Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Mariantonia Samà Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Mariantonia Samà Laica

.

Sant’Andrea Jonio, Catanzaro, 2 marzo 1875 – 27 maggio 1953

Mariantonia Samà, nata a Sant’Andrea Jonio in provincia di Catanzaro il 2 marzo 1875, si ammalò ancora ragazzina, per un’infezione contratta bevendo a un acquitrino. Fu guarita per intercessione di san Bruno di Colonia, dopo essere stata portata a Serra San Bruno, dove il fondatore dei Certosini è morto e venerato. Due anni dopo, fu colpita da un’altra malattia, di natura neurologica o artrosica: rimase paralizzata, in posizione supina e con le ginocchia alzate. Accudita dalla madre, dal parroco del suo paese e dalle suore Riparatrici del Sacro Cuore, Mariantonia invitava chiunque l’accostasse ad avere fiducia in Dio. Nel 1915 emise i voti religiosi in forma privata: la gente cominciò a chiamare “la monachella di San Bruno”. Morì dopo novant’anni di letto il 27 maggio 1953. La sua causa è iniziata dopo oltre cinquant’anni dalla sua morte: la diocesi di Catanzaro-Squillace ne ha seguito la prima fase, dal 9 febbraio 2007 al 31 gennaio 2012. I suoi resti mortali riposano dal 3 agosto 2003 nella chiesa matrice dei SS. Pietro e Paolo a Sant’Andrea Jonio. Il 18 dicembre 2017 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Mariantonia è dichiarata Venerabile. Prossimamente la Congregazione esaminerà l’autenticità di un presunto miracolo.



