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Serva di Dio Dorothy Day Laica, Fondatrice

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Brooklyn, USA, 8 novembre 1897 - New York, USA, 29 novembre 1980


«Quando cominciano a chiamarti santa vuol dire che non ti prendono più sul serio», era solita dire: è proprio in base a questa sua “visione” della santità che molti suoi seguaci rifiutano l’idea di vedere un giorno sugli altari Dorothy Day; e (almeno in questo) vanno d’accordo con certi cattolici ultraconservatori, che inorridiscono al solo pensiero che si sia aperta per lei la strada della canonizzazione, non perdonandole evidentemente i suoi “peccati di gioventù”, come l’amore libero, l’uso della sessualità prima del matrimonio e l’aborto.
Più conosciuta come “l’anarchica di Dio” o anche “la femminista di Dio” per l’estremismo di certe sue posizioni e per la radicalità delle sue scelte di vita, nasce nel 1897 e si impatta fin da giovane con il variegato mondo della povertà, andando a vivere con la famiglia nel quartiere più povero di Chicago.
Ribelle, anticonformista e combattiva, a 20 anni viene incarcerata per la prima volta insieme ad altre “suffragiste” per una manifestazione non autorizzata davanti alla Casa Bianca. Durante la detenzione si avvicina per la prima volta alla Bibbia, che legge con avidità restandone profondamente turbata: di famiglia protestante, ma non praticante, si accorge che Dio comincia a farsi strada nella sua vita, anche attraverso la testimonianza di amiche cattoliche, di cui ammira la fedeltà alla preghiera giornaliera e alla messa festiva, al punto da seguirle qualche volta in chiesa e ritrovarsi inginocchiata accanto a loro, pur non sapendo pregare.
Giornalista che si batte per i diritti dei lavoratori e per il benessere di poveri e diseredati, si riconosce nelle idee socialiste avanzate di inizio secolo. Non sembrandole di aiutare sufficientemente i bisognosi con la carta stampata, diventa anche infermiera, spendendosi con generosità al letto dei malati più poveri.
Rimasta incinta di un giovane collega giornalista con il quale ha un breve flirt, decide di abortire. Esce sconvolta da questa esperienza: il rimorso per la vita abortita e lo spettro della sterilità aumentano a dismisura il suo desiderio di una nuova maternità e le sembra un miracolo l’accorgersi di essere nuovamente incinta.
Il suo compagno Forster Batterham è un biologo anarchico che si oppone al matrimonio e alla religione e che, inoltre, ritiene troppo crudele il periodo in cui vive per mettere al mondo dei figli. Dorothy, questa volta, non solo decide di portare avanti la gravidanza, ma una volta nata la sua Tamar nel 1927, sceglie subito di farla battezzare secondo il rito cattolico, contro la volontà del compagno, per evitare che la bimba «brancolasse nel buio per anni come avevo fatto io».
Questa decisione provoca la rottura del rapporto sentimentale con il suo uomo, ma ormai Dorothy ha imboccato il cammino della conversione, che sfocia, il 28 dicembre 1928, nel suo ingresso nella Chiesa cattolica, nella convinzione di aver qui trovato «la Chiesa degli immigrati, la Chiesa dei poveri», cioè la concretizzazione dei suoi ideali di vita per i quali si è battuta fin da ragazza.
Nel 1932 un’ulteriore svolta alla sua vita arriva dal suo incontro con Peter Maurin, un fervente cattolico con nel cassetto il sogno di realizzare una rivista che affronti temi sociali alla luce del Vangelo. I due, insieme, riescono il 1° maggio 1933 a far nascere il mensile «The Catholic Worker», che, appena un anno dopo, non solo raggiunge le centomila copie, ma diventa soprattutto un punto di riferimento per senzatetto, poveri e bisognosi, che bussando a quella porta chiedono al giornale di tradurre in pratica i suoi princìpi ispiratori.
L’appartamento di Dorothy, nel cuore di New York è la prima di tante case di ospitalità e «The Catholic Worker» diventa così un movimento: nel ’36 le case sono 33, oggi più di 300, con migliaia di soci negli Stati Uniti e nel Messico settentrionale.
