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Mons. Francesco Maria Zoppi Vescovo

Testimoni

Cannobio, Verbano-Cusio-Ossola, 6 giugno 1765 7 aprile 1841


Le origini della diocesi di Massa

Come noto, la creazione della diocesi di Massa è relativamente recente: risale infatti alla prima metà del secolo XIX. Grazie all'accuratissima ricerca del prof. Igino Lanforti "Storia della diocesi di Massa. Le origini 1822-1832" sappiamo che l'istituzione di una diocesi autonoma era un'antica aspirazione dei governanti apuani, che però, per varie ragioni, nei secoli precedenti non aveva avuto avuto soddisfazione. Così l'autorità spirituale sulla nostra terra continuava ad essere esercitata dal vescovo di Luni. Fino alla fine del '700 l'antichissima diocesi ligure aveva ancora giurisdizione su un territorio molto vasto, che comprendeva parte della Garfagnana, della Lunigiana, della Liguria, l'intera costa apuana... Di certo non era facile per i vescovi esercitare un'attenta e costante azione pastorale sull'intera regione. E a Massa, infatti, si avvertiva in modo urgente la mancanza di una guida spirituale stabile. Ai primi dell'800, l'ultima visita pastorale compiuta dal vescovo di Luni, S.E.R. Lomellini, risaliva ancora ai primi anni del suo episcopato, iniziato nel 1757 ! Tuttavia- secondo Lanforti- la situazione favorevole, la "molla" che spinse Papa Pio VII, in pieno clima di restaurazione, a istituire la diocesi di Massa scaturì dai rivolgimenti napoleonici degli anni precedenti. Coerentemente con la visione razionalista illuminista, i francesi si erano proposti di eliminare le diocesi storiche o di mutarle, facendole coincidere coi dipartimenti (province) nei quali si articolava lo stato. Quindi, già sul finire del '700, se non ci fossero state altre guerre e controguerre con relativi passaggi di poteri, sarebbe stato creato un vescovato per il neocostituito "Dipartimento delle alpi apuane". Partendo da ciò, la Duchessa Maria Beatrice, una volta restaurata al potere, si rivolse al Papa reiterando la preghiera dei suoi antenati Cybo-Malaspina, e ottenendo, pochi mesi dopo, la risposta agognata: Massa sarebbe presto diventata sede vescovile, suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa. Era il 1820. Con la bolla “Singularis romanorum” del 18 febbraio 1822 Pio VII eresse così la “diocesis  massensis”,  ricavandone il territorio principalmente dalla diocesi di Luni, e in parte dalll'arcidiocesi di Lucca. Ricordiamo che all'epoca, l'alta Lunigiana (Fivizzano, Bagnone ecc), erano comprese nella diocesi di Pontremoli, creata nel 1797 sempre attraverso una scorporazione dell'ormai vetusta diocesi di Luni, e si sarebbe fusa nell'unica diocesi di Massa Carrara – Pontremoli solo nel 1988. La collegiata dei santi Francesco e Pietro fu scelta come cattedrale, anche se nei massesi era ancora vivo il rimpianto e il dolore per il traumatico abbattimento dell'antica e venerata pieve di san Pietro in bagnara (zona dell'attuale piazza Aranci), demolita per volontà di Elisa Bonaparte coniugata Baciocchi nel 1806, durante il secondo periodo di governo francese sulla nostra provincia.
Come primo pastore della nuova diocesi fu scelto un prelato di Milano, Francesco Maria Zoppi, il quale all'epoca ricopriva il ruolo di prevosto della chiesa di santo Stefano, nel milanese.

Il primo vescovo, monsignor Zoppi (1823-1832)

