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Marin Mersenne Teologo, filosofo e matematico

Testimoni

Oiz, Francia, 8 settembre 1588 Parigi, 1 settembre 1648


È l’8 settembre 1588: in Vaticano si stanno ultimando i lavori della cupola di San Pietro, in Spagna il gesuita Luis de Molina pubblica il Concordia Liberi Arbitrii, in Inghilterra si celebra un mese esatto dalla battaglia in cui le truppe di Sua Maestà britannica, capeggiate da Francis Drake, hanno sconfitto l’invincibile Armada a Graveline. Lo stesso giorno, nasce in una povera casa di Oizé (la regione di Sarthe, in Francia) Marin Mersenne, che qualche anno più tardi avrebbe marcato indelebilmente la storia della scienza.

Fin da piccolo, ha la curiosità di osservare le cose e cercare di capire come funzionano. Ripara oggetti, migliorandoli o apportando loro delle innovazioni che li rendono differenti rispetto a com’erano prima.
Introverso e riflessivo, è dotato di un’intelligenza superiore. I genitori lo mandano a studiare dai gesuiti, prima a Mans, e poi a Parigi, dove rimane fino al 1609. È un periodo in cui sente forte la vocazione e la chiamata d Dio.
Nel 1609 va a studiare alla Sorbona. Ottiene eccellenti risultati in filosofia, che definisce «l’arte di pensare il pensiero». Riflette sulla vita, dialoga con Dio e prega molto. Cessa di stupirsi davanti alla perfezione della Creazione, perché realizza un fatto incontrovertibile: Dio è l’autore di tutto ciò che esiste, inclusa la scienza. Tutto emana da Lui, e l’uomo deve dimostrarsi degno di Lui.

Nel 1611 finisce gli studi e, sentendo sempre più forte la chiamata di Dio, compie il noviziato, prima nel monastero di Nigeon e poi a Fublaine. Nel 1612 è ordinato sacerdote e celebra la prima Messa al convento di Saint Pierre de Jabline vicino a Meaux.
Nel 1619 la sua vita prende una direzione nuova: assunto come professore di teologia e filosofia al convento dell’Annonciade, a Parigi, andando ad abitare nel convento dei Minimi, al Palais Royal.

Mersenne rimane affascinato dalla spiritualità di questo ordine religioso, e trova un’indicibile estetica nel modo in cui i Minimi esprimono la povertà. Infatti, l’ordine era stato creato nel 1493 da San Francesco di Paola (1416 – 1507), eremita che ha raggiunto la povertà radicale, la rinuncia totale e l’umiltà assoluta, per meglio offrirsi a Dio.
Questa spiritualità tocca una corda molto profonda nell’anima di Mersenne, che entra nell’ordine quello stesso anno, indossando la semplice tonaca lunga di lana grezza ed ampie maniche, stretta in vita da una cintura sottile. Due anni dopo, diventa superiore dell’ordine.

Nel frattempo, continua a leggere, a fare esperimenti ed a scrivere. È sempre più conscio che cercare di opporsi a Dio abbassa l’uomo e lo rende indegno dell’enorme dono della vita. Animato da questo modo di pensare la vita e l’esistenza, Mersenne ha il coraggio di essere intransigente, erigendosi a giudice implacabile contro tutti quelli che mettono in discussione l’esistenza di Dio: gli eretici, gli atei, i libertini, gli scettici.
Le sue prime opere sono delle vere polemiche religiose contro queste categorie, arrivando perfino a dire che approvava il supplizio di Vanini, filosofo italiano rappresentante della corrente dei libertini, che viene condannato a  morte nel 1619.

Mersenne, da appassionato pitagorico quale era, profondamente convinto dell’armonia universale, nel 1623 pubblica Questions sur la Génèse (“Domande sulla Genesi”), opera nella quale critica i deisti, Zorzi e la kabbala. Comincia ad interessarsi alle statistiche ed elenca diverse categorie di persone, tra cui gli atei e di libertini, affermando che in quel momento a Parigi c’erano più di cinquantamila.
Nel 1624 diventa amico di Pierre Gassendi: la loro amicizia durerà fino alla morte di Mersenne. Lo stesso anno pubblica L’Impiété des déistes, athées et libertins de ce temps dove spiega l’esistenza dell’essere supremo.

Il 1634, sotto il regno di Luigi XIII, è un anno molto importante per la sua dottrina. Mersenne cerca delle verità dimostrate ed esprime sfiducia verso gli autori antichi e le loro teorie, ma nello stesso tempo, alimenta le controversie cartesiane. Questo fa germogliare in lui il sogno di codificare la scienza del tempo, attraverso una visione di fede. Prende vita nel 1635 l’Academia Parisiensis, sublime creazione di Mersenne, che prefigura l’accademia di Colbert, creata nel 1666.
In quell’anno inizia un intenso scambio di corrispondenza, in latino e francese,  con scienziati e filosofi del suo tempo, come Cartesio, Torricelli, Gassendi, Wilhelm Schickard, Godefroy Wendelin e tanti altri, mettendo le basi di una raccolta di informazioni enciclopediche, che mette a disposizione degli studiosi. Queste informazioni costituiranno qualche anno più tardi un tesoro notevole, utilizzato per la creazione dell’Accademia delle Scienze.

Nel 1635 osserva un’eclissi di luna e analizza il flusso delle acque sotto l’influenza della luna. Nello stesso anno, traduce in francese Le Meccaniche di Galilei.
Qualche anno dopo, nel 1639, traduce De veritate. Volendo capire il sistema delle sorgenti, inizia uno sperimento, che lo porta fino a 1500 passi sotto terra. Erudita e multiforme, si occupa di argomenti molto diversi fra di loro: musica, fisica, matematica, letteratura, storia. Vicino alla codificazione dei numeri primi, nel 1640, troviamo opere che Mersenne scrive degli studi sull’intensità del campo di gravità, sull’acustica, sulla velocità di propagazione del suono.
Tra il 1644 ed il 1648, studia la pressione dell’acqua e del vuoto e disegna il primo sottomarino, che non sarà mai realizzato. Scrive più di venti libri di argomenti vari.

Muore nel 1648, a seguito di una polmonite contratta un giorno d’estate troppo caldo, dopo avere bevuto acqua troppo fredda. Prima di morire, fedele a se stesso, innamorato della scienza, ha lasciato istruzioni precise perché il suo corpo fosse sottoposto ad autopsia.
Ha vissuto una vita ricca di interessi, però accanto a tutto questo, l’amore per Dio e per la fede rimangono i perni della sua esistenza. Sostiene l’importanza della fede per lo sviluppo della personalità e per il benessere personale.

Per tutta la vita lo ha accompagnato la fama di intransigente, ma è più corretto dire che era un difensore della fede cattolica, nella sua forma più nobile. Una cosa che dovremmo imparare da lui.


Autore:
Liana Marabini


Fonte:
www.labussolaquotidiana.it

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Aggiunto/modificato il 2010-12-26

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