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Carlota Bizerra Vedova e terziaria francescana

Testimoni

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Alto Alegre, Brasile, 13 marzo 1901

Carlota Bezerra (o Carlotta Bizerra), di nazionalità brasiliana, affiancò i Frati Cappuccini e le suore Terziarie Cappuccine di Loano (poi Suore Cappuccine di Madre Rubatto) nell’educazione delle bambine e delle ragazze indigene nella missione di San Giuseppe della Provvidenza, situata nel Nord-Est del Brasile. Vedova, aderente al Terz’Ordine Francescano, per la sua azione educativa si meritò l’appellativo di “mamma degli indigeni”. Rimase uccisa nel massacro compiuto da indios di varie tribù il 13 marzo 1901, nel quale perirono anche tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, sette suore Cappuccine di Madre Rubatto e un altro Terziario francescano, oltre a più di 250 fedeli. I resti mortali di quelli che sono stati definiti informalmente “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e i due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda, costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.



Sono poche le notizie biografiche relative a Carlota Bizerra, o Carlotta Bezerra. Era nativa di Barra do Corda, nel Nord-Est del Brasile. Rimasta vedova, aderì al Terz’Ordine Francescano e divenne collaboratrice dei Frati Minori Cappuccini nell’educazione delle bambine e delle ragazze indigene, presso la missione di San Giuseppe della Provvidenza (São José da Providencia), impiantata nel 1896 nella zona di Alto Alegre.
Tre anni dopo, nel 1899, giunse alla missione un gruppo di suore Terziarie Cappuccine di Loano, accompagnate dalla Madre fondatrice, Maria Francesca di Gesù, al secolo Anna Maria Rubatto (beatificata nel 1993).
Donna Carlota le affiancò nella cura dei suoi conterranei, meritandosi l’appellativo di “mamma degli indigeni”. Era accanto alle suore anche quando loro andarono a pregare di fronte alla salma di padre Celso da Uboldo, il superiore della missione, morto dopo una breve malattia.
Il 13 marzo 1901, verso le cinque del mattino, la missione di San Giuseppe della Provvidenza fu attaccata da un gruppo di indios armati. Primo a cadere fu padre Zaccaria da Malegno, mentre stava celebrando la Messa nella chiesetta della missione.
Secondo la ricostruzione ricavata dalle testimonianze pubblicate nel 1908 da padre Bartolameo da Monza, una banda di indios assaltò l’abitazione di donna Carlota, che non era lontana da quella dei frati.
In tutto perirono, a parte lei, tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, sette suore Cappuccine (di cui una novizia) e un altro Terziario francescano, oltre a più di 250 fedeli, comprese quasi tutte le 44 bambine ospiti del collegio fondato dalle suore.
Stando poi a quanto scrisse il 16 luglio 1901 a madre Francesca Rubatto un fedele della missione, Lupercinio Maranhão, il cadavere della vedova non venne ritrovato subito, come quello di fra Salvatore da Albino, ma tutti e due furono poi recuperati.
I resti mortali di quelli che sono diventati noti come i “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e i due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda, costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-09-17

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