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Beato Marino Shkurti Sacerdote e martire

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Samrish, Albania, 1 ottobre 1933 aprile 1969

Don Marin Shkurti, sacerdote della diocesi di Scutari, arrivò al sacerdozio dopo una formazione vissuta in clandestinità, durante la persecuzione religiosa messa in atto dal regime comunista. Cercò di fuggire in Jugoslavia con la sua famiglia, per metterla in salvo, ma venne rimandato indietro, separato da essa e condannato a morte: venne fucilato nell’aprile 1969. Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.



La terza e ultima fase della persecuzione religiosa in Albania, che gli studiosi fanno cominciare col 1960, vide l’interruzione dei rapporti anche con la Russia, dopo quella già avvenuta con la Jugoslavia di Tito, e il coinvolgimento nelle politiche della Cina di Mao Tse-Tung.
Iniziarono controlli più aspri su quanti andavano in chiesa, mentre nelle scuole ricominciò la propaganda atea. Le chiese vennero riconvertite a usi profani, se non rase al suolo: fu il caso, per citare il più eclatante, del santuario nazionale della Madonna del Buon Consiglio presso il Castello di Rozafat, a Scutari.
Nel 1944 si contavano circa 200 sacerdoti cattolici romani, ma già nel 1952 oltre 180 di essi erano stati condannati a morte, uccisi senza un giusto processo, torturati o costretti ai lavori forzati. Solo un quinto dei sopravvissuti continuava ad avere cura della vita spirituale dei fedeli, in un’atmosfera di vero terrore.
Eppure, mentre il clero albanese veniva letteralmente decimato, continuavano a sorgere vocazioni. La formazione dei futuri sacerdoti avveniva clandestinamente, sotto la supervisione dei parroci. Avvenne così, ad esempio, per don Marin Shkurti.
Nato a Samrish, vicino a Scutari, il 1 ° ottobre 1933, ebbe un percorso di studi molto irregolare: frequentò la scuola primaria a Dajc, ma seguì gli studi superiori sotto la guida del suo parroco, don Peter Gruda. Venne ordinato sacerdote da monsignor Ernest Çoba, vescovo di Scutari, nella cattedrale di quella città e celebrò la prima Messa l’8 dicembre 1961. Inizialmente fu a servizio della cattedrale di Scutari e, in seguito, della parrocchia di Jubani.
Nei primi mesi del 1967, il dittatore Enver Hoxha impose una versione albanese della “rivoluzione culturale” nata a Pechino e, con decreto ufficiale, proibì ogni forma di culto o di riunione di preghiera. Anche la chiesa di Jubani venne chiusa al culto.
Don Marin all’epoca era il prete più giovane dell’Albania. Per proteggere la sua famiglia, decise di fuggire con quindici suoi congiunti in Jugoslavia: riuscirono a varcare la frontiera, ma vennero rimandati indietro e arrestati, nonostante gli accordi sui rifugiati dei rispettivi Paesi comandassero il contrario.
Don Marin venne separato dai parenti: in seguito si è saputo che i suoi quattro fratelli sono stati condannati a parecchi anni di carcere. Quanto a lui, venne fucilato in pubblico nell’aprile 1969.
Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-11-16

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