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Venerabile Isabella De Rosis Fondatrice

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Rossano Calabro, Cosenza, 3 giugno 1842 Napoli, 11 agosto 1911

Isabella de Rosis, nata a Rossano Calabro il 9 giugno 1842, primogenita di una nobile famiglia, fu educata nel convitto del monastero di Santa Chiara a Napoli. Desiderosa di consacrarsi a Dio, fu inizialmente frenata dai familiari, che invece volevano che lei si sposasse. Dopo una prima esperienza come postulante tra le Figlie della Carità di San Vincenzo De’ Paoli, interrotta per motivi di salute, Isabella si diede alla diffusione dell’Apostolato della Preghiera e del culto al Sacro Cuore di Gesù nella diocesi e nella città di Rossano Calabro. Col tempo iniziò a maturare il progetto di un nuovo istituto religioso, interamente dedito alla riparazione delle offese al Sacro Cuore. Nel 1875, quindi, iniziò a far vita comune in una villetta di Napoli con una compagna, che dopo qualche tempo la lasciò. Raggiunta da un’altra compagna, il 24 ottobre 1875 ricevette l’abito religioso dal vescovo di Rossano Calabro, di passaggio per Napoli: fu quello l’atto di nascita delle Povere Suore Riparatrici del Santissimo Cuore di Gesù, ora Suore Riparatrici del Sacro Cuore. Colpita dal colera nel 1884, madre Isabella fece voto di costruire sulla collina del Vomero un “Santuario di Riparazione” dedicato al Sacro Cuore: l’opera fu poi assunta dai Salesiani di Don Bosco. Nel 1909 l’istituto da lei fondato ebbe una visita apostolica, in seguito alla quale madre Isabella fu destituita dall’incarico di superiora generale e tenuta separata dalle sue figlie. Morì due anni dopo, l’11 agosto 1911. Il 19 dicembre 2005 è stato promulgato il decreto che la dichiarava Venerabile. I resti mortali di madre Isabella riposano nella cappella della Casa madre delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore a Napoli, in corso Vittorio Emanuele 494/A.



Famiglia e primi anni
Isabella de Rosis nacque il 9 giugno 1842 a Rossano Calabro in provincia di Cosenza. I suoi genitori, Domiziano de Rosis e Gabriela Francesca Berlingieri, appartenevano alle migliori famiglie di Rossano e di Crotone.
Fu battezzata il 2 agosto 1842 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Rossano. Sin da bambina fu incline alla pietà, che riuscì a coltivare nonostante le difficoltà frapposte dall’ambiente familiare.   

Educanda nel monastero di Santa Chiara a Napoli

A 10 anni, nel 1853, entrò nel convitto del celebre monastero di Santa Chiara a Napoli. I genitori avevano scelto per lei quella sistemazione perché potesse ricevere la formazione adatta al suo ceto sociale. Inoltre, nello stesso monastero vivevano due zie materne, suor Maria Crocifissa (al secolo Eleonora Berlingeri) e suor Maria Vittoria (Vittoria Berlingeri).
Isabella ricevette effettivamente un’educazione completa, sia dal punto di vista culturale, sia da quello religioso. Imparò il francese, a suonare il pianoforte e l’arpa, e divenne molto abile nel ricamare in seta e in oro.
La sua principale educatrice era suor Marianna Spinelli, anche lei di casato nobile e di origini calabresi, che le fu di esempio nello spirito di povertà e di ubbidienza. Nel monastero di Santa Chiara, Isabella si accostò alla Prima Comunione e ricevette la Cresima. Nel 1856, quindicenne, compì la sua prima consacrazione al Sacro Cuore.

Prime aspirazioni alla vita consacrata
A 19 anni, nel 1861, ritornò in famiglia, con l’intento di abbracciare lo stato religioso. Tuttavia, i suoi genitori si opposero, pur senza riuscirci, perché intenzionati a farle fare un matrimonio conveniente.
Nel 1869, a 27 anni, Isabella entrò come postulante tra le Figlie della Carità a Napoli. Da lì fu trasferita a Parigi, che lasciò dopo due anni per motivi di salute. Dopo un breve periodo trascorso a Rossano, ritornò a Napoli per curarsi.
Dal 20 febbraio 1868 all’aprile 1869 visse con Caterina Volpicelli, che aveva lasciato la sua famiglia d’origine per dedicarsi alla diffusione del culto al Sacro Cuore di Gesù. Fu obbligata a tornare a casa, ma i rapporti tra lei e Caterina, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù (canonizzata nel 2009), rimasero molto buoni.
Nel 1874 fece domanda per essere ammessa nella Società di Maria Riparatrice a Roma, ma fu scoraggiata da padre Carlo Piccirillo, confessore di papa Pio IX: il Signore, come aveva dichiarato il Papa, voleva altro da lei.  

