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Santa Caterina Andreevna Arskaja Martire

(Chiese Orientali)

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1 aprile 1875 - 17 dicembre 1937


Ekaterina Andreevna Arskaja nasce il 1 aprile 1875 a Pietroburgo in una famiglia di mercanti. Il padre era starosta della parrocchia della Madre di Dio ‘Gioia di tutti gli afflitti’. Nei primi anni del ’900 Ekaterina sposa il capitano Petr Nikolaevich Arskij dal quale avrà cinque figli. Petr Arskij dopo aver combattuto nella guerra contro il Giappone si ritira dall’esercito per dedicarsi ad opere caritative. Persona profondamente religiosa, è nominato starosta della cattedrale della Risurrezione dello Smol’nyj, chiesa cui si riferivano tutte le istituzioni scolastiche della città. All’inizio della prima guerra mondiale il capitano Arskij viene richiamato nelle file dell’esercito e muore al fronte.
Poco ci è noto della vita della vedova Ekaterina Arskaja fino all’anno 1932. Il 18 febbraio 1932 Ekaterina viene arrestata. Accusata per “partecipazione attiva alla organizzazione controrivoluzionaria della fraternità religiosa ‘Aleksandr Nevskij”. Con lei sono arrestate, per lo stesso motivo, altre 92 persone colpevoli di riunirsi a pregare insieme e discutere insieme le modalità di conservare e rafforzare la loro fede secondo la tradizione monastica. Una specie di monasteri clandestini in un paese dove i monasteri erano stati distrutti. A dirigere questa fraternità ed altre fraternità consimili a Leningrado erano gli archimandriti Gurij Egorov, Varlaam Sacerdovskij, Lev Egorov e il monaco Varsonofij Verevkin. Tutti sono arrestati e in seguito condannati. L’idea di poter restare a lungo clandestini in un governo sovietico era certamente utopica, ma la loro fede era indubbiamente grande.
Nell’atto di accusa particolare di Ekaterrina Andreevna si legge: “Membro attivo della fraternità di ‘Aleksandr Nevskij, membro della ‘ventina’ della cattedrale di S. Feodor, stretta collaboratrice di Lev Egorov … nel corso di molti anni ha svolto propaganda controrivoluzionaria diretta a formare elementi antisovietici per la lotta contro il potere sovietico.” Nessun fatto concreto viene addotto, nessun testimone. L’interrogatorio, del tutto formale, occupa un quarto di pagina. Ekaterina si rifiuta di fare i nomi della sua fraternità perché non intende compromettere nessuno.
Ekaterina è condannata a tre anni di lager. E’ liberata prima dello scadere della pena e si stabilisce a Borovichi perché non le è concesso di ritornare a Pietrogrado. Lontana dai figli e dai parenti, fa amicizia con i condannati per motivi di fede e si forma una comunità meno monastica, ma solidamente cristiana. Primo riferimento della comunità è il vescovo Gavriil Voevodin. Della fraternità di ‘Aleksandr Nevskij’ c’è Aleksej Pravdin, il sacerdote Nikolaj Voskresenskij ed altri. Dalle testimonianze che abbiamo risulta che la nuova comunità viveva serenamente la situazione condividendo anche le difficoltà economiche. Anche questa ostinata amicizia in nome della fede non passa inosservata alla polizia sovietica. Nel 1937 tutta la comunità si ritrova riunita nelle carceri di Borovichi. Ekaterina Arskaja viene arrestata il 20 ottobre 1937. Segue il solito schema dell’interrogazione, ma questa volta si aggiunge la tortura per ottenere il nome dei collaboratori. Per tre volte Ekaterina resiste, nonostante la tortura. Si rifiuta anche di mettere la propria firma sotto il documento che la condannava a morte.
Ekaterina Andreevna Arskaja è fucilata il 17 dicembre 1937.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-04

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