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Venerabile Maria de la Concepción Barrecheguren y García Giovane laica

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Granada, Spagna, 27 novembre 1905 - 13 maggio 1927


La Serva di Dio Maria de la Concepción Barrecheguren García nacque il 27 novembre 1905 a Granada (Spagna), dal Servo di Dio Francesco Barrecheguren Montagut e da Concha García Calvo, ambedue provenienti da famiglie benestanti e profondamente cristiane.
Nell’infanzia, la Serva di Dio manifestò una salute precaria a causa di un’enterocolite acutissima. Per non esporla ai pericoli del quotidiano, i genitori decisero di non farle frequentare alcuna scuola della città, divenendo essi stessi suoi educatori. Spesso la famiglia si radunava per pregare davanti al quadro del Sacro Cuore di Gesù esposto nel salone di casa. Dal padre, la Serva di Dio ricevette anche un’adeguata preparazione catechistica per ricevere il Sacramento della Cresima e per la prima Comunione.
Fin da piccola avvertì la chiamata alla vita religiosa, desiderando divenire carmelitana. Purtroppo la malattia le impedì di realizzare tale scelta di vita. Nel 1917 le fu diagnosticata un’infiammazione intestinale che le procurava forti dolori e la obbligava ad una rigida dieta nell’alimentazione. Nel 1924 fu colpita da una grave malattia mentale, ereditata dalla madre, che, dopo una serie di cure effettuate a casa, portò i medici alla prescrizione di un ricovero presso una casa di salute.
Nonostante la sua salute cagionevole, poté coltivare in modo eroico le virtù cristiane, compì diversi viaggi e pellegrinaggi, fra cui a Lisieux, dove non chiese la guarigione dal male allo stomaco, bensì di ricevere la tubercolosi, malattia che pure aveva avuto santa Teresa del Bambino Gesù. Il 29 ottobre 1926 si manifestò la prima emottisi, per cui i medici consigliarono ai genitori di trasferirsi al Carmine di San Valentino, un luogo situato vicino alle foreste dell’Alhambra, con lo scopo di cambiare aria e di fermare l’avanzata della malattia della figlia. Il trasferimento purtroppo non portò il miglioramento sperato e lo stato di salute peggiorò rapidamente.
Morì a Granada (Spagna) il 13 maggio 1927, all’età di 22 anni.
Nel breve arco della sua vita, la Serva di Dio raggiunse il grado eroico di perfezione, applicandosi con semplicità e senza ripensamenti al bene nel contesto della vita quotidiana. La sua vita si può riassumere in tre parole: amare, soffrire, pregare. Seguendo la dottrina della piccola via di Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui era molto devota, la Serva di Dio pose ogni impegno a compiere bene ogni cosa, anche la più piccola.
Fin da bambina mostrò un’esemplare vita di devozione e di fede. Visse la propria malattia e quella di sua madre in una prospettiva di donazione di se stessa, chiedendo, addirittura di ricevere altre croci da portare. Considerava la sofferenza come una vocazione personale a seguire Cristo crocifisso, rinnegando se stessa per amore. Era fedele alla preghiera personale, alla Messa quotidiana, alla lettura dei testi religiosi e delle biografie dei santi; come anche si prodigava nella divulgazione della Parola di Dio, catechizzando le persone a lei vicine. Esercitò la speranza eroica, non solo con la sua capacità di sopportazione delle malattie, ma con la forza di assumerle con gioia e docilità, affidandosi totalmente alla bontà di Dio. L’amore verso Dio della Serva di Dio, coltivato e sostenuto dai genitori, orientò tutta la sua vita e la fece maturare, specialmente dopo la sua Prima Comunione. Il suo grande desiderio fu di dedicarsi al servizio e all’amore di Dio, pensando di consacrarsi nella vita religiosa.
Nonostante la sua precaria salute e i pochi rapporti con gli altri, non potendo frequentare scuole pubbliche e collegi, la Serva di Dio manifestava il suo amore verso il prossimo in famiglia, con il personale di servizio e con quanti poteva entrare in contatto. Con gesti semplici, si dedicava ad aiutare i bisognosi, soprattutto i più poveri.
Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 5 maggio 2020.

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Aggiunto/modificato il 2020-05-06

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