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Servo di Dio Giovanni Fornasini Sacerdote e martire

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Pianaccio di Lizzano, Bologna, 23 febbraio 1915 San Martino di Caprara, Bologna, 13 ottobre 1944

Don Giovanni Fornasini nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, il 23 febbraio 1915. Fu ordinato in San Pietro il 28 Giugno 1942 da S. Em. il Card. Nasalli Rocca e subito nominato Vicario Adiutore del Parroco di Sperticano, alla morte del quale, il 21 Agosto 1942, gli successe come parroco. Fu ucciso dai nazisti presso il cimitero di San Martino di Caprara il 13 ottobre 1944.



Nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (Bologna) il 23 febbraio 1915 da Angelo e Maria Guccini. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Bagni della Porretta (attuale Porretta Terme) dove il padre era procaccia postale, ed abitò in una casetta sul Rio Maggiore, presso le terme alte. Terminate le scuole elementari frequentò la scuola di Avviamento Commerciale presso il Collegio Albergati. A Porretta Giovanni prestò servizio come chierico vestendo solo la cotta bianca perché non si trovava una veste abbastanza lunga per lui, magro e molto alto. Qui maturò la sua vocazione e nell’ottobre del 1931 entrò nel Seminario di Borgo Capanne. Successivamente frequentò gli studi prima, presso il Seminario Arcivescovile di Villa Revedin poi, nel Pontificio Seminario Regionale di Bologna.
Venne ordinato diacono nel 1941 e nel medesimo anno l’Arcivescovo lo destinò alla parrocchia di San Tommaso a Sperticano come coadiutore, nei giorni festivi, dell’anziano parroco don Giovanni Roda. Qui rimase per un anno e, dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale, il 28 giugno 1942, nella cattedrale di San Pietro a Bologna dall’Arcivescovo Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, venne nominato Vicario Adiutore della medesima parrocchia. Celebrò le sue prime messe a Pianaccio, a San Luca ed a Porretta, dove disse fra l’altro, nell’omelia: “Il Signore mi ha scelto monello fra i monelli ...”. Il 20 luglio dello stesso anno morì l’anziano parroco Don Roda e don Giovanni gli succedette come parroco il 21 agosto 1942.
Iniziò la sua attività pastorale nel difficile periodo bellico mostrando fin da subito grande zelo che si concretizzò in molteplici atti di carità, di bontà ed in una costante attenzione per i suoi parrocchiani. Si prodigò anche in campo educativo cercando di aprire una scuola simile a quella da lui frequentata a Porretta. Dopo il bombardamento su Bologna del 1943 accolse in canonica molti sfollati. In sella all’affezionata bicicletta si recò ovunque ad aiutare i confratelli sacerdoti anziani e fu pure presente, il 27 novembre 1943, a Lama di Reno per soccorrere i tanti feriti del tragico bombardamento aereo: era dovunque presente e sorridente, ad aiutare chiunque avesse bisogno.
Quando il fronte arrivò intensificò il suo impegno prestandosi spesso, senza timore, a fare da portavoce e difensore della popolazione, affrontando con coraggio e dolce insistenza, come un angelo biblico, molte emergenze e situazioni pericolose. Non dimostrò alcuna paura a trattare con l’esercito occupante, sostenuto dalla sua grande fede e dalla sua coerenza sacerdotale. Nel maggio del 1944 i tedeschi compirono numerose rappresaglie e don Giovanni, incurante del pericolo, corse a seppellire i morti. Scrisse il suo testamento il 10 settembre 1944, consapevole dei pericoli che stava correndo, un mese prima del suo olocausto.
A difesa di una ragazza che un ufficiale SS aveva adocchiato in canonica fu costretto a partecipare ad una sguaiata festa dei tedeschi dove venne insultato e sbeffeggiato, ma riuscì a resistere ed a difendere la giovane. Il giorno seguente, 13 ottobre, seguì i tedeschi verso Caprara sopra Panico, salutando la madre con poche parole: “Quando tornerò mi vedrete ...”. Non tornò e la sua morte è ancora oggi avvolta nel “mistero”, non si conoscono, infatti, le ragioni, il modo e chi ne è stato l’autore. Il suo corpo martoriato fu ritrovato solo a fine guerra, il 22 aprile dell’anno successivo., presso il cimitero di San Martino con la testa staccata dal corpo. Così chiudeva la sua troppo breve vita Don Giovanni Fornasini e poteva ripetere veramente per sé le parole del vangelo: “Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle”. Fu chiamato “l’angelo di Marzabotto”.
Gli è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Nel 1963 gli venne intitolato il Circolo giovanile della Parrocchia di Porretta Terme.
Il 18 ottobre 1998 l’Arcivescovo Cardinale Giacomo Biffi aprì a Marzabotto il processo canonico per la beatificazione di don Fornasini e di altri due sacerdoti (don Ferdinando Casagrande e don Ubaldo Marchioni) considerati “martiri di Monte Sole”. Postulatore il prof. Alessandro Albertazzi.

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Aggiunto il 2014-10-23

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