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San Costantino Brancoveanu Principe di Valacchia, martire

15 agosto (Chiese Orientali)

Tirgoviste (Romania), 15 agosto 1654 – Costantinopoli, 15 agosto 1714


Una delle più belle figure della storia cristiana di Romania, morto martire per mano dei turchi, insieme ai quattro figli maschi Costantin, Stefan, Radu, Matei e al dignitario di corte Ianachi Vacaresco.
Nato il 15 agosto 1654 a Tirgoviste, allora capitale della Valacchia, Costantino Brancoveanu fu un voivoda (principe danubiano) patriota nel senso più ampio del termine, nei suoi quasi 26 anni di regno, si preoccupò della libertà della sua patria, dell’uguaglianza e benessere del suo popolo, della libertà e difesa della religione cristiana dei romeni di Transilvania, Moldavia, Valacchia.
Ancora prima di essere eletto principe (voivoda) di Valacchia nel 1688, fu impegnato nella difesa dei diritti e della libertà religiosa dei romeni di Transilvania, allora aggregata all’Impero Asburgico, affinché fosse riconosciuta loro la possibilità di conservare e praticare la propria fede ortodossa.
Diventato principe governante di Valacchia (Principato autonomo agli inizi del secolo XIV, fu dominio dei Turchi dal 1526, occupata dall’Austria nel 1723, tornò alla Turchia nel 1739; dal 1861 fu unita alla Moldavia gettando le basi per l’unità della Romania), nel 1769 ricevé il titolo di “Nobile di Transilvania” e di “Conte di Ungheria”.
Animato da princìpi cristiani, Costantino mise in atto la politica della negoziazione diplomatica, instaurando relazioni personali con i capi di Stato di allora; fu uomo di profonda formazione umanistica, politica e religiosa, divenne famoso come “principe cristiano e difensore della pace e della religione cristiana”.
Riuscì a far liberare il metropolita ortodosso Sava Brancovici, incarcerato per ordine imperiale; iniziò la costruzione del monastero di Hurezi.
Nel 1695 si meritò il titolo di “Principe del Santo Impero” e di “Illustrissimus”. Dotato di spirito ecumenico, con abilità cercò la concordia con gli Stati confinanti, per la difesa delle Chiese e tradizioni cristiane, di fronte alla minaccia per tutti dei turchi; grazie alla sua onestà e diplomazia aveva discrete relazioni con l’Impero Ottomano dominante.
Nel 1700 instaurò buone relazioni con lo zar di Russia Pietro il Grande, riuscendo così a perorare la causa della liberazione dei popoli balcanici, occupati dai turchi.
In campo religioso, Costantino Brancoveanu, pregava tre volte al giorno con tutti i familiari; la su famiglia era stata allietata dalla nascita di quattro figli maschi, Costantin, Stefan, Radu, Matei e di una figlia e in essa regnava l’armonia, il rispetto e un sentimento profondamente cristiano; il principe passava lunghi periodi in preghiera e meditazione, sia in chiesa sia nella cappella privata.
Come già accennato, il principe Costantino Brancoveanu era soggetto all’Impero Ottomano, dal quale la Valacchia era dominata e tributaria e nel 1703 ormai malato e non più in grado di pagare la sempre più elevata somma di danaro in oro, richiesta periodicamente dai Turchi, fu convocato ad Adrianopoli in Turchia, alla “Sublime Porta” (governo del sultano ottomano).
In sua assenza però il comandante dell’esercito Toma Cantacuzeno, tradì il principe passando apertamente dalla parte dei russi, sempre in conflitto con i turchi, accusandolo di tradimento davanti allo zar Pietro il Grande (1672-1725).
Il principe Costantino venne così a trovarsi in balia dei turchi che l’accusarono di intrattenere relazioni segrete con le potenze europee di allora, inoltre di aver accumulato per sé e la sua famiglia una gran quantità di oro, invece di pagare il tributo all’Impero Ottomano; il suo segretario, il fiorentino Del Chiaro raccontò i particolari del seguito della vicenda.
In realtà Costantino aveva in quegli anni usato molta diplomazia sia con i Turchi dominanti, sia con i Russi interessati a cacciarli dai Balcani, così pure con i polacchi ed i veneziani, ma alla fine si inimicò sia gli uni che gli altri, anche se non per colpa sua; cosicché si aspettava una vendetta ottomana contro di lui.
Così il 17 marzo 1714 martedì della Settimana Santa, si presentò a lui, il dignitario turco Mustafa Aga con 12 ufficiali armati, dicendo di essere di passaggio per raggiungere la Moldavia.
Costantino lo ricevette con cortesia nella sala del trono, alla presenza dei boiari (nobili cortigiani latifondisti); ma qui Mustafa Aga lesse il decreto della ‘Porta’, che lo deponeva dal governo del Principato di Valacchia e l’ordine di condurlo con tutta la famiglia a Costantinopoli; due giorni dopo, ignorando l’opposizione dei boiari, i turchi designarono principe di Valacchia Stefano Cantacuzeno, cugino del deposto Costantino.
Il 27 marzo 1714, sotto lo sguardo in lacrime degli abitanti di Bucarest la nuova capitale, la famiglia del principe, si avviò sotto scorta verso Costantinopoli, giungendovi tre settimane dopo, qui furono rinchiusi nei sotterranei di Fornetta e torturati, affinché rivelassero il supposto nascondiglio dell’oro.
Per quattro mesi, i detenuti romeni subirono ogni sorta di maltrattamenti, incitati fra l’atro a passare alla religione islamica in cambio dell’amnistia.
Ma il principe Costantino, i suoi familiari e il dignitario di corte Ianachi Vacaresco, rifiutarono con convinzione, rimanendo saldi nella fede cristiana.
A questo punto la famiglia Brancoveanu fu condannata a morte e la data dell’esecuzione fu fissata per il 15 agosto 1714, giorno del 60° compleanno del principe.
Venuto il giorno, con addosso solo una camicia e scalzi, Costantino, i quattro figli e il dignitario Vacaresco, furono portati per le strade di Costantinopoli affollate di gente.
Erano presenti all’esecuzione il sultano Ahmed III (1703-1730), il Gran Visir Gin Alì e gli ambasciatori delle grandi Potenze europee (forse a titolo di ammonimento da parte dei turchi); giunti sul luogo dell’esecuzione, fu concesso loro di dire una preghiera; il segretario Del Chiaro ci riporta le parole del principe Costantino: “Figli miei, siate forti, abbiamo perso tutto quello che avevamo in questo mondo, salviamo perlomeno le nostre anime e purifichiamoci dai nostri peccati col nostro sangue”.
Furono decapitati e i loro corpi senza le teste furono gettati nelle acque del Bosforo; le teste dopo essere state esposte per le strade di Costantinopoli appese a dei lunghi pali, fecero poi la stessa fine.
La moglie di Costantino, donna Maria, insieme alla nuora, al genero e il nipote, incarcerati anche loro a Fornetta, si salvarono miracolosamente e ritornarono in Valacchia nel 1716.
I corpi dei martiri romeni furono recuperati dalle onde dai cristiani di Costantinopoli e seppelliti a cura del Patriarcato Ecumenico, nella chiesa del Monastero della Madre di Dio, nell’isola di Halki; monastero a suo tempo sostenuto economicamente dal principe Costantino.
La principessa Maria, nel 1720 fece trasportare segretamente le reliquie dei familiari a Bucarest e tumulate nella chiesa di S. Giorgio Nuovo.
Nel 1992 il Sinodo della Chiesa Romena, ha canonizzato il principe come santo e martire.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-07-21

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