Francesco Maria Antonio Zoppi nacque a Cannobio, sulle rive del lago Maggiore, il 6 giugno 1765. Dopo aver frequentato il seminario generale di Pavia, ottenne la laurea in sacra teologia e diritto canonico col massimo dei voti. In seguito venne ordinato sacerdote e iniziò a insegnare grammatica presso il collegio di Gorla, all'epoca molto rinomato. Poco dopo, appena venticinquenne, l'arcivescovo di Milano monsignor Visconti lo nominò vicario provisitatore per alcune valli della Svizzera italiana, facenti parte della diocesi milanese. Ricoprì questo ruolo per nove anni, con energia ma anche non senza quella dose di diplomatica prudenza che faceva già intuire che il nostro avrebbe potuto diventare un ottimo vescovo. Rientrato a Milano per svolgere funzioni di docente e poi di rettore del seminario della canonica della cattedrale, vide la sua fama allargarsi di giorno in giorno, non solo tra il popolo che faceva la fila per ascoltare le sue omelie o per farsi confessare da lui, ma anche tra i potenti ei regnanti, come il duca di Modena Francesco IV.
Arriviamo così al 17 novembre 1823, quando il nuovo Pontefice, Leone XII, il quale era succeduto a Pio VII, morto il 20 agosto dello stesso anno, completò l'opera del predecessore nominando lo Zoppi vescovo della nuova diocesi. Alcuni giorni dopo, il 23 novembre, avvenne la consacrazione episcopale. L'8 gennaio 1824 il vicario episcopale massese, l'arciprete conte Staffetti, prese possesso della cattedrale in vece del vescovo, il cui ingresso trionfale nella diocesi avverrà il 10 aprile successivo, dopo un breve soggiorno di tre giorni presso l'arcivescovo di Pisa, dal quale era stato invitato.
La situazione politica, sociale e religiosa che monsignor Zoppi, proveniente dalla “moderna” Lombardia, trovò in quel di Massa lo gettò nello sconforto. Citiamo alcune righe tratte da una lettera spedita ai famigliari poco dopo il suo arrivo in città e fedelmente riportate da Lanforti: “Se vi venisse facile di raccogliere cipollette, e sementi di bei fiori […] mi fareste piacere a mandarmele a prima opportuna occasione […] In questo paese così opportuno per queste cose, si manca di tutto. Non ho qui altro sollievo che di passare qualche tempo sull'ordinare il mio giardino. Lascio ivi pure cadere qualche lagrima espressa dalla mia triste situazione”.
Tuttavia, dato il gran numero di questioni da affrontare, monsignor Zoppi non si pianse addosso e iniziò a lavorare. Primariamente consacrò la diocesi a san Francesco d'Assisi, scegliendolo anche come patrono della città e imponendo il 4 ottobre festa di precetto. Poi iniziò un'accurata visita della diocesi, che si protrasse per due anni e al termine della quale potè constatare la superficialità, l'ignoranza e a volte addirittura la precarietà della vocazione che caratterizzava alcuni elementi del clero apuano. “Il clero, e popolo di questa diocesi- scrisse infatti alla Duchessa Maria Beatrice- ha purtroppo bisogno di essere rinnovato nello spirito, come V.A.R. rileverà dal quadro che sto delineando, e dovrò mio malgrado presentarle i gravissimi bisogni specialmente spirituali dell'uno, e dell'altro […] ma me ne mancano i mezzi; non esistono in diocesi soggetti capaci di quest'impresa...”
Per porre rimedio a questa situazione, nel 1826 affidò a una schiera di missionari predicatori il compito di passare di parrocchia in parrocchia per istruire i fedeli, e colse con ciò l'occasione per istituire gli esercizi spirituali per tutti i membri del clero, che da quel momento in poi si sarebbero svolti obbligatoriamente ogni tre anni.
Un altro importante momento spirituale per la diocesi si era avuto durante il 1825, anno giubilare. Probabilmente non furono molti i cittadini apuani che ri recarono nell'Urbe per guadagnarsi la remissione delle colpe, ma già l'8 dicembre 1824 il vescovo aveva invitato i fedeli a partecipare fattivamente all'anno santo, indicando le modalità per ottenere le indulgenze e invitando i più abbienti a elargire offerte per favorire i pellegrinaggi.
