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Beati Sette Vescovi Greco-Cattolici Romeni Martiri

2 giugno

Romania, 1950-1970

Il regime comunista, a partire dagli anni ’40 del 1900, aveva cercato di sradicare completamente la Chiesa romena unita con Roma, comunemente detta Greco-cattolica. I sacerdoti, come in altri Paesi dell’Est europeo, erano visti come spie del Vaticano; questo valeva tanto più per i vescovi. Sette di essi, appartenenti alla Chiesa Greco-cattolica, furono arrestati e detenuti in monasteri trasformati in prigioni, poi in carceri vere e proprie. Quanti sopravvissero al carcere vennero obbligati al domicilio coatto. Morirono tra il 1950 e il 1970, senza mai rinnegare la propria fede e restando in comunione con la Chiesa di Roma. Il nulla osta per l’avvio della loro causa congiunta di beatificazione e canonizzazione rimonta al 28 gennaio 1997. Il 19 marzo 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i sette vescovi venivano ufficialmente dichiarati martiri. La loro beatificazione è stata celebrata domenica 2 giugno 2019, durante il Viaggio Apostolico in Romania dello stesso Pontefice. La comune memoria liturgica dei sette Beati è stata fissata al 2 giugno, anniversario della beatificazione.



La Romania dopo il 1945 fu teatro di una delle più spietate e sanguinose persecuzioni anticattoliche di tutto il XX secolo ad opera del governo comunista. Una pagina di storia che disonora chi la scrisse e che esalta invece l’eroismo dei molti – vescovi e sacerdoti, soprattutto greco-cattolici – che la subirono senza piegarsi. La selvaggia violenza che contraddistinse le prigioni comuniste della Romania fu senz’altro maggiore rispetto agli altri Paesi dell’Est sovietizzato.
Gli antefatti, accaduti nel ventennio fra le due guerre, non sono privi di rilievo rispetto a ciò che accadde dopo. Il primo fu l’ampliamento territoriale della Romania dopo la prima guerra mondiale, in particolare l’acquisizione della Transilvania, abitata prevalentemente da ungheresi e da cattolici di rito orientale, che caricò un paese già fragile, fino ad allora quasi interamente ortodosso, della necessità di gestire due minoranze, etnica e religiosa. Il secondo è rappresentato dal concordato con la Santa Sede, stipulato nel 1927 e andato a effetto due anni dopo, che creò una situazione di privilegio sicuramente anomala per la componente cattolica.
Dopo la seconda guerra mondiale la Romania finì nel blocco sovietico, con la conseguenza che su un incerto tessuto sociale si abbatté il ciclone dello stalinismo, ossessionato dall’idea di abbattere ad ogni costo due nemici: i valori spirituali, che si opponevano alla costruzione della società comunista, ed i poteri “esterni” all’orbita del sistema sovietico, che secondo loro minacciavano la compattezza oppressiva del potere. Il cattolicesimo, ancorato ad una trascendenza non spiritualistica ma fortemente incarnata nella storia, nonché obbediente ad una cabina di regia “reazionaria” ed “anticomunista” quale la Santa Sede del Venerabile Pio XII, li rappresentava entrambi. Di qui la lotta spietata contro il cattolicesimo, scatenata in tutte le nazioni situate oltre la cortina di ferro.
Nel giro di pochi anni, il regime comunista romeno, guidato dall’URSS, annientò con il metodo del terrore entrambe le componenti del cattolicesimo locale: quella latina e quella di rito orientale, una delle Chiese greco-cattoliche tanto vituperate a partire dall’incontro cubano tra Francesco e Kirill, che nel 1948 contava 6 diocesi e oltre un milione e mezzo di fedeli. Quest’ultima fu sciolta, privata dei beni e delle chiese e riportata a forza nell’alveo dell’ortodossia con un atto di imperio politico (ottobre 1948) analogo a quello già attuato in Ucraina, mentre i suoi vescovi, incarcerati per il loro rifiuto di staccarsi da Roma, subirono un martirio che rimane scolpito con i colori del sangue nella storia del Novecento.
Durante la sua Visita Apostolica in Romania, San Giovanni Paolo II non esitò a rammentare ai cattolici di tale nazione la necessità di ricordare i martiri del XX secolo, che si sarebbero sicuramente poi rivelati “seme di nuovi cristiani”. Sabato 8 maggio 1999, nell’omelia della Divina Liturgia in rito greco-cattolico celebrata presso la cattedrale di San Giuseppe in Bucarest, il pontefice ricordava: “Vengo ora dal cimitero cattolico di questa città: sulle tombe dei pochi martiri noti e dei molti, le cui spoglie mortali non hanno neppure l'onore di una cristiana sepoltura, ho pregato per tutti voi, ed ho invocato i vostri martiri e i confessori della fede, perché intercedano per voi presso il Padre che sta nei cieli. Ho invocato in particolare i Vescovi, perché continuino ad essere vostri Pastori dal cielo: Vasile Aftenie e Ioan Balan, Valeriu Traian Frentiu, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu, Alexandru Rusu. Il vostro martirologio si apre con l'ideale concelebrazione di questi vescovi che hanno mescolato il loro sangue con quello del sacrificio eucaristico che quotidianamente avevano celebrato. Ho invocato anche il Cardinale Iuliu Hossu, che preferì restare con i suoi fino alla morte, rinunciando a trasferirsi a Roma per ricevere dal Papa la berretta cardinalizia, perché questo avrebbe significato lasciare la sua amata terra”.
Per questi sette vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Romena unita con Roma, che non esitarono a versare il loro sangue per Cristo e per il suo gregge al tempo del regime comunista, sin dal 28 gennaio 1997 si era ottenuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi il nulla osta per l’avvio della loro comune causa di canonizzazione, che ora procede per giungere presto al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa del loro martirio.
Il processo eparchiale (ossia diocesano) per il riconoscimento del loro martirio è iniziato il 16 gennaio 1999 a Blaj e si è concluso il 10 marzo 2009. Il 7 novembre dello stesso anno sono stati aperti i plichi della relativa documentazione, convalidata col decreto del 18 febbraio 2011. Dopo sette anni di lavori, nei quali sono emerse altre testimonianze d’archivio, è stato possibile ultimare la “Positio super martyrio”, consegnata nel 2018.
Il 19 marzo 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i sette vescovi venivano ufficialmente dichiarati martiri. La loro beatificazione è stata celebrata domenica 2 giugno 2019, durante il viaggio apostolico in Romania dello stesso Pontefice.

