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San Salvatore di Belluno Vescovo

3 gennaio

II sec. (?)

Il Ferrario nel suo Catalogo dei Santi riporta che “Fu Episcopo Bellunese Salvatore, che resse molti anni la Chiesa bellunese: e per la sua santa vita mostrò nostro Signore molti miracoli in quelli che invocano il suo suffragio. Onde gli furono in diverse parti del Belluno poscia eretti tempij et altari delli quali sin al di d'oggi si vede un tempio nel Vico Maresio vicino alla cittade: et un altro presso li frati Certosini con una pittura antica, scoperta per la rovina della chiesa, qual era stata molti anni ascosa, che dice (S. Salvatore Episcopus Belluni)”.



Si ritiene che San Salvatore sia stato un vescovo di Belluno, in epoca sconosciuta.
La tradizione locale accettata da Piloni, Ughelli, Cappelletti e Gams ritiene che San Salvatore fu il secondo vescovo della diocesi, mentre il Ferrari, nell’informarci che San Salvatore, fu vescovo di Belluno per molti anni e che operò numerosi prodigi sia in vita che dopo la morte, non gli assegna alcuna posizione nella lista dei vescovi e nemmeno accenna all’epoca in cui visse.
Si crede che San Salvatore sia stato sepolto nella chiesa di San Gottardo a Vedana in comune di Sospirolo, che un tempo era dedicata a San Salvatore, dove durante un restauro del XVI secolo era stata scoperta l’iscrizione “San Salvatoris episcopi Belluni”.
Il santo vescovo è citato anche dal prof. Don Ferdinando Tamis che nella sua “Storia dell’Agordino” che afferma: “Il più antico documento di Indulgenze nella diocesi di Belluno lo si ha nella Bolla di consacrazione della chiesa di san Salvatore, vescovo di Belluno, e di san Marco evangelista di Vedana del 26 aprile 1158, dove si parla della remissione della penitenza dei peccati mortali e di una remissione dei peccati veniali, attraverso le buone opere”.
Gli storici del Seicento affermano che vi erano più chiese dedicate al santo vescovo.
Il Ferrario nel suo Catalogo dei Santi riporta che “Fu Episcopo Bellunese Salvatore, che resse molti anni la Chiesa bellunese: e per la sua santa vita mostrò nostro Signore molti miracoli in quelli che invocano il suo suffragio. Onde gli furono in diverse parti del Belluno poscia eretti tempij et altari delli quali sin al di d'oggi si vede un tempio nel Vico Maresio vicino alla cittade: et un altro presso li frati Certosini con una pittura antica, scoperta per la rovina della chiesa, qual era stata molti anni ascosa, che dice (S. Salvatore Episcopus Belluni)”...
Infine alla fine dell’Ottocento Francesco Pellegrini scrive: “Qui sulle rive del Cordevole si narra che Salvatore, o primo o dei primi vescovi di Belluno, traesse di nascosto la vita fra gli stenti e le penitenze per fuggire le persecuzioni nel II o III secolo dell'Era Volgare; e il pastore sa additarvi ancora attraverso al monte i sentieri che egli dice percorsi dal santo e venerabile vescovo, le cui ossa riposano dove ora sorge la chiesa di S. Gottardo. Questa tradizione sulla diffusione del Cristianesimo nei tempi imperiali romani, non solo combina con gli altri indizi che proverebbero l'esistenza di abitazioni o di ville romane, ben prima del tempo volgarmente assegnato alla supposta catastrofe del Monte Marziano; ma riuscirebbe anche a spiegare l'anomalia che queste e le attigue pendici di Sospirolo e di S. Gregorio, benché appartenenti all'antico territorio Feltrino, formassero parte della diocesi Bellunese; in quanto che è naturale che i figli di quei pochi primi fedeli, o ammaestrati dal primo Pastore che abitò nei loro d'intorni, o almeno devoti alla sua memoria, rimanessero poi con l'andare degli anni attaccati ai suoi successori”.
La tradizione popolare bellunese ha spesso confuso la figura di San Gottardo con quella di San Salvatore, rendendoli protagonisti di alcuni medesimi episodi.
Entrambi avrebbero dimorato nei boschi e nelle grotte del Monte Peròn, percorrendo in ginocchio, per penitenza, un sentiero a mezza costa della cima, il quale si ritiene che sia santificato dal quotidiano sacrificio dei santi, è costantemente transitabile, pur essendo situato in un pendio franoso e ghiaioso.
Inoltre in occasione della morte di entrambi i santi, la loro salma doveva essere sepolta sull’altra riva del Cordevole, ma le acque impetuose ne impedivano il traghettamento, finché miracolosamente il flusso si arrestò, creando un varco utile al passaggio del feretro.
Nell’altare di sinistra della chiesa di San Gottardo, in una pala realizzata probabilmente da Francesco Frigimelica, è raffigurato un santo vescovo in trono con angioletti, che si identifica con San Salvatore; dove sullo sfondo dell’opera si vede un luminoso paesaggio, nel quale sono riconoscibili il lago di Vedana ed il Monte Peròn.
San Salvatore un tempo era festeggiato a Belluno il 3 gennaio mentre a Cividale il 3 febbraio.
Attualmente non compare nel calendario liturgico della diocesi.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2022-04-29

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