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Don Giacomo Camisassa Cofondatore

Testimoni

Caramagna Piemonte, Cuneo, 27 settembre 1854 Torino, 18 agosto 1922


Ogni Famiglia Religiosa spesso annovera oltre il Fondatore o la Fondatrice, un’altra venerabile figura che li ha affiancati nell’opera costitutiva, nella guida spirituale e pratica, nel sostegno a muovere i primi e più difficili passi nell’opera fondata; quasi sempre queste degne figure hanno preso la qualifica di cofondatori o cofondatrici della nascente Congregazione.
Così fu per il canonico Giacomo Camisassa, primo collaboratore del canonico Giuseppe Allamano (1851-1926), beatificato il 7 ottobre 1990, fondatore dell’”Istituto della Consolata per le Missioni Estere” e rettore della Consolata, il Santuario mariano della diocesi torinese.
La loro amicizia e collaborazione sacerdotale, durata tutta la vita senza alcuna incrinatura, nel rispetto vicendevole del proprio ruolo (non si diedero mai del tu) e nella condivisione di ideali, rimane un esempio mirabile.
Giacomo Camisassa nacque a Caramagna (Cuneo) il 27 settembre 1854, in quel felice periodo della storia del Piemonte, che per tutta la seconda metà dell’Ottocento e primi del Novecento, vide il fiorire di una meravigliosa serie di santi cosiddetti ‘sociali’ e di anime apostoliche e contemplative; Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Maria Mazzarello, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Luigi Orione, Leonardo Murialdo, Pier Giorgio Frassati, Callisto Caravario, Guglielmo Massaia, Giuseppe Marello, Ignazio di Santhià, Maria Cristina di Savoia, ecc.
La vita di Giacomo Camisassa fu in parallelo con quella del beato Giuseppe Allamano, pur con la diversità di età, era più piccolo di tre anni, la sua vita percorse gli stessi sentieri, Oratorio Salesiano, Seminario diocesano, convitto, sacerdozio.
E nel seminario di Torino, nel quale Giacomo Camisassa entrò nel 1873 per gli studi di teologia, incontrò per la prima volta Giuseppe Allamano, che era direttore spirituale e nonostante gli appena tre anni di differenza l’Allamano gli fu guida spirituale per cinque anni, dal 1873 al 1879. Questo periodo in cui avvenne l’incontro profondo fra i due uomini, che la Provvidenza aveva unito, divenne il momento decisivo per entrambi.
Il giovane sacerdote Giuseppe Allamano negli anni continuò l’ascesa nella considerazione dei superiori, dopo il delicato compito di Direttore spirituale del seminario, che lo fece conoscere come un vero “maestro nella formazione del clero”, ricoprì la carica di Preside nella Facoltà di Diritto Canonico e Civile.
Il 2 ottobre 1880 fu nominato Rettore del Santuario della Consolata di Torino, del Convitto ecclesiastico, dell’Ospizio per sacerdoti e anziani, del Santuario di S. Ignazio a Lanzo con l’annessa casa per esercizi spirituali; accettò per ubbidienza queste nomine e da allora fino alla morte, svolse la sua attività sempre all’ombra del Santuario della Consolata.
Il giorno dopo arrivò al Santuario don Giacomo Camisassa, chiamato dall’Allamano per coadiuvarlo. Si cominciò a rendere più fruibile l’antico Santuario che aveva tutte le caratteristiche della vecchiaia, trasudava il tipico odore della muffa e non si respirava bene per la mancanza d’aria e spazio insufficiente per i fedeli.
Insieme decisero di intraprendere i lavori necessari in vista anche delle feste centenarie del 1904, così i lavori iniziarono nel 1898 affidati soprattutto al canonico Camisassa, sempre presente nella progettazione e nell’esecuzione dell’ampliamento, con due cappelle laterali in più e l’abbellimento con marmi e oro.
I fedeli contribuirono in massa alle spese e fu diffusa una rivista “La Consolata” fondata nel 1899, per tenerli informati sui lavori in corso e sulle spese, affinché tutto fosse chiaro.
Il tempio allargato e ristrutturato fu benedetto il 20 giugno 1904, con la partecipazione di un Legato Pontificio, cardinali, arcivescovi e vescovi; le celebrazioni centenarie furono grandiose; finalmente in agosto i due canonici Allamano e Camisassa si concessero qualche giorno di riposo a Balme in montagna.
Intanto don Giuseppe Allamano già prima del 1890, vedeva tanti giovani sacerdoti e seminaristi che esprimevano un desiderio missionario, che non si realizzava per la mancanza di una istituzione adatta.
Quindi si sentì motivato ad agire in questo campo, ma non volle muoversi senza l’approvazione dell’arcivescovo, card. Gaetano Alimondi, che purtroppo dimostrò freddezza unitamente alla Curia torinese.
Fu solo nel 1900 con l’ascesa alla cattedra di s. Massimo del card. Agostino Richelmy, che giunse l’approvazione.