Propagatrice del culto al Sacro Cuore
Nei tre anni che trascorse a Rossano, Isabella fu molto abbattuta da vari malanni fisici e dall’ambiente frivolo in cui si trovava a vivere. Trovava conforto solo nella preghiera davanti al Tabernacolo della cappella del suo palazzo e nella corrispondenza con Giovanna Castrone, che aveva conosciuto nel periodo in cui viveva con Caterina Volpicelli.
Incoraggiata dal suo confessore, padre Aniceto Ferrante, poi vescovo di Gallipoli, diffuse nella diocesi di Rossano Calabro l’Apostolato della Preghiera. In più, attingendo al suo patrimonio, cominciò a procurare arredi sacri, spesso ricamati proprio da lei, per le chiese povere. Trovava anche il tempo d’insegnare il catechismo ai bambini poveri nella tenuta del “Crosetto”, in campagna.  

Nascita delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore

Col tempo, maturò in lei l’idea di fondare un istituto dedito alla riparazione delle offese e del mancato amore al Sacro Cuore di Gesù. Cominciò ad attuarla nel 1875, quando, insieme a una compagna, Giuseppina Spina, si ritirò in una piccola casa in affitto, Villa Albano, alla periferia di Napoli. La compagna, però, se ne tornò a casa, ma Isabella non rimase sola per molto: la raggiunse Marianna Ramauro.
Il 24 ottobre 1875, l’arcivescovo di Rossano, monsignor Pietro Cilento, trovandosi di passaggio a Napoli, celebrò la vestizione religiosa di Isabella e Marianna. Era l’atto di nascita delle “Povere Suore Riparatrici del Santissimo Cuore di Gesù”.
Isabella, ormai madre fondatrice, fu poi invitata dal cardinal Guglielmo Sanfelice, arcivescovo di Napoli, ad accogliere una bambina orfana, Elvira Nobile. Fu l’inizio dell’attività religiosa, educativa e caritativa a cui si dedicò il nuovo Istituto.
 
Nella Napoli del colera e del Risanamento
La prima grande prova che colpì la giovane comunità religiosa fu l’epidemia di colera del 1884, che colpì con violenza Napoli e la provincia e in parte tutto l’ex Regno delle Due Sicilie.
La situazione di Napoli città era particolarmente miserevole. Nel contesto urbano esistevano grotte, fondaci, sotterranei, che nei quartieri popolari davano un triste spettacolo. Lo squallore e la miseria erano evidenziati da strade sporche e buie e da case cadenti.
La mortalità infantile era molto elevata, come anche erano assai diffuse le malattie infettive. Inoltre, mancava un’adeguata rete di distribuzione dell’acqua potabile, per cui le fonti, i serbatoi e i pozzi esistenti, erano portatori di microbi.
Il tentativo di debellare il colera fu applicato anzitutto con l’utilizzo della fonte del Serino, pura e limpida. Interi quartieri furono rasi al suolo, le strade furono allargate. Ci fu una disinfezione generale, mentre l’espansione urbanistica si estendeva. Era la fase della storia di Napoli chiamata “Risanamento”.
Ciò nonostante, nel 1884 e negli anni seguenti, i morti per colera furono molti. Anche le Suore Riparatrici del Sacro Cuore si ridussero ai minimi termini e la stessa fondatrice si ammalò.  

Il Santuario del Sacro Cuore al Vomero
Sapendo che sulla collina del Vomero erano in costruzione molti palazzi e case signorili, presso le quali si diffondeva il protestantesimo, madre Isabella, che aveva ricevuto intanto gli ultimi Sacramenti, formulò un voto al Signore: «Cuore di Gesù, se mi darai vita, Ti edificherò un Santuario di Riparazione in quella zona».
Due mesi dopo, ormai guarita, diede compimento alla sua promessa. Tuttavia, a causa degli elevati costi per la costruzione, madre Isabella informò la Curia arcivescovile di Napoli di essere disposta a cedere l’impegno a chi potesse effettivamente portarlo avanti: se ne fecero quindi carico i Cooperatori Salesiani della città. Il 1° maggio arrivarono i primi tre Salesiani di Don Bosco e, il 1° giugno 1911, fu consacrata la nuova chiesa.

