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Beata Maria Agnese (Inés) Zudaire Galdeano Vergine visitandina, martire

18 novembre

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Echávarri, Spagna, 28 gennaio 1900 - Madrid, Spagna, 18 novembre 1936

Inés Zuidare Galdeano nacque il 28 gennaio 1900 ad Echávarri (Navarra). Lasciò la sua città natale il 3 maggio 1919 per entrare nel primo monastero della Visitazione di Madrid, diventando suor Maria Agnese. Il 17 novembre 1920 fece la sua professione religiosa. Di una semplicità incantevole, non nascose la paura che provava nel restare a Madrid nel 1936, nel periodo iniziale della guerra civile spagnola; trovò però forza e fiducia in Dio. Insieme a sei consorelle rimase nel monastero, ma poi si traferì in uno scantinato vicino. Dopo cinque mesi, il 18 novembre 1936, le monache furono prelevate da una pattuglia di miliziani anarchici. Al momento dell'arresto, suor Maria Agnese era a letto, con la febbre alta. La fecero alzare in malo modo e lei non oppose alcuna resistenza. Con le sue compagne, nell'uscire in strada si fece il segno della croce e offrì coraggiosamente la sua vita a 36 anni. Fu fucilata il 18 novembre 1936, a Madrid. L’unica superstite, suor Maria Cecilia, venne uccisa cinque giorni dopo. Insieme a lei e alle proprie compagne di martirio, suor Maria Agnese fu beatificata dal Papa san Giovanni Paolo II il 10 maggio 1998 a Roma. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta del monastero della Visitazione di Madrid.

Martirologio Romano: Presso Madrid in Spagna, beate Maria del Rifugio (Maria Gabriella) Hinojosa y Naveros e cinque compagne, vergini dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria e martiri, che, durante la persecuzione, benché chiuse in monastero, furono arrestate con l’inganno dai miliziani e andarono incontro a Cristo Sposo uccise a fucilate.


Famiglia e vocazione
Inés Zuidare Galdeano nacque il 28 gennaio 1900 ad Echávarri in Navarra. Fu battezzata il giorno successivo alla nascita e cresimata il 18 novembre 1902. I suoi genitori, Valentín Zudaire e Francisca Galdeano, formavano una famiglia molto credente, nella quale non era mai trascurata la recita del Rosario e dove aveva gran risalto la devozione all’Eucaristia.
Due dei loro sei figli si consacrarono a Dio, come altri membri della famiglia: Florencio, che entrò tra i Maristi, e Inés, che a diciannove anni si presentò al monastero della Visitazione di Maria a Madrid, in calle Santa Engracia. Lungo la strada incontrò un sacerdote cappuccino, al quale, per prepararsi alla nuova vita che l’attendeva, fece la propria confessione generale.

Alla Visitazione di Madrid
Con la vestizione religiosa non le fu cambiato nome di Battesimo, ma a quello che già portava (che in italiano corrisponde ad Agnese) fu aggiunto quello di Maria. Le piacque davvero, perché era molto devota alla Madonna. Professò i primi voti nel 1920 come sorella addetta ai servizi ordinari della comunità (indossava il velo bianco) ed emise i voti solenni il 17 novembre 1923.
Si lasciò plasmare come cera, specialmente nella via della preghiera e dell’obbedienza. La maestra delle novizie le insegnò la preghiera mentale. Il giorno dopo averle dato le prime indicazioni, le domandò com’era andata. «Molto bene», rispose. «Ho fatto come ha detto e sentivo come se Nostro Signore fosse seduto accanto a me».
Suor Maria Agnese era attiva, rispettosa e servizievole, ma in certe occasioni faticava a dominarsi: cambiava subito colore in viso. Dovette lasciare il proprio compito in cucina a causa di un eczema persistente, fatto che le causò un gran dispiacere. Poco dopo, però, l’espressione serena del suo volto denotò la completa accettazione della volontà di Dio.

La diaspora
Nel 1931, dopo la proclamazione della Seconda Repubblica spagnola, iniziarono a verificarsi incendi di chiese e di edifici sacri, anche a Madrid. Le monache sapevano qualcosa di ciò che stava accadendo, anche se non nei minimi dettagli.
Quando anche il monastero era sul punto di essere dato alle fiamme, la superiora in carica, suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros, riunì la comunità, composta da ottantatré suore: diede l’ordine di indossare abiti secolari e di uscire a piccoli gruppi. Sarebbero state scortate da parenti e amici: chi di loro non avesse avuto nessuno che le potesse accogliere, poteva rifugiarsi dai familiari delle altre.
Il 21 maggio, dieci giorni dopo l’evacuazione forzata, le Visitandine poterono fare ritorno dalle case dov’erano disperse. Tuttavia, la situazione non sembrava tornare pacifica. Per questa ragione, dopo un tentativo andato a vuoto di essere ospitate dalle consorelle in Belgio e in Francia, le monache si trasferirono ad Oronoz in Navarra.
Suor Maria Agnese, nonostante i disagi, era molto felice di poter rivedere la sua terra natale e la sua famiglia. Una delle sue sorelle, Cecilia, venuta a trovarla, si lamentò con lei perché, a tre anni dalle proprie nozze, non aveva ancora avuto figli; Ildefonsa, un’altra sorella, le aveva affidato uno dei suoi. La monaca le chiese: «Ma tu vuoi averne?». Sentita la sua risposta affermativa, dichiarò: «L’anno prossimo, più o meno in questa data, avrai un figlio». Così avvenne, anche grazie alle sue preghiere.