L’elenco

92797 - Vasile Aftenie, eparca ausiliare di Făgăraş e Alba Iulia
† Văcăreşti, Bucarest, 10 maggio 1950
92796 - Valeriu Traian Frenţiu, eparca di Oradea
† Sighetul Marmaţiei, 11 luglio 1952
92793 - Ioan Suciu, amministratore apostolico di Făgăraş e Alba Iulia
† Sighetul Marmaţiei, 23 giugno 1953
92795 - Tit Liviu Chinezu, eparca ausiliare di Făgăraş e Alba Iulia
† Sighetul Marmaţiei, 15 gennaio 1955
92792 - Ioan Bălan, eparca di Lugoj
† Bucarest, 4 agosto 1959
92791 - Alexandru Rusu, eparca del Maramureş
† Gherla, Cluj, 9 maggio 1961
92794 - Iuliu Hossu, eparca di Cluj-Gherla, cardinale “in pectore”
Bucarest, 28 maggio 1970


Preghiera (in lingua romena)

Doamne Isuse Hristoase, Tu ne-ai cerut sã ne mãrturisim credinta în fata lumii întregi, pentru ca si Tu sã dai mãrturie pentru noi în fata Tatãlui Ceresc.
Priveste, Doamne, mãrturia ce Ti-au dat-o Episcopii greco-catolici, prin fidelitatea lor, eroicã pânã la moarte, fatã de Biserica Ta si de Sfântul Pãrinte Papa, vicarul Tãu pe pãmânt.
Te rugãm deci, pentru mãrirea Ta si binele Bisericii, sã arãti si pe pãmânt vrednicia acestor servi ai Tãi, ridicându-i la cinstea altarelor, iar nouã sã ne dai, prin mijlocirea lor, harurile de care avem nevoie, pentru ca toatã viata noastrã lui Hristos Dumnezeu sã o dãm.
Cã Tie se cuvine toatã mãrirea, cinstea si închinãciunea, Tatãlui, si Fiului, si Sfântului Spirit, acum, si pururea, si în vecii vecilor. Amin.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2019-05-31

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