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Servo di Dio Andrea (Léon) Prévot Sacerdote dehoniano

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Le Teil, Francia, 9 novembre 1840 – Brugelette, Belgio, 26 novembre 1913

Léon Prévot, nato a Le Teil nell’Ardèche, iniziò la sua formazione nel Seminario diocesano di Viviers. Sentendosi attratto dalla spiritualità della Compagnia di Gesù, specie per quanto riguardava la devozione al Sacro Cuore, domandò di esservi ammesso, ma fu respinto. Proseguì la formazione verso il sacerdozio lavorando come precettore; fu ordinato prete il 10 giugno 1865. Dedito ai poveri, predicatore affermato, prese contatti con una religiosa, madre Veronica del Sacro Cuore, che intendeva istituire un’opera per sacerdoti che si affiancasse alle Vittime del Cuore di Gesù da lei fondate. Il 17 maggio ricevette una lettera da padre Giovanni del Sacro Cuore, al secolo Léon-Gustave Dehon (Venerabile dal 1997), il quale l’invitava a entrare tra i Sacerdoti del Sacro Cuore, fondati da lui poco tempo prima. Con il nuovo nome di padre Andrea, s’impegnò nella formazione dei giovani confratelli, insegnando loro l’amore e la riparazione al Cuore di Gesù. Fu anche superiore della Provincia Occidentale della sua congregazione, dal 1908 al 1913. Morì a Brugelette, in Belgio, il 26 novembre 1913. La sua causa di beatificazione si è svolta inizialmente nella diocesi di Tournai e, dal 1978, prosegue nella fase romana. I suoi resti mortali riposano nel cimitero privato della casa di Asten dei Sacerdoti del Sacro Cuore.



Infanzia e famiglia
Settimo dei sedici figli di Simon Prévot e Anne-Florentine Descoux Villard, Léon Prévot nacque il 9 novembre del 1840 a Le Teil presso Viviers, nel dipartimento francese dell’Ardèche. La sua numerosa famiglia si sostentava con l’occupazione del padre: era un trasportatore di merci sul fiume Rodano, con barconi trainati da cavalli lungo la sponda.
La sua infanzia trascorse serena nel clima cristiano e devoto della famiglia, con la Messa al mattino, il Rosario alla sera e la lettura delle vite dei santi. Verso i dieci anni fece la Prima Comunione e il 1° aprile 1850 ricevette la Cresima dal vescovo di Viviers, monsignor Guibert, futuro cardinale e arcivescovo di Parigi.
Il suo parroco, don Olivier, intuì in quel ragazzo il germe della vocazione sacerdotale per il raccoglimento con cui pregava: quindi, terminate le scuole primarie, pensò di farlo continuare negli studi.

Una disgrazia familiare
Intanto la famiglia cadde improvvisamente nella precarietà. Un giorno il Rodano, ingrossato dalle piogge abbondanti cadute a monte, nel giro di pochi minuti fece affondare il barcone carico di merci. Furono trascinati dalla corrente anche i cavalli, che Simon Prévot non era riuscito a sganciare dal tiro; si salvò lui solo.
Con l’aiuto del fratello maggiore Stanislas, che con il suo lavoro di ingegnere nelle ferrovie prese a sostenere i numerosi fratelli, Léon Prévot andò a studiare ad Aubenas, nel Collegio dei padri Basiliani. Con il suo profitto e il suo impegno nello studio, guadagnò molti primi premi e le borse di studio.

In Seminario, ma attratto dalla vita dei Gesuiti
A 15 anni, il 17 ottobre 1855, Léone entrò nel Seminario di Viviers, la sua diocesi, sostenuto nelle spese da sua zia suor Maria del Sacro Cuore: il padre, infatti, era morto dopo aver saldato tutti i debiti derivati dal disastro. Gli anni trascorsero veloci e con soddisfazione: il giovane seminarista raggiunse prima del previsto gli Ordini Minori.
Nel 1859 si sentì attratto dalla spiritualità della Compagnia di Gesù, specie riguardo la devozione al Sacro Cuore di Gesù propagata dai suoi membri. Di conseguenza, interruppe gli studi di teologia e andò ad Aix-en-Provence a chiedere di essere ammesso nel Noviziato della Compagnia, da qualche decennio restaurata da papa Pio VII. Tuttavia, dopo un anno, fu rimandato a casa, sia per curarsi, sia perché i superiori che lo ritenevano più adatto ad una vita contemplativa che a quella tipica dei Gesuiti.

