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Serva di Dio Elisa Giambelluca Laica consacrata

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Isnello, Palermo, 30 aprile 1941 - Roma, 5 luglio 1986

Elisa Giambelluca era nata a Isnello il 30 aprile 1941. Ultima di sette figli di una famiglia credente, dopo il liceo classico a Cefalù si trasferì nel 1960 a Palermo per studiare Matematica e Fisica. Viveva nella residenza universitaria “La casa dell'universitaria” dell'Istituzione Teresiana, dove si lasciò conquistare dal carisma di San Pedro Poveda, una vocazione laicale di servizio al Vangelo a partire dall'istruzione. Conseguita la laurea nel 1965, iniziò a lavorare a Rossano (Cosenza) come docente all'Istituto San Pio X. Nel 1968 si trasferì a Torino, dove andò a insegnare in un istituto tecnico industriale pubblico. Diresse anche una scuola media aggregata all'“Educatorio della Provvidenza”. Si recò poi a Roma, collaborando alla residenza universitaria dell'Istituzione Teresiana e insegnando in un liceo. Tra il 1972 e il 1973 svolse un corso di approfondimento spirituale e culturale al Centro Internazionale di Formazione dell'Istituzione Teresiana a Poggio Mirteto (Rieti). Tornò a Rossano come docente e preside dell'istituto per il Magistero, in cui sviluppò un interessante progetto di innovazione educativa. Nel 1983 si trasferì a Vescovio (Rieti), vicino al Santuario della “Madonna della Lode”, ma iniziò ad avere problemi di salute a causa di un tumore. Continuò a insegnare in un istituto professionale per l'Agricoltura a Forano, ma le sue condizioni peggiorarono notevolmente. Offrì la sua vita per i sacerdoti in situazioni difficili e per le vocazioni. Elisa morì a Roma il 5 luglio 1986, a 45 anni. La sua vita semplice e dedita è stata una testimonianza preziosa per molte persone che hanno riconosciuto in lei i valori evangelici vissuti in modo naturale e radicale. Viene ricordata come una persona accogliente, sempre sorridente e serena, anche nel duro periodo della malattia. La sua causa di beatificazione è stata aperta il 29 marzo 2009.



Quando ripenso alle numerose biografie di Santi che ho letto, mi confermo sempre di più nella convinzione della suprema libertà di Dio nella scelta dei luoghi, dei tempi, delle circostanze in cui si compie quella meraviglia di grazia che è la vita di un santo. Alcuni sono nati in campagne sperdute, altri in piccoli paesi, altri in città importanti; chi da famiglie povere, chi da ceti borghesi, qualcuno anche da stirpi di “sangue blu”…
Ho conosciuto personalmente una ragazza, di cui ora è in corso la causa di beatificazione-canonizzazione, che è nata in un paese della Sicilia che difficilmente si sente nominare: Isnello, in provincia di Palermo.
Si chiamava Elisa Giambelluca.

Isnello e Cefalù: l’infanzia e l’adolescenza

Era il 30 aprile 1941; Elisa venne al mondo accolta da genitori cristiani, che già avevano avuto il dono di altri sei figli, fra maschi e femmine. Lei fu l’ultima. I buoni principi della famiglia si rivelarono subito: possiamo affermarlo notando la cura con cui provvide a prepararla su tutti i piani, quello religioso soprattutto, ma anche quello culturale. Elisa prima comunioneGuardando le sue numerose fotografie, vediamo prima una bambina molto graziosa che sta ricevendo la sua prima Comunione ed ha gli occhi fissi, attenti, rivolti a quelle mani che le stanno porgendo l’Ostia consacrata. Elisa pianofortePoi, nella foto seguente, c’è una ragazzina di forse dieci anni, seduta al piano: è sempre delicata e graziosa, e lo sarà per tutta la sua vita. Ora i suoi occhi sono fissi sullo spartito. Terza foto: ora le ragazzine sono due: tranquille, assorte, lei quasi sorridente: sembra che facciano una traduzione di latino, dato che consultano un librone, forse un vocabolario. Testimonianze di anni sereni, di preparazione cristiana e culturale, iniziata molto per tempo. Risulta infatti che Elisa frequentò la Scuola Elementare a Isnello, il suo paese, che però a quell’epoca era sprovvisto di scuole medie e superiori. I suoi genitori, notando la sua predisposizione allo studio, fecero il sacrificio di mantenerla agli studi in centri più importanti. Elisa e amicaPer la Media e il Liceo Classico la misero a convitto presso le Suore del Collegio di Maria, a Cefalù. Terminato con successo questo percorso, lei stessa scelse la facoltà di Matematica e Fisica dell’Università di Palermo. Qui trovò alloggio presso la “Casa dell’Universitaria” dell’Istituzione Teresiana. Ed è qui che avviene la scelta fondamentale della sua vita.

