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Beato Jesús Emilio Jaramillo Monsalve Vescovo e martire

3 ottobre

Santo Domingo, Colombia, 16 febbraio 1916 – Arauquita, Colombia, 3 ottobre 1989

Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, nato il 16 febbraio 1916 a Santo Domingo, nella provincia di Antioquia e in diocesi di Medellin, entrò nel 1929 nel Seminario dell’Istituto delle Missioni Estere di Yarumal. Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 1° settembre 1940, si dedicò a lungo all’insegnamento, prima ai novizi del suo Istituto, poi nel Collegio Ferrini di Medellin. L’11 novembre 1970 fu nominato Vicario Apostolico di Arauca, in precedenza Prefettura Apostolica: fu ordinato vescovo il 10 gennaio 1971, ma compì la presa di possesso il 21 settembre 1984. Prese pubblicamente posizione contro la guerriglia portata avanti dall’Esercito di Liberazione Nazionale, d’impronta comunista: per questo motivo, il 2 ottobre 1989, fu sequestrato insieme a un seminarista, alla propria segretaria e a tre sacerdoti; furono tutti rilasciati, tranne lui e padre Helmer Muñoz. Il suo cadavere fu ritrovato l’indomani da quel sacerdote, con segni di torture e di armi da fuoco, nonché privato dei segni della dignità vescovile, ossia l’anello e la croce pettorale. La sua beatificazione è stata fissata all’8 settembre 2017 a Villavicencio, durante il viaggio apostolico di papa Francesco in Colombia, presieduta dallo stesso Pontefice. I suoi resti mortali sono venerati nella cattedrale di Santa Barbara ad Arauca, in una cappella della navata destra. La sua memoria liturgica è stata fissata al 3 ottobre, il giorno della sua nascita al Cielo.



Famiglia e vocazione
Jesús Emilio Jaramillo Monsalve nacque il 16 febbraio 1916 a Santo Domingo, nella provincia di Antioquia e in diocesi di Medellin, da Alberto Jaramillo, artigiano, e Cecilia Monsalve, casalinga. Fu battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale, intitolata a san Domenico di Guzman. Ebbe una sorella, Maria Rosa, con la quale frequentò le elementari in paese. La famiglia era povera, ma non si lamentava della propria condizione.
I genitori, profondamente credenti, accolsero con gioia la notizia che Jesús Emilio era intenzionato a entrare in Seminario. Non in quello diocesano, bensì in quello dell’Istituto delle Missioni Estere di Yarumal, fondato recentemente da monsignor Miguel Ángel Builes, vescovo di Santa Rosa de Osos. Lo scopo era formare sacerdoti da inviare nelle zone più sprovviste di assistenza spirituale della Colombia.

Nel Seminario delle Missioni Estere di Yarumal
Nel febbraio 1929, Jesús Emilio iniziò quindi a frequentare il Seminario Minore dell’Istituto delle Missioni Estere di Yarumal, a tredici anni compiuti. La comunità era formata da appena settanta ragazzi e cinque sacerdoti, ma era animata da un profondo sentimento missionario, instillato dall’esempio del fondatore.
Dal canto suo, il ragazzo cominciava a dare prova di sé: era dotato di una bella voce, sportivo e amante della lettura. Era di poche parole, tranne quando doveva allenarsi a parlare in pubblico. Soprattutto, si distinse per la dedizione ai doveri di preghiera e di studio.

Novizio, poi sacerdote
Nel 1934 intraprese gli studi in vista del sacerdozio, col biennio di Filosofia. Una volta terminati, iniziò il noviziato: il 3 dicembre 1936, dopo tre mesi, compì la prima promessa di obbedienza.
Tra il 1937 e il 1940 seguì i corsi di Teologia. Se da una parte continuava a eccellere come oratore negli eventi importanti del Seminario, dall’altra cercava di mantenersi umile, servizievole e amichevole verso i compagni, meritandosi così la loro stima e quella degli educatori.
Le tappe verso il sacerdozio si susseguirono: tonsura, ordini minori, diaconato. Fu ordinato infine sacerdote il 1° settembre 1940 e celebrò la Prima Messa nella chiesa del suo paese natale.

