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Padre Ignacio Maria (Rafael) Calabuig Adán Sacerdote servita

Testimoni

Denia, Spagna, 4 marzo 1931 - Roma, 6 febbraio 2005


Cenni biografici
Rafael Calabuig Adán, è nato in Spagna nella cittadina di Denia, sul mare, della provincia di Alicante, diocesi di Valencia, terra fecondata anche dalla cultura greca e araba, il 4 marzo del 1931, da Francisco e Maria Concepción Adán. Ha seguito per un settennio (1941-1948) gli studi scientifico-letterari a Valencia, conseguendo al termine del corso il “Bachillerato”, quindi per un biennio (1949-1950) i corsi della Facoltà di Filosofia e Lettere della Università di Valencia. Fa il suo ingresso nel noviziato dell’Ordine dei Frati Servi di Santa Maria il 22 ottobre 1950 e la prima professione temporanea il 23 ottobre 1951 in Italia, a Saluzzo (TO), cittadina che conserverà sempre nel cuore con grati ricordi. È inviato nell’Urbe e affronta con grande interesse gli studi teologici per 6 anni (1951-1957) presso la neo Facoltà Teologica «Marianum», perfezionando costantemente l’italiano, conseguendo la Licenza in teologia e il 27 giugno 1964 il Dottorato con la dissertazione Los formularios V-VIII de la Sección XL del Sacramentario Leoniano. Giunge alla Laurea dopo aver frequentato per un biennio (1957-1959) corsi di specializzazione in Patrologia presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Friburgo (Svizzera) mentre contemporaneamente svolgeva un servizio pastorale presso gli immigrati di lingua spagnola. Per un altro biennio (1963-1964) seguì i corsi di specializzazione in Liturgia al Pontificio Istituto Liturgico del Pontificio Ateneo s. Anselmo di Roma. Di questi periodi p. Calabuig aveva conservato un vivo ricordo ed era molto riconoscente nei confronti di alcuni maestri; in particolare del patrologo Otto Perler a Friburgo, e, a Roma, dalla équique del PIL: B. Neunheuser, A. Nocent, S. Marsili, J. Pinell.

