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> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Benoîte Rencurel (Benedetta del Laus) Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Benoîte Rencurel (Benedetta del Laus) Terziaria Domenicana

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Saint-Etienne d'Avançon, Francia, 17 settembre 1647 - Laus, Francia, 28 dicembre 1718


Nessuno si lasci ingannare, se diciamo che è contemporanea di Luigi XIV: non c’è affinità tra i due, se non anagrafica, perché Benedetta Rencurel altro non è che una semplice pastorella, povera ed analfabeta, che ha la ventura di condividere con il “Re Sole” un’epoca tristemente travagliata da tensioni politiche, sociali e religiose.
Cresciuta in una famiglia di fede profonda, che però vive ai limiti dell’indigenza, piomba a sette anni nella più completa povertà a causa della morte del babbo, unica fonte di sostentamento di mamma e delle due sorelle.
Per questo si ritrova a dover badare al gregge di una famiglia benestante, avendo come unica occasione di istruzione la predica domenicale del parroco e come unica proprietà, oltre ai vestiti che indossa, una corona del rosario che si è fatta regalare da mamma e che recita in continuazione.
La mancata istruzione e le condizioni di vita isolata l’hanno resa vivace e rude, testarda e molto attaccata alle cose ed agli animali che fa pascolare. A questo “zero sociale”, con tendenze mistiche e molti limiti di relazione, il Cielo sta per fare una sorpresa, per dimostrare, non solo a lei, che non è per niente estraneo alle sofferenze degli uomini.
A maggio 1664 Benedetta, che non ha ancora compiuto 17 anni, comincia ad incontrare, mentre è al pascolo, una dolce e sorridente signora, spesso in compagnia di un bambino, con la quale il primo giorno vorrebbe condividere il pane secco della sua colazione, ammollato secondo il suo solito nell’acqua di sorgente.
È un’apparizione quotidiana, all’inizio silenziosa, sempre rassicurante, come se la signora volesse innanzitutto, con una lunga frequentazione, conquistarsi la fiducia della ragazza, a lei rivelandosi soltanto il 29 agosto come “Maria, la Madre del mio carissimo Figlio”.
A poco a poco, in quasi quattro mesi, con la sempre efficace “pedagogia dei piccoli passi”, si prende cura dell’istruzione religiosa di Benedetta soprattutto attraverso il metodo domanda-risposta, come per educarla alla grande missione che le vuole affidare, nel pieno rispetto delle sue capacità di apprendimento, pazientemente accettando la sua ingenuità e anche i suoi evidenti limiti.
Dopo un mese di assenza, di cui Benedetta è stata preavvertita come ben si conviene tra persone educate, che è servito a limare la sua curiosità e ad aumentare il desiderio di rivederla, la signora riprende la serie dei suoi incontri a fine settembre, ma solo per dare appuntamento a Benedetta in altro luogo “che ho chiesto a mio Figlio per la conversione dei peccatori e che Egli mi ha concesso”.
Si tratta della piccola cappella “del Buon Incontro” nella frazione di Le Laus, da tempo in stato di completo abbandono e che Benedetta individua grazie ad un intenso profumo di violette, come le era stato preannunciato. Qui infatti la trova, già in paziente attesa, come se non vedesse l’ora di riprendere gli incontri; qui chiederà venga costruita una chiesa più grande “per accogliere tutti i pellegrini”, con annessa una casa per ospitare i sacerdoti addetti alle confessioni; qui si farà vedere per i successivi 54 anni, con un’assiduità da far invidia a Medjugorje.
Perché la Madonna (come ormai Benedetta si è convinta essa davvero sia) in questa sperduta vallata alpina sembra volersi manifestare come la Madre misericordiosa, più che altro interessata a favorire l’incontro dei peccatori con la Misericordia di Dio. Frutti insperati di conversione si raccolgono fin dai primi spontanei pellegrinaggi, che da marzo 1665 cominciano a muoversi verso la cappelletta che ha ripreso vita e decoro, cominciando da subito a rivelarsi insufficiente, come la bella Signora aveva previsto.
