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Padre Cirillo Longo Orionino

Testimoni

Saletto, Padova, 18 marzo 1925 - Bergamo, 19 marzo 2020

Spopola sul web la foto del Fondatore del centro don Orione di Bergamo che esulta in segno di vittoria, poco prima del sopraggiungere della morte a causa del Coronavirus. Don Cirillo ha consolato medici e pazienti durante i giorni del ricovero, invitando tutti a pregare il Rosario. Il ricordo di un’operatrice del Cottolengo a VaticanNews: “Ti faceva capire che c’è qualcosa in cui credere”.



Cirillo Longo nacque a Saletto (Padova) il 18 marzo 1925. Maturata la vocazione religiosa, entrò nella Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza (gli Orionini) il 23 ottobre 1937 a Tortona, ricevendo la tonaca sacerdotale dallo stesso san Luigi Orione. Ebbe il privilegio di vivere, giovane seminarista, a fianco del Fondatore, tanto da essere chiamato a testimoniare al suo processo di beatificazione. Erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale e si viveva tra paura e fame affidandosi alla preghiera. Tante volte gli aiuti, grazie ai soldati, arrivarono in momenti inaspettati. Padre Cirillo ha incarnato l’autentico carisma di don Orione, contraddistinto da carità, umiltà, preghiera e soprattutto dalla fede nella Divina Provvidenza. Fece proprio il motto della Congregazione: «Fate del bene sempre, del bene a tutti, male mai a nessuno».
Negli anni sono stati numerosi gli incarichi affidatigli: direttore nella Casa di Venezia, poi a Santa Maria La Longa (Udine) e a Seregno. È stato economo provinciale per dodici anni, dal 1979 al 1988. Fondamentale fu la sua abnegazione per la costruzione del Centro Don Orione al Monterosso di Bergamo. Padre Cirillo era soprannominato “l’architetto” perché tante volte fu coinvolto nella costruzione o nella ristrutturazione di vari Istituti della congregazione, con l’obiettivo però costante di portare i fedeli a Dio. La Fede stimolò le azioni di tutta la sua vita, in particolare nell’impegno di curare e assistere i disabili gravi, “missione” specifica della sua congregazione.
Padre Cirillo fu sempre devoto alla Vergine Maria, la Sua amatissima Madonna della Guardia. Diceva spesso: “L’uomo ha due mani, perché mentre una lavora, l’altra serve per far scorrere i granelli della corona del rosario”. Pregava per tutti: per gli amici, ma pure per i nemici, e per chiedere a Dio la conversione delle anime. Diceva: “Quello che rimane della nostra vita è l’Amore e la Carità che abbiamo donato!”». La migliore pastorale vocazionale la fece con l’esempio: tra i suoi tanti “figli spirituali” da ricordare un ragazzo polacco che volle diventare prete per imitarne l’entusiasmo “contagioso”. I tanti che lo conobbero ricorderanno sempre l’allegro fischiettare che annunciava la sua presenza. Padre Cirillo amava ricordare la sua amicizia con san Giovanni Paolo II che un giorno lo chiamò perché stava preparando della merce da inviare in Polonia.
Il 12 marzo 2020 Padre Longo, infettato dal covid, è stato ricoverato in ospedale. La sofferenza legata alla malattia, sopportata con Fede, ha commosso e incoraggiato malati e personale sanitario che gli erano intorno. Ripeteva “di non avere paura, perché tutti siamo nelle mani di Dio”. Soffrì di non poter rispondere ai tanti messaggi augurali che giungevano da varie parti del mondo, da familiari, sacerdoti, suore e tante persone semplici. Una sua foto, scattata nelle ultime ore di vita, ha fatto il giro del web: il respiratore alla bocca, la corona del Rosario sulla spalla, le braccia sollevate al Cielo, con i pugni chiusi, in segno di vittoria. I suoi occhi pieni di vitalità hanno trasmesso fino all’ultimo la fiducia nella Misericordia di Dio. Nelle ultime telefonate ripeté: “Ci vedremo di là, in Paradiso… pregate il Rosario… salutatemi tutti”, “Pregate tanto, arrivano i tempi difficili, pregate il Rosario”. È spirato all’ospedale di Bergamo il 19 marzo 2020, solennità di San Giuseppe, il Santo “della buona morte”.

Autore: Daniele Bolognini

 


 

“Non abbiate paura, perché tutti siamo nelle mani di Dio. Ci vediamo di là”, sono state le ultime parole da Don Cirillo Longo, morto all’età di 95 anni all’ospedale di Bergamo, il 19 marzo 2020.

Speranza e gioia fino all’ultimo respiro
Il sacerdote, fondatore del centro Don Orione di Bergamo, era stato ricoverato il 12 marzo dopo essere risultato positivo al coronavirus; i giorni successivi sono stati un calvario segnato però dalla speranza e la fede di don Cirillo, che ha commosso e incoraggiato tutti i malati e il personale sanitario del reparto in cui era curato.

Una foto diventata simbolo
Una sua immagine, scattata poco prima del decesso, ha fatto il giro del web e dei social network e lo ritrae con il respiratore sulla bocca, un rosario sulla spalla e le braccia alzate al cielo e i pugni chiusi in segno di vittoria. Un gesto di esultanza e coraggio rimarcato dagli occhi dell’anziano sacerdote che esprimono una vitalità travolgente fondata nella certezza della misericordia di Dio. Il prete infatti anche negli ultimi giorni della sua vita consolava gli altri e non temeva la morte. “Ci vedremo di là, in Paradiso – diceva - pregate il Rosario e salutatemi tutti”.

Testimone della canonizzazione di don Orione
L’ardimento della fede ha mosso tutta la vita di Don Cirillo che ha fatto parte della famiglia religiosa degli Orionini “Madre della Divina Provvidenza”; conobbe e frequentò il fondatore della congregazione don Luigi Orione, proclamato santo nel 2004 anche grazie ad alcune preziose testimonianze fatte da don Cirillo.

Il ricordo del Centro Don Orione di Bergamo
Il centro don Orione di Bergamo in questi giorni piange la morte anche di altri tre sacerdoti per Covid-19 e ricorda con una nota Don Cirillo Longo, promotore e realizzatore insieme a Don Guido Boschini del Centro inaugurato nel 1988 nel capoluogo orobico. “Per noi di Bergamo – si legge nel comunicato -, senza nulla togliere a tutti gli altri direttori che si sono susseguiti nella nostra Casa, Don Cirillo è e rimarrà un’istituzione, conosciutissimo e stimato su tutto il territorio bergamasco”.

La determinazione creativa
“Il suo spirito combattivo (lo dimostra anche la fotografia scattata poche ore prima della sua dipartita), la sua determinazione e la sua creatività sono sempre state da sprone a tutti noi – prosegue la nota - Se chiedessimo agli operatori: “cosa ricordi di don Longo?”, sicuramente tutti risponderebbero: il suo allegro fischiettare per annunciare la sua presenza, sia durante il giorno, che nelle sue visite notturne al personale del turno di notte”.

Il servizio al Cottolengo

Il religioso orinino aveva alimentato l’amore per la vita, che è sempre degna di essere vissuta, nel suo lungo e impegnativo servizio presso le case del Cottolengo animate dalla sua congregazione e dedicate alla cura e all’assistenza dei disabili gravi. Almeno sei sono gli anni passati da Don Cirillo al Piccolo Cottolengo Friulano di Don Orione, che si trova a Santa Maria la Longa, in provincia di Udine.


Autore:
Marco Guerra


Fonte:
www.vaticannews.va

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Aggiunto/modificato il 2021-04-24

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