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Santa Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù (Nazaria Ignacia March Mesa) Vergine e fondatrice

6 luglio

Madrid, Spagna, 10 gennaio 1889 - Buenos Aires, Argentina, 6 luglio 1943

Nazaria Ignazia March Mesa - nata a Madrid nel 1889 - presto si trasferì con la numerosa famiglia (aveva 10 fratelli) in Messico per ragioni economiche. Sulla stessa nave viaggiavano alcune Piccole Suore degli Anziani Abbandonati. Lei si fece religiosa proprio in quella Congregazione. Per il noviziato tornò in patria, ma nel 1908 riprese la via delle Americhe, destinata alla missione di Oruro, in Bolivia. Qui si spese per dodici anni nelle opere di carità. Nel 1920, dopo un corso di esercizi spirituali incentrati sul Regno di Dio, concepì una nuova Congregazione, intesa come «crociata di amore che abbraccia tutta la Chiesa». La fondò il 16 di giugno del 1925 con il nome di Suore Missionarie della Crociata Pontificia, poi Missionarie Crociate della Chiesa. La nuova famiglia religiosa era all’avanguardia nella situazione della Bolivia di allora, sostenendo in particolare la promozione sociale e lavorativa delle donne. Nel 1938 la fondatrice passò in Argentina dove diede vita a molte istituzioni in favore delle giovani e dei poveri. Morì a Buenos Aires nel 1943 ed è stata beatificata da san Giovanni Paolo II il 27 settembre 1992. Il 26 gennaio 2018 papa Francesco, promulgando il decreto relativo a un secondo miracolo ottenuto per sua intercessione, ha aperto la via alla sua canonizzazione.

Martirologio Romano: A Buenos Aires in Argentina, beata Nazaria di Santa Teresa March Mesa, vergine, che, nata in Spagna ed emigrata con la famiglia in Messico, mossa da spirito missionario dedicò tutta se stessa all’evangelizzazione dei poveri in varie nazioni dell’America Latina e fondò l’Istituto delle Missionarie Crociate della Chiesa.


Una vita, tre tappe
La vita di madre Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù (al secolo Nazaria Ignacia March Mesa) si può dividere in tre tappe ben definite: i primi diciott’anni, trascorsi in buona parte in famiglia (1889-1908); i seguenti diciassette anni, trascorsi nell’Istituto delle Piccole Sorelle degli Anziani Abbandonati (1908-1925); infine, gli ultimi diciott’anni, trascorsi in qualità di fondatrice e di superiora generale delle Missionarie Crociate della Chiesa.

I primi anni
Nazaria nacque il 10 gennaio 1889 a Madrid da José March Reus, commerciante e liberale, e da Nazaria Mesa Ramos, cattolica non praticante, che diede al marito ben diciotto figli, di cui soltanto dieci sopravvissero.
Fu battezzata sotto condizione lo stesso giorno, insieme a sua sorella gemella. Le cerimonie furono completate l’11 aprile successivo nella parrocchia di San Giuseppe: le furono imposti i nomi di Nazaria e Ignacia.
Crescendo ebbe esempi di pratica religiosa soltanto dalla nonna materna, residente a Sanlúcar la Mayor. La nonna la pose a Siviglia, con borsa di studio, nel collegio delle nobili fanciulle, diretto dalle Agostiniane dello Spirito Santo. In esso, il 21 novembre 1898, Nazaria fece con devozione la sua Prima Comunione.

Il voto di verginità
La notte precedente aveva pregato a lungo inginocchiata sul letto. Quando si addormentò, vide in sogno Gesù che, carico della croce, fissandola le disse: «Nazaria, tu seguimi». La bambina gli rispose più volte: «Voglio seguirti il più da vicino possibile» e promise che avrebbe fatto voto di verginità.
Ne fu ricompensata dal Signore nella quaresima con il triste e, nello stesso tempo, dolce e continuo ricordo della Passione. I propositi di Nazaria si trasformarono in realtà il 15 agosto 1900, quando compì il desiderato voto. Lo rinnovò l’8 dicembre successivo, insieme ad alcune compagne di collegio.

