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Nicola Perin Adolescente

Testimoni

Rovigo, 2 febbraio 1998 Rovigo, 24 dicembre 2015

Nicola Perin nasce a Rovigo ma risiede a Borsea, frazione del comune rodigino. Grazie alla testimonianza di fede gioiosa e concreta di mamma Adriana e papà Roberto, dei nonni e di tutta la comunità cristiana di “San Zenone”, assimila sin da piccolo i valori della nobiltà d’animo, lealtà, rispetto, perdono e amicizia. Grande appassionato di pesca e rugby, ricopre il ruolo di mediano di mischia della Monti Junior Rovigo indossando la maglia numero 9. Di una straordinaria intelligenza, a scuola ottiene ottimi risultati. Il 9 luglio del 2013 la diagnosi di “leucemia” lo costringe ad un ricovero prolungato all’ospedale di Padova. Affronta questa grande prova con una fiducia strabiliante nella Divina Provvidenza. Nonostante due trapianti del midollo osseo la malattia si ripresenta puntualmente. Il 4 luglio 2015 riceve l’Olio Santo degli Infermi che lo rafforza nella fede e nella lotta contro la malattia. Ancora pochi mesi e ritorna al cielo la vigilia di Natale dopo aver chiesto al papà di aiutarlo a fare il segno di croce. La sua tomba si trova al cimitero di Borsea.



Famiglia e sacramenti
Nicola Perin nasce a Rovigo il 2 febbraio 1998 da papà Roberto e mamma Adriana Vazan che lo crescono con valori cristiani ben solidi e radicati dove la fede è vissuta e testimoniata concretamente. Il 16 maggio viene battezzato da don Giuliano Gulmini nella chiesa parrocchiale di “San Zenone” a Borsea (Rovigo). Riceve la prima comunione il 3 giugno 2007 per le mani del parroco don Silvio Baccaro mentre il sacramento della Cresima gli è conferito il 27 ottobre 2012 nella parrocchia di Grignano Polesine dal vescovo di Rovigo mons. Lucio Soravito de Franceschi.
Bello, solare, di una straordinaria intelligenza, sempre sorridente ma anche uno tosto come pochi. In famiglia è affettuoso, vuole molto bene ai genitori e trascorre diversi momenti della giornata in compagnia dei nonni con i quali ha un rapporto bellissimo di affetto e stima. Dunque un bambino allegro ma allo stesso tempo determinato in ciò che vuole.

La quotidianità
A 6 anni inizia a giocare a rugby mentre con i nonni scopre la grande passione per la pesca. Il gioco della palla ovale ha un ruolo importante nella sua vita poiché gli trasmette alcuni ideali fondamentali che faranno parte per sempre del suo DNA: nobiltà d’animo, lealtà, senso di responsabilità, rispetto dell’avversario, spirito di sacrificio, altruismo, amicizia, impegno, gioco di squadra e coraggio.
A scuola, fin dalle elementari, ottiene ottimi risultati. Le maestre e i professori sovente lodano la sua buona educazione e il suo comportamento rispettoso verso tutti. Terminate le scuole medie decide di iscriversi all’istituto per geometri, che lo vede impegnarsi a dismisura. A pari passo con lo studio continua la pratica del rugby dove viene convocato agli allenamenti regionali grazie alla sua tenacia, grinta e passione. Gioca con la maglia numero 9 nel ruolo di mediano di mischia della Monti Junior Rovigo. Basta vederlo una volta per essere travolti dalla sua energia. Si può dire che è amico di tutti e di qualsiasi età, infatti, gioca volentieri anche con bambini più piccoli di lui. Da sempre molto disponibile con gli altri, man mano cresce, cerca di aiutare chi è in difficoltà senza fare distinzione tra amici o sconosciuti. Il suo cuore buono accoglie chiunque gli si fa prossimo.

Innamorato di Gesù
Ma che cosa ha in più Nicola rispetto a tanti ragazzi della sua età? Nel corso della sua esistenza, il giovane rodigino s’innamora di Gesù. Molto presto si accorge di come è bello e appagante cercare di seguire ed imitare i suoi insegnamenti anche se non è sempre facile. Scrive sul suo diario: «Vivere nella concretezza di ogni giorno il perdono, l’amicizia, la solidarietà, l’accoglienza mi dà una gioia immensa». Il mondo della scuola e dello sport è il suo banco di prova e qui, con grande entusiasmo, mette in pratica tutti gl’insegnamenti ricevuti andando spesse volte contro corrente. È stimato, apprezzato dai suoi compagni e questo gli permette di evangelizzare senza temere di essere criticato o deriso. Nonostante la giovane età emana un fascino particolare che lo rende autorevole nella parola e nell’azione facendo rimanere affascinati quanti gli si avvicinano.

