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Beato Antonio Manzoni Pellegrino

1 febbraio

Padova, 1240 circa - 30 gennaio 1267


Antonio Manzoni nacque a Padova verso il 1240, durante la tirannia di Ezzelino da Romano. I genitori si chiamavano Marsilio e Dolcemia, la sua era una famiglia ricca, il nonno Andrea Clarioto era stato ufficiale del Comune. Fin da giovane Antonio dimostrò un grande fervore religioso. Alla morte del padre ereditò un cospicuo patrimonio, ma vendette ogni cosa e diede il ricavato ai poveri, inimicandosi tutti i parenti. Abbandonò Padova per iniziare una vita di penitenza, trascorse tre anni a Bazzano (Bologna) a servizio di un sacerdote. Dopo aver girato il territorio bolognese, intraprese un pellegrinaggio verso Roma. Lungo la strada pregava e digiunava, vivendo di elemosine che all’occorrenza donava a chi era più povero di lui.
Si diresse quindi in Piemonte, passò le Alpi e attraverso la Francia raggiunse Santiago de Compostela. Meta successiva fu la Germania, Colonia, per venerare le reliquie di Sant’Orsola e compagne e quelle dei Magi. Meta successiva Gerusalemme, per pregare sul Santo Sepolcro e conoscere i luoghi in cui visse Gesù. Sovente dormiva a cielo aperto, scalzo e mal vestito, soggetto a intemperie e pericoli. Dopo alcuni anni tornò a Padova, ma non fu accolto dai suoi concittadini che lo soprannominarono il "Pellegrino". I suoi ricchi parenti lo schernirono quando si presentò per chiedere l'elemosina. Gli rinfacciarono di aver regalato ai poveri i suoi beni, rinunciando alla sua solida posizione sociale. Chiese ospitalità alle Benedettine di Santa Maria di Porciglia, dove erano monache due sorelle, ma persino loro lo allontanarono. Antonio soffrì tutto con pazienza, perché per amore di Cisto tutto aveva abbandonato. Continuò a vivere digiunando e pregando.
Consumato dafatiche e penitenze, a soli ventisette anni, Antonio morì il 30 gennaio 1267. Fu sepolto nel cimitero di Santa Maria di Porciglia, come da atto che ancora si conserva. La vita di Antonio fu narrata da un anonimo, scritta già nell’anno della morte perché subito si diffuse la sua fama di santità. Nei mesi successivi un notaio di Soligo registrò circa quaranta guarigioni miracolose ottenute presso il suo sepolcro, i documenti si conservano nell'Archivio di Stato di Padova. Il registro riporta le generalità dei guariti, la malattia che avevano e i nomi dei testimoni. Verso la fine di quell’anno le spoglie del Manzoni furono traslate nella chiesa del monastero. Ormai circondato da chiara fama taumaturgica, a suo nome venne istituita una confraternita.
Il culto verso l’umile Antonio Manzoni fu accolto dal Comune di Padova, da alcuni identificato come simbolo della lotta al tiranno Ezzelinoda Romano. Già nel 1269 si definì per statuto - rivisto nel 1272 e nel 1300 - una festività annuale e in suo onore si stabilì persino una processione.Nel 1303 il nipote del citato notaio di Soligo trascrisse i miracoli registrati dal nonno, copiati nel 1324 dal notaio della curia vescovile. Nel 1380 Antonio da Pozzonovo scrisse un nuovo “Liber miraculorum”. Il “beato Pellegrino” cominciò inoltre ad essere raffigurato nelle opere d'arte. Persino Giotto lo collocò negli affreschi della Cappella degli Scrovegni, mentre Giusto de' Menabuoi, nel 1375, lo rappresentò in un polittico del battistero. Nel 1436-1437 Sicco Polenton scrisse una biografia, nel 1440 Antonio Baratella gli dedicò un carme. All'inizio del Cinquecento le Benedettine di Santa Maria di Porciglia, causa la Guerra della Lega di Cambrai, si trasferirono in edificio più sicuro e il nuovo convento venne dedicato al “Beato Antonio Pellegrino”. Anche le sue reliquie trovarono nell’annessa chiesa una degna collocazione. Nel 1781 papa Pio VI concesse alle Benedettine di Santa Maria di Porciglia l'Ufficio proprio in onore del Beato, poi esteso nel 1803 a tutta la diocesi padovana. Dal 28 novembre 1864 le reliquie si trovano nella Chiesa dell'Immacolata in Padova.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2020-05-09

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