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Eufrosina Vistarini Moglie del Beato Corrado Confalonieri

Testimoni

XIV sec.

Il Beato Corrado Confalonieri da Piacenza, patrono di Noto, lasciò la moglie per farsi monaco: si chiamava Eufrosina, era nobile come il marito e lo lasciò libero di seguire la sua vocazione e prese i voti a sua volta.



Del suo illustre antenato ha nome e cognome, Corrado Confalonieri. Di professione storico, ha deciso di raccontare la storia del santo che da Piacenza era approdato a Noto nel XIV secolo. Lì visse da eremita in una grotta e compì numerosi miracoli. Ancora oggi è oggetto di una forte devozione popolare ed è il santo patrono della cittadina celebre per i suoi monumenti barocchi. Il suo discendente lo celebra con un romanzo, La moglie del santo (Minerva), dove ha approfondito il ruolo della moglie, Eufrosina Vistarini, che quando il marito decise di farsi frate e di lasciare la famiglia entrò in un convento delle Clarisse.
«Il suo mi è parso un vero sacrificio d’ amore», racconta Corrado Occhipinti Confalonieri. «Ha lasciato che il suo sposo seguisse la sua vocazione e non lo ha più visto. Io ho immaginato che quattro amici di Corrado, dopo la sua morte avvenuta nel 1351, avessero compiuto il viaggio a ritroso per andare a conoscere Eufrosina, raccontandole le gesta compiute dal marito morto in odore di santità».
In famiglia l’ autore aveva sempre sentito parlare di questo santo suo omonimo, ma è solo nel 2016 che ha deciso di fare delle ricerche a partire dall’ albero genealogico della famiglia Confalonieri che era stato ricostruito nel 1922. Aveva scoperto così che tra lui e Corrado il santo ci sono 21 generazioni. «Anche mio nonno materno si chiamava Corrado Confalonieri. Curiosamente nei successivi 200 anni dopo la morte dell’ eremita nessuno dei suoi discendenti fu chiamato Corrado. La famiglia aveva cercato di dimenticare quel personaggio di cui si vergognavano perché da nobile e cavaliere era diventato un povero eremita. Una volta che fu proclamato beato ne fecero però il loro orgoglio. Dava lustro al casato avere un santo in famiglia».
Corrado Confalonieri era nato a a Calendasco, vicino a Piacenza, nel 1290. Era un nobile signore amante degli agi e della caccia. E fu proprio in occasione di una battuta di caccia che accadde l’ episodio che cambiò per sempre la sua vita: nel tentativo di stanare la preda, fece appiccare il fuoco alle sterpaglie. Divampò un incendio che distrusse boschi e case. Subito si scatenò la ricerca del responsabile: allora chi appiccava incendi poteva essere punito anche con la morte. Fu catturato un contadino che stava per essere condannato, anche perché dopo aver subìto la tortura aveva confessato, quando Corrado, preso dai rimorsi, ammise di essere lui il colpevole. Per punizione gli furono confiscati tutti i beni. Questa vicenda lo colpì profondamente, facendolo precipitare in un’ intensa crisi religiosa. Decise così di farsi terziario francescano. All’ epoca papa Giovanni XXII aveva stabilito che la povertà assoluta non doveva essere più un obbligo per quell’ Ordine, in modo che i frati non fossero costretti a fare la questua. Corrado poteva quindi fare voto di castità ma rimanere a vivere nella società. Ma lui scelse di lasciare tutto e cominciò una peregrinazione per l’ Italia e si diresse in Sicilia, perché l’ allora re di Trinacria, Federico III, ghibellino e quindi ostile al Papa, proteggeva gli eremiti che volevano vivere nella povertà assoluta.
Per ricostruire le vicende di Corrado ed Eufrosina, Occhipinti si è basato sugli atti notarili e sulle agiografie del santo. «Ho visitato anche i luoghi in cui visse, in particolare la grotta dove compiva i miracoli. Guariva dalle malattie, aveva poteri taumaturgici, moltiplicava i pani in tempi di carestia. La sua vita non fu sempre tranquilla. Aveva suscitato le invidie di Pietro Buccheri che lo accusò di aver mangiato carne nei giorni di digiuno e ordinò di picchiarlo».
Nella vicenda di Corrado Confalonieri ci sono anche risvolti che ci fanno pensare ai nostri giorni: «Quando arrivò in Sicilia era uno straniero, alto per l’ epoca, 1,70, mentre i siciliani erano bassi. Quindi era uno strano, un diverso. Eppure a Noto lo hanno accolto, amato e ne hanno fatto oggetto di devozione. «A Noto si tengono due processioni in suo onore: il 19 febbraio, data della morte, e l’ ultima domenica di agosto. I portatori dell’ urna hanno disegnato sulla giacca lo stemma dei Confalonieri. Sul corso principale di Noto la statua di bronzo del Santo fronteggia quella dell’ Immacolata, che la gente chiama Eufrosina, come sua moglie».


Autore:
Fulvia Degl'Innocenti


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2020-03-08

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