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Servo di Dio Giovanni Battista Pinardi Vescovo

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Castagnole Piemonte, Torino, 15 agosto 1880 Torino, 2 agosto 1962

Giovanni Battista Pinardinacque il 15 agosto 1880 a Castagnole Piemonte, in provincia di Torino. Fu ordinato sacerdote diocesano il 28 giugno 1903. Dopo i primi anni come viceparroco a Carmagnola, dal 15 dicembre 1912 fu parroco della chiesa di San Secondo a Torino. Nel 1915 il cardinal Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino, lo volle come suo ausiliare: fu ordinato vescovo il 5 marzo 1916. Per un caso forse raro nella storia della Chiesa italiana, continuò a fare il parroco pur essendo vescovo ausiliare e, per un periodo, pro-vicario generale. Negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale si oppose a ogni forma di odio con atti di carità e di generosità. Morì a Torino il 2 agosto 1962. L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione si è svolta nella diocesi di Torino dal 30 gennaio 1999 al 15 dicembre 2003 e ha ottenuto il decreto di convalida il 27 febbraio 2004. I resti mortali di monsignor Pinardi sono stati traslati, appena due anni dopo la sua morte, nella chiesa di San Secondo a Torino, presso l’altare del Sacro Cuore.



Il 9 agosto 1962 scriveva monsignor Carlo Chiavazza su «il nostro tempo», da lui fondato nel 1946: «Non affermiamo nulla di straordinario quando diciamo che monsignor Pinardi è una gloria della Chiesa, di quella torinese in particolare… Le caratteristiche di questa prorompente e mite santità si possono riassumere in tre punti: spiritualità altissima; scrupoloso senso del dovere sino al sacrificio di se stesso; carità senza barriere; senza restrizioni, eroica».
Protagonista dell’articolo era monsignor Giovanni Battista Pinardi, vescovo ausiliare di Torino, morto il 2 agosto del 1962 a 82 anni, del quale il 30 gennaio 1999 si è aperta la causa di canonizzazione.
Amabile, ma dall’aspetto che incuteva soggezione, la gente rimaneva impressionata dalla sua figura bella, elegante, quasi aristocratica. Lui, in realtà, era figlio di contadini.
Giovanni Battista nasce il 15 agosto 1880 a Castagnole Piemonte da Sebastiano e Maria Margherita Pinardi, che ebbero sei figli. Una vocazione molto precoce la sua, tanto che nel 1896 riveste già l’abito ecclesiastico e viene accolto nel seminario arcivescovile di Chieri. Nel 1903 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Torino Agostino Richelmy nella chiesa dell’Immacolata Concezione, esterna all’Arcivescovado, la stessa nella quale furono consacrati san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, i beati Federico Albert e Giovanni Maria Boccardo, i venerabili Pio Brunone Lanteri e Luigi Balbiano.
Sette anni viceparroco a Carignano e poi, il 15 dicembre 1912, fa il suo ingresso nella parrocchia di San Secondo a Torino, chiesa in stile neogotico adiacente alla stazione Porta Nuova, costruita grazie al fondamentale sostegno di san Giovanni Bosco.
A San Secondo monsignor Pinardi si fece subito amare. L’Ave Maria, per suo volere in estate suonava alle 4,30 e alle 5 Pinardi e i vicecurati entravano in confessionale perché «se vengono penitenti, bene; se no c’è il gas per dire il breviario e si sta lì… Bisogna essere sempre puntuali…». Questo il suo inconfondibile stile, lo stile che lo accompagnerà per ben 50 anni di generoso ministero parrocchiale.