Amata da Dio

Quando ritornò in famiglia, il 26 settembre 1901, Nazaria soffrì per l’indifferenza dei familiari, i quali giunsero al punto di proibirle la frequenza ai sacramenti. Avrebbero preferito che si fosse data come loro alla bella vita. La ragazza per un certo tempo accettò il corteggiamento di un giovane. Più tardi scriverà: «Mi sentii amata, tuttavia è giocoforza lasciare l’uomo quando una persona si è sentita amata da Dio».
Per le mani di monsignor Marcelo Spínola y Maestre, arcivescovo di Siviglia (beatificato nel 1987), a 13 anni, il 15 marzo 1902, Nazaria ricevette la Cresima. Ritornò risolutamente ai buoni propositi e, con il permesso della nonna, s’iscrisse al Terz’ordine Francescano. I genitori le concessero allora maggior libertà, ed ella ne approfittò per darsi un regolamento di vita, fare dure penitenze ed esercitare un così intenso apostolato tra i familiari da indurli tutti a frequentare la Chiesa.

Tra le Piccole Sorelle degli Anziani Abbandonati
Verso la fine del 1904 fallì la Compagnia di navigazione a vapore di cui faceva parte suo padre. Costui, per rifarsi dei danni subiti e dare inizio ad altre attività, decise di recarsi in Messico. Nazaria, con tre sorelle, si trasferì in casa della nonna, dove cominciò a preparare i bambini alla prima comunione.
In seguito anche lei si trasferì con tutta la famiglia a Città del Messico. Fu là che il 7 dicembre 1908, per soddisfare il desiderio di sacrificio che provava, chiese e ottenne di essere ammessa, diciannovenne, nell’ospizio diretto dalle Piccole Suore degli Anziani Abbandonati. Aveva conosciuto alcune suore di quella congregazione durante il viaggio in Messico, mentre faceva scalo a Cuba.
Dopo il postulandato, Nazaria fu inviata a fare il noviziato a Palencia (Spagna). Con l’abito religioso, il 12 settembre 1909 assunse pure il nome di suor Nazaria di Santa Teresa di Gesù. Tra le 83 novizie si distinse per la fedeltà alla vita comune, la laboriosità e l’amore al sacrificio.

In partenza per la Bolivia
Quando le superiore chiesero volontarie per la fondazione di una casa a Oruro (Bolivia), si dimostrò disposta a partire. Fece la professione temporanea il 15 ottobre 1911 e, all’inizio del 1912, stese un minuzioso regolamento di vita. Propose riguardo ai compiti domestici: «Indosserò con sollecitudine il grembiule e, riflettendo con viva fede sulla verità che, nei poveri anziani, servo il Signore, mi disporrò fervidamente a non lasciarmi vincere da nessuna consorella nella pratica delle più umili e ripugnanti faccende». Il fulcro della sua vita, però, sarà costituito dalla volontà di pregare per la Chiesa, per la perseveranza dei religiosi e lo spirito apostolico dei sacerdoti.

A Oruro
Suor Nazaria giunse a Oruro, di circa quarantacinquemila abitanti, il 23 dicembre 1912 con altre nove religiose. Nell’ospizio degli anziani svolse, con somma diligenza, secondo le necessità, il compito di economa, di guardarobiera, di infermiera, di portinaia, di cuoca e persino di questuante. Non tutti le tornavano ugualmente graditi.
Nel suo Diario lasciò comunque scritto: «Com’è dolce soffrire per l’Amato senza che nessuno lo sappia, senza che si disponga di un petto umano su cui reclinare il nostro capo dolorante, se non il divino eucaristico Gesù».

Alla «celestiale scuola» di Gesù
Sentendo grandi desideri di perfezione e non sapendo come realizzarli, Suor Nazaria, nella solennità del Corpus Domini del 1914, chiese a Gesù di «essere ammessa alla sua celestiale scuola». Nella solennità del Sacro Cuore le fu dato comprendere che doveva adoperarsi a vincere se stessa, umiliare il proprio giudizio e «lasciarsi spremere come l’uva nel torchio».
Non disponendo di forze sufficienti, decise di abbandonarsi al «Sovrano Artefice e di permettergli di scolpire nella dura pietra del suo cuore la divina immagine».