Nasce già orfana, perché papà è morto pochi giorni dopo il suo concepimento; è battezzata in casa dalla levatrice, perché si teme per la sua sopravvivenza; vive miseramente “tirando a campare” come la più normale e docile ragazza povera del suo tempo.
È verso gli 11 anni che cominciano a manifestarsi in lei stranezze comportamentali che hanno del preoccupante: rimane contratta e immobile per quasi un mese, articola parole senza senso, si contorce, bestemmia e non prende cibo se non dopo la mezzanotte. Per la gente del paese è indemoniata e tutto si ricollega all’acqua, certamente contaminata, che ha bevuto a una pozzanghera, mentre con la mamma sta tornando dai campi.
Per sei lunghi anni Mariantonia Samà deve convivere con questa specie di maledizione addosso, con un’avversione particolare alle cose sacre, perfino al suono delle campane; possiamo solo immaginare il dolore e la vergogna della povera mamma che vede la giovanissima figlia bestemmiare peggio di un carrettiere, scagliarsi con tutta la sua forza contro le immagini sacre, assumere atteggiamenti osceni e parlare con una volgarità degna del peggior scaricatore di porto.
Dato che il demonio ci ha messo lo zampino, viste vane tutte le suppliche, le preghiere e le aspersioni, nonché vari tentativi di esorcismo dai quali questi esce non solo vittorioso ma addirittura ringalluzzito, tentano come ultima carta l’esorcismo dei certosini di Serra San Bruno, da raggiungere con un viaggio di non meno otto ore, tanto costoso da dover essere sponsorizzato da una baronessa.
Ci vogliono cinque ore ininterrotte di esorcismo davanti al busto-reliquiario di San Bruno, prima di costringere il demonio ad abbandonare il corpo della ragazza, dalla quale si separa con una promessa che sa di minaccia: «La lascio viva, ma la lascio storpia». Fatta salva la libertà di ciascun lettore di giudicare come meglio crede il complesso intreccio tra satanismo, esorcismo e affini, resta il fatto che Mariantonia torna a casa guarita e pronta ad iniziare la sua nuova vita.
Seppur bugiardo di natura, il diavolo questa volta non manca però di parola e poco dopo la ragazza è costretta a mettersi a letto. Per sempre. Nessuno capisce se si tratta di una malattia artrosica, oppure neurologica, o semplicemente perché le sono state fatali «le cure di sabbia infocata di sole» cui si era sottoposta alcuni mesi prima per un’artrite alle ginocchia: certo è, come raccontano le antiche cronache, che «si mise a letto con le ginocchia contratte a mo' del Crocifisso, e cosi rimase per tutta la vita».
Vive con la mamma in un tugurio, composto da un unico locale, senza pavimento ed in cui non entra un solo raggio di sole. È totalmente immobile, «coricata sulla schiena, con le gambe rattrappite e le ginocchia levate in alto come una montagnola»; le dita riescono appena a sgranare il rosario: in questa posizione resterà ininterrottamente per sessant’anni.
Per il suo sostentamento e per la sua igiene deve dipendere in tutto dagli altri: a provvedere alle sue necessità, dopo la morte di mamma, si prestano le suore del paese, infine alcune donne caritatevoli.
Parallelamente all’inesorabile e lento rattrappimento del suo povero corpo sempre più inconsistente, cresce a dismisura la sua intima unione con il Crocifisso, appeso di fronte al suo letto, con il quale, oltreché la somiglianza fisica, Mariantonia sembra condividere un dialogo piuttosto intenso.
La gente comincia ad accorrere: chi per trovare un consiglio, chi per ottenere una grazia, altri semplicemente per trovare da lei forza e serenità spirituale. È impressionante il viavai di visitatori, di supplicanti, di semplici fedeli che si avvicendano: con Mariantonia innanzitutto si prega, il rosario tre volte al giorno, al mattino, a mezzogiorno e a sera; a Mariantonia si chiedono preghiere per ottenere guarigioni e grazie materiali; da Mariantonia si trova il consiglio giusto, che lei sembra “leggere” nel crocifisso e che poi “traduce” o, meglio, sussurra al suo interlocutore.
Sempre, naturalmente, in quella scomodissima posizione in cui è stata bloccata nel letto, senza mai lasciarsi sfuggire un lamento, sempre disponibile a chi le chiede un aiuto. Vive come in clausura, o meglio come una reclusa; è per questo che la gente del paese la chiama “la monachella di San Bruno”.
Muore il 27 maggio 1953, a 78 anni: neanche da morta riescono a raddrizzare le sue gambe anchilosate e devono seppellirla così. Santa in vita e anche dopo morte per i miracoli che le si attribuiscono, nello scorso ottobre è stata riconosciuta venerabile e non dovrebbe tardare ad essere proclamata beata come i suoi devoti insistentemente chiedono.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Mariantonia Samà nacque a Sant'Andrea Jonio (Catanzaro) il 2 marzo 1875 da Marianna Vivino e da Bruno, morto pochi giorni dopo averla concepita. Visse in condizioni economiche disagiate, in una casetta composta da un solo vano, priva di servizi e di luce solare.
Da piccola La Venerabile contribuiva al proprio mantenimento lavorando in campagna con la madre; accompagnava al mulino un asino carico di grano e lo riaccompagnava poi in paese con i sacchi della farina, ricevendo quale compenso una pagnotta a settimana.