La grande prova: leucemia

Nicola ha 15 anni e da un po’ di tempo si sente stanco e in affanno. Per questo motivo all’inizio di luglio del 2013 esegue un emocromo di controllo. Il 9 luglio alle 12,35 il medico di base chiama i suoi genitori per invitarli a portare il figlio in ospedale per ulteriori controlli. Poche ore dopo si ritrova a Padova ricoverato in oncoematologia pediatrica. Seguono giorni di prelievi di sangue e midollo osseo, una biopsia. Il verdetto non tarda ad arrivare: «leucemia». Gli viene diagnosticata una Mielodisplasia con eccesso di blasti dove l'unica terapia per poter guarire è il trapianto di midollo. È consapevole che la sua guarigione non dipende solo dai medici ma anche dalla sua forza e soprattutto dalla Divina Provvidenza. Effettivamente l’efferata concretezza della malattia non ha fatto i conti con la potenza strabiliante della sua fede. Ripete spesso: «Ragazzi, non trattenetevi dal voler bene e non abbiate timore di spendervi per gli altri».

Le cose importanti nella vita
È anche in questo momento che Nicola, ragazzo semplice e profondamente umile, comprende sino in fondo quali sono le cose importanti nella vita. Capisce che l’esistenza può essere molto breve e non va sprecata in cose inutili e senza senso. La sua vita e quella dei genitori in un attimo cambia radicalmente. L’ospedale diventa per tutti loro una seconda casa. Nicola, da grande lottatore, affronta la malattia con dignità e con un sorriso invidiabile. Nell’ospedale di Padova continua a studiare sia grazie agl’inseganti che fanno servizio in reparto sia tramite Skype dove si tiene in collegamento con i professori di Rovigo. La possibilità di studiare gli rende la malattia a tratti più leggera. Il suo impegno viene premiato con una borsa di studio come lode per le capacità e la caparbietà con cui ha tentato di sconfiggere il male anche attraverso la cultura. In ospedale i ruoli si invertono e così, dalla cattedra del suo letto, è Nicola, con tanta umiltà e semplicità, ad insegnare l’amore alla vita e la voglia di non mollare, il tutto donato con un piacevole sorriso e un dolce sguardo.

La forza della fede
Per guarire Nicola deve subire il trapianto del midollo osseo. In poco tempo parte la ricerca, tramite il registro internazionale, per trovare donatori compatibili mentre la convivenza con il male continua. Dopo un lungo periodo il donatore non si trova. È papà Roberto, il 15 gennaio 2014, a donargli la vita una seconda volta attraverso il suo midollo. Nel mese di giugno però la malattia si ripresenta.
Nel frattempo c’è anche un frate cappuccino che gli sta vicino, è padre Gianluigi Pasquale suo amico e confessore che confida: «Fu quello il primo momento in cui intravidi la vivida luce della fede emanante dall’iride dei tuoi grandi e meravigliosi occhi color verde smeraldo, luce che, successivamente, ribalzava nei miei occhi quando ti incontravo coricato sul letto dei vari ospedali». Sabato 4 luglio p. Gianluigi si presenta da Nicola per chiedergli se vuole riceve l’Olio Santo degli Infermi che cancella ogni fragilità. Lui prontamente risponde: «Magari». Apre le sue deboli mani e le offre perché siano segnate e santificate. Poi china il capo, un brivido percorre tutto il corpo del frate mentre ripete quel gesto sulla fronte. Nicola si sente confortato, riappacificato e incoraggiato nell’affrontare le difficoltà che sono proprie della malattia. Prega dicendo: «Signore, attraverso la forza del tuo Spirito ti chiedo di guarire la mia anima e se è nella tua volontà anche il corpo».
A novembre dello stesso anno viene fatto il secondo trapianto e questa volta la donatrice è mamma Adriana. Purtroppo dopo circa tre mesi la malattia è ancora lì, più forte che mai. Come nella salute così nella malattia non pensa solo a sé stesso. Durante i ricoveri, quando il suo parroco don Silvio Baccaro gli fa visita, pregano insieme per i suoi compagni di dis-avventura. La stessa cosa succede quando si riunisce in preghiera con i genitori: chiede a Dio aiuto e consolazione per tutti coloro che sono ricoverati in ospedale. Durante la malattia incontra varie volte padre Giuliano Franzan al quale confida: «So che Gesù mi è vicino, mi vuole bene e mi aiuta ma faccio e accetto quello che decide lui». Nel mese di ottobre del 2015 Nicola riceve la visita del vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla.
 
Il segno della croce: in questo la vittoria
I giorni di vita che gli sono stati concessi stanno per terminare. Una miriade di persone prega per lui.
Due giorni prima di lasciare la terra, come ultimo gesto, chiede al papà: «Mi aiuti a fare il segno della croce?» Non ha più le forze per compiere quel gesto ma non vuole darla vinta a quella malattia che gli ha rubato il vigore del fisico ma non la speranza. Nicola ritorna al cielo il 24 dicembre 2015. Si spegne la vigilia di Natale a 17 anni. Il rito funebre è celebrato a Borsea, in una chiesa parrocchiale strapiena all’inverosimile di familiari, parenti, amici e giovani. La bara bianca è avvolta dalla maglia della squadra di rugby. Nell’omelia, p. Gianluigi Pasquale dice: «Tu non hai mai riavvolto il filo della fede. Anzi, nel mare immenso dell’amore di Dio hai sempre lanciato l’amo».
 


Autore:
Cristian Bonaldi


Note:
Per approfondimenti: Gianluigi Pasquale, Sono giovani i santi. Verso il Sinodo sui giovani. La fontana di Siloe, 2018.

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Aggiunto/modificato il 2018-04-18

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