"Maestro" in scienza liturgica e mariologica
Il prof. Ignazio M. Calabuig, ha insegnato nella Pontificia Facoltà Teologica «Marianum» Patrologia e Liturgia in qualità di incaricato dal 1958-1965. Nel 1965 è stato nominato professore aggregato e, abbandonando progressivamente l’insegnamento della Patrologia, si è dedicato principalmente all’insegnamento della Liturgia. Nel 1971 è stato nominato professore straordinario di Patrologia e Liturgia e nel 1979, professore ordinario di Liturgia. Dall’anno accademico 1989-1990 ha tenuto annualmente presso la Facoltà di Liturgia del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, in qualità di “invitato”, un corso su La beata Vergine Maria nella Liturgia. Nonostante che fosse divenuto “emerito” nell’anno 2002, gli è stato chiesto di insegnare annualmente nelle due istituzioni accademiche. Il suo insegnamento ha coinciso con gran parte della sua vita. È stato un vero maestro e pedagogo, riconosciuto, per numerose generazioni di studenti dei diversi cicli accademici. La morte che ha segnato il suo transito verso l’Eterno, al vespro domenicale del 6 febbraio 2005 ha interrotto la sua presenza entusiasta, singolarmente competente, in diversi corsi già programmati, assai seguiti e attesi; interruzione accolta con commozione e rammarico dalle studentesse e dagli studenti. Alla commozione dei giovani si è unita quella delle autorità accademiche ed ecclesiali dell’Italia e delle altre nazioni, dei numerosi teologi e soprattutto dei colleghi liturgisti e mariologi delle Associazioni Mariologiche e Liturgiche e dei numerosi lettori della Rivista Marianum-Ephemerides Mariologiae di cui era direttore dal 1977. Nella ricerca di teologia liturgica e nell’insegnamento il prof. Calabuig ha perfezionato, approfondito e ampliato anche nella mariologia, un metodo perseguito nella Scuola Teologica del Collegio s. Alessio Falconieri di Roma e dal 1950 in poi nella Facoltà Teologica «Marianum», da alcuni docenti di formazione lovaniense, e in particolare dal prof. Corrado M. Berti osm, che il p. Ignazio stimava come uno dei suoi maestri. In un contesto accademico che considerava la liturgia e, come si diceva, l’amministrazione dei sacramenti e la loro semantica prescindendo dai riti e dalla preghiere, sotto una luce giuridicista e con letture basate unicamente su una metafisica e teologia neoscolastica, era indubbiamente innovativa e feconda una teologia liturgica e una mariologia liturgica fondata sulle fonti, sui testi liturgici d’Oriente e d’Occidente e sulla loro implicanza nei tessuti rituali, ricupero del senso profondo della armonizzazione della Lex credendi con la Lex orandi e viceversa. Il dettato della Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium promulgata dal Concilio Vaticano Secondo (4-12-1963) ha confermato questo tipo di metodo e di ricerca quando chiaramente afferma che la liturgia opera umano-divina esprime, manifesta e soprattutto dona l’efficacia salvifica del Mistero Pasquale “per ritus et preces”, “per signa sensibilia”. Di conseguenza l’intelligenza della liturgia passa attraverso la conoscenza e l’approfondimento dei riti e delle preghiere, dei segni sensibili (cf. SC 21, 48). Il prof. Calabuig è stato confermato e incoraggiato dagli indirizzi conciliari, si pensi anche al Cap. VIII della Lumen Gentium e in sintonia con essi analizza i contenuti assai ricchi della eucologia, la loro pregnanza biblica, le risonanze patristiche e magisteriali, facendo rivivere la multiforme ricchezza del grande movimento cristologico trinitario: dal Padre, per Cristo, in Spirito Santo, al Padre, rilevando come esso informi la vita e come in esso sia singolarmente inserita, indissolubilmente unita al Figlio, Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra. La metodologia del p. Calabuig, va oltre il fatto testuale; egli si preoccupa di rilevare come la liturgia abbia la capacità di coinvolgere la vita ed è per la vita, per la storia del pellegrinare umano. Questa tensione dinamica verso il vissuto si acuirà progressivamente nel suo itinerario di ricerca e insegnamento. Non si deve tuttavia pensare a una tensione combattiva o rivoluzionaria. La sua indole tendente alla mediazione, alla comprensione, all’accoglienza, evangelicamente guidata da uno spirito di pace, cercava di evitare l’impatto diretto con la conflittualità pur senza tirarsi indietro di fronte ai piccoli o grandi drammi della storia personale, comunitaria, ecclesiale o sociale. In questo conteso è pertinente ricordare alcune espressioni di due documenti programmatici, di diverso valore ma complementari, che notoriamente hanno visto la luce con la consueta e silenziosa collaborazione del p. Ignazio. In esse troviamo sintetizzato l’ethos dello studioso e maestro in re liturgica e mariologica rintracciabile nell’operato del prof. Calabuig. Nella Conclusione della Lettera della Congregazione per l’Educazione Cattolica ai rettori dei seminari e ai presidi delle facoltà teologiche La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (25-3-1988) si ribadisce come una formazione mariologica integrale abracci lo studio, il culto e la vita, e si sintetizza al n. 36: «Lo studio della mariologia tende, come a sua ultima meta, all’acquisizione di una solida spiritualità mariana, aspetto essenziale della spiritualità cristiana. Nel suo cammino verso il raggiungimento della piena maturità del Cristo (cf. Ef 4,13), il discepolo del Signore, consapevole della missione che Dio ha affidato alla Vergine nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa, la assume come “madre e maestra di vita spirituale”: cone lei e come lei, nella luce dell’incarnazione e della pasqua, imprime alla propria esistenza un decisivo orientamento verso Dio per il Cristo nello Spirito, per vivere nella Chiesa la proposta radicale della buona novella e, in particolare, il comandamento dell’amore (cf. Gv 15,12)». Dopo dodici anni, nella Conclusione della Lettera della Pontificia Academia Mariana Internazionale su alcune questioni attuali sulla figura e la missione della b. Vergine Maria La Madre del Signore. Memoria Presenza Speranza (8-12-2000), dopo aver riproposto «in sintesi i convincimenti... sulla qualità che deve avere la riflessione teologica sulla Madre del Signore e sui compiti che ad essa spettano all’alba del Terzo Millennio » leggiamo: «La mariologia, discorso teologico su Maria di Nazaret, prende avvio dal discorso su Dio e, per sua natura, in esso confluisce e da esso viene assorbito. E lo sguardo che scruta le fonti della Rivelazione e si innalza stupito verso la Vergine si abbassa poi supplice verso l’uomo per partecipare alla sua sorte. In ultima analisi la mariologia è dossologia, incessante Magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ed anche amore compassionevole per l’uomo, servizio alla sua causa». L’ethos e il magistero del prof. Calabuig è stato opportunamente onorato con il conferimento “in memoria” del Premio “René Laurentin-Pro Ancilla Domini” nella sessione conclusiva del XV Simposio Internazionale Mariologico del 7 ottobre 2005 celebrata nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica «Marianum». La Delibera per l’assegnazione del Premio riporta le motivazioni, applaudite e condivise unanimemente da autorità, studiosi e studenti, esse sono una efficace sintesi e una autentica testimonianza dell’operato dell’illustre liturgista e mariologo.

