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> Home > Sezione Testimoni > Madre Maria della Santa Croce (Maria Teresa D’Ippolito) Condividi su Facebook Twitter

Madre Maria della Santa Croce (Maria Teresa D’Ippolito) Religiosa

Testimoni

Latiano, Brindisi, 10 giugno 1870 - 22 giugno 1945

Maria della Santa Croce, nata Maria Teresa D’Ippolito (1870-1945), fu suora e Superiora Generale delle Figlie del Sacro Costato, oggi Missionarie Catechiste del Sacro Cuore, fondate dal sacerdote gravinese il Servo di Dio Eustachio Montemurro.
 



Madre Maria della S. Croce (al secolo Maria Teresa D’Ippolito) nacque dalla distinta famiglia D’Ippolito a Latiano (BR) il 10 giugno 1870 da Angelo e Maria Concetta Siciliano. Il 23 novembre 1909, a trentanove anni, fece il suo ingresso nel probandato delle Figlie del Sacro Costato fondate dal sacerdote gravinese Eustachio Montemurro. Il 15 agosto del 1911 divenne novizia, il 18 ottobre del 1913 emise la sua professione temporanea e nel 1925 il 1° luglio emise la professione perpetua tra le Figlie del Sacro Costato. Madre Maria fu superiora locale dal maggio 1910 al maggio 1911, superiora provinciale dall’agosto del 1911 al dicembre 1911 quando divenne superiora generale, scelta con il concorde parere dell’arcivescovo di Potenza mons. Ignazio Monterisi, del fondatore dell’Istituto il servo di Dio Eustachio Montemurro e di Sant’Annibale Maria Di Francia direttore spirituale. Ella fu la prima Superiora Generale istituzionalmente posta a capo del neonato Istituto dopo che Addolorata Terribile, prima professa (insieme a Maria Lucia Visci) e responsabile dell’Istituto, ne avviò la primordiale vita comunitaria.
Rimase in carica come Superiora Generale delle Figlie del S. Costato fino al 1929, e nel 1932 divenne superiora della comunità che prestava servizio presso il seminario di Potenza. Fu sempre attenta a preservare il carisma del fondatore e a difendere l’autonomia del suo giovane Istituto, nonostante tante difficoltà e tentativi di fusione. Non accondiscese mai alle proposte del vescovo di Potenza mons. Razzoli di trasformare le Figlie S. Costato in un Istituto di ispirazione francescana. Purtroppo tra lei e Sant’ Annibale Maria di Francia nacquero incomprensioni, sebbene nel comune sforzo di preservare la vita e la prosperità dell’Istituto del S. Costato. Sant’Annibale, infatti, voleva unire le Figlie S. Costato a quelle da lui fondate le Figlie del Divin Zelo, mentre madre Maria era convinta della legittimità dell’esistenza autonoma del suo Istituto secondo quanto dispose il vescovo mons. Monterisi. Visse, in prima persona, il dolore della separazione dei due Istituti (il ramo di Potenza e di Spinazzola) e fu oggetto di accuse infamanti che, dopo un regolare processo canonico, furono ritenute false e dimostrate infondate ed artatamente costruite. Madre Maria, infatti, in una sua lettera scrive «Quante pene!!! Ma se Gesù bevve il calice delle amarezze, come non dobbiamo pregiarci di averne parte anche noi?», e le pene di cui parla sono proprio le accuse mosse contro di lei da accusatrici inattendibili come dichiarò il vescovo di Potenza mons. Roberto Razzoli il 3 dicembre 1918. Il 5 giugno del 1916, inoltre, lo stesso Mons. Razzoli aveva compiuto una visita pastorale alla casa di Marsico, dove risiedeva la madre Maria, e il risultato degli interrogatori fatti alle varie suore della casa (probande, novizie, neoprofesse, etc) fu altamente gratificante poiché tutte dichiararono la loro soddisfazione per la madre Maria. Infatti il vescovo, riferendosi a questa sua visita pastorale, dichiara che «le numerose probande di Marsico, ordinaria residenza della generale, da noi improvvisamente e accuratamente esaminate alla presenza del vicario generale di Marsico hanno ampiamente dichiarato a voce e in iscritto che la madre generale suor Maria della S. Croce è donna seria, pia, caritatevole con tutti e specchio di purità illibata». In virtù delle sue dettagliate indagini, il vescovo dichiara decisamente innocente la madre Maria, scagionandola da ogni accusa. La fama delle virtù di madre Maria è confermata, ancora, nel 1961 da mons. Mazzeo (vicario generale con i vescovi Monterisi, Razzoli e Pecci) che scrive di lei come «un’anima piena di amore di Dio e spirito di sacrificio, la quale profuse per la comunità tutte le rendite del suo patrimonio di famiglia e tutta la sua vita con le sue mirabili virtù di carità e prudenza, che le meritarono l’affetto filiale e la venerazione non solo delle suore ma anche di tutta la cittadinanza di Marsico, che ancora la ricorda e ne parla con ammirazione».
Morì a settantacinque anni il 22 giugno 1945 nel suo paese natio, Latiano


Bibliografia essenziale:
Borzomati P. (a cura di), Eustachio Montemurro medico e prete, 1997.
Borzomanti P. (a cura di), Eustachio Montemurro, un protagonista del Mezzogiorno tra i poveri e gli emarginati, 1994.


Autore:
Ciro Romano

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Aggiunto/modificato il 2018-02-27

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