Con l’aiuto e collaborazione costante di don Giacomo Camisassa, si appianarono man mano tutte le difficoltà e ostacoli, così il 29 gennaio 1901 con l’approvazione del suo arcivescovo e di 17 vescovi della Conferenza episcopale subalpina, riuniti al Santuario della Consolata, nacque l’”Istituto della Consolata per le Missioni Estere” del quale don Giuseppe Allamano non volle mai essere chiamato fondatore, convinto profondamente che Fondatrice era la Consolata.
Seguì un intenso periodo di preparazione dei futuri missionari, a cui l’Allamano affiancato da don Giacomo Camisassa, dedicò tutte le sue energie e il Santuario della Consolata divenne il centro propulsore della nuova fondazione.
Nel 1902, l’8 maggio, partirono per il Kenia in Africa i primi quattro missionari, due sacerdoti e due laici, seguiti poi da altri e affiancati dalle suore Vincenzine del Cottolengo, alle quali l’Allamano chiedeva qualche aiuto.
Negli anni seguenti i Missionari giunsero in Etiopia, Tanganica, Somalia, Mozambico, Tanzania, su tutto i due sacerdoti desideravano essere informati e guidavano questi missionari nella loro dedizione apostolica, preparandoli con serietà, leggendo tutto ciò che era stato scritto sull’Africa, studiandone usi, costumi e particolarità.
Intanto la Casa posta in corso Stati Uniti a Torino, donata da un sacerdote che appena si conosceva, mons. Angelo Demichelis e subito denominata “la Consolatina”, non era più sufficiente ad ospitare gli aspiranti missionari che qui studiavano, vivevano e lavoravano.
Allora don Giuseppe Allamano acquistò un terreno di 12.000 mq in via Circonvallazione 514-516 (ora Corso F. Ferrucci, 14) e nel marzo 1905 si diede inizio ai lavori della nuova costruzione, che sarà l’attuale Casa Madre delle Missioni della Consolata e anche in questo caso fu il Camisassa a guidare l’impresa fino alla fine dei lavori.
Certo c’erano anche gli interminabili lavori del Santuario, i svariati compiti pastorali e formativi, che toglievano tempo e richiedevano risorse economiche non indifferenti, inoltre bisognava alimentare l’opera missionaria in Africa; i due canonici misero a disposizione beni e denari propri e per il resto si affidarono alla Provvidenza che non venne mai meno, perché i fedeli dello storico e venerato Santuario della Consolata, vedevano le missioni come un prolungamento del santuario stesso e quindi rispondevano fiduciosi e generosi.
Certo la concordia e il rispetto esistente fra i due sacerdoti Allamano e Camisassa, era più che evidente e tutti lo sapevano e ciò ispirava fiducia nella realizzazione delle opere.
La nuova Casa fu inaugurata il 23 ottobre 1909, anno definito di grazia per l’Istituto; intanto le esigenze delle Missioni facevano comprendere la necessità di avere anche donne missionarie, così il 29 gennaio 1910, si diede inizio all’istituzione parallela delle “Suore Missionarie della Consolata”.
Senza muoversi da Torino e dalla Consolata, i due grandi sacerdoti, amici e collaboratori, guidarono per anni l’opera dei Missionari e Missionarie nelle terre d’Africa, nonché la loro formazione specifica, nonostante le difficoltà interposte da chi vedeva in ciò, un impoverimento del clero diocesano per il dirottamento di tanti giovani dalle diocesi alle Missioni.
Il canonico Giacomo Camisassa dopo aver affiancato e sostenuto per 42 anni il canonico Allamano, fu il primo a cedere con la salute, la sua sofferenza maggiore era quella di recare pena al fondatore; quando questi entrava nella stanza dove egli era immerso in un prolungato torpore, al primo saluto si destava subito per rispondergli.
Morì a Torino il 18 agosto 1922 a 78 anni; don Allamano che lo seguirà quattro anni dopo, disse in varie riprese: “Con la sua morte ho perso tutte due le braccia”; “Tocca a me fare i suoi elogi. Era sempre intento a sacrificarsi, pur di risparmiare me; era un uomo che aveva l’arte di nascondersi e possedeva la vera umiltà”; “Quale perdita per il Santuario e più per l’Istituto e per le Missioni”; “Abbiamo promesso di dirci la verità e l’abbiamo sempre fatto”; “Erano 42 anni che eravamo insieme, eravamo una cosa sola…”:
I due grandi fondatori, dopo la loro morte furono sepolti nel cimitero cittadino di Torino, poi le spoglie del beato Giuseppe Allamano furono traslate nel 1938 nella Cappella della Casa Madre di Corso Ferrucci, mentre quelle di don Giacomo Camisassa rimasero nel cimitero comune, “reparto clero torinese” e solo il 15 novembre 1976 furono trasferite nella Cappella dell’Istituto esistente nel cimitero.
Poi dopo lunghe pratiche portate avanti con tenacia dai Superiori, nel 2001 anche le spoglie del cofondatore sono state traslate nella Cappella della Casa Madre, vicino all’amico di tutta una vita; così i loro figli e figlie possono oggi pregare sulle tombe di entrambi.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2005-06-03

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