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Serva di Dio Maria Eufrasia (Maria Giuseppa Amalia Sofia) Iaconis Fondatrice

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Castelsilano, Crotone, 18 novembre 1867 Buenos Aires, Argentina, 2 agosto 1916

Sofia Iaconis, nata a Casino di Calabria (oggi Castelsilano), entrò tra le Suore della Carità Figlie dell’Immacolata, fondate da sua zia, madre Maria Fabiano. Trasferitasi a Buenos Aires per occuparsi, insieme alle altre suore, dell’assistenza ai malati dell’ospedale italiano della città, ricevette nel 1901 la notizia della soppressione del suo Istituto. Si donò pienamente per conservare il carisma, dando origine ad una nuova Congregazione diocesana, che si chiamò all’inizio Figlie della Divina Madre e successivamente, per l’insistente supplica della Fondatrice, Figlie di Maria Immacolata Concezione. Dopo aver esteso la Congregazione a varie province argentine, partì per l’Italia con lo scopo di fondare un noviziato. Morì a Buenos Aires, a causa di un tumore maligno, il 2 agosto 1916. La sua causa di beatificazione è iniziata nel 2001; è tuttora in corso la fase romana. Attualmente i suoi resti mortali sono sepolti nella cappella della Casa Madre delle Figlie dell’Immacolata Concezione, a Buenos Aires.



