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Beata Maria dell’Assunzione (Asunción Pascual Nieto) Vergine e martire

6 novembre

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Villarobe, Spagna, 14 agosto 1887 – Madrid, Spagna, fine ottobre 1936

Asunción Pascual Nieto nacque a Villarobe, un villaggio nei pressi di Burgos ora scomparso, il 14 agosto 1887. A ventidue anni entrò nel monastero dell’Incarnazione a Escalona, dell’Ordine dell’Immacolata Concezione, le cui religiose sono dette Concezioniste Francescane, diventando suor Maria dell’Assunzione. Svolse vari compiti con docilità e semplicità, fino a essere eletta vicaria della superiora, madre Maria di San Giuseppe. Con lei e con le altre dodici monache, il 28 luglio 1936, fu costretta ad abbandonare il monastero. Passò attraverso varie prigionie, senza mai rinnegare la propria fede e il proprio stato di religiosa. Alla fine della guerra, solo lei e la superiora non tornarono a Escalona: vennero uccise sul finire del mese di ottobre 1936. I loro resti mortali non sono mai stati ritrovati. Insieme ad altre dodici monache di due ulteriori monasteri dello stesso Ordine, sono state beatificate il 22 giugno 2019 a Madrid, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica cade il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i propri Martiri del XX secolo.