Inoltre, coerentemente con gli insegnamenti e le disposizioni del concilio tridentino, monsignor Zoppi promosse immediatamente la creazione di una serie di seminari diocesani, convinto che “un vescovado senza un seminario è come un edifizio posticcio, senza fondamenta”. Anzi, non solo uno: data la vastità e soprattutto la difficile situazione logistica e geografica del territorio diocesano, negli anni successivi ne verrano realizzati ben tre, a Casteluovo Garfagnana, a Massa e a Pontebosio. Soffermiamoci sul seminario del capoluogo: dai documenti si evince che fu indispensabile il finanziamento economico della casa ducale di Modena, come ancora adesso conferma la targa all'entrata dell'edificio (divenuto ormai da alcuni anni un ex-seminario, a causa della scarsità di vocazioni e al seguente accorpamento del seminario massese con altri seminari toscani). Il luogo prescelto fu il convento francescano annesso alla cattedale, dal quale i frati erano stati cacciati nel periodo giacobino e non erano più tornati. I lavori di adattamento, che come detto furono a carico della Duchessa Maria Beatrice e del figlio, il Duca di Modena Francesco IV, terminarono nel 1830. Da rilevare che l'istituzione del seminario portò ottimi risultati in merito al numero delle ordinazioni sacerdotali. Scrive infatti Lanforti: “I dati sulle ordinazioni nei primi dieci anni di vita della diocesi mostrano inequivocabilmente che un adeguato progetto educativo, così come voluto dal concilio tridentino, aveva favorito la vita sacramentale della nostra chiesa oltre che in termini di qualità, anche di quantità: - 9 ordinazioni sacerdotali negli anni 1824-1825 (prima dell'istituzione dei seminario diocesani); -37 ordinazioni nel triennio 1826-1828; - 27 ordinazioni nel triennio 1829-1831; - 36 ordinazioni nel biennio 1834-1835. 
Intenso, fin da subito, fu anche lo sforzo promosso dal vescovo per favorire un maggior livello di istruzione, religiosa ma anche culturale in senso lato, tra i suoi diocesani. Così, ad esempio, per sua iniziativa fu costituita una “Scuola della carità”, a favore di alcune decine di fanciulle provenienti da famiglie miserande. Il vescovo non si preoccupò solo di scrivere di persona i regolamenti della scuola, ma volle che il mantenimento delle tre maestre fosse a suo carico personale !
Un altro grande sforzo, inevitabile all'indomani della fondazione della diocesi, fu legato all'organizzazione burocratica e amministrativa. Innanzitutto procedette alla cosiddetta ripartizione giurisdizionale, seguendo il metodo del suo conterraneo santo, il vescovo Carlo Borromeo: la diocesi fu così divisa in 141 parrocchie, 16 distretti, 24 cure e molte ville. “Deve prima di tutto il vescovo procurare il buon governo della famiglia”: forte di questa convinzione, monsignor Zoppi provvedette anche a dotare la diocesi di un puntiglioso regolamento ecclesiastico.
Nel 1832, quando iniziavano già a maturare i primi frutti del lavoro quotidiano svolto dal vescovo per la diocesi, questi annunciò le sue inaspettate dimissioni, che rappresentarono una sorta di fulmine a ciel sereno un po' per tutti: per il Duca (Maria Beatrice era morta nel 1829 e gli stati apuani erano stati annessi dal figlio) per il Papa, per l'arcivescovo di Pisa. Neanche la ferma contrarietà del Pontefice gli fece però cambiare idea: monsignor Zoppi era intenzionato a passare gli ultimi anni della sua vita a Cannobio, nel borgo natale, e così fece. Sono state formulate molte ipotesi sulla causa reale delle dimissioni (dissidi col Duca, con le autorità estensi locali ecc) ma nessuna, al momento, sembra definitiva e sicura, quindi il dibattito resta in fieri. Gli storici locali, ad esempio, sembrano aver escluso che i motivi di salute siano stati la causa preponderante del suo allontanamento. Di certo, non fu una scelta facile per il vescovo, che infatti ebbe modo di rimpiangere l'impossibilità di portare a termine il compito iniziato otto anni prima: “.. stabilito avevamo nell'animo nostro di spendere gli ultimi avvanzi della nostra vita per la salute delle anime vostre, e presso di voi terminare la corsa […] abbiamo creduto di far bastante guadagno quando pure il solo ben incominciar l'opera ci fosse costato la vita” . Il 1° ottobre 1832 le dimissioni vennero ufficialmente accolte dalla Santa Sede.
Pochi giorni dopo, il conte Staffetti fu ufficialmente confermato vicario generale diocesano, e da quel momento fino al 23 giugno di due anni dopo, cioè fino alla nomina di monsignor Francesco Strani come secondo vescovo di Massa, sarà lui a guidare le sorti della diocesi apuana.


Autore:
Simone Ziviani

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Aggiunto/modificato il 2014-07-13

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