L’Istituto si espande

Tra gli ultimi mesi del 1895 e i primi del 1896, l’opera di madre Isabella traslocò presso Palazzo Finelli, in corso Vittorio Emanuele, dalla sede di Villa Pepe, seguita a quella di Villa Albano.
Qualche tempo prima, la fondatrice aveva scritto all’arcivescovo, il cardinal Sanfelice, per poter vestire nuovamente e senza limitazioni l’abito religioso. Ottenuta risposta positiva, l’8 dicembre 1896 vestì, insieme a otto consorelle, il nuovo abito.
Fu quindi istituito il noviziato canonico, mentre iniziarono ad arrivare domande perché le suore si occupassero di varie opere (asili, laboratori, orfanotrofi, ricoveri per anziani) in gran parte del Sud Italia.
Il 12 luglio 1906 fu emanato dalla Santa Sede il Decreto di lode. Da allora in poi l’Istituto fu denominato “Suore Riparatrici del Sacro Cuore”. Il 7 agosto successivo, madre Isabella e altre suore emisero i voti perpetui.

La visita apostolica
Nel 1909, però, si profilò un’altra grande prova per madre Isabella. A causa dell’avversione di alcune persone, fra cui qualche suora, fu inviato da Roma un Visitatore Apostolico con pieni poteri, nella persona del redentorista padre Carmine Cesarano. Di lì a poco, chiese la destituzione della fondatrice come superiora generale e ne ordinò la relegazione in una camera separata.
Madre Isabella, privata del contatto con le sue figlie, arrivò comunque a pensare, come annotò nelle sue riflessioni spirituali: «Isabella, ti sia dolce la vita in quest’angolo appartato, lungi da ogni cosa: il tuo Dio vuole così, e l’anima tua si tenga sul Calvario, innamorata di Gesù Crocifisso».  

La morte
Le incomprensioni e le sofferenze minarono in breve le sue forze. Morì quindi l’11 agosto del 1911 a Napoli, a 69 anni. Non aveva più la forza di parlare, ma quando il confessore della comunità le domandò se perdonava a tutti, fece cenno di sì con la testa.
La sua salma fu tumulata nel cimitero cittadino di Poggioreale. Nel 1937, i suoi resti furono traslati nella chiesa della Casa madre dell’Istituto, in corso Vittorio Emanuele. Fino al 2004 erano collocati in un loculo di marmo sotto il pavimento, ma il 6 ottobre di quell’anno sono stati posti in un’urna di marmo, sotto un quadro del Cuore Immacolato di Maria.

La causa di beatificazione

La fama della sua santità e le grazie a lei attribuite mossero l’arcivescovo di Napoli, il cardinal Alessio Ascalesi, ad aprire la sua causa di beatificazione.
I primi tre Processi Ordinari si svolsero quindi presso la Curia di Napoli dal 29 marzo 1939 all’11 novembre 1953. Nel corso della fase romana, gli atti dei Processi Ordinari furono ritenuti insufficienti. Venne quindi istruito un Processo storico, iniziato il 16 gennaio 1969 nel salone dell’Arcivescovado di Napoli e concluso nel 1975.
Sia questo, sia i Processi precedenti furono convalidati dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 24 settembre 1993. Nello stesso anno fu consegnata la “Positio super virtutibus”, passata all’esame dei Consultori storici della Congregazione delle Cause dei Santi il 25 maggio 1993.
Il Congresso peculiare dei Consultori Teologi, svolto il 6 dicembre 2004, ebbe esito positivo. Il 1° marzo 2005, poi, la riunione dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciò favorevolmente circa l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane da parte di lei. Infine, il 19 dicembre 2005, papa Benedetto XVI autorizzava la promulgazione del decreto con cui madre Isabella De Rosis veniva dichiarata Venerabile.  

Le Suore Riparatrici del Sacro Cuore oggi
Le figlie spirituali di madre Isabella esercitano gli insegnamenti da lei ricevuti tramite l’apostolato parrocchiale e varie opere caritative. Promuovono la devozione al Sacro Cuore e aiutano i giovani a comprendere la propria vocazione.
La Casa madre, come già detto, è a Napoli, mentre la Casa generalizia è a Roma. All’estero contano presenze in Venezuela (1952), nelle Filippine (1978), in Colombia (1986), in India (1990) e in Argentina (1993).

Preghiera
Padre infinitamente santo,
Cristo tuo Figlio ha attirato al suo Cuore
la Venerabile tua serva Isabella de Rosis,
e l’ha guidata lungo i sentieri dolorosi,
per fare di lei la Riparatrice appassionata.

T’imploriamo, Padre, di glorificarla
ottenendoci, per sua intercessione,
la grazia che ti domandiamo,
perché possa risplendere davanti a tutti,
come modello di virtù evangeliche.

Te lo chiediamo per mezzo di Cristo
e in comunione con Maria,
alla quale Isabella affidò se stessa
e le sue figlie:
le Suore Riparatrici del Sacro Cuore.

Tu, Padre, vivi e regni
in unità con il Figlio e con lo Spirito,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Imprimatur: † Angelo Comastri, Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, 28 gennaio 2006.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2018-06-30

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