Palermo: l’Università e la scelta vocazionale

Si inserisce con naturalezza in questa residenza e a poco a poco vi respira lo spirito che vi aleggia: è il carisma del Fondatore dell’Istituzione Teresiana, San Pedro Poveda. L’équipe che guida quella “Casa” è composta da donne giovani, laiche, alcune studentesse, altre professioniste, appartenenti all’Opera  del Poveda. Esse sanno trasmettere quel carisma, non tanto con le parole, quanto con la vita quotidiana, con l’ambiente stesso che creano: è un ambiente molto sereno, di gioia e di espansione – ma anche di impegno serio – che induce a prepararsi bene per la vita che attende ciascuna delle ragazze, nella vocazione che ognuna scoprirà in sé. Già in questi anni universitari le studentesse potranno associare allo studio esperienze di appartenenza ad associazioni missionarie ed anche di aiuto concreto a chi ha bisogno, perché meno fortunato di loro. Ma tutto questo si deve compiere con semplicità: la cultura non dovrà offuscare né la naturalezza del comportamento, né la gioia di vivere e di vivere “impegnate”: ne sono esempio quelle stesse persone che guidano la residenza e sono membri appunto dell’Istituzione Teresiana.
Così, senza bisogno di troppe spiegazioni teoriche, Elisa resta conquistata dal carisma povedano e decide di fare dono completo di sé, in seno a questa comunità di laiche pienamente inserite nel mondo e pienamente impegnate col Signore. Questa volta i genitori, a cui lei comunica la sua decisione, non sono per niente contenti. E’ comprensibile: ora non si tratta di  scelte di studi, al termine dei quali la figliola tornerà in seno alla famiglia, per seguire poi una vita “normale”, come hanno fatto i fratelli e le sorelle maggiori. Ora la figlia la “perdono” per sempre: va via per seguire una chiamata per loro sconosciuta: la consacrazione a Dio in un Istituto che tuttavia non la toglierà dal mondo, ma a quanto pare la separerà dalla sua famiglia naturale.
Elisa non fa una tragedia per questa opposizione, piuttosto tenta di convincere soprattutto sua madre, la persona che sembra la più rattristata e ostile, che non vi sono motivi per essere così contrari. Leggiamo in una sua lettera:
“Non hai sempre voluto che i tuoi figli fossero felici? Io, mamma, posso esserlo nella maniera più piena e più vera consacrandomi nell’Istituzione Teresiana….”
Elisa a tavolaLa strada di Elisa continua: allo studio e alle attività della Residenza Universitaria, si unisce ora il suo cammino nell’appartenenza all’Istituzione Teresiana. La sua famiglia naturale tuttavia non viene mai dimenticata: le lettere, l’interessamento ad ogni vicenda che lì avviene, dimostrano che nel suo cuore nessun affetto è cancellato. Vi è come un dolce equilibrio nella sua personalità: l’intelligenza, la cultura, la spiritualità, gli affetti umani, la serietà nel lavoro, tutto si armonizza naturalmente. Anche questo rientra perfettamente nella fisionomia che San Pedro Poveda desiderava caratterizzasse i membri della sua Opera. In una meditazione molto conosciuta illustra infatti un aspetto della Patrona che egli ha scelto per l’Istituzione Teresiana: Santa Teresa d’Avila. Questa grande Santa, egli dice, è stata “tutta di Dio ed eminentemente umana”. Da questa considerazione egli passa a meditare sul mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio che si fa perfettamente uomo. Così, in ogni membro dell’Opera, la piena donazione a Dio si coniugherà con tutto ciò che può rendere completa e gradevole la sua personalità. Per questo, una delle doti, da conservare sempre, anche da parte di chi raggiungesse livelli altissimi di cultura accademica, è la “naturalezza”, compagna sempre della gioia e dell’apertura ai rapporti umani più schietti.
Elisa si laurea nel 1965.