Precettore per mantenersi agli studi
Aveva 20 anni e non poteva ritornare in Seminario: la zia suora non c’era più, né poteva rimanere a casa, di peso alla famiglia. Alcune buone persone gli proposero l’insegnamento in case di famiglie facoltose: con il permesso del vescovo di Aix, nel cui territorio risiedeva, accettò.
Negli anni trascorsi come precettore, fu notevole la sua capacità ed erudizione. Intanto si preparava a completare la sua formazione in vista del sacerdozio. Fu quindi ordinato il 10 giugno 1865.

Dedito ai poveri, devoto al Sacro Cuore
Continuò nella sua opera d’insegnante, integrandola con una spiccata dedizione ai bisognosi: una volta fu visto trasportare sulle spalle un materasso da una casa signorile al misero alloggio di un povero. Questo e altri gesti simili gli attirarono i rimproveri dei signori cui serviva, ma anche gli elogi della gente di Aix, che vedeva in lui un santo prete.
Il vescovo lo nominò poi cappellano delle Orsoline di Aix. In questa funzione la sua opera caritativa si moltiplicò: tutto ciò che gli veniva dato dalle suore era da lui consegnato ai poveri.
La sua devozione al Sacro Cuore di Gesù si espresse in modo mirabile quando, nel 1873, fu predicatore del mese di giugno, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore, nella Cappella delle Orsoline. Data la notevole e attenta partecipazione di sacerdoti e fedeli, nel 1874 il vescovo volle che lo predicasse nella più ampia chiesa dei Gesuiti.
Don Léon si recò anche in pellegrinaggio a Paray-le-Monial, dove Gesù era apparso più volte alla monaca visitandina Margherita Maria Alacoque (canonizzata nel 1920), invitandola a diffondere il culto al suo Sacro Cuore.

A Port-de-Bouc
Ad Aix venne poi un nuovo vescovo, con idee e programmi diversi. Fra l’altro, fece cessare l’incarico di don Léon dalle suore: lo mandò in un borgo di pescatori sul Rodano, Port-de-Bouc. Povero tra poveri, non poté restaurare la misera chiesetta per mancanza di aiuti finanziari.
Prese quindi a risollevare la vita e la pratica della fede da parte delle famiglie dei pescatori: prima continuò a dare quel poco che riceveva, poi riorganizzò la Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, la Lega di perseveranza, l’Apostolato della Preghiera, l’adorazione perpetua, vivendo per primo ciò che predicava. Ma il suo desiderio nascosto, che il vescovo comunque conosceva, era sempre quello di essere un religioso dedito alla devozione al Sacro Cuore.

I contatti con madre Veronica del Sacro Cuore
In un pellegrinaggio a Roma, incontrò don Gervais, suo compagno di studi. Lui gli parlò dei progetti di una religiosa, madre Veronica del Sacro Cuore di Gesù. Già fondatrice delle Vittime del Sacro Cuore, insieme a don Emile Roux, loro antico insegnante, aveva ipotizzato di fondare un ramo maschile, l’Opera dei Preti Vittime.
Con il permesso del vescovo, don Léon lasciò Port-de-Bouc e si avvicinò a madre Veronica, che gli suggerì di andare a Roma per far approvare lo statuto di quell’associazione sacerdotale. Dopo essersi laureato in Teologia all’Università Gregoriana, don Léon ritornò in Francia.
Nel 1881-82 fu impegnato nella direzione di un orfanotrofio, ma il progetto di fondazione sfumò. In seguito divenne cappellano a Villeneuve d’Avignon, dove, l’8 giugno 1883, assistette madre Veronica, morente (per lei è stato aperto il processo di beatificazione).

Una lettera da padre Dehon

Itinerante per i molteplici incarichi ricevuti dai vescovi e ormai non più giovane (aveva 45 anni), la sera del 17 maggio 1885 ricevette a Nîmes, dov’era cappellano, una lettera: era un invito a St-Quentin, nei pressi di Soissons, da parte di padre Giovanni del Sacro Cuore.
Meglio noto col nome al secolo, Léon-Gustave Dehon (Venerabile dal 1997), aveva fondato il 28 giugno 1878 in quella località gli Oblati del Sacro Cuore, che per certi versi sembrava realizzare il sogno di madre Veronica. In seguito a varie vicende, la congregazione era stata dapprima soppressa, poi con il nuovo nome di Sacerdoti del Sacro Cuore, in seguito detti anche Dehoniani.

