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Ivone Zaramella Coadiutore salesiano

Testimoni

Borgoricco, Padova, 27 ottobre 1932 - La Thuille, Aosta, 2 agosto 1957


Chi ha detto che fatta la pace la guerra è finita? Il salesiano coadiutore Ivone Zaramella e il ragazzino quattordicenne Ermanno Dalle Nogare furono vittime di una guerra finita già da più di 10 anni. Effetti collaterali li chiamano, cioè disastri di una follia che continua a fare danni per decenni, dopo che tutto sembrava finito. A La Thuille, piccolo comune della Valle d’Aosta al confine con la Francia, trasformatosi nel corso dei secoli da avamposto militare strategico ad avamposto turistico, i salesiani di Torino avevano ottenuto per un certo periodo di usufruire di una vecchia caserma in disuso. Lì per qualche anno gli aspiranti coadiutori del Rebaudengo andarono a trascorrere assieme ai loro insegnanti salesiani un periodo di vacanza. Lì era passata anche la guerra e aveva lasciato il segno: una bomba era caduta ed esplosa in un laghetto morenico nei paraggi, colmo d’estate a causa dello scioglimento delle nevi. Lo scoppio aveva creato vicino alla sponda un vasto cratere a imbuto molto profondo e invisibile, una micidiale trappola.

Da contadino a salesiano
Il perché di questo incipit è presto detto: vogliamo narrare la vicenda del 25enne maestro meccanico Zaramella. Era nato a san Michele di Borgoricco, nono di 12 figli, in una famiglia patriarcale di solidi principi cristiani che regalò tre dei suoi componenti alla Chiesa: Ivone e Vittorino coadiutori salesiani e Maria suora “Figlia di san Giuseppe”. Il piccolo Ivone cresceva con un carattere volitivo e solare. Aveva 10 anni scarsi quando il parroco lo invitò a fare il chierichetto. Lui accettò senza esitare e da quel giorno iniziò ad alzarsi tutte le mattine alle 5 per recarsi a piedi nella chiesa parrocchiale a “servir messa” alle 6. A 14 anni il chierichetto entrò nell’istituto salesiano Rebaudengo di Torino come aspirante. Erano tempi di vacche grasse: i ragazzi che “aspiravano” alla vita religiosa come laici erano la bellezza di 199! Ivone seguì il corso di meccanica e nel 1954, a 22 anni, era già insegnante. Giovane, vivace, allegro, impegnato, ma anche esigente e, a volte, inflessibile. I ragazzi lo temevano e tuttavia lo amavano perché era sempre con loro in cortile, in chiesa, in camerata, in classe, nel gruppo. Con loro dialogava, discuteva, programmava. Era tra le altre cose il regolatore della “compagnia dell’Immacolata”. Le compagnie erano i gruppi di impegno di allora, e i salesiani chiamavano ogni gruppo con il nome di un santo. Era curioso sentire Zaramella che annunciava: “Oggi c’è partita; l’Immacolata contro San Luigi, e Domenico Savio contro il Santissimo Sacramento!”. Più che fare l’arbitro, però, Ivone preferiva giocare mescolato ai suoi ragazzi. Ed essi sentivano che il loro giovane assistente e maestro era tutto per loro. “Ci voleva un gran bene; uno dei dispiaceri più grossi che provava era quando gli bocciavano qualcuno; glielo si leggeva in faccia!”. È la testimonianza di uno stimato professionista allora alunno del signor Ivone, confermata da suo fratello Vittorino.

Una vita donata
E ai ragazzi Ivone ha consegnato la sua vita. Non è un modo di dire ma un fatto tragicamente reale. Ecco tornare in ballo il laghetto di La Thuille nei pressi della vecchia caserma e la buca a imbuto scavata dalla deflagrazione dell’ordigno bellico. Era l’estate del 1957, i primi di agosto. I ragazzi passavano serenamente le giornate di vacanza tra giochi, passeggiate, escursioni e… preghiere. Il maestro era l’anima di ogni attività, compresa la preghiera. Del resto, in uno dei suoi propositi, trovato nel quaderno degli appunti aveva scritto: “Avrò una carità positiva, nel fare il bene, nell’apostolato, nel saper comprendere… Non basta più evitare la mormorazione, il bisticcio, i cattivi giudizi… Per praticare la carità bisogna fare la carità!”. Dopo ciò che gli capitò quel giorno bisogna dire che ha messo in pratica alla lettera il proposito scritto di suo pugno. “Che cosa è capitato, insomma?”, chiesi a chi mi parlava di lui dopo una sollecitazione telefonica. “Aspetti, le leggo ciò che è scritto su una roccia lassù a La Thuille e capirà tutto”.
QUI,
IL 2 AGOSTO 1957,
IL COADIUTORE SALESIANO IVONE ZARAMELLA DI 25 ANNI
SACRIFICAVA GENEROSAMENTE LA SUA VITA
NELL’EROICO – VANO TENTATIVO –
DI STRAPPARE ALLA MORTE IL SUO ALUNNO
ERMANNO DALLE NOGARE DI 14 ANNI
 Il giovane insegnante giocava, come sempre, con loro, quel pomeriggio. Ermanno si divertiva con alcuni compagni su una larga tavola di legno, forse una vecchia porta, che faceva da zattera. Proprio – destino infame – sopra l’invisibile cratere scavato dallo scoppio della bomba l’improprio natante si capovolge. Ermanno scompare subito tra le acque gelide dell’imbuto. Lo sconcerto è generale; molti vorrebbero buttarsi, ma l’assistente chierico Giovanni Toso li frena (poteva essere una carneficina), ma non blocca la generosità di Ivone che si fa un segno di croce e si tuffa tra le gelide acque che avevano rapito il suo alunno. Riesce ad afferrarlo, riaffiorano tutti e due per un attimo. Solo un attimo. Poi la calma piatta del laghetto grida la tragedia consumata.

L’assistente salesiano
È stata la giornata più buia, il venerdì santo dei salesiani e degli aspiranti coadiutori di quell’anno, soprattutto di quelli della “compagnia dell’Immacolata” che avevano improvvisamente perduto uno dei componenti del gruppo e lo stesso loro amato animatore. I due corpi furono recuperati dopo circa un’ora tra la commozione e il pianto dei presenti. La sciagura finì su tutti i giornali, che parlarono di tragica fatalità ma anche di sacrificio eroico di un salesiano laico “assistente”. Furono proprio questi scritti a strappare di bocca all’ispettore salesiano che celebrava il funerale un’affermazione che “dovrebbe essere scritta sul cuore di tutti i veri salesiani”. “E cioè?”, chiesi con una certa curiosità. Me la recitò come se l’avesse imparata a memoria; mi parve anche di cogliere una punta di orgoglio nella voce: “Una congregazione che ha dei membri che sanno sacrificarsi così per i giovani loro affidati, porta in sé i segni della grandezza!”. La domanda, l’ultima, l’ho rivolta a un confratello anziano che l’aveva conosciuto: “Che cosa ha imparato da Zaramella?”. “Questo principalmente: non è vero che ad essere esigenti ci si aliena il cuore dei ragazzi. È vero il contrario. E questo, caro direttore, lo vorrei dire a tanti genitori che fanno gli amici dei figli e permettono tutto!”.


Autore:
Giancarlo Manieri


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2009-06-25

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