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Serva di Dio Giovanna Battista Solimani Fondatrice

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Albaro, Genova, 12 maggio 1688 - Genova, 8 aprile 1758


Madre Giovanna Battista Solimani nacque ad Albaro (Genova) il 12 maggio 1688, da famiglia di origine voltrese, nona di quattordici figli. Il gesuita padre Paolo Segneri senior un giorno incontrò la madre ormai prossima al parto e profetizzò che la nascitura avrebbe portato gloria a Dio e alla Chiesa. Maria Antonia Felice, come venne chiamata al fonte battesimale, fin da ragazza manifestò particolari virtù, ebbe una solida educazione cristiana e una grande devozione per il Battista, patrono della città. Aveva solo dieci anni e voleva già diventare suora e fondatrice. Assimilò la spiritualità francescana perché nel borgo erano presenti le clarisse e quella carmelitana in quanto aderì alla Confraternita di Nostra Signora del Carmine della sua parrocchia. A partire dall’età di sedici anni trascorse abitualmente lunghi periodi da uno zio sacerdote che per ben cinquant’anni fu rettore di S. Maria della Castagna a Genova Quarto. Antonia vi svolse il suo primo apostolato, insegnando ricamo e canto alle ragazze, mentre nei giorni festivi faceva catechismo nel vicino oratorio. Nonostante avesse poca istruzione, si consolidava una solida formazione cristiana. Nel 1723 cadde malata e un giorno, dopo aver fatto la comunione, vide la Madonna col bambino e san Giovanni. Sentì l’ispirazione a fondare una nuova famiglia religiosa e nel Battista vide il modello ideale sia per l’austera vita monastica che per l’apostolato. Come era prevedibile l’idea non fu ben accolta, soprattutto in famiglia, ma lei sentiva che era la volontà di Dio. Le sue preghiere divennero più intense e, mentre era nella sua camera, fu persino vista dai parenti rapita in estasi. Quando le dicevano che non possedeva nulla lei rispondeva “la mia finanza è riposta in Dio: Egli ha calcina, ferramenta, pietre e mattoni, ed oltre a ciò è ricchissimo; io sono certa di trovar denaro per questa fondazione, più che se avessi migliaia di scudi sopra il Banco di S. Giorgio”. Le si unirono due compagne e sorse così una prima piccola comunità. La svolta arrivò nel 1730 quando la Provvidenza le fece incontrare don Domenico Francesco Olivieri, quasi suo coetaneo, arciprete di Santa Croce a Moneglia. Predicava gli esercizi in parrocchia e Maria Antonia sentì di chiedergli la direzione della sua anima. L’illuminato sacerdote intuì il carisma della donna e la invitò a trasferirsi a Moneglia. Ottenuto il permesso dei genitori, con una compagna, Antonia si imbarcò, giungendo nella riviera di levante il 7 giugno. In pochi anni, nonostante la rigidezza e la povertà in cui vivevano, il loro numero aumentò. Le loro giornate erano scandite dalla preghiera, mentre la domenica offrivano collaborazione in parrocchia, insegnando il catechismo ai ragazzi o curando gli infermi nelle case vicine. Giunsero alcuni aiuti economici e dopo sei anni giudicarono opportuno tornare nella capitale. Con l'autorizzazione dell’arcivescovo e del Doge la comunità si trasferì a Genova in una casa di proprietà delle Monache Turchine, presso la chiesa della Madonna degli Angeli. I tempi erano maturi per avere un riconoscimento ufficiale e Antonia sentì di dover andare a Roma. Partì con una compagna e un gentiluomo alla fine di giugno 1742 e fu accolta dalla principessa di Piombino. La sua permanenza nella città eterna durò due anni. Le regole furono visionate da un barnabita, padre Maccabei, che era confessore di Benedetto XIV con cui la Solimani ebbe tre colloqui. Il papa ne ebbe un’ottima impressione, in particolare per la grande umiltà, e nel gennaio 1744 ordinò che si stendessero i “brevi” dell’approvazione che furono poi consegnati nella sacrestia di San Carlo ai Catinari. Nacquero così le Monache Romite di San Giovanni Battista, si stabiliva la fondazione del monastero e la Regola. Il 9 marzo Antonia andò nel monastero di Tor de’ Specchi, dove il santo padre abitualmente si recava per la festa di santa Francesca Romana, e dopo la celebrazione ebbero un incontro di circa un’ora. Il papa disse di aver visto nell’animo della donna una profonda spiritualità e la capacità di leggere nei cuori.
La serva di Dio nel mese di maggio tornò a Genova e con gioia fu ricevuta dal vescovo, avendo poi una larga concessione anche dal doge Lorenzo de Mari che in un primo momento era contrario a nuove fondazioni che non avessero stabili rendite. Il 1° settembre 1745, grazie alla donazione di un ricco mercante, la comunità si trasferì in salita dei Cappuccini, in una zona tranquilla che sarà poi detta delle Battistine. Il 20 aprile 1746 la Fondatrice e dodici compagne ricevettero l’abito dalle mani dell'arcivescovo monsignor Saporiti, da poco nominato. Antonia prese il nome di Giovanna Battista e il 27 luglio venne eletta badessa. Il 5 agosto 1747 fece la professione dei voti perpetui, il giorno seguente professarono le sorelle. Fu stabilita la stretta clausura, vivevano d’elemosina, traendo qualche piccolo introito da alcuni lavori manuali. Sostegno fedele fu sempre don Oliveri, al quale Madre Giovanna nel 1750 manifestò la necessità che si fondasse una congregazione maschile dedita in particolare alle missioni. Lo convinse ad andare a Roma dove ottenne l’approvazione della Sacra Congregazione di Propaganda Fide il 22 settembre 1753. I primi tre Romiti di San Giovanni Battista (detti Battistini) partirono per la Bulgaria mentre fu stabilita come loro sede la chiesa di Trastevere di san Giovanni Battista detta dei Genovesi. Madre Giovanna Battista intanto terminava a Genova la costruzione della chiesa del monastero.
Nel 1758, all’inizio della quaresima, la serva di Dio si sentì male, sapeva che era la sua ultima malattia. Il 27 febbraio svenne in coro, poi, per quaranta giorni patì molte sofferenze che visse come purificazione per prepararsi alla morte. Morì sabato 8 aprile 1758, alle cinque del pomeriggio.
Le Romite Battistine nel 1924 si sono trasferite a Sturla. A fianco del monastero sorge una bella chiesa consacrata il 18 giugno 1960 in cui riposano le spoglie della Fondatrice. Da Sturla nel 1972 è nato il monastero di Brovarone di Trivero nelle Prealpi Biellesi. Una statua della venerabile Solimani è presente nella facciata del santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta a Voltri a cui era molto devota.

PREGHIERA
O Signore, che esalti i piccoli,
dai la tua grazia agli umili
e hai chiamato la Venerabile
Giovanna Battista Solimani
nella via dei consigli evangelici,
Ti preghiamo, porta a compimento
l'opera iniziata in lei, con la
glorificazione della tua umile serva.
Per sua intercessione
ti supplichiamo di concederci
la grazia che ti chiediamo...
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

Per informazioni:
Monastero Romite Battistine
Via Bottini, 23
16147 Genova


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto il 2009-03-27

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