La maturità: l’impegno nell’Istituzione Teresiana, il lavoro…

… Rossano

E subito le si apre un campo di lavoro: L’Istituto Magistrale legalmente riconosciuto “San Pio X”, a Rossano , provincia di Cosenza. Esso è stato fondato ed è gestito dall’Istituzione Teresiana, che aveva iniziato la sua presenza in questo centro calabrese fin dai primi anni del ’50. Erano tempi in cui poche ragazze di quei luoghi avevano la possibilità di studiare, perché le scuole superiori in Calabria erano poche e i genitori, se non erano in  condizioni economiche tali da consentire il mantenimento della figlia in un collegio femminile molto serio, se la tenevano in casa, dove c’era sempre parecchio da fare, soprattutto in aiuto alla madre. Per questo l’apertura di un Magistrale a Rossano diede un impulso fortissimo alla promozione della donna. Ne sono tuttora testimoni le numerose ex-allieve (insieme ad ex-allievi, dato che il Magistrale si aprì anche a loro) che ora sono felicemente inserite nella società, fornite della formazione accurata ricevuta in questa scuola.
Elisa, dunque, fresca di studi, arriva a Rossano e si inserisce con facilità nell’ambiente. Il suo lavoro, svolto con serietà, ma anche con molta vicinanza alle persone che le stanno accanto, dà un ottimo contributo alla preparazione culturale, umana e spirituale di tutti: studenti e colleghi non appartenenti all’IT. A qualcuno è rimasta impressa un’immagine particolare di lei: il suo passare per i corridoi, un po’ pensierosa e raccolta, calma, come se fosse in preghiera.

… Torino

Il 20 settembre 1968, un cambiamento: viene mandata a Torino. Qui il contesto è completamente diverso: città del Nord, molto industrializzata. Parecchi meridionali vi trovano lavoro; fra essi un fratello di Elisa, Natale, che ormai ci vive con la famiglia. Sono anni di grandi cambiamenti sociali, di fermenti, anche di violenze; tutti ricordano il “68”, con le sue contestazioni e gli ispiratori di esse.
Da alcuni anni c’è stato un cambiamento nell’ordinamento degli studi: la Scuola Media diventa “unica”, scompare l’Avviamento Professionale, dopo il terzo anno si aprono i vari Istituti Superiori, dai quali si accede all’Università. Nella Media, arricchita di altre materie servono più insegnanti, anche perché si cerca di ridurre l’evasione scolastica, fino a ottenere una preparazione di base per tutti gli italiani.
Dal 1965 al 1977 è Arcivescovo di Torino il Card. Michele Pellegrino, che incrementa fortemente il ruolo dei laici nella vita della comunità ecclesiale ed è molto attento ai problemi sociali. A Roma, durante il Concilio, aveva conosciuto molto da vicino l’Istituzione Teresiana, e per questo, una volta nominato Arcivescovo, giudica che la presenza di alcuni suoi membri possa essere utile nella diocesi torinese. I fili della Provvidenza dunque portano a Torino Elisa. Anche qui lei si ambienta subito nei diversissimi ambienti in cui è richiesta la sua presenza, talvolta in ruoli direttivi, talvolta come insegnante, collega di tante altre. La sua permanenza nella città dura solo tre anni, durante i quali svolge i seguenti incarichi: insegnante nei corsi serali per lavoratori presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Pininfarina” a Moncalieri, membro dell’équipe della Direzione del Convitto annesso all’”Educatorio della Provvidenza” e insieme Preside della Scuola Magistrale del medesimo “Educatorio”, insegnante di matematica e osservazioni scientifiche presso la Scuola Media Statale “Leon Battista Alberti” di Torino, collaborazione a gruppi giovanili parrocchiali. Naturalmente questi incarichi non sono stati eseguiti tutti in contemporanea. Di questo periodo torinese sono rimasti ricordi molto vivi in chi l’ha conosciuta ed ha voluto testimoniare al suo processo, raccontando particolari in cui risalta la sua generosa disponibilità e la sua inalterabile serenità, capace di trasformare in lode al Signore le difficoltà quotidiane.

