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Serva di Dio Maria Raffaella De Giovanna Fondatrice

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Genova, 31 luglio 1870 11 marzo 1933


    Maria De Giovanna nasce il 30 luglio 1870 e nella sera dello stesso giorno viene affidata alla Ruota degli Esposti dell’ospedale genovese di Pammatone, in quell’ospedale che, verso la fine del 1400, ebbe come Rettora Santa Caterina Fieschi Adorno, la Serafina di Genova.
    Non ci è dato a sapere il perché di questo doloroso affido. Si sono ipotizzati motivi economici e giuridici, ma in merito valgono le parole di uno dei periti storici della Causa di Canonizzazione: “…a noi è chiesto di documentare la testimonianza di vita  cristiana di Madre Raffaella, non di indagare sullo straziante dolore di una madre che deve affidare la sua creatura alla Ruota.”.
    Affidata, si è detto, non abbandonata, visto che dopo alcuni anni sarà ripresa in famiglia,  ove vivrà, amata e accudita dai suoi genitori, Giuseppe De Giovanna e Regina Antonia Bruschetti, insieme alla più giovane sorella Anna.

Giovane catechista
    Crescerà e diventerà catechista la giovane Maria De Giovanna e nel contempo curerà, assisterà bambini malati e famiglie, prendendo così piena  coscienza  di quanto grande fosse  il bisogno dei poveri, degli ammalati, di coloro che erano gli esclusi da una società già allora troppo protesa verso l’affermazione personale.
    Si interrogava la giovane Maria  su quanto Nostro Signore, l’Amato,  voleva  da lei e sarà nel Santuario  di Santa Caterina da Genova, in quella stessa chiesa - così vicina alla Ruota degli Esposti - dove era stata battezzata, che Maria avvertirà  un chiaro invito a fondare una Comunità religiosa che abbia come scopo il soccorso,  la Carità verso i poveri e i malati.

Fondazione della Congregazione
    Ben presto attorno a quella giovane donna si raccolgono  altre giovani che ne condividono le aspirazioni e le speranze e così, con il  consenso dell’Arcivescovo di Genova, il Beato Tommaso Reggio, nasce una prima Comunità.
    Sono tante però le vicissitudini e le prove che dovranno affrontare quelle giovani e solo il 14 novembre 1901, grazie ad un venerando Sacerdote, Padre Raffaele Ricca dell’Ordine dei Minimi di  San Francesco di Paola, Maria De Giovanna, che prenderà in religione il nome di Raffaella, potrà vedere la sua Comunità aggregata all’Ordine del Santo Paolano.
    Quel giorno in Villa Brusco a Genova, in quella che diventerà la Casa Madre, nasceva la Congregazione delle Suore Terziarie Minime di San Francesco di Paola.
    Occorre aggiungere che dopo la fondazione risulteranno necessari altri atti di formale riconoscimento, eminente tra questi il breve apostolico datato 9 gennaio 1909 di Papa San Pio X, sovrano atto di riconoscimento e approvazione della Congregazione.
    Mentre tutto questo accade, mentre nasceva e si consolidava la sua Comunità, Madre Raffaella non cessa di soccorrere, accudire, curare: “la Madre girava, anche nottetempo, per tutte le crose, le salite per portare aiuto, cure  soccorso; questo con ogni  tempo: nulla la fermava quando si trattava di curare ed aiutare. Si dimenticava anche di se stessa, talvolta non mangiava neppure…” (testimonianza della Signora Maria Luisa Benvenuto).