Nacque a Casino di Calabria (oggi Castelsilano, in provincia di Crotone) il 18 novembre 1867, figlia di Luigi Antonio Iaconis e Maria Antonia Spina. Col Battesimo, ricevuto nella parrocchia di Maria SS. Immacolata, le furono imposti i nomi di Maria Giuseppa Amalia Sofia, ma era comunemente chiamata Sofia.
Rimasta orfana di madre a quattro anni, venne educata alla fede in particolare da uno zio sacerdote e da una sorellastra della madre, Maria Fabiano, che aveva fondato in paese le Suore della Carità Figlie dell’Immacolata, dedite all’educazione dei bambini e all’assistenza verso gli infermi. Entrata in quell’istituto, Sofia assunse il nome di suor Maria Eufrasia.
In seguito, accompagnò a Roma madre Fabiano per aiutarla nel riconoscimento canonico dell’Istituto, ma già dal 1892 insorsero alcune complicazioni. L’anno successivo, le suore ricevettero una proposta da parte di monsignor Federico Aneiros, Vescovo di Buenos Aires, il quale voleva che si occupassero dell’Ospedale Italiano di quella città. Suor Eufrasia, insieme a sette compagne, partì il 2 agosto 1893, per prendersi cura di tanti suoi connazionali che avevano varcato l’oceano in cerca di un futuro migliore.
All’Ospedale, le religiose ebbero non pochi contrasti con la Commissione Direttiva che se ne occupava. Suor Eufrasia, di carattere mite ed equilibrato, cercò di appianarli per quanto possibile. Nel frattempo, cominciarono anche ad arrivare le prime vocazioni, come Giuseppina Tognoni, figlia di un degente dell’ospedale, che sulle prime era contrario alla sua consacrazione religiosa presso le Orsoline di Como. Tuttavia, quando constatò personalmente l’operato delle Figlie della Carità, le disse: «Se tu volessi essere come queste religiose, ti darei il permesso». A partire dal 1894, ebbero una certa espansione, in particolare a Santa Fe, Rosario e nella stessa Buenos Aires.
A Roma, invece, la situazione era prossima al tracollo: a causa dell’arrivo di alcune denunce anonime al Sant’Uffizio contro madre Fabiano, il 30 gennaio 1901 venne decretata la chiusura dell’istituto. Suor Eufrasia venne chiamata d’urgenza dalla zia per cercare di salvare il salvabile, ma ella poté unicamente trasmetterle il carisma da lei vissuto, prima di ritirarsi dal governo.
Nell’anno seguente, fece ricorso a tutti gli aiuti possibili per conservare il carisma e le opere della disciolta Congregazione. Dopo aver ritoccato le Costituzioni, che erano state approvate prima della chiusura, domandò e ottenne di poter fondare una Congregazione di diritto diocesano nel Vicariato di Roma. Il nome che venne dato alle suore fu quello di Figlie della Divina Madre.
Tornata in Argentina, si adoperò per riunificare le comunità, confuse e disorientate. Grazie al sostegno del nuovo Arcivescovo, monsignor Mariano Espinosa, si arrivò a un’altra fondazione diocesana, con base a Buenos Aires. Più tardi suor Eufrasia, ormai Madre fondatrice, sollecitò e ottenne dal Santo Padre il titolo di Figlie dell’Immacolata Concezione, a cui (dal 1934, anno del decreto di lode) è stata aggiunta la specificazione “di Buenos Aires”.
Le opere ripresero con maggiore slancio, ma non andavano di pari passo con le nuove vocazioni. A quel punto, madre Eufrasia ipotizzò di poter istituire un noviziato in Italia: così, insieme a Giuseppina Tognoni, diventata suor Estanislada, intraprese un nuovo viaggio. L’idea di impiantarsi a Genova venne respinta dall’Arcivescovo del luogo, tuttavia madre Eufrasia non si scoraggiò: dopo aver sentito dire che a Bergamo le vocazioni erano fiorenti, pensò di dirigersi là.
Nel frattempo, arrivò da Milano una richiesta sorprendente: il parroco della chiesa di San Pietro in Sala, don Giuseppe Magnaghi, aveva bisogno di suore per organizzare un oratorio festivo. Ottenuta l’autorizzazione e la benedizione dell’Arcivescovo, il cardinal Andrea Carlo Ferrari (Beato dal 1987), le suore si stabilirono in via San Siro, in attesa della costruzione di uno stabile più grande. La nuova sede, in via Elba 18, venne inaugurata il 28 settembre 1913.
Non tardarono ad arrivare anche nuove postulanti: una di esse era proprio una ragazza di San Pietro in Sala, Giuseppina De Micheli. Diventata suor Maria Pierina, assunse incarichi di responsabilità nella Congregazione, ma è più nota per le esperienze mistiche da lei vissute e per la diffusione della medaglia del Santo Volto (è Beata dal 2010).
Madre Eufrasia, intanto, faceva la spola tra Italia e Argentina, per visitare le sue comunità e incoraggiare le consorelle: «Animo e avanti, lavoriamo con slancio per la gloria di Dio e la salvezza delle anime», scrisse loro. Tuttavia, nel 1914 cominciò ad ammalarsi spesso, soffrendo in particolare di dolori allo stomaco: ben presto, le venne diagnosticato un cancro. Pur cercando di non far trapelare nulla all’esterno, soffriva sia per la salute vacillante sia per la carenza di vocazioni, ma sapeva di non essere abbandonata da Dio e dall’Immacolata. Ricoverata all’Ospedale Pirovano, morì verso le 20 del 2 agosto 1916. Inizialmente sepolta presso il cimitero della “Chacarita” a Buenos Aires, venne traslata il 2 agosto 1996, a ottant’anni esatti dalla morte, nella cappella della Casa Madre.
Il ricordo di madre Eufrasia continuò nel tempo, grazie anche a un profilo biografico steso dal suo confessore, il gesuita padre Vicente Gambón, e a una prima biografia, «Un sì alla Chiesa», composta da suor Maria Pia Camisasca. Tuttavia, l’impossibilità di accedere agli Archivi segreti vaticani per controllare le effettive cause della chiusura dell’istituto di madre Maria Fabiano dilatò di molto l’apertura della causa di beatificazione, che a quel punto assumeva carattere di “causa antica” o “storica”.
Ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 9 settembre 2003, è partita l’inchiesta diocesana, conclusa il 2 agosto 2012 dall’arcivescovo di Buenos Aires, il cardinal Jorge Mario Bergoglio (poi papa Francesco). Il 25 ottobre 2012 i documenti sono stati trasmessi a Roma, presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi.
Oggi le Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires sono presenti, oltre che in Argentina, in Italia, Spagna, Brasile, Cile e Messico.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2015-08-16

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