… Roma

Nel 1971 l’Istituzione Teresiana la chiama a Roma e lei aderisce senza esitare. Ora si tratta di inserirsi in una realtà diversa, ma non estranea alla sua formazione ed esperienza. In Via Cornelio Celso l’I.T. tiene una residenza universitaria per studentesse, ora c’è bisogno di una persona che animi le loro giornate con attività culturali, formative e sociali. Elisa vi si dedica con tutta la sua consueta disponibilità, inventandosi varie cose. Fra l’altro, con alcune studentesse va in borgata a fare doposcuola ai baraccati.
A Roma, ancora una volta, svolge un bel lavoro, ma dal suo soggiorno romano, che durerà solo un anno, riceve anche molto: sente l’universalità della Chiesa, la vicinanza della Sede di Pietro, la memoria che si conserva in alcuni luoghi delle testimonianze dei primi martiri: le catacombe, Sant’Agnese… Leggiamo nel suo diario una breve annotazione di tutto questo:
“Grazia su grazia. Grazie per l’incontro con il  Papa a Piazza San Pietro. Colui che è il segno della comunione nella Chiesa, il Santo Padre, il dolce Cristo in terra. Emozione grandissima. Gioia profonda.”
In quest’anno ha anche un incarico scolastico: insegna matematica presso il Liceo Scientifico Statale n.23 sulla Via Tuscolana. Sarà un anno tribolato, pieno di scioperi studenteschi, di assemblee d’Istituto lunghissime e stancanti. E lei fa del suo meglio per non venir meno alla sua testimonianza cristiana.
1972: arriva anche per lei, come per ogni membro dell’Associazione primaria dell’I.T., l’offerta di un anno totalmente dedicato alla formazione. Il 1° ottobre Elisa si trasferisce a Poggio Mirteto (Rieti), nella Casa Internazionale di formazione dell’Istituzione Teresiana. Sottrarsi all’insegnamento per un anno, senza essere ancora di ruolo nella scuola, significa perdere diverse occasioni per una sistemazione definitiva nell’insegnamento statale; chi ha un po’ di esperienza delle leggi scolastiche straordinarie che si sono avvicendate in quegli anni, lo sa. Ma è chiaro che né Elisa né altre come lei hanno dato la priorità a questa considerazione.
L’anno di formazione, inserito quasi sempre in un periodo che non è iniziale, rispetto all’ingresso del soggetto nell’I.T., costituisce di solito una tappa incisiva nella vita. Esso è intenso, sia per gli studi che vi si fanno (storia e legislazione dell’I.T. , gli scritti del Fondatore, l’esperienza spirituale di Santa Teresa di Gesù, seminari diversi: Teologia, Ecclesiologia, Storia della Chiesa, Spiritualità, documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa), sia per il cammino di preghiera e di ascesi che ogni persona compie. Si conferma la piena adesione a Cristo, che è proprio tutto nella vita di chi si consacra a  lui. E tutto avviene in un clima intensamente mariano.
Come ha vissuto quest’anno Elisa? Si può immaginare. Del resto molte pagine del suo diario registrano il suo stato d’animo. Trascriviamo solo questo brano:
“Credo che l’Istituzione ha in sé le caratteristiche per farmi santa, per renderci sante…Prometto di fare di tutto per essere santa…Questa vuole essere una promessa reale perché fondata sulla fiducia incondizionata che Lui può tutto, che Maria mia Madre non mi lascerà, che i miei fondatori faranno la loro parte in cielo.”
Mentre Elisa vive tutto questo nella sua coscienza, il suo anelito di darsi ai fratelli, i più vicini, come i suoi famigliari, o i più lontani, cresce in continuazione.
Al termine del periodo di formazione, se esso ha dato buoni risultati, vi è una breve cerimonia, predisposta dal Fondatore in persona, in cui ogni singolo membro – confermando la sua adesione definitiva all’Istituzione – ripeterà l’incisiva preghiera di Sant’Ignazio di Loyola: “Suscipe Domine…”
“Prendi Signore e ricevi ogni mia libertà, la mia memoria, l’intelligenza e tutta la mia volontà.Tutto ciò che ho e possiedo tu me lo hai dato. A Te, Signore, lo riconsegno. Tutto è tuo. Disponi secondo tutta la tua volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo mi basta.”