Una dolorosa purificazione
Molto presto ebbe inizio per lei una dolorosa purificazione. Scrisse nel suo Diario: «Mi sentii sottomessa a prove che non avevo mai immaginato». Praticava con molta difficoltà le virtù dell’obbedienza e della carità, che aveva tanto amato, a causa dell’antipatia, dell’avversione che provava verso le superiore.
Tra spaventosi dubbi e terribili tentazioni pregava con Gesù in croce: «Padre mio, nelle tue mani raccomando il mio spirito», e si disponeva al sacrificio con cui avrebbe potuto presentare al Signore un grande numero di anime. Il 6 ottobre 1914 nel Diario annotò: «Oh, che fortuna poter imitare Maria, essere vergine ed essere madre; madre di anime lei con la sua maternità divina, io con la mia maternità spirituale».

Desiderio di vita apostolica

Dal 1918 al 1924 nell’andare a chiedere elemosine per gli anziani abbandonati, suor Nazaria sentì rinascere in sé le antiche inclinazioni alla vita apostolica. Essendo diffusissimi l’ignoranza religiosa e l’analfabetismo tra il popolo, cominciò a fare scuola di catechismo e ad organizzare un’associazione di giovani per l’apostolato. Dovette abbandonare dette occupazioni perché non erano conformi al fine della congregazione.
Speciali preoccupazioni destarono in suor Nazaria il moltiplicarsi delle comunità protestanti, la scarsezza di sacerdoti e la loro condotta non priva di scandali. Ripeteva allora: «Tutto il mio essere è posto sulla patena perché sia trasformato in Ostia per la Chiesa». Nel suo Diario il 30 novembre 1914 confessò: «Fin dalla mia infanzia ho sognato di esser sacerdote. Non credo che il Signore mi abbia dato così grandi desideri per non realizzarli».

La professione perpetua

Suor Nazaria fece la professione perpetua il 1 gennaio 1915. La notte precedente era stata orribilmente tentata di ribellione all’olocausto. Prima di partire per la Spagna, nella basilica di Guadalupe, non aveva chiesto alla madre del Signore di poter seguire, nella sua vita religiosa, le orme insanguinate del suo divin Figlio?
Nel frattempo, aveva acquistato molta popolarità a Oruro. Grazie alla sua influenza e spirito di iniziativa l’Ospizio dei vecchi fu trasferito in un locale nuovo, e grazie alla sua abilità, per mezzo dell’Internunzio in Bolivia, ottenne che i Clarettiani si prendessero cura della chiesa matrice della città.

L’incontro con monsignor Filippo Cortesi

Per preservare la fede tra il popolo era indispensabile intensificare l’istruzione religiosa di tutti. Ma come fare se, due delle quattro diocesi che erano state erette nel paese, erano vacanti e i sacerdoti scarseggiavano?
Monsignor Filippo Cortesi, dal 1921 Nunzio in Venezuela e Internunzio in Bolivia, sognava la fondazione di un istituto di suore che, con l’insegnamento, aiutassero la Chiesa a ricristianizzare il mondo. Quando si recò a Oruro per benedire la prima pietra dell’ospizio degli anziani s’incontrò con suor Nazaria e poté rendersi conto di quali sentimenti fosse animata.
La rivide a La Paz il 22 giugno 1924 in qualità di segretaria dell’Ospizio, assieme alla superiora. Fu allora che, imponendole le mani, l’autorizzò a parlare ai bambini nell’ottava di Pentecoste. La superiora gli aveva confidato che, fin da bambina, suor Nazaria avrebbe voluto essere «missionario gesuita». Nel Diario quel giorno annotò: «Mi parve di essere convertita da donna in apostolo di Cristo».

Il desiderio svelato
Nel mese di agosto suor Nazaria cadde gravemente malata, con febbre. Manifestò allora al confessore che si sentiva chiamata all’apostolato missionario. Nello stesso giorno ricevette da Mons. Cortesi un’immagine della Vergine, attorniata da pecorelle, con la dedica: «”Memento” al Missionario Gesuita, 15 agosto 1924». L’11 novembre furono erette tre nuove diocesi in Bolivia.
Padre Abel Isidoro Antezana, claretiano, volle fare una visita all’ospizio degli anziani. Suor Nazaria, che pochi giorni prima, nella festa della Cattedra di San Pietro, aveva fatto uno speciale voto di obbedienza al Papa, in una lunga conversazione gli raccontò, tra i singhiozzi, ciò che avveniva nella sua anima dal 1919. Lui le consigliò di parlarne a monsignor Cortesi.

