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San Costantino Konstantinovic Romanov Granduca di Russia, martire

18 luglio (Chiese Orientali)

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San Pietroburgo, Russia, 1 gennaio 1891 Alapaevsk, Siberia, Russia, 18 luglio 1918

Il principe russo Konstantin Konstantinovich, figlio del Granduca Konstantin Konstantinovich e di Elizaveta Mavrikievna di Sassonia-Altenburg, nato a San Pietroburgo il 1° gennaio 1891, rimase coinvolto anch’egli nella tragica sorte subita dalla famiglia imperiale russa durante la rivoluzione bolscevica. La notte tra il 16 ed il 17 luglio 1918 morte violenta era già toccata allo zar Nicola II, ai suoi familiari ed alcuni membri della corte, sterminati presso Ekaterinburg. Il giorno 18 luglio furono invece altri loro cugini a patire di morte atroce, gettati in un pozzo: tra questi, insieme ad Elisabetta Fedorovna ed alla consorella Varvara Jakovleva, troviamo appunto anche il granduca Konstantin. Il 19 ottobre 1981 la Chiesa Ortodossa Russa all’Estero officiò la loro canonizzazione e nella grande icona dipinta per l’occasione figura dunque Sant’ Konstantin Konstantinovich. Il Patriarcato di Mosca, nel 2000, non inserì invece questi principi uccisi in data 18 luglio 1918 tra i martiri oggetto di glorificazione.



Il principe Konstantin Konstantinovič Romanov, in famiglia detto Kostia, era il quarto figlio del granduca Konstantin Konstantinovič e della granduchessa Elizaveta Mavrikievna.
Il principe era una persona silenziosa e timida, istruita nel Corpo dei paggi, l'Accademia Militare di San Pietroburgo, come suo fratello Igor' Konstantinovič. Servì da ufficiale durante la Prima guerra mondiale e un sacerdote che lo incontrò al fronte, l'egumeno Seraphim, scrisse: "Era un ufficiale estremamente modesto delle Guardie del Reggimento Ismailovsky, molto caro agli ufficiali e ai soldati; insieme a loro fu un soldato coraggioso che si distinse. Mi ricordo di averlo visto personalmente nelle trincee fra i soldati, rischiando la sua vita."
Dopo che i suoi fratelli maggiori Ivan Konstantinovič e Tatiana Konstantinovna si furono felicemente coniugati, sorse in lui il desiderio di farsi una famiglia. Il suo interesse si appuntò verso la figlia maggiore dello zar, la granduchessa Olga, il miglior partito di Russia, ma anche verso la principessa Elisabetta di Romania. La nonna della giovane, nata granduchessa Maria Aleksandrovna, scrisse nel 1911 alla figlia Maria, allora principessa ereditaria di Romania, che "il giovane Kostia ora è preda della paura che ella sarà strappata via, come dice, prima che abbia fatto bena la sua conoscenza. Il giovane sembra realmente abbastanza piacevole, è molto ben voluto nel suo reggimento e assieme sono stati veramente bene. È un ragazzo pieno di vita … se non avete niente contro questo giovane che sta per venire a farvi una visita, telegrafatemi." Tuttavia l'idillio non si concluse per motivi politici, poiché suo fratello Ivan aveva sposato Elena di Serbia, e Kostia non fece in tempo a trovare una moglie.
Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, il 4 aprile 1918 Kostia fu arrestato ed esiliato negli Urali. Il 18 luglio dello stesso anno, ad Alapaevsk, fu crudelmente giustiziato insieme alla zia Elizaveta Fëdorovna, allo zio granduca Sergej Michailovič, ai suoi fratelli principi Igor' Konstantinovič e Ivan Konstantinovič, al cugino Vladimir Pavlovič Paley, a Fëdor Remez (segretario del granduca) ed a Varvara Jakovleva, una suora del convento di Mosca, compagna di Elizaveta Fëdorovna. Furono tutti portati all'interno della foresta presso una miniera abbandonata, bastonati e lasciati agonizzanti al suo interno. I loro corpi, recuperati dall'Armata Bianca, furono dopo mesi sepolti nel cimitero ortodosso di Pechino, andato poi distrutto durante la Rivoluzione Culturale.

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Aggiunto/modificato il 2020-07-16

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