Le guarigioni fisiche con sapore di miracoloso (che pure avvengono, se ne calcolano una sessantina solo nei primi mesi) sembrano avere principalmente funzione di “segno”, quasi un’autenticazione del dialogo tra cielo e terra che in quel luogo sta avvenendo.
Ad esempio, la guarigione miracolosa di Caterina Vial a settembre 1665 sembra avvenga apposta per convincere il pur già favorevole vicario generale di Embrun, arrivato a Le Laus per una prima inchiesta sulle apparizioni. Le gambe della donna (prima rattrappite al punto che i calcagni toccano il fondoschiena) si raddrizzano prodigiosamente proprio al termine della prima escussione dei testimoni, impressionando talmente il vicario che se ne torna a casa non solo certo della veridicità delle apparizioni, ma anche pienamente convinto di aver assistito ad una manifestazione della “mano di Dio”.  
In controtendenza rispetto ad analoghe manifestazioni mistiche (si pensi anche solo alle sofferenze della veggente di Lourdes e alle persecuzioni dei pastorelli di Fatima), sulle apparizioni di Le Laus le approvazioni diocesane non tardano ad arrivare, addirittura già il 18 settembre 1665, quasi un regalo per il diciottesimo compleanno di Benedetta.
In analogia a tutte le apparizioni “autentiche”, non tardano però anche a manifestarsi difficoltà e contrasti, principalmente dettati dall’invidia per i pellegrinaggi sempre più frequenti e affollati e, strano a dirsi, anche per le numerose conversioni, quasi che il monopolio di queste fosse un’esclusiva della pastorale “ordinaria” delle singole parrocchie.
I nemici di Le Laus sono sempre più numerosi, specialmente in ambito ecclesiastico, tanto da pretendere una nuova inchiesta diocesana, che si conclude, come la prima, con il riconoscimento della veridicità delle apparizioni e così anche il nuovo vicario generale si lascia conquistare dalla santità di Benedetta.
«Coraggio, figlia mia! Abbi pazienza... compi la tua opera di buon cuore... non provare astio per i nemici di Le Laus», le raccomanda premurosamente la Madonna, mentre l’angelo custode le insegna che «quando si è lieti, tutto quel che si fa è gradito a Dio; quando ci si arrabbia, non si fa nulla che Gli piaccia».
La nuova chiesa, nelle proporzioni in cui la si vede oggi, è stata realizzata a tempo di record a partire dall’autunno 1665 e nel 1672 Benedetta prende casa nelle sue immediate vicinanze, per svolgere il compito cui è stata pazientemente preparata dalla Madonna: avvicinare i pellegrini, invitarli alla conversione, aiutarli a confessarsi bene, grazie anche al dono che le è stato fatto di leggere nelle coscienze.
Incoraggiata dalla Madonna, raccomanda anche ai sacerdoti del santuario una dolce misericordia verso i penitenti, spesso incalliti e da tempo lontani dai sacramenti, anticipando un po’ gli odierni analoghi inviti di papa Francesco ai suoi preti; lei intanto supplisce di persona, con le proprie preghiere e penitenze, a quanto viene risparmiato ai penitenti del santuario.
Per Benedetta inizia però una lunga “notte dello spirito”, caratterizzata da tentazioni e continui attacchi anche fisici del demonio, che così dimostra quanto danno all’inferno stiano facendo le continue conversioni di Le Laus. Nel 1692 le truppe del duca di Savoia invadono la regione di Gap e Benedetta si rifugia a Marsiglia con i sacerdoti addetti al santuario, trovato completamente devastato al loro ritorno.
Il vero calvario di Benedetta inizia però con l’arrivo di preti giansenisti, che più che prendersi cura del santuario ne allontanano i pellegrini. A lei proibiscono per quasi vent’anni la messa quotidiana e la comunione frequente, mentre le fanno pressioni per il suo ingresso in una comunità religiosa con lo scopo di allontanarla da Le Laus: a tutti risponde con fermezza che tale non è il desiderio della Madonna e respinge con forza ogni tentativo di monacazione forzata per continuare a svolgere, pur tra mille difficoltà, quella missione di accompagnamento dei pellegrini che evidentemente non potrebbe fare aldilà di una grata.