Obbedendo a Benedetto XV e al cardinal Richelmy, monsignor Pinardi diventa, suo malgrado, vescovo titolare di Eudossiade e ausiliare dell’arcivescovo torinese. La consacrazione episcopale, avviene, rispettando i suoi desideri, a San Secondo. Scrisse ad un suo amico e compagno di studi, don Giovanni Porporato: «Tu sai quanto ero lontano dal pensiero di essere fatto vescovo, ma ora ti posso dire che la croce di vescovo pesa, pesa moltissimo! Se non avessi paura di offendere il Signore, direi di preferire i tuoi galloni di sergente».
Deve ancora concludersi la prima guerra mondiale e monsignor Pinardi fonda il «Segretariato diocesano per la buona stampa» che nel 1924 diventerà «Società della Buona Stampa», un organismo nuovo ed importante per sostenere e incrementare la stampa cattolica. Fu un grandissimo artefice della diffusione della stampa e, grazie a lui, viene aperta anche una libreria cattolica, in corso Oporto 11 (attuale corso Matteotti)
Per i soldati e i profughi della guerra egli si prodiga inverosimilmente, così come protegge e aiuta gli spazzacamini, soccorrendo anche i poveri del borgo per i quali assicura una mensa quotidiana.
Il 4 maggio 1924 avviene l’ingresso del nuovo arcivescovo di Torino, monsignor Giuseppe Gamba. In ottobre don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare italiano, deve lasciare l’Italia per volere del regime fascista. La notte, prima della partenza per l’Inghilterra, la tascorre a San Secondo, ospite di  monsignor Pinardi. Tali amicizie e le prese di posizione ferme contro alcuni principi del fascismo resero difficili i rapporti con le autorità. La sua opposizione non era di partito, ma derivava da ragioni morali. Il quotidiano cattolico «Il Corriere» che aveva contribuito a fondare, viene soppresso nel 1926.
«A Torino avete un vescovo santo, ma bisogna lasciarlo nell’ombra per non avere problemi con il regime» disse Pio XI al cardinal Maurilio Fossati, nuovo arcivescovo di Torino (1931).
Il ministro degli interni Federzoni sosteneva: «C’è quel monsignor Pinardi a Torino, che dà noia… Sarebbe bene farlo trasferire». Irritava la presenza del vescovo ausiliare che prendeva le difese delle istituzioni cattoliche, dei circoli giovanili e dell’Azione Cattolica in particolare,
Il 20 novembre 1942 un bombardamento sulla città reca gravissimi danni nel quartiere San Secondo: 157 morti. E i funerali non possono essere svolti, perché i fascisti li proibivano in quanto influivano negativamente sulla popolazione. Intanto il parroco Vescovo si prodiga per alleviare le sofferenze.
Con la lotta partigiana Pinardi si fa tessitore di pace e di perdono, pregando per gli uccisi e la conversione degli uccisori: «Quanto è estenuante il dovere continuamente confortare senza mai ricevere conforto».
Oggi riposa nella sua amatissima chiesa di San Secondo, presso l’altare del Sacro Cuore e sono ancora in molti, nel quartiere, a ricordare il Pastore di tante battaglie che soleva dire: «Vescovo lo sono per obbedienza, parroco invece perché io l’ho voluto».

Autore: Cristina Siccardi
 


 

I primi anni
Giovanni Battista Pinardi nacque il 15 agosto 1880, festa dell’Assunzione di Maria, a Castagnole Piemonte (Torino). I suoi genitori, Sebastiano e Maria Margherita Pinardi (cugini tra loro, di secondo grado), ebbero in tutto sei figli, dei quali due morirono in tenera età; Battistino, come lo chiamavano in casa, era il penultimo. Fu battezzato nella chiesa parrocchiale di San Rocco il giorno dopo, nella festa del santo.
Dai genitori, di ceto piccolo-borghese, fu educato secondo i principi cristiani. Crebbe all’ombra della sua parrocchia: ogni mattina serviva Messa al parroco don AntonioBues, oppure al viceparroco don Giacomo Galfione, che, nonostante la giovane età, già godeva della fama di un “altro Curato d’Ars”.

