, perché non c’è posto nelle locande per questo misero dal cattivo aspetto. Cammina così per mesi interi, senza alcuna curiosità per i bei monumenti, fuggendo la compagnia degli altri viaggiatori. La sua devozione lo conduce nuovamente a Notre-Dame-de-Liesse e a Loudun, ma anche al Mont-Saint-Michel, a Montserrat e a Santiago di Compostela in Spagna, così come a Roma. Di ritorno a Kerlois, il padre de Kériolet trova il tempo di visitare le cappelle della regione. La chiesa di Sant’Anna è quella che frequenta con maggiore assiduità : due volte alla settimana, il mercoledì e il sabato, vi celebra la Messa e vi distribuisce delle elemosine.
Gli anni passano e Kériolet ispira ormai tanta venerazione quanta era la paura che aveva ispirato prima. Persone pie cercano la sua direzione spirituale, ma lui si sottrae, perché vuole rimanere il cappellano dei poveri. Inoltre, è venuto ad occuparlo una ulteriore carica. Aveva ricevuto i poteri di esorcista, ma fino ad allora ne aveva usato solo con grande riserva ; a partire dal 1645, su consiglio del suo Padre spirituale, si dedica interamente a questo ministero. Riceve i posseduti, li confessa, li esorcizza e dà loro la Santa Comunione. Con grande umiltà e con una pazienza ammirevole, l’ex schiavo del demonio riduce quest’ultimo in schiavitù e lo scaccia talvolta a viva forza. « Il possesso del corpo, afferma tuttavia, anche se molto da compatire, non è il più orribile, ma il possesso delle anime da parte del peccato è l’unico vero e l’unico da temere, poiché l’altro è spesso solo una prova e un’occasione di merito. » Il demonio è però molto irritato nel vedere questo grande peccatore convertito, non solo schernirlo con la sua penitenza e le sue buone opere, ma anche incatenare il suo potere e strappargli delle anime. Con ogni mezzo, cercherà di distoglierlo dalla sua missione di esorcista.
« È da Gesù che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare, ricorda il Catechismo della Chiesa Catolica. In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa… È importante accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia » (n° 1673). L’esorcismo, tuttavia, non dispensa dalla pratica di una vita moralmente e spiritualmente ordinata.
 
Nella cappella di Sant’Anna
Nel 1658, padre de Kériolet si ammala gravemente. A questa prova di salute si aggiungono tormenti di coscienza : nonostante la sua vita di penitenza e le sue virtù, ricorda solo i suoi peccati e trema al pensiero di apparire davanti al suo giudice. Si fa portare al convento dei Carmelitani di Sant’Anna, dove spera di morire. Dopo due mesi, si verifica un miglioramento insperato : nonostante una grande stanchezza, Pierre può riprendere la sua vita apostolica. Ha una grande attrazione per il santuario di Sant’Anna, dove i Carmelitani gli hanno riservato una cella. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre 1660, colpito da una grave angina, ha tuttavia la forza di recarsi al convento dove, il 5 ottobre, riceve l’Estrema Unzione. Le sue sofferenze sono tali che a volte gli accade di esclamare : « Che agonia, mio Dio ! mio Dio ! un po’ di tregua… » Il suo confessore gli ricorda l’agonia del Salvatore e la sua divina rassegnazione ; immediatamente, il morente cambia il suo lamento in sottomissione o in azione di grazie : « Sono tutto onorato di partecipare alle angosce e agli abbandoni che Gesù Cristo ha sofferti per me. » Muore l’8 ottobre, all’età di cinquantotto anni. Da tutti i dintorni, si accorre per partecipare al suo funerale. Il suo corpo viene deposto nella cappella di Sant’Anna. Sulla sua tomba, si inciderà questa iscrizione : « Qui giace Pierre de Kériolet, conquista di Maria. Egli ne fu il servo fedele e zelante. »
Al seguito di Pierre de Kériolet, ancoriamoci nella vera devozione alla Santa Vergine : sperimenteremo che nostra Madre « consolida l’anima nel bene e la rende coraggiosa nell’opporsi al mondo con le sue abtudini e i suoi princìpi, alla carne con i suoi fastidi e le sue passioni, al diavolo con le sue tentazioni » (San Luigi Maria Grignion de Monfort).


Autore:
Dom Antoine Marie osb


Fonte:
Lettera mensile dell'abbazia Saint-Joseph, F. 21150 Flavigny- Francia - www.clairval.com

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Aggiunto/modificato il 2021-08-30

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