… ancora Rossano

1973, di nuovo a Rossano: è questa la destinazione che Elisa riceve al termine dell’anno di formazione. Qui si fermerà per un decennio. L’Istituzione Teresiana ha deciso di chiudere il convitto che inizialmente aveva annesso al Magistrale e di avviare una sperimentazione nell’Istituto. I tempi sono cambiati: le alunne provenienti dai paesi vicini ora possono fare le pendolari, ne ricevono il permesso dai genitori, i quali non mancano di informarsi frequentemente circa la condotta e il profitto delle figlie e hanno fiducia nell’Istituto, ormai ben noto e stimato. Inoltre si è verificato un altro cambiamento nella scuola italiana, ora ci sono i “decreti delegati”, che consentono il coinvolgimento dei genitori nell’andamento della scuola. Campo specifico dei docenti è la didattica, mentre giustamente il compito educativo deve essere assunto da tutte le componenti della scuola e dai genitori, che non devono mai abdicare a questo loro diritto-dovere. Indubbiamente le intenzioni del legislatore nell’introdurre questi “decreti delegati” sono state lodevoli, quello che poi è successo in tante scuole italiane con l’andare del tempo è un altro discorso. Insomma, Elisa rientra nel Magistrale di Rossano in pieno clima di cambiamento e ne assume la presidenza. E’ una persona molto esperta ormai, su vari fronti, ed ha sempre quel suo equilibrio, quella capacità di essere insieme autorevole, ma molto vicina, quella sua serenità, quell’amore per gli altri (ed anche per le cose belle, come i fiori che possono crescere in un quadratino di terra o liberi dappertutto), quella dedizione piena al suo compito quotidiano. Al Magistrale assume la presidenza e guida la sperimentazione. L’impegno che questa richiede è notevole: le lunghe riunioni, la riflessione profonda sugli scopi di essa, a breve e a lungo termine, sono documentate accuratamente. Chissà, da questo angolo di Calabria, ancora oggi (anzi, tanto più oggi) potrebbero venire stimolazioni per chi opera nella scuola, specialmente per chi ha dovuto assumere in essa compiti direttivi. Mi piace riportare una testimonianza, fra le tante, di una ex insegnante di quegli anni, esattamente dal 1976 al 1978, Rosetta Piro:
“C’erano visite continue di commissari, supervisori. Elisa, sinceramente, era all’altezza, proprio per questo suo modo forte. Sapeva il fatto suo. Non la ricordo mai agitata, nonostante le difficoltà. Ecco perché dico che sapeva stare al suo posto e sapeva come inserirsi. Mai l’ho vista nervosa: magari viveva tutto interiormente, ma lo ripeto, era proprio all’altezza. Non la ricordo mai, da Preside, nervosa nelle riunioni. No! Sempre nella pacatezza. Sapeva fare, sapeva gestire. Sapeva il fatto suo, non ti metteva in soggezione. Stava al suo posto e faceva sì che gli altri stessero al loro posto”.
Ma basta con Rossano, anche se questo è il luogo in cui, nella sua vita Teresiana e professionale, è stata più a lungo…