Nelle sue “case famiglia” Dorothy accoglie di preferenza i clandestini e i rifiutati dalle altre organizzazioni, perché “non degni” di aiuto, spiegando che essi «vivono con noi, muoiono con noi e diamo loro una sepoltura cristiana, preghiamo per loro dopo che sono morti. Una volta che sono accolti diventano membri della famiglia».
Tutta la vita di Dorothy è abitata dai poveri e dai loro bisogni; vive la stagione del Concilio con la speranza che rappresenti una primavera per la Chiesa; papa Woityla la stima e la segue con affetto e, malata e incapace di spostarsi, riceve anche la visita di Madre Teresa di Calcutta. Muore il 29 novembre 1980 e nel 2000 inizia il contestato processo per la sua canonizzazione.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Dorothy Day, fondatrice del movimento Catholic Worker (Lavoratori Cattolici), nacque a Brooklyn, in New York, il 8 novembre 1897. Dopo essere sopravvissuta al terremoto di San Francisco del 1906, la famiglia Day si trasferì in un umile appartamento nella parte sud di Chicago. Fu un grande ritiro dal mondo indotto dal fatto che John Day si ritrovò disoccupato. I Day, da quella volta, capirono quel sentimento di vergogna che provano le persone quando falliscono negli sforzi vani.
Fu a Chicago che la Day cominciò a formarsi un’impressione positiva del Cattolicesimo. Più tardi avrebbe ricordato un’amica della madre, una devota cattolica, che la scoprì a pregare di fianco al suo letto. Senza imbarazzo, era tornata a trovare la (signora) Day, le disse dove trovare sua figlia, e tornò alle sue preghiere. “Provai un’esplosione d’amore verso di lei che non avrei mai dimenticato” Ha ricordato la Day.
Quando John Day fu nominato redattore sportivo di un giornale di Chicago, la famiglia Day si trasferì in una comoda casa nella parte nord della città (quella dei più ricchi n.d.t.). Qui Dorothy ha cominciato a leggere i libri che smossero la sua coscienza. Il romanzo di Upton Sinclair, La Giungla, ispirò la Day a fare lunghe passeggiate nelle povere contrade della parte sud di Chicago. Era l'inizio di una lunga vita di attrazione per le zone che molta gente evita.
La Day ebbe il dono di trovare il bello in mezzo alla desolazione urbana. Tetre strade furono trasformate da odori pungenti: piante di geranio e pomodoro, aglio, olio d’oliva, caffè tostato, pane e panini dai forni delle panetterie. “Qui” disse “ è abbastanza carino da soddisfarmi”.
La Day vinse una borsa di studio che la portò al Campus dell’Università dell’Illinois, a Urbana, nell’autunno del 1914. Ma le sue letture erano dirette principalmente verso il radicalismo sociale. Ha evitato la vita sociale del Campus ed ha insistito sull’auto-sostegno piuttosto che vivere con i soldi di suo padre.
Ritirandosi dall'università due anni più tardi, si trasferì a New York in cui trovò un lavoro come reporter per il “The Call”, l'unico quotidiano socialista della città. Si occupò di raduni e dimostrazioni ed intervistò gente che andava dai maggiordomi, agli organizzatori del lavoro, ai rivoluzionari.
Ha lavorato successivamente per il “The Masses”, una rivista che si opponeva alla partecipazione americana alla guerra d’Europa (Prima guerra mondiale n.d.t.). Nel mese di settembre, l’Ufficio Postale revocò il permesso di spedizione della rivista. Ufficiali federali sequestrarono le copie pubblicate, i manoscritti, le liste degli abbonati e la corrispondenza. Cinque redattori furono accusati di sedizione.
Nel novembre del 1917 la Day andò in prigione per essere stata una delle quaranta donne che avevano protestato di fronte alla Casa Bianca per l’esclusione delle donne dal voto. Arrivate in una casa di lavoro rurale le donne furono trattate brutalmente ed esse risposero con uno sciopero della fame. Alla fine furono liberate con un ordine presidenziale.

Ritornando a New York, la Day ritenne che il giornalismo fosse una magra risposta ad un mondo in guerra. E così, nella primavera del 1918, firmò per aderire ad un programma di formazione infermieristico a Brooklyn.
La sua convinzione che l'ordine sociale fosse ingiusto non è mai cambiata sostanzialmente dalla sua adolescenza fino alla sua morte, benché non si sia mai identificata con alcun partito politico.