La Grande Guerra
    Passeranno pochi anni e verrà la prima guerra mondiale e le Suore Minime saranno negli ospedali a curare ed assistere.
    Dopo la guerra sarà un  fiorire di Case filiali mentre Madre Raffaella, benché malata e sempre più sofferente, continuerà a dirigere con mano materna la Congregazione da lei fondata.
    Case filiali, opere e  lavori, ma per Madre Raffaella su tutto prevaleva  la Carità in un umile e confidente affidamento alla Divina Provvidenza: «...amava tanto i poverelli di Gesù Cristo, soccorreva tutti e tutti l’amavano; con quanti ho parlato tutti la conoscevano e tutti la stimavano per santa e per noi era una gloria trovarci vicino ad una Madre tanto buona. Io restavo ammirata della Sua grande umiltà; poi la Sua Fede era infinita; era tanta la Sua confidenza in Dio che non s’affliggeva mai del domani, diceva “Iddio è tanto buono, tanto grande, tanto misericordioso, che non ci abbandona giammai…” ». (Memoria di Suor M. Immacolata Camarda)

Incontro allo Sposo

    Si giunge così all’undici marzo 1933, quando. attorniata dalle sue Figlie e con il Crocifisso tra le mani, Madre Maria Raffaella De Giovanna, affida il suo spirito all’Amato, allo Sposo, mentre  “Don Orione  entrava dopo qualche istante, dando una benedizione si inginocchiò, rimase in preghiera e, rivoltosi verso le Suore, disse: “Oggi un bel posto in Paradiso.” (Memoria di Suor M. Carmela Grassi).

Dal legno della Ruota a quello della Croce
    Anche nel concludere la sua vita terrena  Madre M. Raffaella renderà testimonianza allo Sposo, richiamando la nudità della  Croce, visto che le Suore sue figlie faticheranno non poco a vestirla convenientemente sul letto di morte  perché tutto, anche la biancheria,  aveva donato a chi ne aveva bisogno.    Niente più aveva Madre M. Raffaella “tutto aveva donato ai poveri, perché [diceva] Gesù è nascosto sotto i cenci dei più bisognosi…”. (Memoria di Suor M.  Francesca Piano).

    Culto
    Il Corpo incorrotto di Madre M. Raffaella riposa nella Cappella della Casa Madre della Congregazione in via Marassi a Genova.
    Vicino alla Tomba è posta  una bella effigie della Madonna del Miracolo, della Beata Vergine Maria che Madre Raffaella tanto ha amato: “Preghiamo molto la S. Vergine il rifugio dei peccatori, da questa buona Madre tutto dobbiamo sperare…”(Memoria di Suor M. Francesca Piano).
    Vicino a quella Tomba, davanti alla Madonna si può, nella preghiera, far proprie le parole di Suor M. Carmela Grassi: “ ….prendendomi per mano attraversammo il salone, mi parlò del Paradiso e a me sembrò che Ella in quel momento me ne indicasse la via…”.

Autore: Giovanni Battista Angelo Bosio
 


 