I primi incarichi
Dopo aver trascorso qualche tempo con i familiari, padre Jesús Emilio venne inviato dai superiori a Sabanalarga, all’epoca in diocesi di Barranquilla. Ad appena tre settimane dall’ordinazione, poteva scrivere al Rettore, padre Aníbal Muñoz Duque: «Credo che ora il mio spirito sia più capace di apprezzare la grandezza della mia vocazione missionaria. Mi sento talmente Cristo; sento come nasce nelle mie viscere l’enorme amore per le mie pecore».
Quell’esperienza durò appena quattro mesi: nel 1941 fu designato come professore in Seminario. Allo stesso tempo, fu cappellano del carcere femminile di Bogotá, dove produsse un gran fervore spirituale.
Teneva anche ritiri spirituali a sacerdoti e laici, nonché predicazioni in occasione delle solennità liturgiche e della Settimana Santa: in breve, divenne uno dei maggiori oratori sacri del Paese. In più, esercitava il dono del consiglio dirigendo spiritualmente religiose e seminaristi.
Tra il 1942 e il 1944 frequentò la Pontificia Università Saveriana di Bogotá, ottenendo il dottorato in Teologia Dogmatica con una tesi, che ottenne il massimo dei voti, su «La libertà di Nostro Signore Gesù Cristo secondo San Tommaso d’Aquino».

Responsabilità nell’Istituto dei Missionari di Yarumal
A trent’anni, padre Jesús Emilio fu nominato maestro dei novizi. Mantenne l’incarico fino al primo Capitolo Generale dell’Istituto, nel 1950, quando fu eletto Secondo Assistente del Superiore Generale e Rettore del Seminario.
I suoi discepoli ricordano come non avesse perso la sua vitalità (pattinava e andava in bicicletta) e nemmeno la sua risata aperta e cordiale. Non rifuggiva le situazioni difficili, ma si faceva vicino ai suoi figli che aspiravano alla missione. Quando entrava in preghiera, il suo volto era sereno, privo di affettazione, ma segno di una fede sicura.
Nel 1956, in seguito al secondo Capitolo Generale, fu scelto dal nuovo Superiore generale, monsignor Gerardo Valencia Cano, come suo Vicario Delegato con funzioni di Ordinario. Appena tre anni dopo, alle dimissioni di monsignor Cano, divenne lui stesso Superiore generale.

Superiore generale negli anni del Concilio Vaticano II
Durante quel periodo, i Missionari di Yarumal ricevettero il primo invito a varcare i confini della
Colombia: sbarcarono quindi in Africa. Nello stesso tempo, padre Jesús Emilio fondò a Medellin il Collegio Ferrini, intitolato al terziario francescano e docente universitario Contardo Ferrini (beatificato nel 1947): per molti anni fu un centro di eccellenza dedicato alla formazione dei laici.
Il mandato di padre Jesús Emilio come Superiore generale doveva durare dieci anni, ma lui volle che venissero applicate immediatamente le normative appena promulgate durante il Concilio Vaticano II, che prevedevano invece una durata di sei anni.
Libero dagli impegni di governo, prestò servizio nella Conferenza Episcopale Colombiana come Assessore del Consiglio Nazionale dei Laici. Riprese anche la sua attività di docente, insegnando nel Collegio Ferrini di Medellin.

Primo Vicario Apostolico residenziale di Arauca
L’8 gennaio 1970 morì monsignor Luis Eduardo García, Prefetto apostolico di Arauca e Missionario di Yarumal. Poco dopo, la Santa Sede elevò la Prefettura a Vicariato Apostolico: il primo Vicario Apostolico fu padre Jesús Emilio, eletto l’11 novembre 1970.
Fu ordinato vescovo il 10 gennaio 1971 da monsignor Angelo Palmas, Nunzio Apostolico in Colombia; ottenne il titolo vescovile di Strumizza. Come motto, assunse un versetto del profeta Zaccaria (Zac 14,5): «Vigilate! Il Signore viene!».
Il giorno della sua ordinazione episcopale, così pregò nella sua allocuzione: «Concedimi, Signore, il dono immeritato di non deludere le speranze di tanti che confidano nella pochezza delle mie forze, le quali, come spero, possono diventare irresistibili come la fionda di Davide sostenuto dalla potenza invincibile della tua Grazia».

Il suo episcopato
Il 19 luglio 1984 il Vicariato di Arauca venne elevato a diocesi: monsignor Jaramillo ne divenne il primo vescovo residenziale. Il vasto territorio di cui si occupava includeva due regioni molto diverse tra loro: le Pianure Orientali e la foresta del Sarare. Il vescovo esercitò il suo nuovo ministero in quelle zone, dove era tornata la violenza armata contro i signori che spadroneggiavano sul popolo.
Non mancavano neanche le resistenze da parte del clero: pur di liberare il Paese, alcuni sacerdoti si fecero guerriglieri. Non era meno evidente la scristianizzazione, che andava avanzando in Colombia.
Monsignor Jaramillo era consapevole di tutto questo: s’impegnò accanitamente per proteggere la vita e la dignità dei suoi fedeli. Diede vita a svariate iniziative in difesa dei diritti umani, soprattutto dei poveri, senza perdere di vista la Parola di Dio.
Creò poi nuove parrocchie e fondò due organismi speciali: l’Istituto San Giuseppe Operaio a Saravena, per la formazione umana e cristiana dei contadini, e l’Équipe dell’Indio, per l’evangelizzazione degli indios del Sarare.