Il suo sviluppo religioso è stato un processo più lento. Da bambina ha prestato servizio in una chiesa episcopale. Come giovane giornalista a New York, a volte avrebbe fatto qualche visita notturna alla chiesa cattolica di St. Joseph nella Sixth Avenue.
L’atmosfera del culto cattolico l’attrasse. E mentre apprendeva qualcosa, la disciplina spirituale cattolica l’affascinava. Nella chiesa cattolica ha visto “la chiesa degli immigrati, la chiesa dei poveri.„
Nel 1922, lavorando a Chicago come reporter, alloggiò con tre ragazze che andavano a Messa ogni domenica e ad ogni precetto e trovavano il tempo ogni giorno per la preghiera. Per lei fu chiaro che “venerare, adorare, rendere grazie, supplicare … erano gli atti più nobili di cui fossimo capaci in questa vita.„
Il suo lavoro seguente fu con un giornale a New Orleans. Vivendo vicino alla cattedrale di Saint Louis, la Day spesso assisteva alle funzioni serali.
Tornò a New York nel 1924, la Day comprò un cottage sulla spiaggia di Staten Island usando i soldi ricavati dalla vendita dei diritti di un suo romanzo per un film. Inoltre cominciò un rapporto stabile per quattro anni con Forster Batterham, un botanico inglese che aveva conosciuto a Manhattan attraverso degli amici. Batterham era un anarchico che si opponeva al matrimonio e alla religione. In un mondo così crudele trovava impossibile credere in Dio. Ma questa volta il credere in Dio della Day fu irremovibile. Era addolorata che Batterham non percepisse il senso della presenza di Dio all’interno del mondo naturale. “Come può non esserci Dio,„ chiese, “quando ci sono tutte queste cose meravigliose?„ L’irritazione di lui per l’“assorbimento verso il trascendente„ di lei li avrebbe portati a litigare.

Ciò che muoveva tutto su un piano differente per lei era la gravidanza. Una volta, anni prima, era stata incinta come risultato di una relazione amorosa con un giornalista. Ciò che provocò una grande tragedia nella sua vita, fu un aborto. Il rapporto ed il suo terribile epilogo erano stati l'argomento del suo romanzo, “The Eleventh Virgin” (L’undicesima Vergine n.d.t.). L'aborto, la Day realizzò negli anni che seguirono, l’aveva resa sterile. “A lungo avevo pensato di non poter fare un bambino ed il desiderio nel mio cuore per esso si stava sviluppando,” ha scritto nella sua autobiografia, “The Long Loneliness” (La Lunga Solitudine n.d.t.) . “Sentivo che la mia casa non era tale senza di esso„.
La sua gravidanza con Batterham sembrò alla Day nient’altro che un miracolo. Ma Batterham non credeva di far nascere bambini in un mondo così violento.
Il 3 marzo 1927, nacque Tamar Theresa Day. La Day non avrebbe potuto pensare a niente di meglio da fare che ringraziare il cielo per essersi decisa a battezzare Tamar secondo il rito della chiesa cattolica. “Non voglio che la mia bambina sia a disagio così come spesso è capitato a me. Ho voluto credere ed ho voluto che la mia bambina credesse, e la sua appartenenza ad una chiesa gli darà una così inestimabile grazia e fede in Dio e l'amore compassionevole dei santi; quindi, la cosa da fare era quella di battezzarla come cattolica.„
Dopo il battesimo di Tamar, ci fu una rottura permanente con Batterham. Il 28 dicembre, la Day fu accolta nella chiesa cattolica. Cominciò un periodo nella sua vita in cui provò a trovare un modo per riunire la sua fede religiosa ed i suoi valori sociali radicali.
Nell'inverno del 1932 la Day si recò a Washington DC, come rappresentante del Commonweal e della stampa americana sulla Marcia per la Fame. La Day vide il corteo dei dimostranti sfilare giù per le vie di Washington con cartelli che riportavano la richiesta di lavoro, dell'assicurazione contro la disoccupazione, delle pensioni di vecchiaia, del sussidio per le madri ed i bambini, circa la sanità e la casa. Quello che tenne la Day in disparte fu il fatto che era cattolica e la manifestazione era stata organizzata dai comunisti, un partito in guerra non solo con il capitalismo ma anche con la religione.
