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> Home > Sezione Servi di Dio > Serva di Dio Maria Laura (Teresina Elsa) Mainetti Condividi su Facebook Twitter

Serva di Dio Maria Laura (Teresina Elsa) Mainetti Vergine e martire

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Colico, Lecco, 20 agosto 1939 - Chiavenna, Sondrio, 6 giugno 2000

Teresina Elsa Mainetti nacque a Colico, in provincia di Lecco e diocesi di Como, il 20 agosto 1939 e fu battezzata a Villatico di Colico il 22 agosto 1939. Invitata da un sacerdote, durante una confessione, a «fare qualcosa di bello per gli altri» tramite la propria vita, rispose con decisione e disponibilità al progetto di Dio su di lei. Iniziò così il suo cammino di formazione tra le suore Figlie della Croce: cominciò il postulato a Roma il 22 agosto 1957 ed emise i primi voti il 15 agosto 1959, assumendo il nome di suor Maria Laura. Il 25 agosto 1964 professò i voti perpetui. Si dedicò con passione, attingendo forza dalla Parola di Dio e dall'Eucaristia, al ministero tra i bambini e i giovani, tra quanti avessero bisogno di attenzione e di amorevole cura, nella consapevolezza di incontrare in ognuno il “suo Gesù”. Fu insegnante a Vasto, Roma, Parma e infine Chiavenna, dove fu superiora della comunità. In quella città, il 6 giugno 2000, fu uccisa da tre ragazze, spinte dal proposito di compiere un atto di satanismo. Spirò pregando e donando il suo perdono. L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione, per l’accertamento del suo martirio in odio alla fede, si è svolta a Como (nel cui territorio diocesano si trova Chiavenna) dal 23 ottobre 2005 al 6 giugno 2006. Gli atti relativi sono stati convalidati l’11 gennaio 2008, mentre la “Positio super martyrio” è stata consegnata nell’estate 2017. I resti mortali di suor Maria Laura sono stati traslati nel 2019 nella Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna, precisamente nel pavimento della cappella di san Giovanni Nepomuceno, la seconda della navata destra.



