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San Tavrion (Tichon Danilovich Batozskij) Archimandrita

(Chiese Orientali)

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1898 1978



Tichon Danilovich Batozskij nasce a Krasnokusk, piccola città ucraina del governatorato di Charkov, uno di undici fratelli, tutti maschi. La famiglia era praticante e tutti i figli prestavano servizio nella chiesa parrocchiale. A nove anni Tichon scappa di casa per chiedere di essere accolto nel monastero di Glinks. Il superiore però lo riconsegna ai genitori. A 15 anni ottiene il permesso dal padre di entrare nello stesso monastero. Qui il giovane postulante viene affidato a padre Amelin, maestro iconografo, che sarà il suo futuro superiore. Alla sua guida impara a scrivere le icone.
Nel 1922 il monastero di Glinks viene chiuso dai comunisti ed il giovane monaco, ora Tavrion, dopo varie peripezie, trova rifugio nel monastero di Ryl’sk, diocesi di Kunsk. Nel 1926 viene ordinato sacerdote dal vescovo diocesano Pavlin (Kroshechkij). Nel dicembre dello stesso anno il vescovo viene arrestato assieme ad altri sacerdoti, ma dopo pochi mesi, nella primavera del 1927, è liberato ed assegnato alla diocesi di Perm. Padre Tavrion segue il vescovo che l’aveva ordinato e nel 1929 viene nominato archimandrita. Nell’autunno dello stesso anno è arrestato sotto l’accusa di aver svolto propaganda antisovietica, sebbene la vera causa fosse la condanna pubblicamente espressa da padre Tavrion contro la chiesa scismatica filocomunista degli ‘innovatori’. Al giudice che lo accusa, padre Tavrion risponde: “Non mi considero colpevole in nessun modo. Considero l’accusa pura invenzione e la giudico soltanto una prova per soffrire assieme a Gesù Cristo Salvatore”, Viene condannato a tre anni di lager.
E’ stata conservata una sua lettera scritta a parrocchiani dal lager: “Credetemi che fin dal primo triste giorno in cui sono stato separato da voi e rinchiuso nel lager, in spirito, ve lo assicuro, sono sempre con voi e non solo conservo i vostri nomi nella memoria quando prego, ma anche in tutte le mie calamità e difficoltà vi porto tutti nel cuore. Ricordate le parole del Signore: “Il buon Pastore dà la vita per le sue pecore”. Ringrazio Dio, che servo fin dalla mia prima giovinezza, per il gioioso servizio che ho potuto svolgere nella chiesa della nostra parrocchia. Spero che tutto quello che avete visto ed ascoltato durante le nostre splendide celebrazioni vivranno a lungo nei vostri cuori”.
Nel settembre 1937 il vescovo Pavlin viene nuovamente arrestato accusato di aver fondato gruppi antisovietici. In realtà, con l’attiva collaborazione di padre Tavrion, aveva fondato una rete di monasteri clandestini non solo a Kursk, ma anche in molte regioni della Russia. Viene fucilato il 3 novembre 1937. Padre Tavrion per il momento riesce a sottrarsi all’attenzione della polizia e continua a fondare monasteri clandestini, ma anche per lui giunge la sua ora. Viene arrestato il 27 dicembre 1940. Al giudice che lo incrimina risponde con la solita franchezza: “Il potere sovietico perseguita la religione e il clero il quale non ha la libertà di svolgere liberamente la propria attività ecclesiale”. Il 14 marzo 1941 è condannato a otto anni di lager. Viene liberato nel 1948, mezzo anno prima dello scadere della pena “per coscienzioso impegno nel lavoro”. Durante tutto il periodo della detenzione padre Tavrion celebra quotidianamente la Divina