Era l'8 dicembre, la festa dell’Immacolata Concezione. Dopo aver seguito la manifestazione, la Day si recò presso la statua della Immacolata Concezione dove espresse il suo tormento nella preghiera: “Ho offerto una preghiera speciale, una preghiera con lacrime ed angoscia, che in qualche modo mi avrebbe aperto ad usare il talento posseduto per i miei compagni di lavoro e per i poveri.„
Tornò alla sua casa di New York ed il giorno dopo, la Day, incontrò Peter Maurin un immigrante francese venti anni più vecchio di lei.
Maurin, un ex fratello cristiano, aveva lasciato la Francia per il Canada nel 1908 e successivamente si era trasferito negli Stati Uniti. Quando venne a contatto con la Day, era un tuttofare in un campeggio di ragazzi cattolici appena sopra New York, che veniva retribuito in vitto, uso della biblioteca del cappellano, alloggio nel granaio ed occasionalmente con dei soldi.
Durante i suoi anni di vagabondaggio, Maurin, aveva acquisito un atteggiamento francescano che gli faceva abbracciare la povertà come una vocazione. Il suo celibato, consentì che la sua vita non fosse molto impegnata; questo gli lasciò il tempo per lo studio e la preghiera da cui prese forma la visione di un ordine sociale infuso con i valori di base del Vangelo “in cui per gli uomini sarebbe stato più facile essere buoni.„ Un insegnante nato, trovò ascoltatori disponibili, George Shuster, redattore della rivista Commonweal, che gli diede l'indirizzo della Day.
Notevole fu la provvidenza del loro incontro così come la compiacenza della Day ad ascoltare. A lei sembrò che fosse la risposta alle sue preghiere, qualcuno che poteva aiutarla a scoprire il senso del suo fare.

Quello che la Day avrebbe dovuto fare, disse Maurin, era avviare un giornale per divulgare l'insegnamento sociale cattolico e per promuovere le azioni per determinare una trasformazione pacifica della società. La Day abbracciò prontamente l'idea. Se oltre alla famiglia, l'esperienza di lavoro e la fede religiosa, la avessero preparata a qualche cosa, era questo.
La Day trovò che la Paulist Press era disposta a stampare 2.500 copie di un tabloid di otto pagine per 57 dollari. La sua cucina era l'ufficio editoriale del nuovo giornale. Decise di vendere il giornale per un penny la copia, “così a buon mercato che chiunque avrebbe potuto permettersi di comprarlo.„
Il 1 maggio la prima copia del The Catholic Worker fu distribuita a Union Square.
Poche imprese editoriali hanno beneficiato di un tale successo immediato. Entro dicembre la tiratura raggiunse le 100.000 copie al mese. I lettori avevano trovato una voce unica nel The Catholic Worker. Esprimeva malcontento su quell’ordine sociale prendendo la parte dei sindacati, ma la sua visione del futuro ideale sfidava sia l'urbanizzazione che il settore industriale. Era non solo radicale ma anche religiosa. Il giornale non solo protestava ma invitava i propri lettori a formulare proposte personali.
Per i primi sei mesi The Catholic Worker fu soltanto un giornale, ma come sopraggiunse l’inverno, la gente senza casa cominciò a bussare alla porta. I saggi di Maurin sul giornale, richiedevano il rinnovamento dell’antica pratica cristiana di ospitalità per coloro che erano senza casa. In questo modo, i seguaci di Cristo potevano rispondere alle parole di Gesù: “Ero uno sconosciuto e mi avete ospitato.„ Maurin si oppose all'idea secondo cui i cristiani avrebbero dovuto prendersi cura soltanto dei loro confratelli ed affidare la cura degli sconosciuti alle altre organizzazioni caritatevoli impersonali. Ogni casa avrebbe dovuto avere la sua “stanza di Cristo„ ed ogni parrocchia una casa di accoglienza per ricevere “gli ambasciatori di Dio.„
Circondato dalla gente nel bisogno e attraendo volontari eccitati dalle idee che avevano scoperto nel The Catholic Worker, fu inevitabile che ai redattori fosse presto data la possibilità di mettere in pratica i loro principi. L'appartamento della Day fu il seme di molte altre case di ospitalità che sarebbero venute.