Aveva 11 anni quando, ritornando dalla campagna, dopo avere bevuto in un acquitrino, Mariantonia accusò anomali disturbi non diagnosticati, dai quali riuscì a liberarsi solo quando fu condotta presso la Certosa di Serra San Bruno, nel giugno dell'anno 1894. Qui il parroco di Amaroni iniziò un rito di esorcismo senza alcun effetto. Solo dopo 5 ore di preghiera guidata dal priore dei certosini davanti al busto-reliquiario di San Bruno, Mariantonia si sentì guarita e abbracciò il busto del Santo, quasi come se lo vedesse di persona.
Due anni dopo, colpita forse da una malattia artrosica o neurologica, Mariantonia rimase per sempre (60 anni) a letto, immobile, in posizione supina, con le ginocchia alzate. Iniziò così il suo calvario, assistita dalla madre. Il buio, il freddo, l'estrema povertà dell'ambiente, insieme alle precarie condizioni economiche della famiglia, resero più atroce la sofferenza fisica di Mariantonia e quella morale della madre; ma entrambe ebbero la forza e il coraggio della fede e della speranza nell'aiuto della divina Provvidenza.
Il parroco, i padri redentoristi e le Suore Riparatrici del Sacro Cuore si prendevano cura della sua preparazione spirituale. Verso il 1915 ella si consacrò a Dio, pronunciando privatamente i voti religiosi. Da quel momento coprì il capo con il velo nero e divenne per tutti “la monachella di San Bruno”. Da allora la sua casa fu punto di riferimento spirituale per gli abitanti del paese; garantendo le sue preghiere, invitava tutti ad avere completa fiducia in Dio e ad accettare sempre la sua volontà.
Quando la madre morì il 24 febbraio 1920, Mariantonia fu seguita per tutti i suoi bisogni specialmente dal parroco e dalle Suore Riparatrici, che le assicuravano la costante presenza di una donna anziana dedita a lei. Gli abitanti di Sant'Andrea le portavano i viveri necessari e lei condivideva con altri bisognosi ciò che le veniva donato. Portò così la sua croce con fede e serenità, divenendo copia perfetta di quel Crocifisso che contemplava alla parete di fronte al suo letto. Poteva dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).
Dalla santa Eucaristia, che le portava ogni giorno un sacerdote, e dalla recita del santo rosario tre volte al giorno con i visitatori, Mariantonia traeva la forza di sopportare le sue sofferenze, conformandosi con serenità al volere di Dio. A tutti regalava un po’ di consolazione. Su quel letto di dolore, sul quale fu inchiodata come su di una croce per tutta la vita, diventato altare, calvario e cattedra, Mariantonia poté essere sacerdotessa, vittima e maestra di vita e di virtù e, perciò, esempio e sprone per tutti alla santità.
Visse in povertà, in modo umile e semplice, "nascosta in Cristo", riuscendo a trasformare la sua casa in un piccolo tempio e divenendo per tanti maestra di preghiera.
La signora Dora Samà, che da ragazza ebbe frequenti contatti con lei, nel suo libro biografico: «Una vita nascosta in Cristo», ha scritto: «Non è mai uscito dalla sua bocca un solo lamento». Quando le persone che andavano a farle visita, in sua presenza, aggiungevano qualche critica durante la conversazione, in quei momenti, fissando il Crocifisso, con voce addolorata ripeteva: «Quanto soffre quel buon Gesù!».
I fedeli la ritenevano “santa” già durante la sua esistenza. Quando morì il 27 maggio 1953, all’età di 78 anni, il Parroco dell'epoca, don Andrea Samà, a margine dell'Atto di morte annotò: «morta in concetto di santità». I funerali furono una corale partecipazione di popolo osannante alla sua santità e al suo martirio incruento per amore.
Sulla sua tomba fu posta l'epigrafe: «Visse per amore, per 60 anni si purificò nell’amore e ora dal Cielo addita a tutti la via dell'amore».
Ancora oggi il profumo della sua santità e delle sue virtù continua a diffondersi dentro e fuori del suo paese. I devoti di Mariantonia visitano con devozione il suo tugurio, scrivono su un registro le loro invocazioni e pregano sulla sua tomba, che dal 3 agosto 2003 si trova nella vicina chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo.
Sulla base della sua fama di santità, persistente anche dopo più di mezzo secolo dalla morte, la diocesi di Catanzaro-Squillace il 9 febbraio 2007 ha avviato l’Inchiesta diocesana della Causa di beatificazione e canonizzazione, terminata il 31 gennaio 2012. Gli atti dell’Inchiesta sono stati convalidati il 9 giugno 2012.
 La “Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis”, consegnata nel 2014 (Numero di protocollo della Causa 2795), è stata esaminata nella Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 dicembre 2017.
Il 18 dicembre 2017, ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Mariantonia Samà è dichiarata Venerabile.
Nella diocesi di Genova, dal 1° novembre 2008 al 23 ottobre 2009, si è svolta l’Inchiesta diocesana circa un asserito miracolo avvenuto alla signora Vittoria C., originaria di Sant’Andrea Jonio, per intercessione di Mariantonia.


Autore:
Padre Pasquale Pitari, autore della Positio


Note:
Per approfondire: www.mariantoniasama.blogspot.it
www.mariantoniasama.it

______________________________
Aggiunto/modificato il 2018-04-28

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




CD immagini

Sostienici e avrai TUTTE le immagini di Santiebeati
Clicca qui per richiederlo

Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati