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Serva di Dio Danielangela (Anna) Sorti Suora delle Poverelle

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Bergamo, 15 giugno 1947 Kikwit, Repubblica Democratica del Congo, 11 maggio 1995

Anna Sorti, nativa di Bergamo, perse i genitori tra i nove e i dieci anni d’età. Le sofferenze cui era andata incontro l’allontanarono dalla vita di fede, a cui ritornò però dopo un’adolescenza spensierata, lavorando a fianco di persone credenti e riflettendo sulla propria vita. Si stava orientando verso la consacrazione religiosa tra le Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo, ma i suoi fratelli si opposero: per la legislazione dell’epoca, era allora minorenne avendo solo diciott’anni. Fu perfino portata in Tribunale, ma alla fine riuscì nel suo intento: entrò tra le “Poverelle”, prendendo alla Vestizione il nome di Suor Danielangela. Dopo la Prima Professione religiosa fu preparata come infermiera professionale, si dedicò generosamente al servizio degli anziani ospiti nella Casa di riposo in Milano via Palazzolo, cercando sempre di coniugare l’azione con la contemplazione nella preghiera, cui si sentiva particolarmente incline. Pur portando da tempo in cuore l’attrattiva per la clausura, accettò volentieri la proposta della missione: nel 1978 partì per il Congo, dove si prodigò instancabilmente nel Centro ospedaliero di Mosango, poi a Kikimi, quartiere povero e popoloso nella periferia di Kinshasa, quindi nella missione di Tumikia, distante circa 400 km da Kinshasa e 150 da Kikwit. Mentre già imperversava Ebola e Suor Floralba, prima vittima tra le Suore, era grave da giorni, di ritorno da un viaggio da Kinshasa, Suor Danielangela la sera del 24 aprile si offrì a vegliarla e partì verso Mosango guidando lei stessa la jeep, per risparmiare le Sorelle già stanche per l’assistenza anche di notte. In quella stessa veglia fu contagiata, al mattino tornò alla sua Missione di Tumikia per sbrigare gli ultimi doverosi impegni, fu poi portata a Mosango e quindi a Kikwit, in isolamento, dove morì l’11 maggio 1995. Prima di lei, per la stessa malattia non ancora conclamata, erano morte le consorelle Suor Floralba Rondi e Suor Clarangela Ghilardi. Altre tre Suore delle Poverelle, in seguito, perirono contagiate dallo stesso virus. L’Inchiesta diocesana per l’accertamento dell’eroicità delle virtù cristiane di Suor Danielangela, oltre a quelle delle cinque consorelle, si è svolta nella Diocesi di Kikwit dal 28 aprile 2013 al 23 febbraio 2014 ed è stata integrata da un’Inchiesta rogatoriale compiuta nella Diocesi di Bergamo. Le sei Cause stanno procedendo nella fase romana presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Le spoglie di tutte e sei le Religiose, per espressa richiesta del Vescovo di Kikwit Monsignor Edouard Mununu, riposano davanti alla Cattedrale di Kikwit.



I primi anni
Anna Sorti nacque a Bergamo il 15 giugno 1947, ultima dei tredici figli (sette dei quali sopravvissuti all’infanzia) di Daniele Sorti e Angela Bacis. Perse i genitori a breve distanza l’uno dall’altra, nel 1956 e nel 1957; l’anno successivo le morì il fratello Tarcisio.
Questi lutti lasciarono il segno nel suo carattere, fino ad allora vivace: si ritrovò a crescere in fretta e a impegnarsi nelle faccende domestiche. Giunse anche a tralasciare la catechesi e la frequenza alle riunioni di Azione Cattolica, mentre continuava ad andare alla Messa per abitudine.
Dopo le scuole elementari, s’iscrisse a un corso di taglio e cucito. Nel 1960 si sposò il fratello Giuseppe restando a vivere nella casa paterna, per cui la moglie Albina poté occuparsi dell’andamento familiare, sollevando almeno in parte Anna. Quattordicenne, trovò lavoro come rammendatrice nella fabbrica Zopfi; in seguito alla chiusura della fabbrica, andò a lavorare in una legatoria.

L’inizio della vocazione
Impegnandosi nel lavoro, Anna ritrovò una ragione per vivere e per riaccostarsi alla fede. Un giorno, mentre lavorava, fu presa da un pensiero fisso: sentiva di non impegnarsi a sufficienza nel compiere il bene.
«Fu in quel momento», ricordò poi, «che un pensiero-lampo mi disse nell’intimo che facendomi Suora avrei potuto impegnarmi di più. Lo scacciai naturalmente come una cattiva tentazione, ma proprio in quel momento ebbe inizio la mia vocazione».

Contrasti per attuarla
Indirizzata dal suo Direttore spirituale, conobbe le Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo partecipando a una festa nell’Oratorio di via San Bernardino, sede della loro Casa Madre. Pregando davanti all’urna del Fondatore, don Luigi Maria Palazzolo (Beato dal 1963), si sentì spinta ad approfondirne la vita e le opere. In più, frequentando le Suore, fu colpita dal loro stile di servizio verso i malati più poveri: decise quindi che sarebbe diventata una di loro.
I fratelli e le sorelle non erano dello stesso parere: Anna aveva diciott’anni e, all’epoca, la maggiore età era fissata ai ventuno. La condussero perfino in Tribunale, ma lei, dotata di un carattere forte e appoggiata da Lucia Bacis, sua cugina e tutrice, restò ferma nel suo proposito.

Tra le Suore delle Poverelle
Il 1° marzo 1966 Anna entrò in convento, e alla Vestizione religiosa prese il nome di Suor Danielangela, in onore dei genitori. Lo stesso giorno ricevette un mazzo di fiori con un biglietto, da parte di Sergio, un giovane innamorato di lei, deciso ad aspettarla per qualche anno.
Ignorata la proposta dello spasimante, Suor Danielangela s’impegnò nella formazione verso i voti: professò quelli temporanei il 29 settembre 1968 e quelli perpetui nel 1974. Inizialmente fu inviata nella casa di Milano via Palazzolo, per la cura degli anziani e per studiare in vista del diploma di infermiera.

Una contemplativa… in missione
L’indole riflessiva di Suor Danielangela s’intensificava ogni volta che si trovava davanti a qualche forma di sofferenza. Scrisse negli Esercizi spirituali del 1976: «Il dolore ha tanti nomi, tante facce e questo non possiamo cancellarlo. Allora è bene guardarlo in faccia per non prendere abbagli: no all’evasione, no alla rassegnazione, no alla ribellione… Vivere. Cristo afferma che siamo fatti per la gioia».
Il suo desiderio di raccoglimento toccò il culmine quando chiese espressamente alla sua Superiora di concederle un permesso speciale: voleva dedicarsi alla vita contemplativa. La Superiora invece le propose di partire per l’allora Zaire, anche perché lì c’era maggiore bisogno, e lei accettò.

Alla ricerca di Dio tra i fratelli più poveri
Il 4 luglio 1978 Suor Danielangela partì per Mosango, assegnata al Centro ospedaliero del luogo. Da lì passò a Kikimi, un quartiere periferico di Kinshasa, dove acqua ed elettricità erano assenti. Per questo le sembrò quasi un miracolo quando riuscì a inaugurare il reparto della maternità, così che le donne non partorissero più in condizioni disumane.
Nel 1991 fu nominata responsabile della missione di Tumikia. A otto mesi dal suo arrivo, poteva scrivere alla Madre generale: «Forse il Signore mi voleva qui per insegnarmi meglio a obbedire e a servire. Fino ad oggi mi sento in equilibrio e convinta che vale la pena di offrire qualcosa…».
Costantemente preoccupata della situazione politica zairese, condivideva la sofferenza del popolo oppresso dal regime di Mobutu. Faceva del suo meglio per alleviarla, correndo dovunque servisse la sua presenza.

