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Beata Gabriella di San Giovanni della Croce (Francisca Pons Sardá) Vergine e martire

31 luglio

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Espluga de Francoli, Tarragona, Spagna, 18 luglio 1890 – Barcellona, Spagna, 31 luglio 1936

Suor Gabriella di San Giovanni della Croce, al secolo Francisca Pons Sardá, faceva parte delle Suore Carmelitane Missionarie, fondate dal Beato Francesco di Gesù Maria Giuseppe (Francisco Palau y Quer). Dopo vari servizi in numerose case della congregazione, risiedeva nella Casa madre di Gracia, Barcellona, allo scoppio della guerra civile spagnola. Il 31 luglio 1936, mentre accudiva un malato a domicilio alternandosi con la consorella suor Daniela di San Barnaba (Vicenta Achurra Gogenola), fu invitata a non tornare in convento. Entrambe le suore chiesero ospitalità nella casa di un farmacista, ma vennero catturate da alcuni miliziani comunisti e fucilate fuori Barcellona, sulla strada de La Rabassada, il 31 luglio 1936. Comprese con altre due consorelle in un elenco di 64 martiri, il cui processo congiunto si è svolto nella diocesi di Barcellona, sono state beatificate il 28 ottobre 2007 a Roma.



Primi anni e vocazione
Francisca Pons Sardá nacque a Espluga de Francoli (Tarragona) il 18 luglio 1880, figlia di José Pons e Antonia Sardá; fu battezzata il giorno stesso della nascita.
Fin da piccola sviluppò un carattere forte, focoso e determinato: lo dimostrò, ad esempio, quando diede alle fiamme i libri antireligiosi di un vicino di casa, senza paura della reazione del proprietario; aveva appena quindici anni.
Quando ne ebbe ventisei, entrò nel noviziato delle Carmelitane Missionarie il 5 maggio 1907: professò i primi voti il 6 ottobre 1908 e quelli perpetui il 17 ottobre 1913. Il suo nuovo nome fu suor Gabriella di San Giovanni della Croce.

Determinata e perseverante
Suo padre inizialmente era convinto che non avrebbe resistito alla vita religiosa: scoppiava di allegria giovanile, le piacevano i ragazzi, andare in giro e divertirsi. Nelle occasioni in cui poteva davvero rischiare la vita. Il padre le mandò a dire di tornare a casa: sia nel 1909, durante la cosiddetta “Settimana tragica” di Barcellona, sia durante i disordini dovuti alla proclamazione della seconda repubblica spagnola, sia, infine, all’inizio della guerra civile del 1936.
Suor Gabriella respinse sempre i messaggeri che l’invitavano a rientrare, almeno finché la bufera non fosse passata. Diceva che sarebbe stata l’ultima ad abbandonare il convento, nel caso venisse incendiato, e che era disposta a dare la vita, perché Dio le avrebbe dato la grazia necessaria per affrontare l’eventuale martirio.

I suoi servizi di carità
Gabriella trascorse la sua vita religiosa nella penombra dei lavori umili. Svolse vari incarichi: presso l’ospedale di Tárrega, l’ospizio per ciechi di Santa Lucia a Barcellona, a Santa Coloma de Queralt, presso il Seminario diocesano di Barcellona, a Las Corts. Fu anche inviata per alcuni anni in Argentina. Infine, la sua ultima destinazione fu la Casa madre della congregazione, a Gracia.
Per alcuni mesi, suor Gabriella diede il cambio nell’accudire lo stesso malato a Pedralbes a una consorella, suor Daniela di San Barnaba (Vicenta Achurra Gogenola): andavano senza interruzione, da lunedì al sabato, viaggiando in tram, anche dopo lo scoppio della guerra civile spagnola, ovvero il 18 luglio 1936.

Il martirio
Il 31 luglio, la famiglia del malato invitò le suore a non rientrare al convento: era troppo rischioso tornare a Gracia. Suor Gabriella telefonò a sua nipote, che era di servizio nella farmacia dei signori Boqué, i quali offrirono un nascondiglio a lei e a suor Daniela nel loro appartamento, contiguo alla farmacia. Vi si diressero travestite alla meglio, ma era palese che fossero delle religiose.
A pochi passi dalla farmacia, furono fermate da una pattuglia di miliziani. La portinaia di casa Boqué, che le stava aspettando, vide che vennero catturate, insultate e spinte su un camioncino. Il signor Boqué fece inseguire il mezzo da un dipendente della farmacia, ma tutto fu vano. Di lì a poco, infatti, le suore vennero fucilate fuori dalla città, sulla strada de La Rabassada.
Suor Daniela aveva 46 anni, di cui 20 trascorsi come Carmelitana Missionaria. Suor Gabriella, invece, ne aveva dieci di più, ma aveva 28 anni di vita religiosa.
L’indomani, 1° agosto, vennero raccolti i cadaveri di suor Daniela, suor Gabriella e di altre due suore della loro stessa congregazione, provenienti dalla casa di Vilarrodona e uccise nello stesso luogo: suor Speranza della Croce e suor Maria Rifugio di Sant'Angelo. Dopo l’autopsia, i quattro corpi vennero seppelliti in una fossa comune.

La causa di beatificazione
Le quattro Carmelitane Missionarie sono state incluse in una causa che comprendeva in tutto 64 presunti martiri: oltre a loro, 44 Fratelli delle Scuole Cristiane, 14 Carmelitani Scalzi, 1 Suora Carmelitana della Carità e un seminarista.
Per tutti loro si è svolto un unico processo: ottenuta l’autorizzazione della Sacra Congregazione dei Riti (cui un tempo competevano le cause di beatificazione e canonizzazione), le sessioni si sono celebrate dal 13 novembre 1952 al 7 giugno 1959.
L’inchiesta diocesana è stata convalidata il 18 ottobre 1991 e, quindi, è stata composta la “Positio super martyrio”, esaminata positivamente dai vari componenti della Congregazione delle Cause dei Santi. Infine, il 22 giugno 2004, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava martiri, quindi, anche suor Daniela, suor Gabriella, suor Rifugio e suor Speranza.
I 64 martiri nei quali erano comprese sono stati beatificati a Roma il 28 ottobre 2007, in un rito che elevava agli altari in tutto 498 Religiosi e Laici, accomunati dal martirio avvenuto durante la persecuzione della guerra civile spagnola.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-02-21

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