Entro quell’inverno, fu affittato un appartamento con spazio per dieci donne, subito dopo un posto per gli uomini. Successivamente venne una casa a Greenwich Village. Nel 1936 la Comunità si trasferì in due costruzioni di Chinatown, ma nessun ingrandimento avrebbe potuto trovare posto per tutti quelli che erano nel bisogno. Principalmente erano uomini, la Day scrisse: “uomini grigi, come il colore degli alberi senza vita e dei cespugli e del terreno d’inverno, che in loro non hanno finora avuto il verde della speranza, la linfa vitale della fede.„
The Catholic Worker si trasformò in un movimento nazionale. Entro il 1936 c’erano 33 case del Catholic Worker sparse in tutto il paese. A causa della depressione, c’era anche molta gente che ne aveva bisogno.
Molti furono sorpresi che, contrariamente alla maggior parte dei centri caritatevoli, nessuno al The Catholic Worker aveva intrapreso riforme. Un crocifisso sulla parete era l'unica prova inequivocabile della fede di coloro che li accoglievano. Il personale riceveva soltanto vitto, alloggio e soldi occasionalmente.
L'atteggiamento del The Catholic Worker nei confronti di coloro che erano accolti non sempre veniva apprezzato. Questi non erano “degni dei poveri,„ fu a volte obiettato, ma ubriaconi e buoni a niente. Un operaio in visita sociale chiese alla Day per quanto tempo “ai clienti„ era consentito di rimanere. “Li lasciamo rimanere per sempre,„ rispose la Day con uno sguardo feroce nei suoi occhi. “Vivono con noi, muoiono con noi e diamo loro una sepoltura cristiana. Preghiamo per loro dopo che sono morti. Una volta che sono accolti, diventano membri della famiglia. O piuttosto sono sempre membri della famiglia. Sono nostri fratelli e sorelle in Cristo.„
Alcuni hanno giustificato le loro obiezioni con citazioni bibliche. Gesù non ha detto che i poveri sarebbero sempre stati con noi? “Sì,„ ha risposto una volta la Day, “ma non siamo soddisfatti che ce ne siano tanti. La struttura delle classi sociali è una nostra costruzione e avvenuta col nostro consenso, non di Dio, e noi dobbiamo fare quanto in nostro potere per cambiarla. Stiamo sollecitando un cambiamento rivoluzionario.„
The Catholic Worker, inoltre, ha sperimentato le comuni agricole. Nel 1935 una casa con un giardino fu affittata a Staten Island. Subito dopo venne Mary Farm a Easton, in Pennsylvania, una proprietà alla fine rivenduta a causa di una disputa all'interno della Comunità. Un altro podere fu comprato sopra New York vicino a Newburgh. Fu chiamato Maryfarm Retreat House, e fu destinato ad avere una vita più lunga. Successivamente venne il Maurin Peter Farm di Staten Island, che più tardi si trasferì a Tivoli e quindi a Marlborough, entrambi nella Hudson Valley. La Day constatò che la vocazione del The Catholic Worker non coincideva poi tanto col modello delle comunità agricole considerate come case rurali di ospitalità.
La maggior parte delle difficoltà la Day le incontrò sul pacifismo. Un modo di vivere non-violento, come lei lo intendeva, era nel cuore del Vangelo. Prese sul serio, come la prima chiesa, l'ordine di Gesù a Maurin: “Mettete via la vostra spada, poiché chiunque di spada ferirà di spada perirà.„
Per molti secoli la chiesa cattolica aveva accettato la guerra. I papi avevano benedetto gli eserciti e predicate le crociate. Nella tredicesimo secolo San Francesco di Assisi aveva fatto rivivere il senso del pacifismo, ma dal ventesimo secolo, era diventata una posizione sconosciuta ai cattolici.
La prima espressione di pacifismo del The Catholic Worker, pubblicata nel 1935, era un dialogo fra un patriota e Cristo; il patriota si allontana dall'insegnamento di Cristo in quanto dottrina nobile ma poco pratica. Pochi lettori si scandalizzarono per tali articoli fino alla guerra civile spagnola del 1936. Il partito fascista, condotto da Franco, si presentò come il protettore della fede cattolica. Quasi tutti i vescovi e la stampa cattolica si schierarono con Franco. The Catholic Worker, rifiutando di sostenere una delle due parti in guerra, perse i due terzi dei propri lettori.