Liturgia, al mattino presto prima della sveglia. Liberato dal lager è condannato al confino perpetuo nel villaggio Fedorovka, provincia di Kustanaj, dove trova lavoro come ‘artista’ pittore di manifesti. A suo dire, sono questi gli anni più tristi della sua vita, perché si sentiva abbandonato da tutti, persino dal Patriarca. La sua tristezza era in parte alleviata dalla possibilità di frequentare una chiesa non molto lontana da Fedorovka, ma non poteva concelebrare perché egli si era schierato con i sacerdoti ‘non commemoranti’ che si erano staccati dalla Chiesa patriarcale di Mosca dopo le dichiarazioni di fedeltà al regime del Patriarca Sergij.
Il 1 luglio 1951 padre Tavrion è prosciolto dalla residenza coatta, ma rimane al confino finché non gli è chiara la posizione della Chiesa ufficiale. Si riconcilia con essa ed il 25 maggio 1956 viene assegnato alla diocesi di Perm. Il 14 marzo 1957 viene nominato superiore del rinato monastero di Glinks. Anche qui la vita non gli è facile perché da alcuni monaci è accusato di eccessive simpatia verso il cattolicesimo. In particolare di raccomandare la lettura della ‘Imitazione di Cristo’ e la comunione giornaliera. Per amore di pace interna padre Tavrion il 15 gennaio 1958 viene trasferito alla Lavra di Pochaev.
Il 4 novembre 1958 Suslov responsabile del Soviet per gli affari religiosi, su suggerimento di Chrushchev, emana il documento approvato dal CC del PCUS “Le insufficienze della propaganda scientifico - ateistica dove, nell’allegato segreto, si diceva “Nel periodo di sette mesi studiare il problema per diminuire il numero dei monasteri e delle chiese” … In breve tempo furono chiusi quasi tutti i monasteri e metà delle chiese ancora operanti. Nella rinnovata tormenta antireligiosa inaugurata dal partito comunista padre Tavrion trova rifugio nella diocesi di Ufa dove viene accolto benevolmente dal vescovo, ma non dal partito che gli proibisce di celebrare riti religiosi ed esercitare qualsiasi funzione religiosa. Tutto questo perché il padre aveva protestato contro l’arbitraria chiusura delle chiese. Era un uomo incapace di scendere a compromessi.
Il Patriarca Alessio lo chiama a Mosca e gli offre la cattedra di Kursk, ma il partito non concede il suo benestare. Il metropolita Nikodim (Rotov), noto per le sue aperture al cattolicesimo, diplomatico di indubbia scaltrezza, ottiene dal partito che padre Tavrion possa celebrare ed ottenere la parrocchia di Nekrasovskoe nella diocesi di Jaroslav. Nel 1969 il vescovo Leonid (Poljakov) lo invita in Lettonia come superiore del monastero della Trasfigurazione. Il monastero, prima chiuso, poi riaperto, si trovava in condizioni pietose da un punto di vista materiale, ma anche spiritualmente non mancavano difficoltà. Ancora una volta i monaci tradizionalisti accusano l’archimandrita di indebite innovazioni. Padre Tavrion, perché la Divina Liturgia fosse più accessibile al popolo, ne abbreviava il tempo della celebrazione. Abbreviava anche la predica perché la Comunione fosse al centro dell’attenzione.
Del cattolicesimo padre Tavrion stimava particolarmente lo spirito missionario, la disciplina ed il celibato dei sacerdoti. Considerava la divisione delle chiese un grave errore storico. Era contrario ad ogni forma di rigorismo e di esasperato ritualismo. Il monaco doveva essere particolarmente sereno e gioioso ed essere l’immagine di una religiosità non tanto eccezionale quanto affascinante per la gente comune.

