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> Home > Sezione M > Beata Maria Giovanna di San Michele (Juana Josefa Ochotorena Arniz) Condividi su Facebook Twitter

Beata Maria Giovanna di San Michele (Juana Josefa Ochotorena Arniz) Vergine e martire

6 novembre

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Arraiza, Spagna, 27 dicembre 1860 Madrid, Spagna, 8 novembre 1936

Juana Josefa Ochotorena Arniz nacque ad Arraiza, nella regione spagnola della Navarra, il 27 dicembre 1860. A diciannove anni entrò nell’Ordine dell’Immacolata Concezione, le cui religiose sono dette Concezioniste Francescane, diventando suor Maria Giovanna di San Michele. Amava la vita nascosta e la preghiera contemplativa. Dalla meditazione della Passione del Signore traeva forza per sopportare una malattia dolorosa e delicata, che fino al 1931 era conosciuta solo dalla superiora del suo monastero. Allo scoppio della guerra civile spagnola, dovette abbandonare il monastero, requisito dai miliziani. Insieme ad altre nove monache, trovò rifugio da un benefattore. Di lei e delle altre si persero le tracce dopo l’8 novembre 1936, quando vennero portate via dal loro rifugio; neanche i loro resti mortali sono mai stati rinvenuti. Suor Maria del Pilar e le sue compagne, alle quali sono state unite altre quattro monache di due ulteriori monasteri dello stesso Ordine, sono state beatificate il 22 giugno 2019 a Madrid, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica cade il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i propri Martiri del XX secolo.



Juana Josefa Ochotorena Arniz nacque ad Arraiza, nella regione spagnola della Navarra, il 27 dicembre 1860, figlia di José Ochotorena e Isidora Arniz.
Il 22 maggio 1879 entrò nell’Ordine dell’Immacolata Concezione, le cui religiose sono dette Concezioniste Francescane. Sei mesi più tardi, il 22 novembre, ricevette l’abito religioso. Il suo nuovo nome fu suor Maria Giovanna di San Michele.
Si dedicò alla preghiera sin dai primi giorni in monastero, con assiduità e intensità. Cercò di condurre una vita nascosta, semplice e senza protagonismi. Molti testimoni l’hanno ricordata come «un’anima molto raccolta, silenziosa all’estremo, semplice e intensamente dedita alla contemplazione», ma anche come «assidua lettrice del Vangelo. Leggeva un passaggio della Passione del Signore e da questa lettura usciva sempre confortata».
Per anni soffrì di una malattia delicata e dolorosa, ma solo la superiora lo sapeva. Il resto delle monache ne rimase all’oscuro fino al 1931, quando i segni della malattia divennero palesi. Le cure mediche non ebbero effetto; a suor Maria Giovanna non rimase che sopportare.
Era ancora malata, quando le Concezioniste Francescane del monastero di San Giuseppe a Madrid, dove risiedeva, vennero raggiunte dai disordini della guerra civile spagnola. Alle nove del mattino del 19 luglio 1936, era appena finita la Messa nel convento, quando da fuori si sentirono grida di minaccia: «Fuori le monache!». Madre Maria del Monte Carmelo, la superiora, diede quindi ordine alle altre monache di tornare in coro, per consumare le Ostie consacrate così da evitare profanazioni.
Mentre le distribuiva, il cappellano domandò alle religiose: «Se le circostanze lo richiedessero, sareste disposte a dare la vita per mantenervi fedeli ai vostri impegni di anime consacrate?». La risposta di tutte fu un «Sì» fermo e incondizionato.
Si vestirono quindi con abiti secolari, presero con sé un fagotto con lo stretto indispensabile e lasciarono il monastero in due gruppi. Otto ripararono nelle case di amici o di parenti, mentre le restanti dieci vennero ospitate da un benefattore, comprese la superiora e suor Maria Giovanna.
Il portinaio di uno stabile vicino, però, denunciò la loro presenza. Da allora subirono frequenti controlli e ingiurie da parte dei miliziani, che volevano costringerle a rinunciare alla fede. Nei mesi di luglio e agosto rimasero per giorni senza poter bere, dato che era stata loro tolta l’acqua. Oltre a questo, suor Maria Giovanna soffrì anche per la scarsità delle medicine.
L’8 novembre 1936 le monache vennero prelevate dalla casa dov’erano state ospitate e obbligate a salire su un camioncino. Non ci sono notizie esatte dei loro ultimi giorni; neanche i loro resti mortali sono mai stati rinvenuti. Suor Maria Giovanna di San Michele aveva settantacinque anni, cinquantasette dei quali di vita religiosa.
L’Ordine delle Concezioniste Francescane ebbe altre martiri nel corso della guerra civile spagnola. Suor Maria Agnese di San Giuseppe e suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione, del monastero di Nostra Signora delle Misericordie a El Pardo, nei pressi di Madrid, vennero fucilate all’alba del 22 agosto 1936. Sono le uniche i cui resti sono stati identificati e preservati.
La superiora del monastero di Escalona, suor Maria di San Giuseppe, e la sua vicaria, suor Maria dell’Assunzione, furono invece le uniche che non tornarono a casa alla fine della guerra. Dopo essere passate per varie carceri con le altre monache, vennero uccise alla fine di ottobre del 1936. Anche le loro spoglie sono andate disperse.
La causa delle quattordici Concezioniste, capeggiate proprio da madre Maria del Monte Carmelo, ha visto l’inizio delle fasi preliminari a Toledo, a partire dal 2002. La fase diocesana, però, si è svolta a Madrid, luogo del loro martirio, dal 2006 al 3 febbraio 2010. Il nulla osta della Santa Sede è invece datato 9 ottobre 2007.
Il 15 gennaio 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui le monache venivano dichiarate martiri.
La beatificazione è stata celebrata il 22 giugno 2019 nella cattedrale dell’Almudena a Madrid, presieduta dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre. La memoria liturgica di suor Maria Giovanna e delle altre monache cade il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i propri Martiri del XX secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-06-25

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