Si consuma letteralmente per la preghiera continua, la penitenza e i dispiaceri ed il suo unico conforto sono gli incontri mensili con la Madonna, e quelli con angeli, santi e lo stesso Gesù, che le si presenta nello strazio della crocifissione, chiedendole di partecipare alla sua sofferenza.
Nel 1711, con un nuovo avvicendamento di sacerdoti, terminano gli attacchi alla sua persona e la diffamazione del santuario, ma ormai lei è sempre più fragile e indebolita, nonostante l’età neppur troppo avanzata. Muore dolcemente e “gioiosamente” il 28 dicembre 1718, mentre il santuario continua a vivere e suscitare conversioni e ravvedimenti anche insperati.
Incessante è l’afflusso di pellegrini e il ricorso a Maria, “Madre della riconciliazione” e “Rifugio dei peccatori”, che si rivela anche grazie a due “segni”: l’olio della lampada, utilizzato con fede sui malati ottenendo spesso guarigioni che hanno del miracoloso, e il profumo, così simile a quello di violetta grazie al quale era stato possibile individuare la cappelletta in cui poi sarebbe apparsa la Madonna, che chi lo sente interpreta come una chiamata o una conferma del cielo.
Nel 2008 il Vescovo di Gap-Embrun ha riconosciuto ufficialmente le apparizioni di cui per 54 anni è stata beneficiaria Benedetta Rencurel, che l’anno successivo è stata proclamata venerabile, nella speranza che presto venga riconosciuta beata.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Al Laus, per ben cinquantaquattro anni, la Madonna scelse una povera pastorella del luogo, rozza e analfabeta, la educò poco alla volta alla fede per farne uno straordinario strumento della grazia divina.
È questa la storia di Benoîte Rencurel, che la Chiesa ha proclamato Venerabile, in attesa di vederla elevata assai presto, anche lei come altri grandi veggenti di Maria, alla gloria degli altari.
Benedetta Rencurel era una pastorella di 16 anni quando nel maggio 1664 ebbe, sopra il villaggio di St. Etienne, in una località chiamata Vallone dei forni, la prima apparizione della Madonna, che teneva per la mano un bellissimo bambino.
Benoîte era nata il 17 settembre 1647 a St. Etienne; rimasta precocemente orfana, andò a servire il gregge dai Jullien, una famiglia benestante del posto. Era una ragazza dolce, cresciuta nella bontà operosa. Amava molto pregare e rimanere assorta per lungo tempo col rosario tra le dita. Sotto la dolcezza però si nascondeva un carattere fermo e assai determinato al bene. Ma, per tutto il resto, era una ragazza come le altre.
Al Vallone dei forni Benedetta conduceva spesso le pecore al pascolo. Fu qui che ad un certo punto, nel maggio del 1664, le apparve una bellissima signora con un bambino per mano. Poco dopo, e senza proferire una sola parola, la bella Signora scomparve.
A quella apparizione presto se ne aggiungono delle altre, ma tutte silenziose. Maria non parla, non dice nulla. Sembra quasi, la sua, una precisa "pedagogia", volta a educare, attraverso la strategia spirituale dei piccoli passi, una rozza e ignorante pastorella.
Gradatamente, un po’ alla volta, la bella Signora prende confidenza con Benedetta e la coinvolge in domande e risposte, la guida, la conforta, la rassicura, le chiede di fare qualcosa per lei, l’aiuta a capire meglio gli altri e ad amare di più Dio.
Pur esortata dalla bella Signora a farsi ancora più umile, la giovane veggente non può nascondere ancora per molto quanto le sta accadendo. Presto anche le autorità ne vengono coinvolte ed esigono delle spiegazioni. La Madonna, perché ormai è chiaro che è della Vergine Maria si tratta, al Vallon des Fours domanda una processione di tutto il popolo e al punto di arrivo rivela finalmente il suo nome: "Mi chiamo Maria!", per poi aggiungere: "Non riapparirò più per un certo tempo!".