Passata la bufera che nel 1867 investì gli Ordini e Congregazioni religiose in Italia, a causa della loro soppressione voluta dal Governo di Urbano Rattazzi del giovane Regno d’Italia, ci fu un rifiorire degli stessi e una incredibile moltiplicazione di fondazioni di Congregazioni ed Istituzioni religiose ed assistenziali specie femminili.
Il fenomeno verificatesi nell’ultimo periodo dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, coinvolse buona parte delle città italiane, in particolar modo Torino; anche Genova conobbe questa provvidenziale fioritura, in cui spiccò la fondazione delle “Suore Minime di S. Francesco da Paola”, sorta per l’intuizione e l’ardente fede di madre Raffaella De Giovanna.
Maria De Giovanna nacque a Genova nel Sestriere di Portoria il 31 luglio 1870, da Giuseppe De Giovanna e Bruschetti Antonietta, quattro anni dopo nacque la sorella Anna.
Trascorse l’infanzia nella serenità della famiglia che comprendeva anche le due nonne e nel contempo cresceva in lei, pur essendo gioviale per natura, il desiderio di solitudine per donarsi completamente a Dio e da giovane espresse la volontà di entrare in un Istituto di clausura, i genitori ben consapevoli delle sue possibilità spirituali non si opposero.
Ma la sua gracile e delicata salute non permise quello stile austero di vita, per cui pur dispiaciuta, continuò negli studi anche di medicina vista la tradizione di famiglia e verso i diciotto anni, d’accordo con il parroco di Santa Maria dei Servi, si diede all’insegnamento del catechismo ai fanciulli e fanciulle della parrocchia.
Questa forma di apostolato durò otto anni, che per lei furono di conoscenza e meraviglia nel constatare la miseria in tutte le sue forme e le malattie che attanagliavano le famiglie dei fanciulli, specie della sua zona il Borgo Lanaioli, uno dei più popolari di Genova.
Vincendo lo sgomento e fortificata dalla preghiera e dall’Eucaristia, divenne l’angelo consolatore nelle soffitte e nei tuguri dei poveri, dove oltre a trovare persone dimenticate da tutti, trovò anche che Dio era il grande dimenticato.
Curò gli ammalati anche i più ripugnanti, non badando a sé stessa, giungendo a portare a casa sua e dei genitori un ragazzo storpio e abbandonato, sistemato poi in seguito presso qualche famiglia caritatevole.
In tutto questo operare nel sociale degradato della città di fine Ottocento, si faceva chiara nel suo cuore, la strada in cui Dio la voleva; per cui vincendo il suo naturale riserbo, confidò al suo confessore padre Piras dei Servi di Maria, il suo desiderio avallato da una misteriosa voce udita durante un’intensa preghiera, che era quello di raccogliere altre giovani sotto la protezione della Vergine Addolorata, per dedicarsi gratuitamente all’assistenza dei poveri infermi e all’apostolato verso i bambini.
Con il consiglio del suddetto padre Piras, che aveva intuito la grandezza di quell’anima, sorse così il 4 agosto 1896, con l’approvazione dell’arcivescovo di Genova il beato mons. Tommaso Reggio (1818-1901), la piccola Comunità composta oltre che da Maria De Giovanna da altre quattro giovani, sotto la guida del rev. Giuseppe Queirolo; le aderenti presero il nome di ‘Sorelle Servite’ e la dimora nella Salita Nuova di N. S. del Monte.
Trascorsero così due anni nella tipica incertezza delle nuove comunità, poi venne il momento delle difficoltà dolorose, nel 1898 furono sfrattate dalla casa, per dare posto alle Suore Gianelliane proprietarie dello stabile e furono costrette ad alloggiare in una modesta e fuori mano villa, in San Rocco da Vernazza.
L’anno successivo 1899, morì il loro direttore spirituale don Queirolo, che le aveva sostenute fino allora. Ma la Provvidenza non le aveva abbandonate, agli inizi del 1901 madre Maria De Giovanna incontrò il parroco di S. Margherita di Marassi, Provinciale dell’Ordine dei Minimi di S. Francesco da Paola, padre Raffaele Ricca, uomo molto religioso, umile e sovrabbondante di meriti, maturo di anni.
L’incontro fra le due elette anime fu tra i più felici, anche padre Ricca voleva realizzare nella sua parrocchia qualcosa di simile che animava la Comunità di Maria De Giovanna e giacché i Servi di Maria avevano preso a disinteressarsi di quelle ‘Sorelle’, proponendo loro di aggregarsi al Secondo Ordine a Saluzzo, padre Ricca prese ad aiutarle ponendole sotto la sua protezione, interessandosi di trovar loro un alloggio decoroso e vicino, che fu individuato nella Villa Brusco nei dintorni della chiesa di Marassi.