Quelli che appoggiavano Franco, la Day li avvertì presto durante la guerra, devono “assumere un altro atteggiamento rispetto ai recenti eventi di Germania [nazismo].„ Espresse l'ansia per gli Ebrei che successivamente si diffuse fra i fondatori del comitato dei cattolici che combatteva l’anti-semitismo.

A seguito dell’attacco giapponese a Pearl Harbor e della conseguente dichiarazione di guerra dell'America, Dorothy annunciò che il giornale avrebbe mantenuto la sua posizione pacifista. “Stamperemo le parole di Cristo che è sempre con noi,„ scrisse la Day. “Il nostro manifesto è il Discorso delle Beatitudini.„ L’opposizione alla guerra, aggiunse, non ha niente a che fare con la solidarietà per i nemici dell'America. “Amiamo il nostro paese…. Siamo stati l'unico paese nel mondo in cui gli uomini e le donne di tutte le nazioni hanno avuto rifugio dalla oppressione.„ Ma lo strumento d’azione che il movimento dei Catholic Worker sosteneva era la misericordia piuttosto che la guerra. Invito “i nostri amici e militanti del movimento a preoccuparsi per i malati ed i feriti, ad accrescere il cibo per gli affamati, a continuare nella pratica della carità nelle nostre case e nei nostri poderi.„
Non tutti i membri delle comunità del Catholic Worker erano d’accordo. Quindici case di ospitalità furono chiuse nei mesi che seguirono l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Ma la visione della Day prevalse. Ogni risultato del The Catholic Worker riaffermava la sua comprensione della vita cristiana. I giovani che si identificarono con il movimento del The Catholic Worker durante la guerra, trascorsero generalmente gran parte di quegli anni in prigione, o nei campi rurali di lavoro. Alcuni prestarono il servizio militare disarmati come medici.
La guerra mondiale si concluse nel 1945, ma da essa nacque la guerra fredda, “la guerra nucleare„ e una serie di guerre più piccole in cui l'America era spesso implicata.
Uno dei rituali di vita per la comunità del Catholic Worker di New York che ebbe inizio verso la fine degli anni ’50, era il rifiuto di partecipare all’esercitazione annuale sulla difesa civile dello stato. Tale preparazione agli attacchi sembrò alla Day parte di un tentativo di considerare la guerra nucleare come qualcosa a cui si può sopravvivere e che si può vincere giustificando così i miliardi di spesa militare. Quando il 15 giugno 1955 le sirene suonarono, la Day era tra un piccolo gruppo di persone sedute davanti al municipio. “In nome di Gesù, che è Dio, che è Amore, non obbediremo a quest’ordine per fingere, evacuare, nasconderci. Non ci eserciteremo alla paura. Non abbiamo fede in Dio se dipendiamo dalla bomba atomica,„ spiegò un opuscolo del Catholic Worker. La Day descrisse la sua disobbedienza civile come un atto di penitenza per l’uso delle armi nucleari che l'America aveva fatto sulle città giapponesi.

Il primo anno i dissidenti furono redarguiti. L’anno successivo la Day ed altri furono imprigionati per cinque giorni. Arrestata ancora l'anno dopo, il giudice la incarcerò per trenta giorni. Nel 1958, un giudice differente sospese la sentenza. Nel 1959, la Day era di nuovo in prigione, ma soltanto per cinque giorni. Poi arrivò il 1960, quando anziché una manciata di persone, davanti al municipio, se ne raccolsero 500. La polizia arrestò soltanto alcuni, ma la Day non fu tra quelli. Nel 1961 la folla crebbe a 2.000 persone. Questa volta ne furono arrestati quaranta, ma la Day non figurò ancora tra questi. Quello si dimostrò l’ultimo anno delle prove generali per la guerra nucleare a New York.