Minacce e persecuzioni
Tutta quest’attività lo rese presto sgradito alle forze che intendevano liberare la Colombia con la violenza, in particolare all’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). Cominciarono ad arrivargli attacchi diffamatori e calunnie, mentre c’era chi lo definiva tiepido e mediocre, non perdonando i suoi errori umani.
Monsignor Jaramillo, invece, non si lasciava inquietare e perdonava chi lo offendeva. Non si vantava dei doni ricevuti e proseguiva la sua formazione artistica e culturale. Infine e soprattutto, continuava ad annunciare il Vangelo, anche se sapeva bene a cosa sarebbe andato incontro.

Il sequestro
Sabato 30 settembre 1989, monsignor Jaramillo si diresse a La Esmeralda e di lì, il giorno seguente, a Fortul, dove era atteso in visita pastorale. Il giorno dopo si recò a Puerto Nidio, ancora per la visita pastorale. Era accompagnato da padre Rubín, parroco di Fortul, da padre León Pastor Zarabanda, da padre Helmer Muñoz che guidava il fuoristrada, dal seminarista Germán Piracoca e dalla segretaria della parrocchia di Fortul.
Appena superato un ponte di legno sulla strada tra Fortul e Tame, il mezzo fu fermato da tre uomini, vestiti da contadini e armati. Poco dopo, i tre domandarono chi fosse Jesús Jaramillo Monsalve, senza titoli onorifici; il vescovo rispose.
Con maniere gentili, fecero scendere dalla jeep tutti i passeggeri, poi rifecero la stessa domanda, cui monsignor Jaramillo rispose nuovamente. A quel punto, dissero di aver bisogno di lui per un comunicato da inviare al Governo nazionale, poi domandarono chi sapesse guidare l’automobile. Si fece avanti padre Helmer, il quale si rese presto conto che il vescovo stava per essere rapito. I sequestratori, membri dell’ELN, ordinarono quindi a tutti gli altri di mettersi sul ciglio della strada e ripartirono, dirigendosi prima verso nord, poi verso est.

Il martirio
Giunti in un luogo isolato, circa verso le sette di sera, fecero scendere il sacerdote e il vescovo e riferirono loro che dovevano aspettare ordini dai loro superiori. Dissero a padre Helmer di allontanarsi, perché solo il vescovo doveva venire con loro.
Di fronte all’insistenza del sacerdote, che non voleva lasciarlo, monsignor Jaramillo lo prese in disparte e gli disse: «Mettiamoci alla presenza del Signore e che sia fatta la sua volontà». Quindi si diedero l’assoluzione a vicenda, poi, per obbedienza, il vescovo chiese al sacerdote di andarsene, così da non complicare le cose.
Anche i sequestratori gli ordinarono di andarsene, promettendo che l’indomani sarebbero tornati con monsignore. Mentre si allontanava, padre Helder sentì le ultime parole di monsignor Jaramillo: «Io parlo con chi devo parlare, ma per favore non fate nulla al mio ragazzo».
Alle prime ore del 3 ottobre, il sacerdote tornò a cercare il suo superiore nel punto che gli era stato indicato dai guerriglieri. Verso le 8, lo trovò morto: aveva segni di tortura e svariate ferite da arma da fuoco. Non portava più l’anello episcopale, né la croce pettorale; la catena da cui pendeva era stata spezzata.
Attraverso l’allora Segretario di Stato vaticano, il cardinal Agostino Casaroli, il Papa san Giovanni Paolo II inviò le sue condoglianze alla Conferenza Episcopale colombiana, dove assicurava preghiere per ottenere «l’eterno riposo per l’anima esemplare del Pastore zelante, che ha dedicato tutta la sua vita al servizio del popolo di Dio predicando riconciliazione e amore cristiano».

La causa di beatificazione
Il 7 luglio 2000 la Santa Sede concesse il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione di monsignor Jaramillo. La fase diocesana si svolse presso la diocesi di Arauca e si concluse il 29 giugno 2006.
In seguito all’esame della “Positio super martyrio” da parte dei Consultori teologi e dei cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, il 7 luglio 2017 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui monsignor Jaramillo poteva essere dichiarato martire.
La sua beatificazione, insieme a quella del sacerdote Pedro María Ramírez Ramos, è stata fissata all’8 settembre 2017 a Villavicencio, nel corso del viaggio apostolico in Colombia di papa Francesco, presieduta dallo stesso Pontefice.
I resti mortali di monsignor Jesús Emilio Jaramillo Monsalve furono sepolti subito dopo la morte nella cattedrale di Arauca. Il 24 agosto 2017 sono stati riesumati e collocati in una cappella nella navata destra della stessa cattedrale.
La sua memoria liturgica è stata fissata al 3 ottobre, il giorno della sua nascita al Cielo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-09-02

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