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Maria Antonietta Alemanno Laico

Testimoni

16 febbraio 1959 - 2 ottobre 1992


Dall’amore di papà Cosimo, ottimo falegname e da sempre militante dell’A.C., e di mamma Cosimina, sarta e anch’essa militante nelle file dell’A.C., il 16 Febbraio 1959 è nata Maria Antonietta Alemanno, seconda di quattro figli.
E’ una bimba bella, dolce e cattura l’affetto di tutti con i suoi stupendi occhi azzurri.
Maria Antonietta cresce circondata dall’affetto dei suoi cari e da quello di due zie, signorine, che vivono con la mamma e l’aiutano a tirar su i figli che si sono susseguiti l’un l’altro  Giuseppe, Giovanni, Lucia.
Battezzata nella parrocchia della B.V. Maria del Rosario, in Copertino, vi compie tutto il cammino della iniziazione cristiana e nel frattempo muove i primi passi nelle file dell’A.C. ragazzi. Amerà la parrocchia e l’associazione come la sua seconda famiglia, percorrendovi tutto il cammino formativo e assumendo con gioia l’impegno alla formazione e alla testimonianza del Vangelo. Anche negli ambienti più difficili. Già da aderente, infatti, dimostrò coraggio, quando ad un’insegnante di pensiero comunista, la quale strumentalizzava la propria materia d’insegnamento per “indottrinare” i giovani studenti, oppose una vigorosa testimonianza di fede cristiana. Purtroppo questo a Maria Antonietta valse il rinvio della promozione a settembre, che affrontò, però, con sicurezza, dal momento che Preside ed insegnanti riconobbero la sua valida ed indiscussa preparazione.
Così tra impegni scolastici e parrocchiali, tra l’essere aiuto catechista e il partecipare alla vita dell’Azione Cattolica, nel gruppo Giovani, ella giunse alla Maturità Scientifica.
E’ bella e più di qualche giovane vorrebbe “filare” con lei, ma ella rimanda ogni proposta a tempi migliori; è buona e brava, ama l’A.C. e il suo parroco, che era anche il suo padre spirituale, le chiede di tentare di mettere su il gruppo dei giovanissimi di A.C..  Ci sono molti ragazzi di A.C.R.,  ci sono tanti giovani e non ci sono i giovanissimi «Perché? - si domanda il parroco - Cosa possiamo fare?».
Maria Antonietta prega.
Prega e si accosta alle ragazze con delizia e coraggio. Aiutata da una Suora, figlia del Divino Zelo, Suor Dolores Barletta, le invita a vivere giorni di ritiro, momenti forti di preghiera e di gioia.
Nasce così un primo gruppetto, ma Maria Antonietta deve andare all’università. Ama le scienze e si laurea in scienze biologiche il 28 Giugno1985. Dirà: «L’ho fatto per dimostrare che tra scienza e fede cristiana non c’è  contraddizione». Anche nell’università si distingue tra le amiche per la sua coerenza cristiana; il vescovo di Urbino, S. Ecc. Mons. Donato Bianchi, la nota  per la sua presenza costante all’eucaristia, per la sua semplicità, per il suo stile signorile e le chiede di animare cristianamente il gruppo universitario del collegio in cui ella vive. Nel frattempo non aveva dimenticato le sue ragazze e anche se lontana, era vicina con il telefono, lo scritto ma soprattutto con la preghiera.
Laureatasi,  torna nella sua Copertino, nella sua parrocchia, tra i giovanissimi della  sua A.C. e tra la preghiera , l’apostolato e l’impegno professionale vive momenti stupendi. Col suo primo stipendio per il Natale voleva comprarsi un nuovo vestito, ma nota che una sua giovanissima ne ha bisogno e senza farsi notare, le fa giungere a casa un bellissimo vestito rosso. Lei rimase senza e al parroco che le chiedeva perché non avesse più comprato il suo vestito, rispose sorridendo, mentre le sue gote si imporporavano, che ne aveva avuto bisogno Gesù Bambino.
Passa qualche anno, tutto sembra andare per il meglio professionalmente, ma il 1 Aprile 1990  nota un nodulo particolare al seno. Sarà l’inizio di un calvario, che in meno di due anni la porterà alla morte: è stato l’inizio di un’ascesa che l’ha portata sul Tabor.
Amava fortemente vivere spendendosi generosamente perché crescesse e si radicasse sempre più l’A.C. Giovanissimi. Amava Gesù Eucaristia e ha voluto riceverlo ogni giorno, anche quando la chemioterapia le toglieva le forze e la riduceva quasi fosse un cencio, amava la Mamma Celeste e ogni giorno, finchè ha potuto, le portava una rosa e si intratteneva in lunghe ore di preghiera nel santuario a Lei dedicato, lì dove aveva mosso i primi passi della sua santificazione S Giuseppe da Copertino. Dalla Madonna aveva colto la bellezza di un corpo immacolato e di un cuore indiviso per Dio.
Quando, tornata nel corpo diventato sofferenza, stava per andare in Paradiso, salutandoci ci ha detto: «Quando morirò vestitemi di verde, perché anche dalla tomba devo cantare che Gesù è la mia speranza».
Dal  2 Ottobre 1992 è nelle braccia di Dio e canta le Sue lodi.


Autore:
Giuseppe Sacino


Fonte:
www.azionecattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2010-04-20

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