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San Paolo Berezin Sacerdote e martire

(Chiese Orientali)

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1866 - 7 ottobre 1937


Pavel Berezin nacque nel villaggio di Makovnicy, governatorato di Tver, figlio del sacerdote ortodosso Michail. Frequentò i corsi di teologia a Tver e la facoltà di storia e filologia all’Università di Varsavia. Terminati gli studi ritornò in patria e fu insegnante di religione in vari istituti diocesani. Nel 1903, all’età di 37 anni venne ordinato sacerdote e da questo momento tutta la sua vita è consacrata al servizio della Chiesa.
Nel 1929, rimasto vedovo, i figli hanno trovato una sistemazione indipendente, si trova ad affrontare i primi scontri con il potere sovietico. Viene accusato di aver distribuito testi religiosi ai ragazzi, di aver sconsigliato a frequentare certi spettacoli e di aver condannato durante le confessioni l’aborto. Il 21 settembre 1929 padre Paolo viene arrestato ed espropriato di tutti i suoi averi. Nello stesso tempo vengono accusati come collaboratori di padre Pavel Semen Starshinov e Ivan Feoktistov ed arrestati il 29 settembre dello stesso anno. Durante l’inchiesta il giornale locale ‘Bezheckaja zhisn’’ scrive, anticipando la condanna: “La mano ferrea della dittatura del proletariato punirà duramente coloro che ostacolano l’edificazione socialista, coloro che con mano perversa strappano dai nostri ranghi i migliori combattenti”. Ma in questo caso, raro, la giustizia sovietica è meno dura della propaganda comunista. Il 13 gennaio 1930 padre Paolo è condannato a tre anni di confino mentre Semen Starchinov e Ivan Feoktistov a sei mesi di prigione. Inaspettatamente padre Pavel viene liberato molto prima dello scadere della pena, precisamente il 18 giugno 1931 e può ritornare nel villaggio di Kotovo e riprendere il la sua attività sacerdotale.
Ciò che maggiormente lo affligge è la situazione del figlio Dmitrij che non solo si è allontanato da casa e vive a Leningrado, ma anche dalla fede. Alle lettere del padre neppure risponde. Finalmente nel 1937 giunge dal figlio una lettera, per vero, non molto consolatoria: “Caro padre… tu appartieni ad un altro mondo, probabilmente sei contrario all’opera per la quale noi bolscevichi combattiamo… quando voi credenti fate qualche cosa di buono, vi aspettate una ricompensa, se non su questa terra almeno in paradiso. Noi non credenti invece quando facciamo qualche cosa di buono non ci aspettiamo nessuna ricompensa. Per noi la miglior ricompensa è la coscienza che quello che facciamo è un opera utile alla società umana, che sia un pur piccolo contributo all’opera comune della costruzione della società socialista dove tutti saranno lieti e felici di vivere e di lavorare. Del resto io penso che di questa futura società non abbia delle idee esatte e magari pensi che la persona sarà svilita e diventerà un animale e la società umana una mandria. I nemici del socialismo hanno sempre tentato e tentano di rappresentare la nostra futura società sotto questo aspetto e non c’è da meravigliarsi se anche tu la pensi allo stesso modo… I nostri ideali sono raggiungere la felicità per tutti, sia materiale che spirituale nel lavoro, nella scienza, nella letteratura, nella musica ecc. Tu non hai questi ideali nella vita attuale ed è quindi comprensibile che li cerchi nella religione”.
Siamo nell’anno 1937, anno delle purghe, quando Stalin a tavolino pianificava il massacro di centinaia di migliaia di persone innocenti, compresi moltissimi comunisti, che faceva fucilare senza processo! Dobbiamo credere che la lettera sia una farsa? No! Tanti come Dmitrij hanno creduto agli ideali del comunismo. Colpa solo della propaganda o dell’ignoranza? No! Credere agli ideali negando la verità della realtà è sempre un delitto della persona prima che della società, e spesso è anche un delitto comodo.
Che cosa avrà pensato Dmitrij alla notizia della fucilazione di suo padre? Si sarà consolato pensando al ‘futuro luminoso’? Anche l’utopismo può essere un delitto.
Padre Paolo venne arrestato il 27 luglio 1937, condannato alla pena capitale il 3 ottobre, fucilato il 7 ottobre 1937. Il suo martirio avrà salvato anche suo figlio Dmitrij.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-04

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