Istruzione e vocazione
Battistino frequentò i primi tre anni delle elementari al suo paese. Risulta poi che nel 1889 fu allievo di una scuola non altrimenti specificata, a Carmagnola. Il 30 aprile 1888 ricevette la Cresima.
Per le quattro classi del ginnasio, fu inserito nel Collegio Salesiano di Borgo San Martino (Alessandria). Lo lasciò nel 1896, quando ormai aveva capito di dover diventare sacerdote diocesano.

Formazione sacerdotale e primi incarichi
Nel 1897 vestì l’abito ecclesiastico e studiò filosofia per due anni nel Seminario di Chieri, poi, dal 1899, fece gli studi superiori nel Seminario di Torino. Infine, il 28 giugno 1903, fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Torino, il cardinal Agostino Richelmy, insieme ad altri 51 compagni di studio.
Completò gli studi di Teologia presso il Convitto Ecclesiastico di Torino, sotto la guida del canonico Giuseppe Allamano e di don Luigi Boccardo (Beati rispettivamente dal 1990 e dal 2007).

Viceparroco a Carignano, parroco a San Secondo
Per sette anni, dal 1905 al 1912, fu viceparroco a Carignano. Sulle orme di don Bosco, si dedicò all’oratorio dei ragazzi, ai malati, al coro per la liturgia.
Il 15 dicembre 1912 assunse l’incarico di parroco della chiesa di San Secondo di Torino. Lì profuse tutti i tesori del suo animo pastorale, adattandoli alle esigenze di un mondo in crescita, mentre la prima guerra mondiale sconvolgeva l’Europa e le singole comunità locali.Il parroco Pinardi si fece stimare e voler bene dai suoi parrocchiani, partecipando in prima persona a risolvere i problemi dei singoli e della comunità.

Vescovo per obbedienza
Verso la fine del 1915 il cardinalRichelmylo chiamò e gli chiese se era disposto a collaborare più intensamente con lui. Don Pinardi gli assicurò totale disponibilità, senza capire cosa volesse precisamente. Appena il cardinale gli disse che voleva proporlo per l’episcopato e come suo ausiliare, don Pinardirimase sconvolto: si alzò e scappò via senza salutare nessuno.
Il cardinalRichelmy, che lo conosceva a fondo, propose comunque il suo nome a Roma. Il 3 gennaio 1916 giunse al parroco, incredulo, la nomina vescovile da parte della Congregazione Concistoriale.
Seguirono le sue proteste, perché si riteneva indegno, presso l’arcivescovo. Scrisse allo stesso papa Benedetto XV, il quale, il 21 gennaio 1916, gli rispose, pregandolo di accettare. A quel punto, seppur tra le lacrime, don Pinardi ubbidì.

Vescovo ausiliare e parroco al tempo stesso

Così, a soli 36 anni, il 5 marzo 1916 venne consacrato vescovo nella sua chiesa di San Secondo, la sua amata parrocchia. Per i suoi fedeli, rimase sempre “il curato di San Secondo”, perché mantenne il compito di parroco pur ricoprendo svariati incarichi nella diocesi. Il suo è un caso forse unico nella storia della Chiesa italiana.
Nel 1917, infatti, venne nominato Presidente della Società della Buona Stampa. Nel 1919 diventò Presidente della Società per l’Assistenza al Clero bisognoso e, nel 1920, del Comitato per l’emigrazione.Soprattutto, fu Direttore dell’Azione Cattolica in tutte le sue molteplici espressioni.

Altri incarichi
Nel 1924 alla guida dell’arcidiocesi torinese arrivò monsignor Giuseppe Gamba, che due anni dopo fu creato cardinale. Nominato pro-vicario generale, monsignorPinardi fu impegnato nella diffusione della stampa cattolica, fondando il quotidiano «Il Corriere».
Il 26 dicembre 1929 morì il cardinal Gamba; il suo successore fu il cardinal Maurilio Fossati. Monsignor Pinardi, pur rimanendo in prima linea con le attività pastorali, non venne confermato come vescovo ausiliare. Papa Pio XI spiegò al cardinal Fossati: «A Torino avete un vescovo santo, ma occorre lasciarlo nell’ombra per non avere problemi con il regime».