La malattia: Vescovio, il ritorno a Roma…

Elisa nel settembre 1983 viene destinata a Vescovio, nella Sabina, nel piccolo centro di spiritualità che da parecchi anni l’Istituzione Teresiana ha aperto accanto al Santuario dedicato alla “Madonna della Lode”. E’ un cambiamento fortissimo: dal superlavoro di Rossano al silenzio della campagna in mezzo alla quale sorge questo bellissimo santuario, ricco di una storia che risale ai primi secoli della cristianità. Vescovio non è nemmeno una frazione, è un “vocabolo”, come dicono gli abitanti della zona: a poca distanza c’è il piccolo comune di Torri e più a Nord la città di provincia a cui appartiene: Rieti. Come siano capitati lì i membri dell’Istituzione Teresiana e come vi siano ancora è un’altra storia che non è il caso di raccontare qui.
Chi è andata lì ha sempre lavorato sodo, certo non con lo stile della città. Lì all’inizio è stato curato il Santuario, sotto tutti i punti di vista. Da quando vi sono arrivati dei religiosi brasiliani, l’I.T. collabora ancora all’animazione liturgica, ma lascia tutto il doveroso campo alla comunità religiosa, formata da sacerdoti e fratelli laici, ed il Santuario stesso, ben tenuto e dotato anche di riscaldamento nell’inverno, è non solo bello artisticamente e storicamente interessantissimo, ma anche gradevole. Da tempo ormai chi abita in quella casa accanto alla Chiesa si dedica a molte cose: se ha la possibilità di insegnare, si inserisce nelle scuole dei paesi vicini e poi unisce a questo le iniziative proprie del Centro. Se non insegna, si dedica a molte altre iniziative, alcune delle quali hanno sede nel Centro stesso, come la scuola di base per catechisti, che nel corso di un ventennio ha potuto mandare catechisti ben preparati in tanti paesi della Sabina. Ma pensiamo ora all’attività di Elisa dal 1983 al 1985. Si inserisce come insegnante di matematica in  scuole dei dintorni - Poggio Mirteto, Forano - e partecipa alle iniziative della piccola comunità che la accoglie: fa animazione nel Santuario, si incarica della parte più strettamente spirituale della Scuola di base per catechisti. Infatti ogni incontro di formazione culturale per i giovani partecipanti prevede una parte dedicata alla spiegazione delle materie stabilite dall’apposito “direttorio” ed un tempo finale dedicato alla preghiera. All’arrivo di Elisa, il suo compito è proprio questo: guidare la preghiera.
Ma a Vescovio quasi subito si manifesta, in grado ormai troppo avanzato, il male che la porta alla morte: un tumore al colon. Intervengono tutte le cure del caso e lei va ancora un po’ avanti, sempre molto serena, ma debole e sofferente. E’ costretta a lasciare la scuola, eppure ancora compie gli altri suoi doveri. Così ricorda quel suo ultimo periodo una persona che si recava ogni fine settimana da Roma a Vescovio, per svolgervi un’attività di catechesi e insegnamento nella scuola di base per catechisti:
“Era prossimo il Natale del 1984. Era ormai deciso che Elisa si trasferisse a Roma, in quella casa di Via Cornelio Celso di cui si è già parlato. Elisa ed io ci mettemmo d’accordo: al termine del mio incontro di catechismo con i ragazzi di una borgata vicina, sarei passata al Santuario per farla salire con me in macchina e portarla a Roma. Arrivai al Santuario quando già imbruniva, mi sedetti in fondo per aspettarla. Lei tentava di animare la novena natalizia insegnando canti: vi erano solo due o tre banchi occupati dai pochi paesani dei dintorni. Aveva distribuito fogli e si muoveva lì, sullo sfondo