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Beata Maria di San Giuseppe (Josefa Ytóiz) Vergine e martire

6 novembre

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Pamplona, Spagna, 3 marzo 1871 – Madrid, Spagna, fine ottobre 1936

Il 3 marzo 1871 fu abbandonata nella ruota degli esposti dell’orfanotrofio di Pamplona una neonata, che l’indomani, col Battesimo, fu chiamata Josefa Ytóiz. Venne affidata a una famiglia, che però la riportò indietro dopo una settimana. Una seconda famiglia l’accolse e l’allevò fino a quando, a ventidue anni, Josefa entrò nel monastero dell’Incarnazione a Escalona, dell’Ordine dell’Immacolata Concezione, le cui religiose sono dette Concezioniste Francescane, diventando suor Maria di San Giuseppe. Per venticinque anni fu superiora del monastero: tenne relazioni materne con le consorelle, per le quali si preoccupava di continuo. Il 28 luglio 1936, di fronte alle minacce sempre più crescenti fu costretta ad abbandonare con loro il monastero. Rimase al loro fianco durante varie prigionie, preoccupandosi che non rinnegassero la fede né lo stato di religiose. Alla fine della guerra, solo lei e la sua vicaria, suor Maria dell’Assunzione, non tornarono a Escalona: vennero uccise sul finire del mese di ottobre 1936. Insieme ad altre dodici monache di due ulteriori monasteri dello stesso Ordine, sono state beatificate il 22 giugno 2019 a Madrid, sotto il pontificato di papa Francesco. I loro resti mortali non sono mai stati ritrovati.