Tra i Dehoniani, diventa padre Andrea
Accolto in quella congregazione, don Léon andò in Olanda per il noviziato. Emise i primi voti il 22 settembre 1885 e cambiò nome in padre Andrea. A Watersleyde in Olanda, dopo il noviziato, divenne lui a 46 anni maestro dei novizi e Superiore della Casa.
In qualità di formatore, insegnò la dottrina della riparazione, costituita dall’amare, riparare, consolare il Cuore di Gesù: ne parlava spesso durante l’anno e per ogni anno ai suoi allievi. La sua devozione mariana era molto intensa: agli allievi insegnava che bisognasse ricorrere alla Madonna per tutto, assolutamente tutto.

Il suo stile di educatore
Era buono e socievole, padrone di sé, paterno anche quando doveva prendere una drastica decisione. Molti novizi di allora hanno ammesso che la sua personalità ispirava anche un certo timore riverenziale. Però ben presto, dopo il primo incontro, il suo abituale sorriso riportava serenità e fiducia.
Nel noviziato, spostato per ampliarlo a Sittard, il «buon padre Andrea», come lo chiamavano, diventò il maestro e plasmatore di tanti sacerdoti, i primi della nuova Istituzione. Molti divennero vescovi, missionari, superiori di case, direttori, o comunque anime apostoliche e zelanti.

Malattia e improvvisa guarigione
All’inizio del 1900, padre Prévot si ammalò di polmonite doppia, che lo portò quasi alla morte. Padre Dehon, accorso da Roma al suo capezzale, gli disse: «Chiedete alla Madonna di farvi vivere altri dieci anni, invece di morire». In effetti, di lì a poco, il malato guarì.
Il 24 settembre 1907, dopo 21 anni da maestro dei novizi trascorsi nelle due Case in Olanda, padre Prévot partì per Manage in Belgio, dove per un anno continuò l’opera di maestro dei novizi di lingua francese, mentre a Sittard si aggregarono quelli di lingua tedesca e olandese.

Superiore Provinciale
Nel luglio 1908 fu deciso di dividere la Congregazione in due province: l’Orientale, comprendente la Germania, Svizzera, Austria e Brasile; l’Occidentale, comprendente Belgio, Olanda, Francia, Lussemburgo e Italia. La provincia Occidentale ebbe come Superiore padre Andrea Prévot, che lasciò l’ufficio di maestro dei novizi.
Ogni anno visitava tutte le Case di sua competenza, pur soffrendo il mal di treno. Eccellente e profondo predicatore, veniva invitato anche da altre congregazioni a tenere i corsi degli Esercizi Spirituali. Nonostante cercasse di tenere nascosto il suo pessimo stato di salute, fu ancora in viaggio per l’Europa per il suo ministero di Provinciale e, fino all’agosto 1913, come Assistente Generale.

La morte
Domenica 23 novembre 1913 un malessere diffuso lo costrinse a letto nella casa di Brugelette in Belgio. I suoi polmoni ormai erano compromessi, quindi le condizioni fisiche peggiorarono progressivamente. Ricevette tutti i conforti religiosi, lucido fino alla fine. Mentre cercava di recarsi in cappella, si addormentò nel Signore il 26 novembre 1913.
Padre Dehon giunse dal suo fidato collaboratore qualche ora dopo il decesso: già da tempo lo aveva definito “il nostro santo”. I funerali si tennero tre giorni dopo, con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le case della congregazione e dello stesso fondatore. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Brugelette fino al 1936, quando fu traslata a Sittard, nella cappella del noviziato. Ora sono collocati nel cimitero privato della casa di Asten dei Sacerdoti del Sacro Cuore.

La causa di beatificazione
La sua causa di beatificazione fu aperta nella diocesi di Tournai, sede del processo informativo, aperto il 21 giugno 1956 e concluso nel 1958. Il 16 febbraio 1965 si ebbe il decreto sugli scritti, quindi, il 13 aprile 1978, la causa passò nella fase romana, per il processo apostolico.
Il decreto che convalidava gli atti del processo informativo e quelli del processo apostolico porta la data del 12 maggio 1995. La “Positio super virtutibus” è stata presentata ai Consultori storici della Congregazione delle Cause dei Santi il 28 settembre 1999.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

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Aggiunto/modificato il 2017-12-23

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