Nacque a Villarobe, un villaggio nei pressi di Burgos ora scomparso, il 14 agosto 1887. Era figlia naturale di Regina Pascual Nieto; non si sa chi fosse suo padre. Pochi giorni dopo la nascita, la bambina, cui fu posto nome Asunción, fu abbandonata nella ruota degli esposti dell’orfanotrofio di Burgos. Fu affidata a una coppia di Torrecilla del Monte, Juan Portugal e Francisca Lara.
Nel 1892, a quattro anni e mezzo, ricevette la Cresima. A dieci anni fu riportata all’orfanotrofio, che con tutta sicurezza non lasciò fino a quando non domandò di entrare nel monastero dell’Incarnazione a Escalona, dell’Ordine dell’Immacolata Concezione, le cui religiose sono dette Concezioniste Francescane.
Nella relazione scritta dal cappellano dell’orfanotrofio, si dice di lei:«Asunción ha osservato e osserva un comportamento esemplare, si distingue per la sua religiosità e per la sua devozione entusiasta alla Madonna, con i suoi superiori è obbediente e rispettosa, molto accetta alle sue compagne e molto amata da tutti i dipendenti del centro. Gode di buona salute».
Entrò nel monastero di Escalona il 6 giugno 1909, forse perché spinta dall’esempio di altre ragazze dell’orfanotrofio. Il 31 ottobre 1909 ricevette l’abito religioso. Non ebbe difficoltà a essere ammessa alla professione temporanea, della durata di tre anni, che si svolse il 6 maggio 1910.
In un’altra relazione, che la superiora trasmise al vicario episcopale della diocesi di Toledo, sotto cui ricade Escalona, è scritto che era «un’anima di preghiera, docile, responsabile e di buona compagnia; per questo motivo è molto amata da tutte le monache». Fu quindi inserita nella comunità come monaca corista e cantora.
A ridosso della professione solenne, un altro documento afferma che si distingueva per il suo «atteggiamento di preghiera, per semplicità, per essere affettuosa e servizievole con le compagne e sommamente rispettosa verso la superiora». Divenne quindi infermiera, addetta alla ruota e portinaia; infine, fu eletta vicaria.
Nel 1936, a quattro secoli dalla sua fondazione, il monastero di Escalona ospitava quattordici religiose. Già da quando era stata stabilita la Repubblica in Spagna, il municipio della città aveva cominciato una campagna diffamatoria contro le monache. Venne anche diffusa la voce secondo cui loro avevano avvelenato le condutture idriche cittadine, che passavano per l’orto del monastero.
In base a questo, il sindaco si sentì in dovere di entrare nella clausura, perquisendo tutti gli ambienti e mettendo in ridicolo le monache. Consapevoli che il monastero rischiava di essere dato alle fiamme, loro decisero di fare dei turni notturni di veglia, a coppie, nella torre campanaria.
La situazione giunse al culmine il 28 luglio, quando ricevettero l’ordine di abbandonare il monastero. Il sindaco, già dal giorno prima, aveva riferito la notizia in tutta la città. Come risultato, una gran folla attendeva le monache all’uscita, chi per curiosità, chi per offenderle e insultarle.
Prima di procedere, madre Maria di San Giuseppe diede l’ordine di vestirsi con abiti secolari e di radunarsi in chiesa, per consumare le Ostie consacrate ed evitare profanazioni. Tutte erano sconvolte, qualcuna piangeva. Il cappellano, don Teógenes Díaz Corralejo Fernández, le incoraggiò: «Sorelle, ora è quando dobbiamo dare testimonianza e dimostrare che siamo coraggiosi soldati di Cristo».
Dal monastero vennero condotte al carcere cittadino, dove rimasero ventiquattr’ore, mescolate a un altro numeroso gruppo di prigionieri. Non furono accudite in nulla, né ricevettero da mangiare o da bere. Il giorno dopo vennero interrogate separatamente, una ad una, a intervalli di mezz’ora. Resistettero tutte alle promesse di essere liberate, se solo avessero rinunciato al loro stato di religiose.
Dopo due giorni, a sorpresa, furono liberate. Più di dieci famiglie di Escalona, pur conoscendo a quale rischio andavano incontro, le accolsero nelle proprie case. Godettero una certa libertà dal 30 luglio al 16 settembre, quando vennero di nuovo chiamate a comparire di fronte a un tribunale improvvisato in un altro edificio distinto del carcere.
Il 17 settembre vennero trasferite alla Direzione Generale di Sicurezza di Madrid. Mentre passavano per Navalcarnero, furono sul punto di essere linciate da un gruppo di miliziani. Trascorsero la prima notte nei sotterranei della Direzione Generale, poi, il 18, vennero recluse nel convento delle Cappuccine, trasformato in carcere per milleottocento donne, circa ottocento delle quali erano religiose.
Alla fine della guerra, tutte le monache poterono fare ritorno a Escalona. Mancavano però suor Maria dell’Assunzione e madre Maria di San Giuseppe. Un testimone ha dichiarato che furono condotte in una “checa”, ovvero in una prigione improvvisata. Dato che le conosceva perché passava le vacanze a Madrid, andò a trovarle, le riconobbe benché vestite da secolari e parlò con loro. Qualche giorno dopo tornò a visitarle, ma vide i loro cadaveri. Erano gli ultimi giorni di ottobre del 1936. Suor Maria dell’Assunzione aveva quarantanove anni, ventisette dei quali di vita religiosa.
L’Ordine delle Concezioniste Francescane ebbe altre martiri nel corso della guerra civile spagnola. Suor Maria Agnese di San Giuseppe e suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione, del monastero di Nostra Signora delle Misericordie a El Pardo, nei pressi di Madrid, vennero fucilate all’alba del 22 agosto 1936. Sono le uniche i cui resti sono stati identificati e preservati; dal 2015 riposano presso la Casa madre dell’Ordine a Toledo.
Madre Maria del Monte Carmelo (al secolo Isabel Lacaba Andía) e altre nove monache del monastero di San Giuseppe a Madrid, espulse dall’edificio monastico all’inizio della guerra, vennero invece prelevate l’8 novembre 1936 dalla casa dov’erano state ospitate. Da allora non si seppe più nulla di loro; neanche i resti furono mai ritrovati.
La causa delle quattordici Concezioniste, capeggiate proprio da madre Maria del Monte Carmelo, ha visto l’inizio delle fasi preliminari a Toledo, a partire dal 2002. La fase diocesana, però, si è svolta a Madrid, luogo del loro martirio, dal 2006 al 3 febbraio 2010. Il nulla osta della Santa Sede è invece datato 9 ottobre 2007.
Il 15 gennaio 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui le monache venivano dichiarate martiri.
La beatificazione è stata celebrata il 22 giugno 2019 nella cattedrale dell’Almudena a Madrid, presieduta dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre. La memoria liturgica di suor Maria dell’Assunzione e delle altre monache cade il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i propri Martiri del XX secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-06-25

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