Se è vero che fondamentali per lo sviluppo della personalità sono le esperienze fatte nei primi anni di vita, chissà quali effetti avrà avuto su Teresina il prendere gradualmente coscienza che mamma era morta per dare la vita a lei, sua decima figlia. E questo, forse, spiega anche perché cresca con una spiccata generosità e con la tendenza a farsi in quattro per le sue compagne, che, non a caso, la chiamano “santa Teresina”.
Un giorno va a confessarsi e, alla domanda del sacerdote su cosa voglia fare della propria vita, risponde: «Penso di fare della mia vita qualcosa di bello per gli altri». Il confessore la sollecita: «Allora pensaci bene. In che modo? Tu devi fare qualcosa di bello per gli altri».
Tanto basta per scoprire in questa frase il progetto di Dio su di lei e di sentirsi così chiamata ad una donazione totale. La realizza a diciott’anni, entrando nella Congregazione delle Figlie della Croce, la cui regola di vita è «mettersi alla scuola di Gesù» che si è dato a noi fino alla morte in croce: sorprendente sarà il modo con cui lei incarnerà ciò fino al dono totale.
Dopo i primi voti, professati il 15 agosto 1959, inizia la sua carriera di insegnante, passando con disinvoltura dall’insegnamento nella scuola elementare a quello nella materna, per terminare poi come educatrice tra le giovani del pensionato che le suore gestiscono a Chiavenna (Sondrio). Il 25 agosto 1964 emette i voti perpetui.
Pur sapendo di dover «cercare e trovare Gesù tra i poveri», le sue attenzioni sono rivolte in particolare ai giovani. Perché, per lei, sono essi, così fragili, disorientati, plagiati, i veri poveri di oggi: non perde occasioni per conoscere il loro mondo, il loro linguaggio, la cultura giovanile; si interessa alle diverse esperienze, non si tira mai indietro davanti a nessuna proposta in loro favore; partecipa attivamente alla catechesi, all'oratorio, ai campi scuola, alle riunioni di ex alunni, offrendo ascolto e attenzione negli incontri personali.
Questa suorina minuta e poco appariscente credeva fortemente nella “legge del seme”: «seminava sorrisi, spargeva tenerezza e amore a profusione, ovunque andasse...questa era la sua felicità: dare e darsi senza misura», dice chi l’ha ben conosciuta ed a cui non sfugge neanche il suo stile: «Non si imponeva in nulla. La sua vita era come un accenno. Se non eri attenta, non coglievi il suo cuore».
Sul suo diario hanno trovato scritto: «La mia missione: essere segno dell’amore di tenerezza del Padre in comunità, nella scuola, tra le ragazze». E le testimonianze fin qui raccolte sembrano dire che ci sia riuscita. Anzi, affermano che «era persino esagerata nel vedere a ogni costo il lato buono delle persone» e che «faceva il bene in silenzio, senza dare importanza, quasi di sfuggita».
Questa suora di frontiera, che «senza chiasso, nell’umiltà, si portava là dove i poveri, tutti i tipi di poveri, ne avevano bisogno», a inizio giugno 2000 è cercata da una ragazza poco più che sedicenne, spalleggiata da due amiche, che afferma di essere incinta a causa di una violenza sessuale subita in famiglia, per celare la quale vuole o deve abortire. Scontato che questa suora “pro vita” diventi subito sua alleata e che, per scongiurare l’aborto, le offra il suo incondizionato sostegno e perfino ospitalità nella propria casa, almeno fino al termine della gravidanza.
Il 6 giugno la ragazza si fa nuovamente viva, chiedendole un appuntamento: stanno ormai scendendo le ombre della notte, ma poco importa, dato che la carità non ha orologio. Riesce a portarla in un luogo appartato, dove dice di aver nascosto i bagagli con i quali traslocare a casa della suora, di cui accetta l’ospitalità. A quel punto, compaiono due complici, che assalgono suor Maria Laura coi sassi; la feriscono, ma non la tramortiscono. Le tre ragazze la trascinano fino al luogo convenuto e la finiscono con diciannove coltellate.
Diventata la vittima sacrificale di un rito satanico in piena regola, in cui le tre giovani, per noia e per assoluta mancanza di valori da tempo si stanno esercitando, la suora cade in ginocchio e in questa posizione la ritroveranno il giorno dopo, ormai cadavere.
Le assassine dovranno poi ammettere di essere state colpite non dalla vista del sangue e neppure dalla forza bruta che esse stesse non immaginavano di avere, piuttosto dalle parole di perdono che la loro vittima pronuncia in punto di morte, preoccupata unicamente del male che le giovani con quel gesto fanno a se stesse. Così suor Maria Laura Mainetti muore, pregando e perdonando. In queste sue ultime azioni si radica la miriade di iniziative benefiche che nel suo nome sono sorte, in Italia e nel mondo.
Anche la Chiesa si è interessata alla sua testimonianza: la diocesi di Como, nel cui territorio si trova Chiavenna, ha quindi domandato di poter avviare la sua causa di beatificazione, per l’accertamento del martirio in odio alla fede.
Il 30 settembre 2005 la Santa Sede ha concesso il Nulla Osta per l’avvio della causa. Il processo diocesano si è svolto dal 23 ottobre 2005 al 6 giugno 2006. Gli atti relativi sono stati convalidati l’11 gennaio 2008. Nell’estate 2017 è stata consegnata la “Positio super martyrio”.
La tomba di suor Maria Laura, prima nel cimitero di Chiavenna, poi, dal 2019, nella Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna (precisamente nel pavimento della cappella di san Giovanni Nepomuceno, la seconda della navata destra), è meta di pellegrinaggio, come la casa dove visse e il luogo dove fu uccisa.


Autore:
Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini


Note:
Per maggiori informazioni:
www.figliedellacroce.it/suor-maria-laura-mainetti

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Aggiunto/modificato il 2019-04-24

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