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Antoine-Philippe de La Trémoille de Talmont Martire

Testimoni

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Parigi, 27 settembre 1765 – Laval, Francia, 27 gennaio 1794


Antoine-Philippe de La Trémoille, principe de Talmont nasce a Parigi il 27 settembre 1765 ed è il secondogenito di Jean-Bretagne-Charles-Godefroy de La Trémoille, VIII duca di Thouars e conte di Laval e di Marie-Maximilienne-Louise de Salm-Kyrbourg. Si sposa il 23 gennaio 1785 con Henriette Louise-Françoise-Angélique d'Argouges.
La sua residenza principale fu il castello di Laval e diventerà Generale della cavalleria dell'Esercito cattolico e reale durante le Guerre di Vandea.
In occasione dell'esecuzione del re Luigi XVI, sperava di far scoppiare un'insurrezione a Parigi, ma non vi riuscì e si stabilì nel villaggio di Boulogne, nei pressi di Parigi, con suo fratello prete Charles-Godefroy de La Trémoïlle. Appena seppe dell'insurrezione scoppiata in parte della Bretagna e del Maine-et-Loire, insurrezione che precedette di poche settimane la più importante insurrezione vandeana, il 10 marzo 1793, si procurò un passaporto sotto un nome falso per sé stesso e suo fratello e si mise a girare per la Normandia, il Maine-et-Loire e l'Angiò per reclutare uomini.
Fu fermato il 20 maggio dal comune di Noyant-sous-le-Lude, ed inviato a Baugé, quindi fu trasferito nelle prigioni di Angers. Don Charles-Godefroy de La Trémoïlle, invece, organizzò un complotto contro la Convenzione Nazionale per liberare il fratello. Chambon un deputato montagnardo, si sarebbe incaricato di andare ad interrogare il principe e di riportarlo a Parigi, ma lungo la strada tra Angers e Laval, fu liberato dai vandeani che lo condussero a Saumur, aiutato dalla stesse guardie che lo avrebbero dovuto scortare fino a Parigi.
Al suo arrivo a Saumur, presa nel giugno 1793, fu accolto con gioia, come testimonia nelle sue memorie la marchesa de La Rochejaquelein:
 «C' era un giovane uomo di venticinque anni, alto cinque piedi e dieci pollici (circa 1,90 cm) di bell'aspetto. Era coraggioso, onesto, completamente devoto e di buon carattere... Fu ricevuto con soddisfazione; venne applaudito e tutti erano felici di avere tra le file della propria armata, un uomo con un così buon nome, la cui famiglia a lungo era stata quasi sovrana nel Poitou. Il Sig. de Talmont fu nominato immediatamente generale di cavalleria».
Partecipò alla battaglia di Nantes il 28 giugno 1793 e si distinse per il suo coraggio con Jacques Cathelineau e Maurice d'Elbée; scosse le proprie file e arringò più volte i vandeani scoraggiati, riportandoli al combattimento, ma fu ferito mentre caricava alla testa della sua cavalleria. Si ristabilì e prese parte a quasi tutte le azioni della guerra vandeana.
Dopo la battaglia di Chatillon-sur-Sèvre e le successive sconfitte, insisté fortemente perché si rendesse sicuro il passaggio sulla Loira e per la via della Bretagna.
Si oppose, nel consiglio, a quei capi vandeani che volevano rientrare in Vandea, mentre lui riteneva che si dovevano dirigere a Saint-Malo, per ricevere gli aiuti promessi dagli inglesi.
Senza illusioni, ma coraggiosamente, proseguì il combattimento con i resti del grande esercito cattolico e reale insieme a La Rochejaquelein. Il comando, però, passò a Fleuriot e Talmont, ferito da questa preferenza, lasciò l'esercito e si diresse  verso la Normandia. Un giorno, mentre errava, mascherato da contadino, nei dintorni di Laval e di Fougères, accompagnato da tre uomini, fu fermato dalla guardia nazionale di Bazouges: era il 31 dicembre 1793.
Finì in carcere, ma il prigioniero chiese, con una lettere alla Convenzione, di essere trasferito a Parigi. Lo getta, in catene, in un carcere dove si muore di freddo, umidità e fame. Molto malato venne condotto a Parigi e qui condannato a morte. La sentenza venne eseguita il 27 gennaio 1794 a Laval. Il convoglio, fortemente scortato, arrivò a destinazione nella notte, dove venne montata la ghigliottina, proprio davanti all'entrata principale del castello dei Talmont. Il principe, prima di venire posizionato sulla ghigliottina, disse al boia: «Fate il vostro lavoro, io ho compiuto il mio dovere». La testa, sanguinante, venne esposta sulla cancellata del castello. La sua salma sarà sepolta, nella cappella di famiglia, soltanto nel 1817.

 


Autore:
Cristina Siccardi

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Aggiunto/modificato il 2011-03-12

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