L’idea della «Crociata Pontificia»

La religiosa, il 12 febbraio 1925, si recò a La Paz, residenza dell’Internunzio, e gli confidò i suoi piani missionari e il disegno che aveva di iniziare una «Crociata Pontificia». Monsignor Cortesi nel congedarla le disse: «Preghi molto e mi dica, per scritto, quello che il Signore le ispira al riguardo».
Il 25 marzo 1925 l’Internunzio consacrò nella cattedrale di La Paz 5 nuovi vescovi. Suor Nazaria, presente alla cerimonia, se ne stette in profonda contemplazione. Nel suo Diario scrisse: «Si avvicina, senza dubbio, il momento di mangiare dello stesso pane, di bere allo stesso calice, di unirmi ad essi». Difatti, 1’8 agosto ricevette la notizia che i suoi piani erano stati approvati da monsignor Cortesi, dal vescovo di Oruro, dal vescovo di La Paz, monsignor Auguste Sieffert, redentorista, e dal suo direttore spirituale, il gesuita padre Luis Capitán.

Alla testa di un nuovo Istituto
Pochi giorni dopo monsignor Cortesi la mandò a chiamare e le disse: «È giunta l’ora di Dio, e lei dovrà mettersi alla testa di questo nuovo Istituto, la Crociata Pontificia. La strada è terribile, dolorosa all’estremo, e lei dovrà percorrerla sola, sola. Tuttavia si faccia animo perché lavorerà per la Chiesa, per la gloria di Dio e le anime».
Nel suo Diario l’interessata scrisse: «Mi sono sentita con la fortezza e la fede dei martiri. Uscii dall’Internunziatura disposta a dare il mio sangue, la mia vita, per issare la bandiera pontificia, e formare un reggimento di anime apostoliche che lottino per la Santa Chiesa, a lato del papa e dei suoi vescovi».

L’ispirazione originaria

Essendo volontà di Dio che suor Nazaria fondasse una nuova famiglia religiosa, monsignor Gaetano Cicognani, primo nunzio in Bolivia, la sostenne nonostante i pareri contrari. Il Signore gliela aveva ispirata la prima volta, in modo generico, mentre faceva la meditazione sul regno di Cristo e, la seconda volta, in modo più distinto, mentre faceva la meditazione sui Due Stendardi di ignaziana memoria (1920).
Nel suo Diario appuntò: «Ricordo di aver visto una moltitudine di anime che mi seguiva... Il gran campo di cui parla sant’Ignazio apparve davanti ai miei occhi. Il divino capitano attrasse il mio sguardo, corsi verso di lui e con lui rimasi ad amarlo e servirlo per sempre».

Gli inizi con nove compagne
Il 16 giugno 1925, monsignor Antezana affidò a suor Nazaria il Beaterio delle Nazarene, ossia un vecchio palazzone, già di proprietà della Compagnia di Gesù. A lei, con l’aiuto dei padri Clarettiani, si unirono presto nove compagne che le facilitarono l’apertura di un orfanotrofio.
Non le mancarono critiche e incomprensioni da parte di superiori, di sacerdoti e laici.
Lei, però, rimase fedele alla consegna. Si domandò: «Con quali fantasie? Quelle dei crociati, morire senza lustro ne gloria nella difesa degli interessi di Cristo... Morire sotto un apparente insuccesso, come perde la sua vita il soldato senza galloni e senza nome... Non ambisco altra gloria che quella dell’occultamento e della umiliazione; desidero soltanto di essere quello che Gesù vuole, un’anima che muore per i suoi interessi senza che nessuno lo sappia, davanti alla quale tutti sorridono al vederne l’insuccesso».

Le Suore Missionarie della Crociata Pontificia
Monsignor Antezana, il 3 dicembre 1926, eresse l’Istituto delle Suore Missionarie della Crociata Pontificia in congregazione di diritto diocesano, per la catechizzazione dei bambini e degli adulti anche con le missioni e la stampa di fogli religiosi. La fondatrice indossò la nuova divisa con le prime sei novizie, e fece la professione perpetua.
L’Istituto, vero braccio destro dei parroci, in Bolivia si diffuse molto rapidamente. Molto a proposito la fondatrice ha potuto scrivere nel suo Diario: «Continuo ad essere portata. Gesù sa quanto sono debole e come, se lasciata sola, non farei che inciampare e guastare la delicatissima opera che ha posto nelle mie mani. L’opera è sua; io sono qui semplicemente il sipario dietro il quale egli lavora».