Non si conoscono i dati esatti della sua nascita, perché venne messa nella ruota degli esposti dell’orfanotrofio di Pamplona il 3 marzo 1871, avvolta in una camicia, senza biglietti né segni distintivi. L’indomani fu battezzata nella cappella dell’istituto. Il cappellano stesso le mise il nome di Josefa Ytóiz.
Due giorni dopo il Battesimo, venne affidata a una coppia di Olagüe, ma dopo una settimana fu riportata in orfanotrofio. La ragione risiede probabilmente nel fatto che la famiglia affidataria non riusciva a prendersi cura di lei a dovere. Lo stesso giorno, fu consegnata a Matías Uganda di Iraizóz e a sua moglie, coi quali rimase tredici anni. Il 27 agosto 1878 ricevette la Cresima.
Nell’agosto 1892, quando Josefa ebbe ventitré anni, domandò l’ingresso nel monastero Concezionista dell’Incarnazione di Escalona. Entrò come religiosa corista, perché i suoi genitori adottivi poterono pagare la dote necessaria. Il 29 gennaio 1894 emise la professione temporanea e, tre anni dopo, quella solenne. Il suo nuovo nome fu suor Maria di San Giuseppe.
Era una religiosa estremamente semplice, aperta, facilmente accessibile e prossima, fiduciosa, affettuosa e molto servizievole. Rimase venticinque anni come superiora del monastero, rieletta ogni tre anni, grazie alle sue doti di governo. Le sue relazioni con le consorelle della comunità erano molto materne, improntate a una responsabilità straordinaria per le cose che avevano relazione col monastero.
È sufficiente leggere le numerose lettere conservate, indirizzate al sovrintendente delle religiose della Curia di Toledo, per avere un buon quadro della sua personalità. Ad esempio, presentando la difficile situazione economica in cui versava la comunità, scrisse: «Le dico una cosa sola, padre, cioè che, quando date qualche elemosina, Vostra Signoria ci ricordi perché qui in quest’angolo di Escalona siamo sole – ma non abbandonate da Dio – e le elemosine non devono essere solo per quelle della città, siamo anche della diocesi, vero? Come le parlo, padre! Davvero, mi pare di stare parlando col mio vero padre, in tutta semplicità e fiducia».
In un’altra missiva, erompe in un’invocazione di fronte ai tempi difficili per la Spagna e per la Chiesa del Paese: «Siamo qui, chiediamo a tutti i costi a Dio nostro Signore che faccia scendere la sua misericordia a rimedio del grande male che pesa sopra questa nazione. La nostra Purissima Madre è colei che deve sistemarlo perché è nostra Madre e Madre della Spagna».
Nel 1936, a quattro secoli dalla sua fondazione, il monastero di Escalona ospitava quattordici religiose. Già da quando era stata stabilita la Repubblica in Spagna, il municipio della città aveva cominciato una campagna diffamatoria contro le monache. Venne anche diffusa la voce secondo cui loro avevano avvelenato le condutture idriche cittadine, che passavano per l’orto del monastero.
In base a questo, il sindaco si sentì in dovere di entrare nella clausura, perquisendo tutti gli ambienti e mettendo in ridicolo le monache. Consapevoli che il monastero rischiava di essere dato alle fiamme, loro decisero di fare dei turni notturni di veglia, a coppie, nella torre campanaria.
La situazione giunse al culmine il 28 luglio, quando ricevettero l’ordine di abbandonare il monastero. Il sindaco, già dal giorno prima, aveva riferito la notizia in tutta la città. Come risultato, una gran folla attendeva le monache all’uscita, chi per curiosità, chi per offenderle e insultarle.
Prima di procedere, madre Maria di San Giuseppe diede l’ordine di vestirsi con abiti secolari e di radunarsi in chiesa, per consumare le Ostie consacrate ed evitare profanazioni. Tutte erano sconvolte, qualcuna piangeva. Il cappellano, don Teógenes Díaz Corralejo Fernández, le incoraggiò: «Sorelle, ora è quando dobbiamo dare testimonianza e dimostrare che siamo coraggiosi soldati di Cristo».
Dal monastero vennero condotte al carcere cittadino, dove rimasero ventiquattr’ore, mescolate a un altro numeroso gruppo di prigionieri. Non furono accudite in nulla, né ricevettero da mangiare o da bere. Il giorno dopo vennero interrogate separatamente, una ad una, a intervalli di mezz’ora. Resistettero tutte alle promesse di essere liberate, se solo avessero rinunciato al loro stato di religiose.
Dopo due giorni, a sorpresa, furono liberate. Più di dieci famiglie di Escalona, pur conoscendo a quale rischio andavano incontro, le accolsero nelle proprie case. Godettero una certa libertà dal 30 luglio al 16 settembre, quando vennero di nuovo chiamate a comparire di fronte a un tribunale improvvisato in un altro edificio distinto del carcere. Ogni volta che una delle consorelle si allontanava per l’interrogatorio, madre Maria di San Giuseppe era nervosa e preoccupata. Quando però vedeva tornare ciascuna, aveva gli occhi che le brillavano di gioia.
Il 17 settembre vennero trasferite alla Direzione Generale di Sicurezza di Madrid. Mentre passavano per Navalcarnero, furono sul punto di essere linciate da un gruppo di miliziani. Trascorsero la prima notte nei sotterranei della Direzione Generale, poi, il 18, vennero recluse nel convento delle Cappuccine, trasformato in carcere per milleottocento donne, circa ottocento delle quali erano religiose.
Alla fine della guerra, tutte le monache poterono fare ritorno a Escalona. Mancavano però suor Maria di San Giuseppe e la sua vicaria, suor Maria dell’Assunzione. Un testimone ha dichiarato che furono condotte in una “checa”, ovvero in una prigione improvvisata. Dato che le conosceva perché passava le vacanze a Madrid, andò a trovarle, le riconobbe benché vestite da secolari e parlò con loro. Qualche giorno dopo tornò a visitarle, ma vide i loro cadaveri. Erano gli ultimi giorni di ottobre del 1936. Madre Maria di San Giuseppe aveva sessantasei anni, quarantaquattro dei quali di vita religiosa.
L’Ordine delle Concezioniste Francescane ebbe altre martiri nel corso della guerra civile spagnola. Suor Maria Agnese di San Giuseppe e suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione, del monastero di Nostra Signora delle Misericordie a El Pardo, nei pressi di Madrid, vennero fucilate all’alba del 22 agosto 1936. Sono le uniche i cui resti sono stati identificati e preservati; dal 2015 riposano presso la Casa madre dell’Ordine a Toledo.
Madre Maria del Monte Carmelo (al secolo Isabel Lacaba Andía) e altre nove monache del monastero di San Giuseppe a Madrid, espulse dall’edificio monastico all’inizio della guerra, vennero invece prelevate l’8 novembre 1936 dalla casa dov’erano state ospitate. Da allora non si seppe più nulla di loro; neanche i resti furono mai ritrovati.
La causa delle quattordici Concezioniste, capeggiate proprio da madre Maria del Monte Carmelo, ha visto l’inizio delle fasi preliminari a Toledo, a partire dal 2002. La fase diocesana, però, si è svolta a Madrid, luogo del loro martirio, dal 2006 al 3 febbraio 2010. Il nulla osta della Santa Sede è invece datato 9 ottobre 2007.
Il 15 gennaio 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui le monache venivano dichiarate martiri. La beatificazione è stata celebrata il 22 giugno 2019 nella cattedrale dell’Almudena a Madrid, presieduta dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre. La memoria liturgica di suor Maria del Monte Carmelo della Purissima Concezione e delle altre monache cade il 6 novembre, giorno in cui le  diocesi spagnole ricordano i propri Martiri del XX secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-06-25

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