«Amore chiede amore»
La sua indole contemplativa traspariva costantemente, anche quando doveva preparare la cappella, guidare la preghiera comunitaria o partecipare all’Adorazione eucaristica: in questa circostanza poi, indossava il suo vestito migliore, quello della domenica. Le consorelle, ammirate e sorprese, la soprannominarono “trappistina”, proprio per il suo modo intenso e prolungato di pregare.
Il pensiero della brevità della vita, riaffiorava di frequente in lei. Ne è documento una lettera del 23 marzo 1995, dove scrisse: «Il tempo passa in fretta per tutti e dobbiamo stare preparati perché non sappiamo né l’ora né il giorno in cui il Signore ci può chiamare», aggiungendo però: «Restate nella gioia, perché amore chiede amore».

Colpita dal virus Ebola
Nell’aprile del 1995 gli operatori sanitari di Kikwit, che avevano partecipato ad un intervento chirurgico su di un malato grave, morirono nel giro di due settimane. Anche le Suore delle Poverelle ebbero una vittima: Suor Floralba Rondi, morta il 25 aprile. Il 6 maggio successivo morì un’altra Religiosa, Suor Clarangela Ghilardi. Due giorni dopo arrivò la diagnosi definitiva: entrambe le Suore, ma anche gli altri medici e infermieri, erano morti a causa del virus Ebola. Era quindi in atto una vera e propria epidemia.
Suor Costanzina Franceschina, sorella più anziana, si era resa disponibile per vegliare Suor Floralba onde alleviare le consorelle già stanche per le precedenti veglie, ma Suor Danielangela volle prendere il suo posto. Partì verso Mosango e vegliò Suor Floralba grave la notte del 24 aprile, rientrando poi a Tumikia la mattina seguente. Il 1° maggio avvertiva già forti brividi di freddo e febbre: nella notte di veglia, oltre a lavare in continuità le bende inzuppate di sangue per le frequenti emorragie, si era anche tagliata al dito con una fialetta per iniezioni.
Inizialmente fu ricoverata a Mosango, ma ben presto portata a Kikwit per il forte sospetto di contagio Ebola. Morì l’11 maggio 1995, nel primo pomeriggio.

La sua Causa di beatificazione
L’epidemia di Ebola provocò altre vittime tra le Suore del Beato Palazzolo: Suor Floralba Rondi e Suor Clarangela Ghilardi prima di lei, e dopo di lei Suor Dinarosa Belleri, Suor Annelvira Ossoli, Suor Vitarosa Zorza. La loro vicenda circolò immediatamente tramite la stampa e la televisione e, col passare del tempo, non fu dimenticata né dentro né fuori l’Istituto.
La Congregazione delle “Poverelle”, dopo ponderata riflessione, chiese l’avvio della Causa di beatificazione per le sei Suore al Vescovo di Kikwit. Questi, ottenuto nel 2013 il Nulla osta da parte della Santa Sede, aprì le singole Inchieste per l’accertamento delle virtù eroiche di Suor Danielangela e delle cinque consorelle. L’apertura delle Inchieste diocesane è avvenuta nella Cattedrale di Kikwit domenica 28 aprile 2013; l’8 giugno 2013 sono seguite le rispettive Inchieste rogatoriali nella Diocesi di Bergamo, dove le Suore avevano vissuto parte della loro vita, concludendosi entro il gennaio 2014. La chiusura delle Inchieste diocesane è avvenuta a Kikwit il 23 febbraio 2014. Le Cause proseguono ora nella fase romana.


Autore:
Emilia Flocchini e suor Linadele Canclini, Postulatrice generale delle Suore delle Poverelle

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Aggiunto il 2017-10-05

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