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Santi Fausto, Agatopo, Pellegrina e Quinta Venerati a Virgoletta

Seconda domenica di maggio



Nel 1661 si trovavano a Roma due membri della famiglia dalla Porta, originaria di Virgoletta (MS): Gabriele, nato nel 1617 che partecipò come chirurgo ai conclavi del 1667 e 1670 e fu medico personale dei papi Celmente IX, Celmente X e Innocenzo XI, e suo zio Mattia, canonico della basilica di Santa Maria ad Martyres (il Pantheon) per sessantun anni; Mattia era a sua volta nipote di Alessandro, cuoco e amico di Paolo V Borghese. Fu grazie a loro che la confraternita parrocchiale del SS.mo Sacramento di Virgoletta, da poco eretta secondo le esortazioni del Concilio di Trento, ricevette il dono di quattro corpi santi, numerose altre reliquie e molti arredi sacri d’argento, paramenti per le celebrazioni liturgiche e lo stesso altare marmoreo che custodisce come un grande reliquiario i corpi di Fausto, Agatopo, Pellegrina e Quinta. Le prime reliquie a giungere a Virgoletta furono in quell’anno le cassette con le ossa di Fausto e Quinto; in seguito, nel 1666, giunsero quelle di Agatopo e Pellegrina, da essi ricevute nel 1662 e nel 1663 da mons. Ottaviano Caraffa. Conosciamo i nomi e qualche breve informazione sulla storia di questi santi grazie alle iscrizioni delle lapidi sepolcrali che vennero fedelmente copiate e in seguito incise nel marmo dell’altare. Il putto di destra regge dietro le spalle due cartigli; di essi, quello verso la navata, di forma alquanto irregolare, riporta il testo più lungo che è quello riguardante Agatopo: “Agatopo, pastore, nato il 26 marzo, visse vent’anni e sette mesi. I genitori addolorati, Agape e Teodoro, per il proprio figlio posero. Sia accolto da Dio”. Il cartiglio verso il coro, che nella parte alta ricorda in modo più realistico l’arrotolarsi della carta, riguarda, invece, “Fausto, presbitero”, al cui nome non segue alcun’altra indicazione se non il monogramma di Cristo e “M.”, che significa presumibilmente “martire di Cristo”. Dalla parte opposta, il putto regge verso il coro il cartiglio con la strana scritta riferita alla piccola Quinta: “Quinta che visse quindici anni, G.Q.S.M.”. Mentre, con la mano rivolta verso la navata impugna il cartiglio appartenente a Pellegrina, suggerendo di esso una consistenza simile a quella di un tessuto: “Pellegrina. Visse in pace quarantadue anni e novantacinque giorni”. Nei documenti che possediamo, cioè il testamento del canonico Mattia dalla Porta del 1664 e l’autenticazione diocesana delle reliquie del 1662, si parla inequivocabilmente di Quinto, mentre il cartiglio dell’altare parla di Quinta, anche se il nome è seguito dal relativo maschile “qui”, e, del resto, nel paliotto dello stesso altare sono rappresentate due figure maschili e due femminili: Fausto, Agatopo, Pellegrina e, appunto, Quinta. È un giallo tuttora irrisolto come sia potuto avvenire nel giro di pochi anni questo cambiamento. Ad ogni modo, Gabriele ottenne dal cardinale vicario Gaspare di Carpegna altri reliquiari che mandò prontamente a Virgoletta negli anni seguenti: uno di lamine dorate e vetri con le reliquie di santa Vittorina e due di legno dorato e vetri con le reliquie dei santi Benigno, Amico, Uberto, Giacinto, Dionisio, Claro, Candida, Concordio, Vito, Valeria, Venanzio, Vittore, Vittoria, Eufemia, Vitale, Claudio, Clemente e Giuliano. Pur non trattandosi di corpi integri, queste reliquie possono essere fatte risalire alla categoria dei corpi santi grazie a un passaggio dell’autentica che li dichiara provenienti “ex coemeterio Praetextati”, uno dei più famosi tra gli antichi cimiteri sotterranei di Roma rinvenuti proprio in quegli anni. Nel 1748 si aggiunsero al sacro tesoro due urne: l’una con le reliquie dei santi Eutropio e Reaparato e l’altra con quelle dei santi Generoso, Sereno, Degna e Pia, tutte estratte dal cimitero di san Callisto e, di conseguenza, appartenenti anch’esse a pieno titolo alla categoria dei corpi santi. Le reliquie presenti nella chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio di Virgoletta sono custodite in un luogo apposito a destra dell’altar maggiore, fatta eccezione per quelle di Fausto, Pellegrina, Agatopo e Quinta, che sono state poste sotto l’altar maggiore protette da una cancellata che originariamente aveva ben quattro chiavi: una tenuta dal parroco, secondo le disposizioni sinodali della diocesi, una dal priore della confraternita del SS.mo Sacramento, che era la destinataria di tali doni, una dai marchesi Malaspina di Villafranca nel cui territorio rientrava Virgoletta, e una dagli eredi di Antonio dalla Porta a nome di Gabriele. Dal 1680, sempre per dono di Gabriele, i quattro corpi santi riposano dentro un’urna in oricalco collocata nel vanno sotto l’altare maggiore. Nel 1821 il parroco di Virgoletta, don Francesco Trombella, redigendo la memoria per la visita pastorale, descrisse anche la modalità in cui in quel tempo avveniva (e avviene tuttoggi) la venerazione delle reliquie dei quattro corpi santi, cioè girando attorno all’altare per raggiungere l’ampia apertura verso il coro che permette di vedere la grande urna di metallo prezioso che racchiude le quattro cassette di legno ricoperte di vari tessuti. Oggi, nel giorno della festa che cade la seconda domenica di maggio, insieme ai numerosi reliquiari, viene portata in processione anche la reliquia della santa croce, permettendo a chi vi partecipa di fare una chiara esperienza visiva dell’immensaa schiera degli eletti che segue l’Agnello ovunque vada (cfr. Ap 14,4).


Autore:
Don Emanuele Borserini

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Aggiunto/modificato il 2020-03-08

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