Difatti, trascorrerà circa un mese perché riappaia nuovamente, questa volta al Pindreau. Ha un messaggio per Benedetta: "Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella dove sentirete profumo di violetta."
L’indomani Benedetta parte alla ricerca di questo luogo e scopre, dai profumi promessi, la piccola cappella dedicata a Notre Dame de la Bonne Rencontre. Benedetta apre con trepidazione il portale e trova la Madre del Signore ad attenderla sopra l’altare polveroso. La cappella infatti è deserta e piuttosto abbandonata. "Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio", le annuncia Maria. "Esso sarà il luogo di conversione per numerosi peccatori. E sarà il luogo dove io vi apparirò molto spesso."
Cinquantaquattro anni durarono le apparizioni al Laus: nei primi mesi esse si verificarono tutti i giorni, poi ebbero una cadenza pressocchè mensile. Nel 1672 Benedetta andò ad abitare definitivamente a Laus, in una modestissima casetta tuttora esistente. Una casupola nella quale la veggente, istruita da Maria alle verità della fede, trascorreva ore e ore assorta in preghiera, alternando momenti di pace ad altri di lotta furibonda col maligno, da cui nel corso della vita dovette subire parecchie vessazioni.
Le sue assidue preghiere, le austere prove spirituali, le penitenze corporali a cui ella stessa si sottopone, l’austerità della sua vita tutta raccolta in Dio affinano notevolmente il suo spirito e la rendono idonea ad accogliere le molte migliaia di pellegrini che cominciano ad accorrere al Laus.
Proprio a lei, che era praticamente uno "zero sociale" nella società del suo tempo, la Madonna volle affidare uno straordinario messaggio spirituale, legato addirittura alla costruzione di un santuario, all’accoglienza e alla guida dei pellegrini.
Nel luglio 1673, mentre è in preghiera ai piedi di una grande croce di legno sul colle antistante Avançon, le appare Gesù, steso e inchiodato sulla croce, ricoperto di sangue. Da allora e per molti anni Benedetta soffre nel proprio corpo i dolori della Passione di Cristo.
La veggente dovrà anche subire un forzato allontanamento dal Laus quando, nel 1692, le truppe del duca di Savoia invaderanno la regione francese. Obbediente alla Vergine, Benedetta si rifugerà a Marsiglia. Al suo ritorno ella trova il Laus tutto devastato.
Ma altri gravi eventi la attendono: muore il suo confessore, scompaiono quasi del tutto i suoi sostenitori, vengono chiamati al santuario dei preti giansenisti che le rifiutano persino la comunione e la Messa quotidiana. Si tenta di allontanarla dal Laus per rinchiuderla in un convento. Venti anni dureranno tali persecuzioni.
Benedetta non si farà mai suora, la sua missione infatti è un’altra. Ad alcune suore della Savoia che col proposito di installarsi a Laus pensano di convincere Benedetta a farsi loro consorella, la veggente risponde che la Madre di Dio le ha dato un compito preciso: "che bisognava che ella vedesse i pellegrini, che parlasse loro quando glielo chiedevano, per dare loro i consigli necessari, come Dio l’ispirava. E questo – disse lei – non avrebbe potuto fare in un monastero dove sarebbe stata troppo al chiuso…"
A partire dalla Pentecoste del 1718 la salute di Benedetta Rencurel declinò bruscamente. La veggente morì la sera del 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti. Aveva 71 anni.
Venne sepolta davanti all’altare maggiore del santuario, sotto la lampada il cui olio serve ancora oggi a ungere i devoti, soprattutto ammalati e sofferenti, che ogni giorno giungono al Laus.
Finalmente, il 3 aprile 2009, il pontefice Benedetto XVI proclamava Venerabile la serva di Dio Benoîte Rencurel, la veggente che vide Maria al Laus e che ancora oggi, a distanza di tanto tempo, è oggetto di venerazione da parte di molti.


Autore:
Maria Di Lorenzo

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Aggiunto/modificato il 2018-01-09

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