All’epoca della guerra civile
La comunità rimase a Oronoz fino al marzo 1932. Tuttavia, nei primi mesi del 1936, poiché continuava a non esserci tranquillità, dovettero tornarci. Non volendo però lasciare completamente abbandonato il monastero, la nuova superiora, madre Leocadia Aparici, stabilì che sette suore rimanessero tra le sue mura. Raccomandò poi che restassero unite quanto più fosse stato possibile, senza separarsi l’una dall’altra.
Erano suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros (responsabile del gruppo), suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Angela Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain. Suor Maria Agnese accettò di unirsi a loro, anche se aveva paura: «Pregate molto per noi, può darsi che ci uccidano», raccomandò alle consorelle in partenza.

Insieme fino alla morte
Rimasero nel monastero solo un mese. Cercarono di condurre, per quanto possibile, una vita ordinaria nell’osservanza della Regola, nella contemplazione di Dio e nell’offerta di sé stesse.
Il 13 luglio si trasferirono in uno scantinato in calle Manuel González Longoria, vicino al monastero, come previsto dalla superiora; l’aveva preso in affitto se si fosse presentato un caso simile. Tuttavia, passavano le giornate all’interno del monastero, suonando le campane e dando l’impressione che fosse ancora abitato.
La guerra civile scoppiò il 18 luglio 1936, cinque giorni più tardi: divenne quindi impossibile per loro lasciare il rifugio. Di tanto in tanto qualche sacerdote le raggiungeva per celebrare la Messa, mentre le sorelle esterne (ossia quelle che potevano uscire dalla clausura per fare spese) si arrischiavano ad aggirarsi all’esterno.
Alcuni amici suggerirono loro di chiedere asilo ai consolati esteri, ma le Visitandine erano certe che i vicini avrebbero mantenuto il segreto. Si rifiutarono di separarsi, fedeli alla raccomandazione di madre Leocadia. Suor Maria Agnese a quel tempo aveva un’infezione a un orecchio e poteva salvarsi andando in ospedale, ma non volle essere ricoverata.

La denuncia
A metà agosto, l’andirivieni delle due sorelle esterne (ossia quelle addette agli acquisti fuori dalla clausura) cominciò a destare sospetti: una donna denunciò la presenza nel rifugio. Lo scantinato fu perquisito più volte, ma le religiose, anche se non fu trovato nulla che le potesse incolpare, sentivano che la loro fine era imminente.
Un giorno arrivarono due guardie per prelevare suor Teresa Maria. Suor Giuseppa Maria si offrì per accompagnarla, anche se era probabile che entrambe non sarebbero tornate vive. Il giorno dopo, invece, riuscirono a tornare al rifugio.

L’ultima minaccia
A novembre, dopo cinque mesi di permanenza, suor Maria Gabriella comunicò alle altre che il portinaio offriva loro la possibilità di fuggire una per volta, a intervalli separati, verso rifugi sicuri. Tutte rinnovarono la scelta di restare unite.
Il 17 novembre 1936, dopo la quarta perquisizione, i miliziani si congedarono con un saluto che sapeva di minaccia: «A domani!». Le monache trascorsero il giorno successivo pregando e digiunando, in preparazione alla morte.
La sera seguente, si presentò loro una pattuglia della FAI (Federazione Anarchica Iberica) per caricarle su un camion. Suor Maria Agnese era a letto con la febbre alta: fu presa senza opporre resistenza e senza neanche poter prendere un mantello o una coperta.
Anche lei, come le altre, si fece il segno della croce uscendo in strada. Qualcuno tra la folla che si era radunata ammirava il loro coraggio, ma altri gridavano: «Dovrebbero fucilarle qui sul posto, perché facendo il segno della croce ci sfidano».

Il martirio
Dopo un breve tragitto, furono condotte fuori città. Scese dal mezzo, si presero per mano, a due a due, per farsi coraggio: furono subito abbattute con scariche di fucili. La più giovane di esse, suor Maria Cecilia, rimase illesa, a differenza delle altre, e fuggì impaurita nella notte.
Il resto della comunità, nel rifugio di Oronoz, non seppe nulla dell’accaduto fino a qualche mese dopo e in maniera molto confusa, anche perché le comunicazioni erano interrotte e la corrispondenza si faceva sempre più rara.
Le monache tornarono a Madrid nel 1939, ma solo due anni più tardi riuscirono a risalire alla sorte di suor Maria Cecilia: dopo la paura iniziale, si era consegnata ai miliziani ed era stata condotta in carcere. Infine, era stata fucilata all’alba del 23 novembre 1936, davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid.

La causa di beatificazione
Il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid porta la data del 2 luglio 1985. L’inchiesta diocesana, avviata a Madrid il 29 ottobre 1985, si concluse il 26 aprile 1989 e ottenne la convalida degli atti il 6 dicembre 1991.
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 1992, fu esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 ottobre 1996 e, il 3 giugno 1997, dai cardinali e dai vescovi membri della medesima Congregazione.
Il 7 luglio 1997, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui suor Maria Agnese e compagne venivano dichiarate ufficialmente martiri. Lo stesso Pontefice le beatificò il 10 maggio 1998 a Roma, fissando la loro memoria liturgica al 18 novembre, giorno della nascita al Cielo di tutte, tranne che di suor Maria Cecilia.
I resti mortali di suor Maria Agnese, suor Maria Gabriella, suor Teresa Maria e suor Maria Engrazia sono venerati nella cripta del monastero di calle Santa Engracia. Quelli di suor Maria Cecilia, suor Giuseppa Maria e suor Maria Angela riposano invece nella chiesa dell’abbazia della Santa Croce al “Valle de los Caidos” (diventato poi tempio della riconciliazione nazionale) di Madrid, precisamente nella cappella del Santo Sepolcro.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2020-08-05

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