In Argentina
Monsignor Cortesi, nominato nunzio in Argentina, non si dimenticò di madre Nazaria. Difatti volle che aprisse una casa delle sue Missionarie anche a Buenos Aires, sei mesi prima che fosse proclamata, all’unanimità, il 6 gennaio 1930, superiora generale nel primo capitolo. Al principio del 1934 egli chiederà, alla Congregazione dei Religiosi, l’approvazione delle regole che la fondatrice aveva scritto, da sola, basandosi sulla spiritualità ignaziana.

Ulteriori prove
Per portare a termine la sua opera, alla maggiore gloria di Dio, madre Nazaria dovette affrontare molte prove, una più dolorosa delle altre. Le sue consorelle, infatti, la considerarono e la trattarono come una infedele alla propria vocazione. Inoltre, alcuni padri Clarettiani attribuirono la fondazione dell’Istituto a monsignor Antezana, loro confratello. Infine, Rebecca Morales, la sua prima compagna, nel 1932 non fu ammessa alla professione perpetua perché considerata una ribelle all’autorità.
La vera fondatrice sopportò tutto senza un lamento. Scrisse in quel tempo a padre Capitán: «Il Signore mi tratta come sua sposa e sono felice». «Sono molto tranquilla e contenta di consumare le fecce del calice che in realtà per me costituiscono una deliziosa bevanda. Quanto è dolce il vivere soltanto per Dio, ricevendo dalle creature il disprezzo e la calunnia... È forza che spinge verso l’alto».

A Roma per l’approvazione dell’Istituto
Per accelerare l’approvazione del suo Istituto, all’inizio del 1934 Madre Nazaria si recò a Roma con un pellegrinaggio argentino. Ne approfittò per visitare le memorie storiche del cristianesimo ed esser ricevuta in udienza privata da Pio XI.
Quando si trovò ai suoi piedi, tra l’altro gli disse che desiderava morire per la Chiesa. Il Papa le rispose: «Non morire, ma vivere e lavorare per la Chiesa». Il 29 maggio 1935 ricevette dalla S. Sede il Decreto di Lode. Ai tradizionali tre voti non le fu concesso di aggiungerne altri. Con l’approvazione definitiva del 1947 le sue religiose avrebbero assunto soltanto il nome di Missionarie Crociate della Chiesa.

Ritorno in Spagna
Nel viaggio di ritorno madre Nazaria fece sosta in Spagna, dalla quale mancava da 22 anni, visitò i luoghi dove visse sant’Ignazio, e i più celebri santuari. A Madrid tornerà all’inizio del 1935 per fondarvi una casa per esercizi spirituali.
Le suore che la componevano erano straniere e vivevano protette dalla bandiera uruguaiana. Non furono, perciò, fucilate con la fondatrice nel mese di luglio 1936, quando il generale Franco si sollevò contro il governo repubblicano di sinistra (1936-1939).
Con l’aiuto dell’ambasciatore della Bolivia, madre Nazaria poté raggiungere, con diverse suore, la città di Viteria (Navarra), riorganizzarvi il noviziato e partire per l’America da cui mancava da due anni.

Il primo capitolo generale
A Oruro certi sacerdoti ritenevano che fosse rimasta vittima della guerra civile spagnola. Ella, invece, nel 1937 convocò un capitolo straordinario generale per rafforzare, attorno a sé, l’unione di tutte le sue figlie spirituali.
Poiché la sua salute cominciava a vacillare a causa della tisi e del mal di cuore, fu consigliata dai medici di cambiare aria. Nonostante le infermità, la fondatrice non lesinò al Signore alcun sacrificio e nessun lavoro richiesto dalla sua carica.

La guida materna di madre Nazaria
Continuò, con materna bontà, benché fosse di temperamento impulsivo, a formare virilmente le suore all’osservanza delle regole e all’esercizio di tutte le virtù, prima con l’esempio, poi con l’esortazione e, quindi, con un’abbondantissima corrispondenza.
Le sue risorse per condurre ai pascoli eterni il suo gregge furono il tabernacolo, la SS. Vergine e la pratica della bontà. Alle superiore delle varie case raccomandava sempre di essere materne, non dure con le suddite, e di precederle con il buon esempio giacché non si può esigere quello che non si compie.
Preoccupata per le suore che aveva lasciato in Spagna a Carabanchel Alto (Madrid), appena seppe che la guerra civile era terminata, vi tornò di nuovo per consolidare l’opera e animare le religiose nell’esercizio del loro apostolato, specialmente quello delle missioni nei sobborghi della capitale. Un giorno pregò: «Soffro molto... Signore, che non appaia in niente... Voglio essere intatta nella verginità del dolore».

