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Antonio Grandi Eremita

Testimoni

+ Bassano del Grappa, Vicenza, 3 giugno 1552


A Bassano del Grappa, tra gli ultimi decenni del Quattrocento e la prima metà del secolo successivo, visse un eremita morto in concetto di santità, Antonio Grandi, il cui nome è legato a S. Ignazio di Loyola. Il “novello” Antonio abate si era ritirato nel 1529 presso un romitorio dedicato al martire siciliano Vito, sorto nel XIII secolo con annesso ricovero per pellegrini. Era figlio di un “maestro conciatore" di pelli tedesco, emigrato a Bassano per lavoro, con abitazione presso la Porta del Castello. Orfano di entrambi i genitori, Antonio fu allevato da un parente pure conciatore. Anche il giovane aprì poi una sua bottega, ma nel 1494 si ammalò gravemente. Una volta guarito decise di cambiare vita e si ritirò in un luogo di preghiera e penitenza, la citata antica chiesetta di S. Vito che era in stato di abbandono. Nel 1513, durante la Guerra di Cambrai, visse nel più tranquillo romitorio di Valle Santa Felicita, ma poi tornò a Bassano in S. Vito dove, nel 1537, ebbe appunto l’onore di ospitare Sant’ Ignazio di Loyola e alcuni suoi compagni, subito dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta a Venezia. Sant’Ignazio rimase assai colpito dalla santa vita condotta dall’eremita bassanese.
Nel 1545, dopo un’altra malattia, per contrasti con il nuovo arciprete di Bassano, Antonio lasciò definitivamente il romitorio di San Vito per quello delle Salbeghe, lungo il Brenta, a sud della città, dove chiuderà, ormai anziano, i suoi giorni terreni. Era il venerdì precedente la solennità di Pentecoste, il 3 giugno 1552. Il corpo fu portato nella Chiesa parrocchiale del Castello di Bassano e sepolto in modo “distinto”. Preso la località Salbeghe, nel 1568, giunsero i Cappuccini che costruirono la chiesa di Ognissanti, conservando viva la memoria del frate eremita che li aveva preceduti. Nel 1648, presso un notaio di Bassano, in molti testimoniarono sulla fama di santità di fra Antonio, a un secolo dalla morte. Si ritiene, inoltre, che sia stato il Grandi ad introdurre in città il culto di San Bassiano, proclamato in seguito Patrono.
A fine Ottocento si aprì sulla parete destra dell’attuale chiesa di S. Vito una finestrella verso l’antica cella di Antonio e si realizzò un piccolo altare. Le pareti furono affrescate con alcune scene della sua vita: “Fra’ Antonio in compagnia di sant’ Ignazio, san Francesco Saverio, S. Pietro Favre, Simone Rodriguez e Claudio Jay, contemplanti la Vergine Maria”. Un altro affresco presenta il Rodriguez gravemente malato, assistito da Antonio con S. Ignazio e il Favre. Un terzo affresco mostra il Saverio e alcuni religiosi, tra i quali il vescovo di Padova che, attratti dalla fama di santità di fra’ Antonio, gli fanno visita. Nella sua modestia l’eremita addita le montagne quale unica fonte del suo sapere.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2020-03-28

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