Un altro sforzo del Catholic Worker fu il movimento per i diritti civili. Come al solito la Day volle visitare la gente che stava provando un esempio e quindi si recò a Koinonia, una comunità agricola cristiana in Georgia in cui neri e bianchi vivevano pacificamente insieme. La comunità fu attaccata proprio quando la Day vi era in visita nel 1957. Uno degli alloggi comunitari era stato colpito dal fuoco di una mitragliatrice ed i membri del Ku Klux Klan avevano bruciato la croce sul terreno della comunità. La Day insistette per fare un turno di sentinella. Notando qualcosa e avvicinandosi con l’automobile a velocità ridotta, abbassò la testa proprio mentre una pallottola colpì il piantone dello sterzo davanti al suo viso. La preoccupazione per la risposta della chiesa alla guerra condusse la Day a Roma durante il Secondo Concilio Vaticano, di fatto papa Giovanni XXIII sperava di ristabilire “le linee semplici e pure che la faccia della chiesa di Gesù aveva avuto alla sua nascita.„ Nel 1963 la Day era una delle cinquanta “madri per la pace„ che si recarono a Roma per ringraziare papa Giovanni per la sua enciclica Pacem in Terris. Vicino alla morte, il papa non riuscì ad avere contatti privati, ma ad una delle sue ultime udienze pubbliche benedisse i pellegrini, chiedendogli di continuare nel loro lavoro.
Nel 1965, la Day tornò a Roma per rispondere ad uno slogan “la nostra preghiera e la nostra speranza„ per cui il Concilio avrebbe proposto “una chiara disposizione: ‘mettete via la spada’. „ La Day vide subito in quell’evento come una “piccola finestra„ a sostegno dello sforzo dei vescovi per parlare con voce pura al mondo moderno.
I più pronti hanno avuto motivo di essere contenti in dicembre quando la Costituzione della Chiesa nel Mondo Moderno fu approvata dai vescovi. Il Concilio descrisse come “crimine contro Dio e l'umanità„ ogni atto di guerra “diretto alla indiscriminata distruzione di intere città o di vaste aree con i loro abitanti.„ Il Concilio invitò gli stati a fare leggi per gli obiettori di coscienza mentre descrisse come “criminali„ coloro che obbedivano agli ordini che condannavano gli innocenti e gli indifesi.
Gli atti di guerra che causano “la distruzione indiscriminata… di vaste aree con i loro abitanti„ erano l'ordine del giorno per le regioni vietnamite sotto l’intenso bombardamento degli Stati Uniti nel 1965 e negli anni a seguire. Molti giovani del Catholic Worker andarono in prigione rifiutando di cooperare con costrizione, mentre altri fecero il servizio alternativo. Quasi tutte le comunità del Catholic Worker parteciparono alle proteste. Molti andarono in prigione per atti di disobbedienza civile.
Probabilmente non c’è mai stato un giornale di cui tanti dei redattori fossero stati imprigionati per essere obiettori di coscienza. La Day stessa è stata imprigionata l'ultima volta nel 1973 per aver partecipato ad un picchettaggio vietato a sostegno degli agricoltori. Aveva 75 anni.
La Day ha vissuto abbastanza a lungo per vedere onorati i suoi successi. Nel 1967, quando fece la sua ultima visita a Roma per partecipare all’International Congress of the Laity (Congresso Internazionale dei Laici n.d.t.), scoprì di essere una dei due Americani - l'altro era un astronauta - invitati per ricevere la Comunione dalle mani di papa Paolo VI. Per il suo settantacinquesimo compleanno la rivista dei Gesuiti “America” le dedicò un numero speciale, trovando in lei la persona che ha esemplificato meglio “l'aspirazione e l'azione della comunità cattolica americana durante gli ultimi quaranta anni.„ L'università di Notre Dame la insignì con la Laetare Medal, per ringraziarla del “conforto agli afflitti e per portare conforto.„
Fra coloro che sono venuti a trovarla quando non poteva più viaggiare c’è stata Madre Teresa di Calcutta, che aveva appuntato una volta, sul vestito della Day, il trasversale portato soltanto dai membri completamente professati delle Missionary Sisters of Charity (l’ordine fondato da Madre Teresa delle “Sorelle Missionarie della Carità” n.d.t.).
Molto prima della sua morte, il 29 novembre 1980, la Day è stata considerata da molti come una santa. Non ci sono sue parole meglio conosciute che la sua brusca risposta: “non chiamatemi santa. Non voglio essere allontanata così facilmente.„ Ciò nonostante, avendo lei stessa apprezzato la memoria e la testimonianza di molti santi fu candidata per essere annoverata nel calendario dei santi.
“Se ho realizzato qualche cosa nella mia vita,„ ha rilevato una volta, “è perché non mi sono mai vergognata di parlare di Dio.„


Note:
www.catholicworker.org

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Aggiunto/modificato il 2018-01-08

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