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Beato Enrico di Danimarca Principe, Terziario francescano

13 marzo

+ Perugia, 13 marzo 1415


Sul beato Enrico penitente, nella prima appendice sui profili di santi e beati non inseriti nel proprio della diocesi di Perugia, troviamo qualche accenno biografico riportato da quanto scrivono brevemente i bollandisti. Egli sarebbe stato un pellegrino d’ignota origine, qualificato come nobile venuto dal nord, vestito con abiti da eremita, devotissimo, che fu accolto nell’hospitale di San Barnaba in Porta Santa Susanna di Perugia, ove s’ammalò e morì in pochi giorni. Sarebbe ignoto anche il secolo in cui visse. La leggenda dice che alla morte del beato Enrico penitente suonarono le campane della chiesa senza essere mosse da alcuno.
È possibile però reperire maggiori informazioni riguardo questo Beato nel “Leggendario Francescano”, che riporta “Istorie de Santi, Beati, Venerabili, ed altro Uomini illustri, che fiorirono nelli tre Ordini istituiti dal serafico padre San Francesco”, pubblicato a Venezia nel 1722 a firma del padre F. Benedetto Mazzara, minore riformato. Altra preziosa fonte è costituita dal primo volume di “Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria e di quelli i corpi de quali riposano in essa provincia”, “descritte dal sig. Lodovico Iacobilli da Foligno Protonot. Apostolico”.
Risulta dunque come Enrico fosse un principe danese, figlio del Re Aquino di Danimarca, e vestì l’abito del Terz’Ordine Francescano. Messosi in cammino verso Assisi lungo la Via Francigena come pellegrino, giunto a Perugia rese l’anima al suo Creatore il 13 marzo 1415 presso l’Ospedale dei Santi Cosma e Damiani, i santi medici, della Chiesa di San Barnaba, allora posta sotto la giurisdizione della Chiesa di Sant’Andrea in Porta Santa Susanna.
Proprio sotto l’Altar maggiore di quest’ultima trovarono degna collocazione le sue soglie, grazie alla fama di santità di Enrico e dei miracoli che seguirono la sua morte. Il suo culto quale Beato non venne mai ufficializzato dalla Santa Sede, ma il suo nome fu inserito tra i patroni della città di Perugia.
Il Beato Enrico godette di culto almeno fino alla metà del XX secolo, per poi cadere in degrado condividendo tale sorte insieme a tanti altri santi e beati in seguito ad una crisi ideologica seguita al Concilio Vaticano II, che ha portato a spazzare via numerosi personaggi dai calendari diocesani. Papa Benedetto XVI, nella sua Lettera ai Vescovi del 7 luglio 2007, affermava: “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto”.
Recentemente le reliquie del Beato Enrico sono state risistemate e l’urna del XVIII secolo è stata ricollocata sotto il nuovo altare della chiesa suddetta. La sua festa è tornata in auge e viene celebrata il 13 marzo, dies natalis del Beato.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2020-03-13

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