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Servo di Dio Giovanni Luigi Pozzobon Diacono permanente

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Ribeirão, Brasile, 12 dicembre 1904 - Santa Maria, 27 giugno 1985


Un diacono permanente, padre di sette figli, non da tutti compreso e per certuni anche “fanatico della Madonna”, dalle ben chiare origini venete ma trapiantato in Brasile, potrebbe essere il nuovo santo di quella terra. Il 12 marzo dello scorso anno, infatti, a conclusione dell’inchiesta diocesana, sono approdate alla Congregazione dei Santi le prove testimoniali sulla santità di vita di quest’uomo semplice che molti già considerano santo. Giovanni Luigi Pozzobon nasce in Brasile nel 1904, in una famiglia di origine italiana. Sposatosi a 23 anni, rimane vedovo pochi anni dopo e con due figli da allevare. Anche per questo motivo si risposa quasi subito e da questo secondo matrimonio nasceranno altri cinque figli. Fino ai 40 anni è un modesto commerciante di generi alimentari, devoto e praticante, ma nulla più. La svolta nella sua vita arriva il 10 settembre 1950, quando una suora (delle Sorelle di Maria di Schoenstatt) gli affida  un’immagine della “Madonna Tre Volte Ammirabile”, venerata nel santuario tedesco di Schoenstatt, chiedendogli espressamente “che vada in pellegrinaggio di casa in casa”. Giovanni neppure si immagina cosa possa significare tutto ciò per la sua vita, ma i fatti dimostreranno che in questo modo la Madonna iniziava a stravolgere la sua vita. Se lo spazio lo consentisse, bisognerebbe qui parlare della spiritualità della Famiglia di Schoenstatt e del suo fondatore, Padre Giuseppe Kentenich (di cui pure è stato avviato il processo di canonizzazione, per cui si spera di poter in futuro parlare specificatamente di lui); ci limitiamo a dire che con la consegna dell’immagine mariana a Giovanni prende forma una modalità di evangelizzazione “porta a porta”, che sta risvegliando la fedein modo sorprendente, come per contagio, al punto che alcuni vescovi hanno adottato il “metodo  Schoenstatt” come programma pastorale della loro diocesi. Torniamo però al droghiere Giovanni, che accogliendo l’immagine della Madonna in casa sua, prova ad immaginarsi in che modo questa possa iniziare il suo percorso “di casa in casa”, come gli è stato chiesto. Il giorno dopo l’immagine fa tappa nella prima famiglia resasi disponibile: sarà il primo dei 140 mila chilometri, percorsi rigorosamente a piedi, da una casa all’altra, senza stancarsi mai, per 35 anni, sempre con la sua icona sulle spalle e con il “mandato” del parroco in tasca, proprio per sentirsi pienamente parte di quella comunità da cui si sente inviato. Che intanto comincia a cambiare volto ed a rinnovarsi perché, dovunque entra, la Madonna cambia qualcosa. E anche gli incontri, a poco a poco, si strutturano meglio: da incontri di preghiera si trasformano in momento di evangelizzazione e di riscoperta della fede, assumendo proporzioni tali da costringere Giovanni, appena due anni dopo, a consacrarsi interamente a questa “missione” cui si sente chiamato: senza voti né giuramenti, di sua spontanea volontà, con la possibilità di poter smettere in qualsiasi momento. “Ero solo un piccolo strumento, un piccolo bambino che Lei conduceva dove voleva. Io sarei andato ovunque Lei avesse voluto portarmi, anche se fossi stato malato”, dice e, per rendere ancor meglio l’idea,  si definisce e realmente si sente soltanto come “l’asinello della Madonna”.  Il 6 febbraio 1972 gli viene conferito il mandato di ministro straordinario della Comunione e il successivo 30 dicembre viene ordinato diacono permanente e in questa occasione scrive: “…L’ ordinazione è stata come lo sbocciare di un fiore, una gran gioia che ho trasmesso a tutti gli amici. Mi sono sentito completamente compenetrato dallo Spirito della Chiesa. Mi sono sentito unito come in un solo cuore”. Non sono soltanto parole: da anni, ormai, Giovanni va  modellando e incrementando il suo senso di appartenenza alla Chiesa attraverso una strettissima unione con il vescovo diocesano, oltre che, naturalmente, con Padre Kentenich, di cui si sente figlio spirituale, anzi “piccolo alunno” e dal quale impara anche a soffrire per Cristo e per la Chiesa quando le porte cui bussa non si aprono  o quando alcuni sacerdoti male interpretano il suo ardore missionario. Da buon pellegrino, il diacono Giovanni non può che morire sulla strada: la mattina del 27 giugno di 25 anni fa un autocarro lo investe mentre, avvolto da una fitta nebbia, sta andando a messa,. Ciò che poteva sembrare la fine diventa, come sempre, promessa di vita: da allora ad oggi la sua opera si è estesa in 85 nazioni, dall'America del Sud all'America Centrale e all’America del Nord, così come in Europa, in Asia e Africa e tanti altri “missionari” oggi camminano al posto suo, continuando a portare la Madonna “di casa in casa”.
 


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2011-01-15

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