Ne parlò col vescovo Tommaso Reggio che approvò e il 10 settembre 1901 raccolse le cinque giovani in una nuova comunità con il nome di “Suore Terziarie Minime Infermiere di S. Francesco da Paola” e il 14 novembre, dopo un corso di esercizi spirituali, impose alla novelle suore, nel frattempo divenute sette, il velo e l’abito religioso Minimo.
Suor Maria De Giovanna cambiò il nome in Suor Maria Raffaella. Il 17 novembre del 1902 le prime sette suore Minime, dopo l’anno del noviziato, fecero la loro professione solenne nella Cappella della Villa Brusco nelle mani del parroco Raffaele Ricca a ciò preposto dal nuovo arcivescovo mons. Edoardo Pulciano.
Quel giorno 17 novembre 1902 fu sempre considerato l’inizio della Congregazione delle Minime e celebrato ogni anno. Nel novembre 2002 si è celebrato il Centenario con la partecipazione di cardinali, vescovi e autorità religiose e civili.
La tappa successiva nel consolidamento della nuova Comunità, si ebbe con l’approvazione pontificia da parte di papa s. Pio X l’8 gennaio 1909, approvazione che spazzava via ogni dubbio e controversie sorte perché in effetti l’arcivescovo Tommaso Reggio aveva data la sua approvazione oralmente e non per iscritto, facendo così mancare qualsiasi documento ufficiale.
Intanto il benemerito parroco e protettore della nascente comunità, don Raffaele Ricca, dopo 60 anni di ministero a Marassi, si spegneva il 26 agosto 1908 all’età di 91 anni.
Il periodo delle grandi tribolazioni che va dal 1902 al 1909, fu per Madre Maria Raffaella De Giovanna, la salita del Calvario per la sua Istituzione; le suore in effetti non erano riconosciute tali, nemmeno dal nuovo arcivescovo Pulciano, le attività erano incerte, mentre le novizie e le postulanti erano ferme nelle tappe della loro consacrazione a Dio.
La Madre fu eroica nella sua pazienza, fulgida nella speranza, esempio nella preghiera e nella devozione alla Vergine, finché tutte le nubi svanirono e poté risplendere la luce e riprendere il cammino rallentato.
Comunque la sospirata approvazione arcivescovile arrivò solo il 2 aprile 1934, con la firma del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti e il 20 agosto 1934 vennero definitivamente approvate le Costituzioni.
Negli anni intercorsi, le Suore Minime furono impegnate nell’assistenza ai soldati reduci dal fronte della Prima Guerra Mondiale nell’Ospedale di San Benigno e nel Conservatorio delle Fieschine in Genova; nel 1921 venne aperta la prima Casa Filiale in Ancona, che sarà poi tutta distrutta dai bombardamenti del 1944.
L’Istituzione prese a consolidarsi e diffondersi sempre più, mentre la ‘Madre’, perché tale fu per tutti, cominciava ad ammalarsi sempre più, aggiungendo alle sofferenze della sua cagionevole salute, che in gioventù l’aveva condizionata nel non riuscire a prendere il desiderato diploma di maestra, anche le più acute sofferenze culminate nel diabete mellito e nei disturbi cardiocircolatori, che le mozzavano il respiro e le infiammavano i piedi, in modo tale che bisognava applicarci sopra una bottiglia d’acqua fredda.
Tutto soffrì, offendo le sue pene a Dio per il bene della Comunità e dal letto del suo dolore poté vedere il tetto finito della nuova Casa di Riposo per le signore anziane, che tanto aveva voluto; gli operai issarono il ramo indicante il raggiungimento della copertura, proprio il giorno della sua morte, avvenuta l’11 marzo 1933 a 63 anni, fra il compianto generale.
Le Suore Terziarie Minime di S. Francesco da Paola hanno poi proseguito nel solco tracciato dalla venerata Madre, rimanendo in prima linea nell’assistenza ai soldati e reduci della devastante Seconda Guerra Mondiale, nel proseguire nell’assistenza ad anziani ed ammalati, con loro Case o in strutture sanitarie dell’Italia del Centro-Nord, anche per lunghi periodi.
Le Case della Congregazione sono sette in Liguria e a Roma, le strutture Sanitarie e Scuole in cui hanno prestato la loro assistenza sono 24.
Il 27 maggio 1957 le spoglie mortali di Madre Maria Raffaella De Giovanna furono traslate nella Cappella della Casa Generalizia in Via Marassi, 2 a Genova.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2020-02-12

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