A servizio della teologia liturgico-mariana nella Chiesa e nell’Ordine dei Servi di Maria
Come si evince dalle motivazioni del Premio citato e come già si è ricordato, il contributo del p. Ignazio alla teologia liturgico-mariana e nella Chiesa e nel suo Ordine religioso di appartenenza va ben oltre la sua ampia produzione scientifica e di alta divulgazione. Ampia ma non amplissima proprio perché egli ha donato molto del suo lavoro, del suo tempo prezioso per collaborare allo studio e alla formulazione, alla consulenza, di testi magisteriali, ecclesiali, liturgici. Il 16 marzo 1966 fu nominato da Paolo VI Consultore del «Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia» e quindi il 12 settembre 1970 nominato Consultore della S. Congregazione per il Culto Divino. In questa Congregazione gli sarà rinnovato più volte l’incarico di consultore fino alla sua morte. Collaboratore saltuario della Segreteria di Stato, fu anche apprezzato consultore dell’Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. A giusta ragione si può affermare che p. Ignazio è stato un protagonista di primo piano nella riforma liturgica voluta dal Vaticano Secondo e del suo progressivo sviluppo.

Seme per una speranza viva
Tra i Libri liturgici curati dal p. Ignazio vi è anche il Rituale per la Memoria dei Fratelli defunti (=Libri Liturgici osm, 5). Nella lettera di promulgazione del Priore Generale, Fr. Peregrine M. Graffius datata 15 dicembre 1974, vi è un paragrafo di canto alla Vita che risuona in tutta la lettera. Sono espressioni certamente care al p. Calabuig. Sembrano racchiudere un testamento spirituale, quasi un “testimone”, perché mentre una presenza termina, un posto di lavoro ed un impegno di servizio rimangono scoperti e una voce orante tace e un interlocutore nella ricerca e nella vita viene meno, non venga meno quella “speranza viva” necessaria nell’andare avanti e nell’austero impegno da perseguire: «A noi, Servi della Vergine, che una antica consuetudine di famiglia invita a posare con frequenza lo sguardo interiore sul mistero della croce, non sarà difficile scorgere in quel fatto di morte un evento di vita: là, il Servo di Yhaveh compie il supremo servizio a Dio, suo Padre (cf. Fil 2, 6- 8), e agli uomini, suoi amici (cf. Gv 15, 13); là, la Ancella del Signore, accanto alla croce del Figlio morente (cf. Gv 19, 25-27), è serva della vita e Madre dei viventi; là, la sapienza di Dio, sconvolgendo i piani degli uomini muta la perdita in guadagno: il legno della morte nell’albero della vita (cf. Gn 2, 9; Ez 47, 12; Ap 22, 2); le stille di acqua e sangue, testimonianza di una morte sopraggiunta (cf. Gv 19, 33-34), in possente e inarrestabile fiume di vita (cf. Gv 7, 37-39; Ap 22, 1)».


Fonte:
www.latheotokos.it

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Aggiunto/modificato il 2016-08-31

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