Predica

“Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero” (2 Cor 2,14). Vedete? Il profumo di Cristo, come dice S. Paolo, si diffonde attraverso di loro, cioè gli apostoli. Nello stesso modo dobbiamo fare anche noi. Dobbiamo avere lo stesso zelo. Noi siamo il profumo di Cristo. In seguito l’apostolo dice: “Per alcuni un odore mortale, come la morte, per altri un odore vitale, come la vita”. Noi cristiani siamo chiamati ad essere profumo di Cristo, sia per quelli che si salveranno, sia per quelli si perderanno. Vedete, noi dobbiamo essere profumo. Il profumo è un ottimo aroma, straordinario, meraviglioso. Noi dobbiamo essere aroma. Voi sapete che l’aroma non esige nessuna guerra, nessuno sforzo; si diffonde spontaneamente L’uomo con il suo olfatto sente un gradevole aroma. Così anche noi dobbiamo operare e pensare a diffondere il cristianesimo e testimoniare la nostra fede. Dobbiamo essere noi ad esalare profumo... La fragranza è un proprietà che, senza alcuna lotta, attira particolarmente, affascina l’uomo. L’apostolo Paolo paragona i credenti a frutti fragranti. Così deve essere la nostra vita cristiana.
L’apostolo scrive e testimonia: “E chi mai è all’altezza di questi compiti? Noi non siamo infatti come coloro che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità, e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo” (2 Cor 2,17). Ed ora ponete attenzione a voi stessi. Ogni opera deve essere mossa da un grande zelo. Lo sappiamo che dobbiamo fare di tutto per perfezionarci? Soprattutto nella parola di Dio! Cerchiamo di lavorare intensamente in questo compito, Conoscete la parabola del seminatore. Il Signore ha detto che uscì per seminare e mentre seminava una parte di questo seme cadde in luoghi diversi. Ma tutta la semente venne seminata e in qualche parte poté crescere: una parte lungo la strada, una parte fra le spine, ed un’altra fra i sassi. Una parte nella terra e portò molto frutto. Non scoraggiatevi se gli uomini non accolgono la nostra parola, la predicazione del Vangelo. Fate di tutto per seminare! Seminate soprattutto con il metodo del profumo di Cristo. Comportatevi in modo che si possa sentire questo profumo. Questo profumo è particolarmente necessario ai nostri tempi. Se non siamo attenti ad esprimere la nostra missione come profumo, non raccoglieremo nulla.
Proviamo a pensare a ciò che il sacerdote può aspettarsi. E’ orribile. Non c’è nessuna prospettiva. Il sacerdozio sta morendo. Sarete voi in grado di trovargli una degna sostituzione? No! Quale sarà la situazione futura? E’ terribile, orribile. Ora pensi ciascuno alla propria famiglia. Vi lamentate che alcuni dei familiari non sia credente. Vi lamentate che quelli che sono stati educati secondo i principi cristiani, in una famiglia cristiana. Ma che dobbiamo dire di quelli che non hanno nessuna fede? E’ già molto se non vi perseguitano, se non vi fanno del male, se non imprecano. Questa è la vera situazione in cui ci troviamo. Ora ditemi, che cosa si aspetta la fede, che cosa si aspetta la Chiesa di Dio? Dobbiamo renderci conto della situazione in cui viviamo. Dobbiamo guardare in faccia alla realtà e a quello che ci attende. Resteremo senza nulla. Dobbiamo pensare a come edificare. Dobbiamo incominciare a vivere edificando. E’ necessario che dalla nostra vita emani il profumo di Cristo. E’ indispensabile. Per questa impresa avete una possibilità straordinaria. Ma non volete fare fatica, non intendete assumere su di sé la fatica dell’ascesi. Questa è la situazione! In ogni opera è necessaria l’ascesi. E non dite: mi trovo in una situazione difficile e non so che cosa scegliere. Non occorre scegliere, occorre faticare nella situazione in cui ti trovi. Prima di tutto devi riconoscere di trovarti in una situazione felice, e in questa situazione compiere l’opera di Dio. Questa sarà la vera predicazione! Allora sarà possibile sperare nella rinascita della Chiesa di Dio e nella sua conversione. Se non faremo questo ci aspetta un doloroso, terribile destino. Non dobbiamo chiudere gli occhi. E’ stato detto: “Sarà tolto da voi il Regno e sarà dato ad un popolo che ha fiducia in me. Chi non raccoglie con me disperde” Non solo non salveremo la Chiesa di Dio, ma ne seppelliremo perfino le vestigia!
Ognuno di voi vive in circostanze determinate e deve fare qualche cosa. Non occorre andare lontano, scegliere la protezione o il servizio di qualcuno, ma fare qualche cosa dove ti trovi. Fallo con zelo, fallo bene, fallo in modo eminente nella profonda convinzione che mille attorno a te si salveranno. Nella nostra casa, nella nostra Chiesa ci sono i suoi santi. Se nella Chiesa c’è qualche cosa di particolare che suscita simpatia e necessità di restare nella Chiesa, si troveranno anche i fedeli e rimarranno anche le chiese … Ognuno di noi, con la propria fede, diffonderà lo Spirito, su di lui si effonderà la vita, la vita dello spirito evangelico e allora sarà un apostolo.
Ora sei un uomo debole, ma quale via stupenda si apre di fronte a te! Lavora con tenacia; ringrazia intensamente il Signore che ti ha liberato da tutti i tuoi peccati, anche gravi. Ricordati che se sopportiamo con pazienza le nostre ferite, esse sono per noi non soltanto delle sofferenze fisiche, ma diventano le piaghe di Cristo. Come è possibile? Possiamo raggiungere un’alta spiritualità. In che modo? Ognuno deve sapere verso quale meta cammina, quale sia il suo compito e che cosa lo aspetta. La Chiesa non è semplicemente un’ insegnante, ma la madre che ti ha generato.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-13

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