La morte
In occasione del terzo capitolo generale da celebrarsi a Buenos Aires nel 1943, la fondatrice volle prendervi parte nonostante la malferma salute. Si preparò facendo gli esercizi spirituali nella casa dei gesuiti di San Michele.
Conscia di aver fatto quanto poteva per Gesù Cristo, era disposta a scomparire in qualsiasi momento. Pregò: «Signore e Dio mio, chiedo solo di essere la cenere dell’olocausto che, a tua gloria, ho offerto a Te e, per mezzo di Te, alla tua Chiesa santa!».
Colpita da polmonite, il 14 maggio madre Nazaria fu ricoverata nell’ospedale Rivadavia. Morì, però, il 6 luglio, per emottisi, dopo aver molto pregato e offerto la sua vita per la Chiesa e detto molte volte alle sue Missionarie: «State unite, state unite! Lavorate unite; tutte insieme, tutte insieme!».
Fu seppellita nel cimitero della Chacarita. Dal 1972 le sue reliquie sono venerate a Oruro, nella casa dell’antico Beaterio.

La causa di beatificazione
L’apertura del processo informativo diocesano per madre Nazaria Ignazia si svolse a Buenos Aires dal 6 settembre 1966 al 3 dicembre 1973. Gli atti del processo sono stati convalidati il 3 dicembre 1973.
La “Positio super virtutibus”, consegnata nel 1987, fu esaminata dai Consultori teologi il 24 novembre 1987 e dai cardinali e dai vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi il 12 aprile 1988. Il 1° settembre 1988, quindi, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui madre Nazaria Ignazia veniva dichiarata Venerabile.

Il miracolo e la beatificazione
Come possibile miracolo per ottenere la sua beatificazione è stato preso in esame il caso di una donna, ricoverata in gravi condizioni presso un ospedale argentino, che recuperò improvvisamente la salute proprio quando stava per entrare in sala operatoria: molti, infatti, avevano pregato madre Nazaria per lei.
L’inchiesta diocesana relativa è stata convalidata il 25 febbraio 1989. La Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi, il 3 ottobre 1991, si è pronunciata favorevolmente circa l’inspiegabilità scientifica del fatto.
Allo stesso modo, il 20 dicembre 1991, i Consultori teologi comprovarono l’intercessione di madre Nazaria Ignazia. Uguale parere positivo fu espresso dai cardinali e dai vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, il 21 gennaio 1992.
San Giovanni Paolo II, il 7 marzo 1992, autorizzò la promulgazione del decreto relativo. Lo stesso Pontefice presiedette il rito della beatificazione, il 27 settembre 1992. La memoria liturgica della novella Beata fu fissata al 6 luglio, giorno della sua nascita al Cielo.

Verso la canonizzazione
Un secondo asserito miracolo è stato preso in esame per ottenere la canonizzazione di madre Nazaria Ignazia. Come riferito dal sito ufficiale delle Missionarie Crociate della Chiesa, si tratta della guarigione di una loro consorella, suor María Victoria Azuara.
Il 13 ottobre 2010 la religiosa fu colpita da un’emorragia cerebrale, che la privò dell’uso della parola e della possibilità d’ingerire nessun alimento. Le altre suore si unirono in preghiera invocando la fondatrice: nel giro di dodici giorni, suor María Victoria riprese tutte le sue normali funzioni vitali.
L’inchiesta diocesana relativa è stata celebrata a Cochabamba in Bolivia dal 17 aprile 2015 al 20 luglio dello stesso anno. La Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto l’inspiegabilità scientifica della guarigione il 22 settembre 2017. Quasi un mese dopo, il 26 ottobre, i consultori teologi hanno confermato il nesso tra l’accaduto e l’intercessione di madre Nazaria Ignazia. I cardinali e i vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi hanno a loro volta espresso un parere positivo.
Il 26 gennaio 2018, ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto su questo secondo miracolo, aprendo la via alla canonizzazione di madre Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù.


Autore:
Guido Pettinati ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2018-03-21

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