Negli anni della seconda guerra mondiale
Con l’avvento del fascismo, infatti, i tempi si erano resi difficili, specie per lui, di cui era nota la sua posizione avversa ai soprusi del regime. Nel 1931, quando i circoli cattolici vennero sciolti, monsignor Pinardi si ribellò: i circoli vennero ricostituiti, in un clima tutt’altroche facile.
Poi arrivò il disastro della seconda guerra mondiale, accrescendo la povertà a dismisura. Torino, nel novembre 1942 e nel luglio 1943, fu percossa da terribili bombardamenti, con danni incalcolabili e centinaia di morti.
MonsignorPinardi fu in prima linea a soccorrere chi soffriva. Si oppose anche alle vendette seguite alla Liberazione del 1945: predicava contro l’odio e andava per le strade a comporre e benedire le salme degli uccisi.

Consolazioni in tempo di pace
Ritornata la pace, si cominciò la ricostruzione di Torino e dell’Italia. Anche sul campo pastorale, monsignorPinardi cominciò ad avere soddisfazioni. Molti giovani della sua Azione Cattolica entrarono in Seminario: trentasette di essi diventarono sacerdoti. Altri invece diventarono testimoni di Cristo nelle famiglie, nel lavoro e nella società.Nel 1953 rimise a nuovo la chiesa di San Secondoe celebrò il 50° di sacerdozio con la partecipazione di vescovi, clero e fedeli.

Gli ultimi anni e la morte
Nel 1960 partecipò al pellegrinaggio aziendale della FIAT a Lourdes: fu quasi un’offerta della sua vita alla Madonna. Aveva 80 anni e, seppure si muovesse a fatica, continuò ad essere il pastore buono della sua parrocchia eun collaboratore prezioso dell’arcivescovo.
Il 2 agosto 1962, stringendo al cuore la sua croce, si spense.Dal 1964 riposa presso l’altare del Sacro Cuore nel suo “bel San Secondo”, che aveva guidato per ben cinquant’anni.

La causa di beatificazione
A fronte della sua perdurante fama di santità, il cardinal Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino, promulgò il 26 maggio 1994 l’editto con cui ordinava la raccolta di scritti e testimonianze su monsignor Pinardi. Il nulla osta dalla Santa Sede giunse il 16 aprile 1999.
L’inchiesta diocesana si svolse quindi dal 30 gennaio 1999 al 15 dicembre 2003 e ottenne il decreto di convalida il 27 febbraio 2004. La sua “Positio super virtutibus” è stata consegnata nel 2008.

Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini
 



Continuano a chiamarlo il “curato di San Secondo”, perché ha una certa allergia per l’“eccellenza” e sopporta a malapena che qualche volta lo chiamino monsignore, ripetendo che è diventato parroco per scelta e vescovo di Torino per obbedienza.
Figlio di contadini, venuto alla luce il 15 agosto 1880 a Castagnole Piemonte, al “ciabotdélluv” (casolare del lupo) nella campagna torinese, la sua vocazione è sbocciata in casa, dove si vive di fede, e in parrocchia, dove c’è il giovane curato don Galfione che già profuma di santità ed ha qualcosa che lo accomuna al Curato d’Ars. È probabilmente lui ad ispirare il ragazzino, familiarmente chiamato Battistino, ed a fargli venir voglia di guardare al sacerdozio come scelta di vita.
Ordinato nel 1903 e poi avviato all’attività pastorale nella parrocchia di Carignano, a fine 1912 lo mandano parroco di San Secondo, la parrocchia torinese a ridosso di Porta Nuova, già allora crocevia di una multiforme povertà.
Per il vescovo che l’ha ordinato, il cardinale Richelmy, bastano davvero pochi anni per capire che perla di prete sia: già nel 1915 gli comunica la sua volontà di proporlo per l’episcopato e di volerlo suo ausiliare, terrorizzando il diretto interessato, che quel giorno fugge via dal vescovado senza salutare nessuno.
L’ufficialità arriva a gennaio 1916 con una lettera da Roma, davanti alla quale si ferma la sua fuga, ma non le sue lacrime. Chiede che l’ordinazione episcopale avvenga nella “sua” chiesa di San Secondo e soprattutto di continuare ad esserne parroco, il che lo porterà – forse caso unico nella realtà diocesana italiana – a dividersi tra le due mansioni con autentici equilibrismi e soprattutto con un grande dispendio di forze.
Il 5 marzo 1916 diventa così il più giovane vescovo d’Italia, accorgendosi quasi subito quanto pesi l’episcopato. «Tu sai quanto ero lontano dal pensiero di essere fatto Vescovo, ma ora ti posso dire che questa croce pesa, pesa moltissimo!», confida ad un amico prete.
Fin dall’inizio ha tessuto in parrocchia una fittissima rete di solidarietà: i suoi biografi raccontano che ogni giorno, dopo essersi spogliato dei distintivi della sua dignità episcopale, fa quattro piani di scale per raggiungere le soffitte e portare un pasto caldo ai malati più bisognosi; una volta al mese si ferma a mangiare con i poveri della mensa parrocchiale e li serve a tavola, tanto da meritarsi il titolo di “Padre dei Poveri”.
Tutti i mercoledì, poi, provvede alla distribuzione di denaro a chiunque bussa alla sua porta. "Anche se c'imbrogliano, amateli i poveri, Dio non ha dato loro quello che ha dato a noi", continua a raccomandare.
È schierato a favore degli emigranti, a fianco dei lavoratori trascurati nei loro diritti (e per questo i facchini di Porta Nuova lo hanno sopranominato “il santo del borgo”) e contro lo sfruttamento del lavoro minorile, con un occhio di particolare riguardo per gli “spaciafornel”.
«Ho due mani, una serve per ricevere e l’altra per donare a chi ne ha bisogno», dice sempre. Intanto elargisce un consiglio che sarebbe valido ancora oggi: «Per cercare chi soffre, bisogna conoscere i portieri delle grandi case. Così si scovano i poveri!».
Con l’avvento del fascismo iniziano i guai maggiori per lui, che «non era anti-fascista, ma anti-fascismo», perché la sua non è opposizione partitica ma morale, fondata sul ripudio di ogni discriminazione e odio razziale.
Di qui, oltre la difesa dei più deboli, anche il suo sostegno alle istituzioni cattoliche, ai circoli giovanili e all’Azione Cattolica, avversate dal fascismo, al punto che il ministro dell’Interno Federzoni ammette che «c’è quel monsignore a Torino, che dà noia… Sarebbe bene farlo trasferire».
Pio XI non può ignorare questa palese ostilità nei confronti del parroco-vescovo e la posizione delicata in cui viene a trovarsi: «A Torino avete un Vescovo Santo, ma bisogna lasciarlo nell’ombra per non avere problemi con il regime».
Così, nel 1931, il cardinal Fossati non lo conferma più suo ausiliare, e forse è un bene, perché gli lascia le mani maggiormente libere durante il secondo conflitto, specialmente nel dopo Liberazione, quando è l’unico a scendere nelle strade per raccogliere e dare sepoltura ai morti ammazzati, sfidando i cecchini appostati alle finestre, e si sfianca per soccorrere le vittime dei bombardamenti e la povera gente ridotta alla fame dal razionamento dei viveri.
Monsignor Giovanni Battista Pinardi muore il 2 agosto 1962, dopo aver servito per 50 anni la parrocchia di San Secondo. Nel 1999 è iniziato il processo per la sua beatificazione.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2018-02-28

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