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Servi di Dio Giovanni Battista Sidoti, Chôsuke e Haru Martiri

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Sidoti: Palermo, 22 agosto 1667 – Tokyo, 27 novembre 1714
Chôsuke e Haru: † Tokyo, 27 novembre 1714


Giovanni Battista Sidoti nasce a Palermo, Capitale della Sicilia, allora sotto la dominazione spagnola, il 22 agosto 1667 e viene battezzato il giorno seguente nella parrocchia di S. Croce.
Figlio di Giovanni Sidoti ed Eleonora Amico, ebbe due fratelli: Filippo (1664-1734), che fu Vicario generale di tre Arcivescovi, Vicario Capitolare di Palermo e Monreale, e Vescovo eletto di Catania, e Paolo, nato nel 1670 e morto adolescente. Ebbe anche una sorella, Giovanna Eleonora Crocifissa (+ 1714), che fu abbadessa del Monastero di S. Vito, delle claustrali del TOF.
Laureato in Filosofia e in Teologia, fu ordinato nella seconda metà degli anni Ottanta del Seicento, e svolse il ministero di vivanderius nella Chiesa Cattedrale.
Nei primissimi anni Novanta del XVII secolo si trasferisce a Roma, città nella quale si laurea in utroque jure e nella quale diventa Uditore del card. Tommaso Maria Ferrari, futuro Prefetto della Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti, della quale Sidoti diverrà Relatore.
In quegli anni, a Roma, dopo le abiure dei padri gesuiti Cristovao Ferreira (1632) e Giuseppe Chiara (1643), si discute vivacemente sulla possibilità, da parte dei missionari che dimorano nelle terre extraeuropee, di rinnegare la fede cattolica, qualora venissero sottoposti a tortura. La risposta della teologia tradizionale era che giammai si sarebbe dovuti arrivare all’abiura. Sidoti appartiene a questa corrente di pensiero e chiede - ottenendone l’assenso e il titolo di “Missionario Apostolico” - a Papa Clemente XI di poter essere inviato in Giappone. A tal scopo, studia la lingua giapponese.
Il 4 luglio 1702, parte da Roma alla volta delle Filippine - penultima tappa del viaggio - con la delegazione che accompagna il Patriarca d’Antiochia Ch. Maillard de Tournon in Cina per risolvere la cosiddetta “Questione dei Riti”. L’indomani si imbarca a Civitavecchia e, dopo aver attraccato a Genova, Tarragona, Gibilterra, sbarca a Cadice (22 agosto), a Siviglia (16 settembre) e di nuovo a Cadice (5 febbraio 1703) e, poi, alle Isole Canarie (16 febbraio), alle Isole Mascarene (3 agosto), a Pondicherry, in India (6 novembre) e, finalmente, a Manila (22 settembre 1704) dove, in attesa di una nave che lo porti in Giappone, vi risiede per quattro anni - pur avendo provato, invano, a recarsi in quel Paese nell’autunno del 1707 ed aver fatto sosta in ottobre a Macao, prima di far ritorno a Manila. Nella capitale delle Filippine, il prete palermitano diventa membro del TOF.
A Manila, Sidoti contribuisce notevolmente all’edificazione del Seminario diocesano, all’ampliamento dell’Ospedale S. Giovanni di Dio e a diverse Opere pie, riscuotendo l’ammirazione dell’Arcivescovo Diego Camacho y Ávila.
Dopo un altro tentativo, fallito, di salpare per il Giappone (22 agosto 1708), tre giorni dopo il prete palermitano può iniziare il viaggio che lo porterà in terra giapponese, e precisamente nell’isola di Yakushima, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre.
Catturato dalle guardie, subisce un primo interrogatorio nella Provincia di Satsuma (11 ottobre – 20 dicembre).
In seguito, viene tradotto a Nagasaki, dove rimarrà fino al 25 ottobre 1709. Pochi giorni dopo il suo arrivo, viene sottoposto a interrogatorio (20 – 31 dicembre 1708) dai Giapponesi, aiutati per la comprensione della lingua, dagli Olandesi residenti nell’isola artificiale di Dejima.
Nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 1709 Sidoti lascia Nagasaki per essere tradotto a Edo, dove arriva il 1° dicembre 1709. Nell’allora Capitale dello shogunato, il palermitano viene interrogato (22 dicembre 1709 – 3 gennaio 1710) dal famoso consigliere dello shogun Arai Hakuseki. Grazie a lui, abbiamo numerose notizie sul periodo giapponese di Sidoti. Il neoconfuciano avrebbe voluto che lo shogun rimandasse il prete in Europa, ma il Giapponese lo fa rinchiudere nel Kirishitan Yashiki, assistito da due servi: Chôsuke e Haru. Nell’inverno del 1713-14, i due servitori si autodenunciano riguardo al Battesimo ricevuto dal prete europeo e vengono rinchiusi in una buca. Poco tempo dopo anche Sidoti viene recluso in una piccola buca.
Il 7 settembre 1714, Papa Clemente XI, avendo ricevuto delle buone – ma purtroppo false – notizie sull’ottima accoglienza di Sidoti presso la Corte dell’Imperatore del Giappone, lo nomina Vicario Apostolico ad beneplacitum del Giappone - anche se il prete palermitano non conoscerà tale nomina, perché in prigione.
Il 13 novembre muore Chôsuke. Il 27 novembre 1714 è la volta di Sidoti.
Dopo le notizie arrivate nel XVIII secolo in Europa, concernenti la fine della vita del prete palermitano, ben presto l’oblio ha caratterizzato la sua storia. Nel 1865 il pastore statunitense Samuel Robbins Brown scopre casualmente, a Tokyo, il manoscritto di Arai Hakuseki (Seiyô Kibun) grazie al quale abbiamo notizie dell’interrogatorio di Sidoti, a Edo.
Nel 2014 vengono scoperte, anche stavolta in modo casuale, a Tokyo, durante i lavori di scavo delle fondamenta per la costruzione di un palazzo, le ossa del prete palermitano e dei suoi servi. Nel 2016 gli scienziati giapponesi attestano che le ossa ritrovate sono proprio quelle di Sidoti, Chôsuke e Haru.
La vicenda di Sidoti presenta tre punti di contemporaneità: la fermezza nel perseguire le proprie idee, la necessità del confronto tra le culture e lo smascheramento di ogni forma di fondamentalismo religioso. Su quest’ultimo punto, mi piace riportare l’affermazione da lui pronunciata durante un interrogatorio a Edo, e condivisa da Arai - «le ingiustizie contro le altre nazioni non sono da attribuire alla religione degli aggressori ma solo agli aggressori stessi» .
Di concerto con l’Arcidiocesi di Tokyo, e col Nulla Osta della Congregazione delle Cause dei Santi, l’Arcidiocesi di Palermo, ha iniziato, quale Parte Attrice, la Causa di Beatificazione o di Dichiarazione di Martirio dei Servi di Dio Giovanni Battista Sidoti, sacerdote diocesano e Vicario Apostolico del Giappone, Chôsuke, fedele laico, e Haru, fedele laica.
Il 7 marzo 2019 è stata celebrata a Palermo la prima Sessione dell’Inchiesta Diocesana e, nei giorni 19-23 dello stesso mese, a Tokyo, quella Rogatoriale.


Autore:
Don Mario Torcivia, Postulatore

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Aggiunto/modificato il 2019-06-19

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