di quell’antico altare, intonando i canti natalizi. Ogni tanto combatteva con la tosse, che era uno dei sintomi del suo male. E tuttavia era una figuretta aggraziata e disinvolta, nella tenue luce santuario, che era freddissimo. La prova di canto finì, lei prese il suo piccolo bagaglio e ci mettemmo in macchina, scaldandoci un poco con il riscaldamento che accesi al più presto. Io le dissi l’impressione che avevo provato: “Sai, Elisa, mi piaceva tanto quella tua personcina che insegnava i canti là in fondo…” E lei mi rispose d’impeto: “Oh, Maria, ti ringrazio!  Io mi sentivo così ridicola…”
Secondo me, questo piccolo episodio potrebbe proprio dimostrare quella tale “eroicità della virtù” di cui si parla nei processi di canonizzazione.”
Ora Elisa è a Roma, riposa e soffre, viene curata e accudita, è grata dell’amore di tutte e prega, anzi sembra che sia sempre in preghiera. Molte persone la vanno a trovare e lei ormai lascia che sia sempre il Signore la Persona che agisce, parla, talvolta illumina e conforta. Una volta lei stessa lo confidò ad una compagna  che le era molto vicina in quel periodo: “Vedi? ormai fa tutto Lui…”
Anche Maria, la persona che l’aveva accompagnata a Roma sotto Natale, andava a trovarla. Le chiedeva sempre come voleva che si svolgesse l’incontro di preghiera con gli allievi catechisti che di lì a pochi giorni si sarebbero trovati alla “Scuola di base”. Era sempre lei l’incaricata. Una volta la trovò dolcemente addormentata nella sua poltrona, come un uccellino stanco. Le si sedette accanto ed aspettò. Quando lei si svegliò e iniziarono a parlare, Elisa disse una frase calma, rivelatrice del suo stato d’animo: “Oh, la preghiera è una cosa semplice…”.
Poco tempo dopo, Elisa chiese l’Unzione degli infermi. Era perfettamente serena e lucida, in grado di ricevere il sacramento in piedi, accuratamente vestita, nella grande cappella della Sede dell’I.T. dove ormai passava gli ultimi giorni della sua vita. Tutti i membri dell’Istituzione che si trovavano a Roma vollero parteciparvi. Il Sacramento fu impartito dal Prof. Don Triacca, dell’Università Pontificia Salesiana, che in quel periodo la seguiva spiritualmente da vicino. Fu un giorno indimenticabile. Lei si comportava con la sua solita semplicità. Ad un certo momento i presenti la videro sorridere con un piccolo imbarazzo, perché non sapeva bene come e dove mettersi, come porgere le mani al celebrante, ecc. Un comportamento naturalissimo, pur nella piena coscienza di quello che stava vivendo.
Poco tempo dopo Elisa morì, circondata dalle persone più care della sua vita. Era il 5 luglio 1986, aveva 45 anni.
Pochi mesi dopo, il Prof. Don Triacca, ricevendo a colloquio un suo alunno  laureando, sacerdote secolare, si accorse dai suoi documenti che proveniva dalla Sicilia e precisamente da Isnello, il paese di Elisa. E gli parlò di lei, gli disse che bisognava raccogliere i suoi diari e promuovere il processo di beatificazione-canonizzazione. L’allievo sacerdote ci si mise con tutto l’impegno e subito la cosa si allargò a macchia d’olio, con una tale facilità e partecipazione del popolo di Dio, da lasciare stupiti. Ora tutto questo continua, mentre Don Triacca lo sta contemplando dal Cielo, dove è andato anche lui, dopo Elisa,  colpito da un male affine. Anche lui, dopo una vita operosa e santa.


Autore:
Maria Cimino


Fonte:
www.istituzioneteresiana.it

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Aggiunto il 2017-07-05

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